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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

Il ritorno in libreria di Miriam Jaskierowicz Arman, con l'opera ĞAprimi il cieloğ. Intervista a cura di Caterina Aletti.

di Rassegna Stampa

👉 Il ritorno in libreria di Miriam Jaskierowicz Arman, con l'opera «Aprimi il cielo».

🧷Approfondimento intorno all'Autrice e alla sua opera, con questa intervista, a cura di Caterina Aletti, in cui si sono toccati tanti temi importanti, anche la questione dell'autenticità letteraria in tempi in cui avanza l'intelligenza artificiale.
Miriam Jaskierowicz Arman ha risposto alle domande da Israele, dove è ritornata a vivere dopo 18 anni trascorsi in Italia, in seguito ai fatti del 7 Ottobre.

📍I N T E R V I S T A

Domanda - Carissima Miriam, iniziamo questa intervista partendo proprio dal titolo del nuovo libro, con cui ritorna in libreria: «Aprimi il cielo». Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in queste pagine?
Miriam Jaskierowicz Arman - La scelta del titolo nasce da un discorso di vita legato al passato; alla morte della mia amata figlia, così come a quella dei miei cari genitori, e di tutta la famiglia dei miei genitori.
Il mio legame con il pianeta Terra si esprime nel desiderio di creare qualcosa da donare al mondo, anche per quando non ci sarò più. Vorrei far sapere che sono esistita, che la mia famiglia è esistita, che la memoria di ciò che abbiamo passato è esistita e che non sarà dimenticata. Eternarne la memoria è diventato il compito di tutta la mia vita. È la mia missione.
Il punto essenziale è che io non considero la morte come una fine definitiva, né come un annullamento dell’esistenza. Per me, la morte è una condizione che dipende da ciò che si è fatto in vita. Con questa nuova opera, «Aprimi il cielo», mi rivolgo a Dio, chiedendo la forza di portare a compimento le opere di cui Egli ha bisogno da me, per le quali mi ha donato i miei talenti e le mie capacità nella vita. Ed io spero di agire nel modo giusto. Il titolo, poi, rappresenta anche l'argomento ricorrente e fondamentale che si trova all'interno delle pagine, perché tutte le poesie, in qualche maniera, sono dedicate a Dio; i versi sono uno specchio delle Sue creazioni, tra cui ci sono i miei genitori, il mio Popolo, di cui faccio parte anch'io.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Miriam Jaskierowicz Arman - Esattamente ciò che ho appena detto: lasciare una traccia della mia vita, del mio amore per quella che è la mia storia e la Storia del mio popolo. Come singolo individuo, non mi sento di essere niente di speciale. Sono come un messaggero, un semplice emissario, mandato per fare le cose che faccio, quindi, con un compito da portare avanti.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito «Aprimi il cielo», se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Miriam Jaskierowicz Arman - Tutto. Tutto è un episodio particolare: non scrivo, se non ho niente da dire. Non sono una poeta che scrive per il solo discorso di scrivere. Scrivo quando il mio cuore è potentemente vuoto o pieno, e devo tirar fuori i miei sentimenti, perché altrimenti il cuore mi si spezzerebbe. Sia nel bene che nel male, per la troppa gioia o per il troppo dolore.
La poesia è qualcosa che mi appartiene profondamente. Tutto ciò che faccio mi appartiene, ovviamente, quindi anche la mia Arte (Miriam è un'Artista di talento, ndr) e l'insegnamento della voce, che è sacralità totale (è inoltre una innovativa insegnante di didattica della voce. ndr). Ma la poesia è davvero una connessione tra il mio cuore e la mia mente, che si esprime attraverso le parole, come se fossero il pennello del mio cuore.
La mente è estremamente importante nella mia vita, per gli insegnamenti e per tutto ciò che faccio. Ma è l’unione tra cuore e mente che permette di esprimere una verità autentica del cuore: ed è qualcosa di diverso da ciò che può creare un’IA su richiesta.
Oggi molte persone scrivono e io, anche senza conoscerle, percepisco subito se ciò che leggo non appartiene davvero a loro. Per scrivere certe cose, bisogna averle vissute. Se scrivi d’amore, devi conoscere l’amore e il dolore dell’amore.
Puoi inserire parole nel generatore di un’IA e ottenere una risposta, ma non è la stessa cosa che far emergere qualcosa da dentro di sé. Per questo non ho più fiducia nei concorsi: non sempre credo nella verità di ciò che viene scritto.
Custodire dall’oblio del tempo significa aver dato alle stampe questo libro, e tutti gli altri miei libri, sia quelli dedicati alla voce sia quelli di poesia. Per questo, desidero pubblicare quest’opera anche in inglese, perché rappresenta un valore istintivo e profondo nella mia vita.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione?
Miriam Jaskierowicz Arman - Vale sempre lo stesso discorso. Fondamentale per la formazione culturale e sentimentale è la Torah. La Torah è la vita, il blueprint della vita, il seguire la Legge. Io ho tentato per anni di non farlo: quando ho vissuto in America e ho voluto diventare come gli altri, e mi sono persa totalmente. Ho sofferto moltissimo, prima di ritornare alla mia identità, vera. La mia vera identità è essere credente; il fondamento è la Torah, il fondamento è Dio, che ha dato la Torah al mio Popolo.
Non è un discorso esteriore, un discorso a sé, separato, è sempre un discorso interiore: la cultura, per me, è l’essenza della vita che una persona vive. Ecco perché credo che ci sono cose che, se non le vivi, non puoi conoscerle davvero e parlarne con autenticità; l’IA te le può scrivere, ma tu non le puoi tirare fuori da te: prima le devi vivere.
Dio mi ha portato in tanti Paesi del mondo per apprendere culture diverse e, alla fine, arrivare alla scelta di quello che è la mia verità, la mia integrità, la mia essenza, la mia carriera, il mio dono da lasciare in eredità.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Miriam Jaskierowicz Arman - Sono una pittrice. Con un curriculum internazionale, mostre in tanti Paesi del mondo. Pratico una tecnica che si chiama la tridimensionale fusione del vetro, che è proprio mia, l'ho lavorata io: sono tra i primi artisti che ha utilizzato l'olografia nel mio lavoro (non mi è rimasto nemmeno un singolo pezzo, perché sono tutti nel museo di olografia a New York). Ma anche lì c’è sperimentazione, un lavoro che parte dall'interno, dalla fisicità di ciò che è la vita e il pensiero. Per questo, non guardo altri artisti: ognuno deve fare la propria strada. Non prendo spunti dal lavoro degli altri, la stessa cosa accade con la poesia. Per me, se non è vero, se non è "onesto", non sono io; se non sono onesti, i miei dipinti non sono i miei. Se guardi i miei dipinti, vedi chi sono io, stessa cosa se leggi le mie poesie. Stessa cosa, per i miei libri sulla voce.
Sono l'unica al mondo che ha appreso la tecnica vocale del Leviti del Secondo Tempio di Gerusalemme; mi è stato insegnato da Dio, non in una università: ho conseguito il dottorato con una tesi sul mio lavoro, che è unico, non c'è un'altra insegnante che si occupa del mio ambito, anche se in tanti stanno cercando di copiare il mio lavoro, lo fanno da sempre, ma non m'importa; non raggiungono quello cui arrivo io perché il fondamento non c'è. È sempre lo stesso discorso dell'autenticità.
Per me, l'arte e la cultura sono fondamentali in questi mesi in cui sono ritornata in Israele, in un appartamento che è senza niente (tutte le mie cose sono in un container che sto aspettando, come una rivelazione del Cielo, per ristrutturare il mio ambiente, che per me è basilare). Ritornando alla domanda, prendo spunto da ciò che è vicino a me, dalle persone, dal Cielo, ma sempre dentro di me, non fuori. Io mangio, mastico, quello che è l'effetto, i rami che sono attaccati al tronco del mio albero di vita. Per me è questa l'arte.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Miriam Jaskierowicz Arman - Per me, scrivere poesia significa leggere la Torah, studiare i saggi, approfondire i commentari e dedicarmi a tutto ciò che è vitale per la salute. Sono malata fisicamente fin da quando ero piccola, eppure sto molto bene, perché ricerco incessantemente, giorno e notte, in ogni momento, soluzioni naturali; studio, approfondisco, non solo per me stessa ma anche per aiutare gli altri. E ringrazio Dio per avermi dato la capacità di essere d’aiuto a molte persone.

