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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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“La geo­me­tria del­le so­li­tu­di­ni”. Con la for­za del­la poe­sia alla ri­cer­ca del­l’es­sen­za na­sco­sta

di Rassegna Stampa

“La geo­me­tria del­le so­li­tu­di­ni”. Con la for­za del­la poe­sia alla ri­cer­ca del­l’es­sen­za na­sco­sta

Seb­be­ne si in­ti­to­li “La geo­me­tria del­le so­li­tu­di­ni”, l’o­pe­ra di Gio­van­na Ia­co­vo­ni – pub­bli­ca­ta nel­la col­la­na “I Dia­man­ti del­la Poe­sia” del­l’A­let­ti edi­to­re e di­spo­ni­bi­le an­che nel­la ver­sio­ne e-book – non ha nul­la a che ve­de­re con la ma­te­ma­ti­ca.

Non si in­con­tra­no for­mu­le e di­se­gni, ma rap­pre­sen­ta un viag­gio in­ti­mo den­tro sé stes­si. «Ho da sem­pre col­to un pa­ral­le­li­smo tra la pu­rez­za di una for­ma geo­me­tri­ca e la par­te au­ten­ti­ca di ognu­no – rac­con­ta l’au­tri­ce, nata a Te­ra­mo ma che vive a San Be­ne­det­to del Tron­to (Asco­li Pi­ce­no) -. Come se la per­fe­zio­ne di cer­te raf­fi­gu­ra­zio­ni ri­chia­mas­se al­l’es­sen­za, qua­si sem­pre te­nu­ta na­sco­sta al re­sto del mon­do. Da qui l’i­ne­vi­ta­bi­le sen­sa­zio­ne di so­li­tu­di­ne nel sot­trar­si».

La sil­lo­ge è frut­to di ven­t’an­ni di ap­pun­ti, di ver­si, te­nu­ti den­tro un cas­set­to, in cui l’e­si­gen­za di mo­strar­si di­ven­ta un per­cor­so lun­go, mol­to spes­so dif­fi­ci­le. La poe­sia è un modo di in­ter­ro­gar­si, di crea­re un dia­lo­go con­ti­nuo con la par­te più in­ti­ma ge­lo­sa­men­te cu­sto­di­ta. «Gio­van­na Ia­co­vo­ni – scri­ve, nel­la Pre­fa­zio­ne, Fran­ce­sco Gaz­zè, au­to­re e com­po­si­to­re, fra­tel­lo del noto can­tan­te Max Gaz­zè – in­can­ta dav­ve­ro con que­st’o­pe­ra in­tri­sa d’a­mo­re, di fol­lia, di la­cri­me, d’il­lu­sio­ni, di odio, di luce, di as­sen­za, di af­fan­ni, di pro­mes­se, di buio, di co­lo­ri, di baci, di neb­bia, di pau­ra, di gio­ia, di pro­fu­mi, di ven­to, di sguar­di, di me­mo­ria, di piog­gia, di ce­ne­re, di af­fet­ti, di re­spi­ri, di si­len­zi, di vuo­to, di so­gni, di li­ber­tà, d’in­fi­ni­to, di ri­sve­gli, di sole, di ri­cor­di, di cie­lo, di stu­po­re, di ter­ra, di ros­so, d’i­gno­to, di me­ra­vi­glia, di Tut­to».

L’o­pe­ra è di­vi­sa in se­zio­ni in cui il fil rou­ge sta nel­le note di fon­do, «ov­ve­ro – spie­ga la poe­tes­sa – una se­rie di sen­sa­zio­ni ri­guar­dan­ti il vi­ve­re, l’os­ser­va­re, l’a­ma­re e per­si­no l’o­dia­re, che si in­trec­cia­no tra loro come in una gio­stra co­lo­ra­ta di real­tà e fin­zio­ne». Gli ar­go­men­ti trat­ta­ti sono frut­to di ri­fles­sio­ni va­rie che spa­zia­no dai gran­di temi alla fil­mo­gra­fia d’au­to­re, ai di­pin­ti del pri­mo No­ve­cen­to ame­ri­ca­no. Le li­ri­che – scrit­te con uno sti­le scar­no ed es­sen­zia­le – sono a ver­so li­be­ro; al­cu­ne han­no una me­tri­ca in rima ba­cia­ta ma, per­lo­più, sono flus­si di pen­sie­ro che cer­ca­no di evo­ca­re emo­zio­ni. «L’a­spet­to ca­tar­ti­co – spie­ga l’au­tri­ce – sta nel­l’az­ze­ra­men­to di tut­to ciò che si cre­de co­no­sci­bi­le. E’ un viag­gio den­tro di noi, una sco­per­ta con­ti­nua. La “scrit­ta pa­ro­la” na­sce dal­la con­trap­po­si­zio­ne del pen­sie­ro come flus­so li­be­ro e del ten­ta­ti­vo di te­ner­lo rac­chiu­so den­tro ari­di sti­le­mi». E la for­za di Gio­van­na ri­sie­de pro­prio nel­la sua pen­na, stru­men­to con cui rie­sce a mo­strar­si con schiet­tez­za per quel­lo che è, nel­la ma­nie­ra più au­ten­ti­ca e vera.
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