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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista ad Alberto Gianinazzi, che presenta ai lettori il libro "Quando salgono i lucci"

di Rassegna Stampa

👉Intervista ad Alberto Gianinazzi, che presenta ai lettori il libro "Quando salgono i lucci"

Domanda - Partiamo proprio dal titolo. Come mai "Quando salgono i lucci"? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - "Quando salgono i lucci" è un titolo che nasce da un’immagine carica di significato. Nei laghi prealpini del Cinquecento nuotava il luccio italico, predatore solitario e silenzioso, oggi quasi scomparso. Ma ciò che mi ha ispirato non è tanto l’animale in sé, quanto il suo comportamento: quel risalire improvviso dalle profondità quando l’acqua raggiunge la temperatura a lui favorevole. In quel comportamento ho riconosciuto una metafora potente: desideri repressi, verità sommerse, inquietudini maturate nel silenzio. Tutto ciò che resta nascosto per anni può riemergere all’improvviso. Come ombre del passato, come presagi del futuro. I “lucci” sono questo: forze interiori, morali, storiche, che rompono la quiete apparente. E quando salgono, nulla resta com’era.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - Il romanzo è ambientato nel passato e affonda le sue radici nel Luganese, dove sono nato e cresciuto. I luoghi descritti, seppur trasfigurati dalla narrazione, esistono davvero — e sono parte di me. Le strade e le vie tracciate in quell’epoca sono ancora lì, e io continuo a percorrerle.
Scrivere questa storia ha significato rileggere la realtà attraverso il tempo, intrecciando la memoria personale con quella storica, come se i secoli passati si riflettessero nei paesaggi che conosco da sempre.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale: cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - Con questo romanzo ho cercato di salvaguardare una memoria collettiva poco conosciuta: fatta di luoghi, nomi, gesti quotidiani, tensioni e drammi. Non è solo il passato storico che mi interessa, ma quel filo fragile che lega le vite di ieri a quelle di oggi — compresa la mia. Ho cercato di custodire l’anima del #Luganese nei suoi aspetti più umani e contraddittori: la fede, la paura, il silenzio, la ribellione. In questo senso, la scrittura diventa un atto di resistenza contro l’oblio: un modo per restituire voce a chi non ha lasciato tracce nei libri di storia, ma ha abitato quelle stesse strade che ancora oggi percorriamo.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito "Quando salgono i lucci", se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore, come li descriverebbe?
Risposta - Tutto è iniziato da un’acquaforte: la prima veduta dall’alto di Lugano, realizzata da Matthäus Merian, editore di Basilea nel Seicento. (In prima pagina c’è un particolare rielaborato di quell’immagine.) L’ho ereditata dai miei genitori e mi ha incuriosito così profondamente da spingermi a indagare. Da lì, la storia che conoscevo del Luganese — nei suoi periodi oscuri e meno noti — si è ampliata, fino a ispirarmi nel raccontare una nuova vicenda.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione? Altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Le mie fonti di ispirazione affondano prima di tutto nel vissuto personale: le esperienze, le persone che amo, quelle che ho incontrato, e la mia relazione profonda, quasi simbiotica, con la natura. Sono cresciuto in una famiglia numerosa — sette fratelli e una sorella — e proprio da quella coralità affettiva è nata una ricca condivisione emotiva e culturale. Cresciuto in una famiglia cattolica, anche la liturgia religiosa ha lasciato una traccia importante nella mia sensibilità, soprattutto nei primi anni. La mia formazione letteraria è cominciata negli anni Sessanta, leggendo i classici dell’Ottocento e del primo Novecento: Salgari, Verne, De Amicis, Tolstoj, Collodi, Molnár, Hodgson, Alcott, Dumas, Manzoni. Poi ho scoperto autori più inquieti e complessi, che hanno lasciato un segno profondo: Kafka, Dostoevskij, Poe, Zola, Miller, Hesse, Svevo, Sciascia, Pasolini, Pavese, Walser, Moravia, Bevilacqua — solo per citarne alcuni. E naturalmente numerosi poeti e filosofi.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Mia moglie è pittrice, quindi il mondo dell’arte visiva mi è molto vicino. Apprezzo anche l’architettura, la paesaggistica e il design. Parallelamente, musica e cinema hanno avuto un ruolo
fondamentale nella mia formazione culturale e sentimentale. In ognuno di questi linguaggi ho trovato risonanze interiori — immagini, parole, suoni — che hanno nutrito la mia scrittura e continuano a farlo.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Ho scritto un giallo storico per rendere più dinamico e meno gravoso lo svolgimento della narrazione, ambientata in un'epoca oscura, ricca di intrighi e omertà. In generale, nei miei romanzi c'è molta avventura, spesso intrecciata a storie d'amore, ambientate talvolta nel presente, talvolta nel passato - prossimo o remoto. Rimango, comunque, un appassionato della corrente del realismo magico.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - La peculiarità del libro cartaceo, per me, resta insostituibile. Il digitale è uno strumento utile, complementare e necessario: mi permette di consultare manoscritti rari, accedere a testi introvabili o lavorare su bozze voluminose senza stamparle. Ma non può eguagliare la sensazione del contatto con la carta, il piacere di sfogliare una pubblicazione stampata anni fa, ritrovare un passaggio sottolineato, un segnalibro dimenticato o una macchia indelebile. Mi appaga osservare la mia biblioteca, riscoprire mondi già attraversati anche solo aprendo a caso un libro. La carta conserva il tempo, il digitale lo attraversa: entrambi servono, ma in modi molto diversi.

Domanda - Qual è stato il suo rapporto con la scrittura durante la composizione del libro?
Risposta - La trama, l’intrigo, non mi sono stati chiari fino alla fine. Un’idea c’era, ma la struttura e lo svolgimento, lungo il percorso, mi apparivano confusi. Un esempio concreto: il primo capitolo l’ho aggiunto solo alla fine. La mia scrittura è migliorata negli anni; ho brave correttrici e da loro imparo. La composizione in sé non mi pesa particolarmente, neppure la ricerca, sono di natura curiosa. Ci tengo che ciò che pubblico sia il più possibile privo di errori — ma qualcuno sfugge sempre, e ci vivo lo stesso bene.

Domanda - Un motivo per cui comprerebbe "Quando salgono i lucci", se non lo avesse scritto lei.
Risposta - È un viaggio nel tempo, una scoperta. Una storia avvincente dai risvolti rivelatori, ambientata in un secolo ambiguo e difficilissimo per molti - un'epoca che fu davvero orribile per tanti - in cui tutto stava cambiando, perché ormai ci si avviava verso il moderno.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro?
Risposta - Sto lavorando a un nuovo progetto, ambientato nel presente e scritto in prima persona, ma non so ancora se lo porterò a termine. Per ora è fermo, nel cassetto, in attesa del momento giusto - sempre che arrivi. Intanto scrivo brevi racconti e, quando l'ispirazione chiama, anche qualche poesia.

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