Domanda - Cartaceo o digitale?
Miriam Jaskierowicz Arman - Non mi piace il digitale, preferisco il cartaceo. D'altra parte, uso anche il digitale per aprirmi al mondo. Ho cominciato dal '97, dopo che mia figlia, morta nel '96, mi ha fatto giurare che avrei utilizzato il computer per diffondere il mio lavoro con la voce, i miei dipinti, e l'ho fatto. Allora, sì, uso il digitale quattordici ore al giorno, ma il fondamento di tutto è la parola.

Domanda - Un motivo per cui comprerebbe il libro «Aprimi il cielo», se non lo avesse scritto.
Miriam Jaskierowicz Arman - Il titolo parla all'anima di qualsiasi persona, perché sono sicura, e lo penso davvero, che ogni persona, dentro, ha le stesse informazioni, gli stessi sentimenti, così come tutti sappiamo che c'è un Dio, che c'è un qualcosa di così tanto grande per aver fatto questo mondo, questo essere umano. «Aprimi il cielo» è una preghiera dal fondo della mia anima, ma è la preghiera di ogni essere umano, di arrivare a conoscere profondamente quello che è Dio.

Domanda - Progetti futuri?
Miriam Jaskierowicz Arman - Certamente ho altri progetti: uno è di prendere questo libro, ho già la versione inglese, e trovare una casa editrice per diffonderlo oltre: c'è già qualcuno in Israele che vuole farlo. Poi, vorrei portare Aletti in Israele, con il progetto "il Paese della Poesia" a Tiberiade, che è una delle quattro città sacre in Israele, situata sul mare di Galilea; è un posto bellissimo, tranquillo, venti anni indietro rispetto a Tel Aviv e a Gerusalemme, ma con tante cose che si devono e possono fare. E so che posso farlo, non c'è dubbio che posso riuscire in questo proposito, facendo anche parte delle voci dei poeti d'Israele in Inglese, una grande organizzazione, con ampie possibilità. Per l'Italiano, non conosco molti canali. Perciò, vorrei con questo libro, se è possibile, aprire le porte della comunità italiana in Israele. Ci proverò, troverò il modo e presenterò il libro, magari con l'eventualità di avere Aletti. Ecco, non mi interessa nient'altro.

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