 | 👉Intervista a Elena Filippini che presenta ai lettori il libro "Agàpe"
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Domanda - Partiamo proprio dal titolo “Agàpe”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - "Agàpe – Il mio abbraccio poetico all’umanità".
Agàpe significa amore universale, incondizionato. È da questo sentimento che nasce la mia raccolta poetica: un viaggio attraverso le forme più pure dell’amore – verso l’altro, verso la vita, verso la bellezza che spesso ignoriamo, presi dalla corsa quotidiana. Ho sentito il bisogno di raccontare la ricerca di senso, il disagio dell’anima contemporanea, e quella sottile nostalgia per un’autenticità che rischiamo di perdere.
Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - La realtà è sempre stata la mia prima fonte d’ispirazione. Ogni poesia è nata da qualcosa che ho vissuto davvero, da un’emozione forte, da un momento in cui la vita mi ha chiesto di fermarmi e ascoltare. Scrivere, per me, è un modo per dare forma a quello che sento, per non lasciare che ciò che conta vada perduto nel rumore del tempo.
Domanda - La scrittura come valore testimoniale. Cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo libro?
Risposta - Con questa raccolta ho voluto custodire la capacità di stupirsi, di provare meraviglia davanti alle piccole cose. Ogni poesia è un tentativo di resistenza alla superficialità, un modo per fermare e salvare quei momenti di grazia che spesso ci scivolano tra le dita.
Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Agàpe”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposa - Ricordo con particolare emozione il momento in cui ho scritto “A mio figlio”. Lui dormiva, e le parole sono arrivate come un fiume in piena, tra le lacrime. È stato uno di quegli attimi in cui non sei tu a scrivere, ma l’amore che ti attraversa e prende voce.
Domanda - Quali sono le sue fonti: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - I miei riferimenti poetici sono tanti e profondi. Amo i classici: Dante, Leopardi, Montale, ma anche i lirici greci e latini – Saffo, Mimnermo, Catullo, Ovidio – che mi hanno insegnato la delicatezza, la malinconia e la passione. Seneca mi ha insegnato la forza della saggezza, Neruda l’intensità del sentire, Szymborska la profondità del quotidiano. E poi la musica, in particolare l’opera lirica che ho studiato: la musicalità del verso, il ritmo, la respirazione nascono proprio da lì. Anche la medicina, il mio altro mondo, ha inciso molto: mi ha insegnato ad osservare con attenzione e compassione l'essere umano.
Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Un progetto a cui tengo particolarmente è la trasposizione musicale di una selezione di componimenti tratti da Agàpe, che verranno trasformati in una raccolta di musiche vocali da camera per voce e pianoforte. In collaborazione con il Maestro Francesco Barbagelata, stiamo dando vita a un ponte musicale tra la cultura occidentale e quella araba, grazie anche alla preziosa traduzione dei testi a cura del Professor Hafez Haidar. Sarà un’esperienza artistica che intreccia poesia, musica e dialogo interculturale.
Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Oltre alla poesia, amo sperimentare altri linguaggi. Sto lavorando a due libri per bambini, che uniscono bellezza poetica ed educazione emotiva, e a una raccolta pensata per gli adolescenti, con testi che parlano il loro linguaggio e toccano temi come l’amore, la timidezza, il coraggio di esporsi. Parallelamente sto scrivendo un saggio sulla psicologia del peso delle aspettative, e su come influenzino le nostre scelte e il nostro modo di vivere.
Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Prediligo il cartaceo per l’esperienza sensoriale completa, ma riconosco che il digitale permette una diffusione più ampia. L’importante è che la poesia raggiunga i lettori, in qualsiasi forma.
Domanda - Per terminare, quale è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?
Risposta - Scrivere per me è un’urgenza. A volte mi sveglia nel cuore della notte. Le parole vanno cercate, soppesate, scelte con verità, come scrivo nella raccolta: “su bilance a due bracci”. È una fatica felice, un gesto che mi consuma e allo stesso tempo mi disseta.
Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Agàpe”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Perché ogni verso nasce dalla vita vera – dalla meraviglia di essere madre, dal dolore della separazione, dalla bellezza fragile dell’esistere. Chi legge Agàpe troverà parole sincere, che parlano al cuore e alla parte più umana di ciascuno di noi. È un libro che vuole essere un abbraccio, fatto di poesia.
Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Ho diversi progetti in corso che nascono dalla mia passione per l’educazione emotiva attraverso la poesia. Sto lavorando a opere pensate per fasce d’età diverse, che aiutano a riconoscere e comprendere le proprie emozioni. Il mio obiettivo è avvicinare alla poesia anche chi normalmente non la legge, dimostrando che può essere uno strumento prezioso per capire se stessi. La poesia rimane sempre la mia lingua madre espressiva, ma mi affascina l’idea di usare la sensibilità poetica come ponte tra generazioni diverse, dalla prima infanzia all’età adulta.
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