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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

Intervista a Matteo Manca, che presenta ai lettori il libro “Camera con obḷ”.

di Rassegna Stampa

👉Intervista a Matteo Manca, che presenta ai lettori il libro “Camera con oblò”.

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Camera con oblò”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Ho scelto di intitolare il libro “Camera con Oblò” perché lo immagino come una finestra aperta sui miei pensieri e sui miei vissuti in un periodo preciso della mia vita. In quest’ultimi 10 anni ho attraversato cambiamenti profondi che hanno messo in discussione molte certezze e fatto nascere nuove consapevolezze, più duttili e meno rigide. La mia stanza, fin dalla giovinezza, è stata per me un luogo di libertà emotiva in cui lasciar scorrere i pensieri senza limiti: Un porto sicuro ma in continuo movimento. Questo libro è quindi, uno sguardo metaforico sulla mia vita in divenire e sul mio percorso di trasformazione.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - Moltissimo. Ogni poesia nasce da situazioni reali vissute nella quotidianità. Scrivere, per me, significa prendere immagini o azioni concrete e attraversarle con la mia sensibilità, lasciando che diventino altro.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro? Risposta - L’umanità del sentire. Il tentativo di essere un tutt’uno con il proprio bambino interiore nel momento presente. Questo libro nasce dal desiderio di custodire la bellezza delle piccole cose della quotidianità a cui dedichiamo poco tempo della nostra vita. In questo senso, “tornar bambini” significa ricordare uno stato in cui eravamo poco condizionati: meno ossessionati dalle cose materiali, dall’apparire e soprattutto meno “limitati” da un’intelligenza che pretende di spiegare e di controllare tutto. Da bambini eravamo aperti alle esperienze, curiosi e capaci di vivere le emozioni senza doverle definire o spiegare. Ecco, per me oggi, la consapevolezza adulta è ciò che più si avvicina al prendere il meglio di entrambi i mondi. Idealmente, l’essere adulto dovrebbe saper integrare e accompagnare il mondo fanciullesco non sovrastarlo o addirittura reprimerlo. Detto ciò, non m’illudo di parlare per gli altri; questo mio lavoro è dettato solamente dal bisogno di manifestare ciò che sentivo e di farlo nel modo più autentico possibile, senza compromessi.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Camera con Oblò”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Sono molte piccole situazioni quotidiane in cui ho sentito chiaramente la necessità di tirar fuori ciò che stavo pensando o sentendo e di farlo naturalmente attraverso la scrittura. Senza un’intenzione razionale a priori o un progetto. La cosa più bella successa, però, è stata scoprire che, indipendentemente dal fatto che stessi descrivendo emozioni “positive” o “negative”, la scrittura mi restituiva sempre una sensazione di cura e di gratitudine verso me stesso, una carezza una forma di catarsi.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Non ho avuto una formazione letteraria tradizionale. Le mie letture sono spesso state sporadiche e legate alla saggistica divulgativa. Le mie influenze principali arrivano dalla musica e dal cinema, che per me sono sempre stati strumenti potentissimi di esplorazione emotiva e narrativa. Quando mi avvicino ai libri, lo faccio più per necessità esistenziale: Kierkegaard, Nietzsche, Freud o altri testi inerenti alla psicologia mi offrono sempre spunti di riflessione per il modo in cui mettono a nudo l’essere umano. In poesia, invece, sento una naturale affinità con i poeti decadenti, per il loro rapporto viscerale con il sentimento, la bellezza e la fragilità. Non mi riconosco in una scuola precisa: sono un ibrido alla ricerca di una voce autentica.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Assolutamente. Amo la musica e il cinema, sono per me canali emotivi imprescindibili. Autori della musica italiana come - Samuele Bersani, Claudio Baglioni o Pino Daniele hanno sicuramente influenzato il mio modo di scrivere. Alcuni brani e composizioni hanno agito da veri e propri catalizzatori interiori: Clair de lune di Debussy, Gymnopèdie n.1 di Erik Satie, “Nocturne with no moon” di Ennio Morricone e “It never entered in my mind” di Miles Davis. In questi ascolti, ho sempre trovato immagini e atmosfere che mi hanno condotto naturalmente alla scrittura. In generale, cerco sempre armonie o liriche intense che mi permettano di scavare in profondità.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Prediligo principalmente testi di divulgazione psicologica e filosofica, oltre ad alcuni testi teatrali, più che la narrativa tradizionale. Sono attratto da una scrittura che unisca pensiero ed emotività. In questo senso, autori come Galimberti, così come testi teatrali come “Novecento” di Baricco, rappresentano forme espressive che sento affini.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Preferisco il libro cartaceo. Mi piace l’idea di possedere un libro: l’alternativa digitale mi risulta, in partenza, più spersonalizzante. Prendere in mano un libro è già di per sé un gesto coinvolgente, come concedersi un momento solo per sé.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
Risposta - La scrittura, durante la stesura di questo libro, è stata per me sia uno strumento di esplorazione interiore sia un bisogno espressivo che non riuscivo a tradurre in altre forme. Inoltre, proprio per questa sua funzione quasi “terapeutica”, è diventata un’abitudine, un appuntamento rituale con me stesso.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Camera con Oblò”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Ritengo di avere una voce autentica nella scrittura che privilegia l’esposizione diretta delle fragilità rispetto all’uso magniloquente di tecnica o a contenuti più razionali e concreti. Questo, potrebbe risvegliare particolari emozioni nei lettori, ciascuno in relazione al proprio vissuto personale.
Siamo in un’epoca in cui si fatica a mostrare apertamente insicurezze, dubbi e soprattutto difficoltà, mentre si cercano continuamente conferme di non essere soli. La mia poesia nasce proprio da questo bisogno: non offrire risposte ma condividere. Dire: Vieni con me, condividiamo le emozioni che ci rendono umani.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Sì, ho già scritto nuove poesie che confluiranno in una nuova raccolta. In questa silloge mi sono concentrato principalmente sul mio vissuto interiore; nel prossimo libro darò più spazio a ciò che accade fuori di me, mantenendo sempre la mia cifra stilistica e filtrando ogni esperienza attraverso la mia sensibilità.

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