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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Gianni "Dantaligo" Suria presenta ai lettori “Silloge Eclèttica in Variànti Stròfe”

di Rassegna Stampa

👉Gianni "Dantaligo" Suria presenta ai lettori “Silloge Eclèttica in Variànti Stròfe”

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Silloge Eclèttica in Variànti Stròfe”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Occorre una, spero considerata non troppo lunga, premessa. Che risponde in parte anche alle successive domande. Pur avendo frequentato in gioventù il Liceo Classico, laureato poi in Ingegneria al Politecnico di Torino e trascorsa la vita a fare l'ingegnere, non mi ero mai occupato "seriamente" di letteratura, in particolare in prima persona come "autore". Essendo obbligato nei primi anni del terzo millennio ad assistere, da solo e "full time", mia madre mentalmente ammalata, per non finire pure io quantomeno nella frustrazione mentale, trovai quasi per caso, a partire dal 2005 circa, un evasivo sfogo nella letteratura attiva dell'autore e non in quella passiva del semplice lettore. Mi ricordai dei miei trascorsi "Classici" ed in particolare di Chi, molto più di tutti gli Altri, mi aveva entusiasmato per i suoi "Ingegno & Fantasia", ma specialmente per la "Musicalità" dei suoi versi. "Dante con la Divina Commedia" sono stati i miei "Maestri". Insieme al suo Ulisse e a tanti altri celeberrimi Personaggi e relativi brani, dell'Inferno in particolare. Poiché non so suonare strumenti ma sono decisamente appassionato di "Musica" in senso lato ed ho pure un "buon orecchio", ecco che lo scrivere in "metrica italiana classica", ovvero "in versi" rispettando accentazioni ritmiche e rime come prescritto, e dunque con intrinseca "musicalità", soddisfaceva pienamente ciò che nella mia "precedente vita" era solo a livello inconscio e che poi, per cause fortuite e non fortunate, era emerso a livello consapevole. Avendo tempo per farlo nelle "pause di assistenza", mi dedicai all'arte del comporre in versi, appunto.
Veniamo alla "Silloge", al suo titolo ed all'idea che ne sta alla base. Ho accennato all'Ulisse dantesco. Del quale la terzina caratteristica, proverbialmente sublime ed esortante, è: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Ecco, ben prima di leggere tali versi, fin da bambino, non tanto alla "virtute" quanto alla "canoscenza" (e al "multiforme ingegno Odisseo", quando possibile) furono sempre rivolti i miei sforzi. E quindi anche le mie "composizioni letterarie" riflettono tale mia innata caratteristica mentale. Trasposta nei variegati interessi e attività comuni ai percorsi più disparati della vita umana. Da ciò nasce "l'eclettismo" delle mie poesie e in seguito la idea e la voglia di riunirne una piccola parte, ma significativa, nella "Silloge" in esame. Idea e voglia che vengono perseguite col "contenuto" ma anche con la "forma stilistica" di strofe che variano dalle quartine dei sonetti alle terzine di tipo dantesco e/o ad altre forme di riunione ordinata di versi, sempre endecasillabi però nell'opera presentata. Mi sono cimentato comunque anche in altri tipi di versi (decasillabo, ottonario, settenario, quinario) ma con molto meno frequenza rispetto all'endecasillabo, che resta di gran lunga il tipo di verso da me preferito per la possibilità che offre di sviscerare concetti anche complicati e di intraprendere descrizioni soddisfacentemente esaustive. Privato dell'endecasillabo, "l'eclettismo" avrebbe molto meno spazio di manovra.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - La realtà, dei nostri giorni in particolare, ha inciso quasi totalmente nel “contenuto/sostanza” della scrittura, pur se la “forma” è quasi costantemente “classica”. Al punto precedente ho già approfondito tali personali concetti.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro? Risposta - Eccellente domanda che sconfina nella religione, nella filosofia, nella scienza, tramite appunto la "Scrittura". A mio modo di vedere, ma molti non concordano, solo con la "Arte della Scrittura", nel senso di traduzione e registrazione precisa di ciò che il cervello immaterialmente pensa, l'Uomo può a pieno titolo fregiarsi dell'appellativo (maiuscolo) di "Sapiens". Non avviene, non può avvenire, con le "Arti Figurative" (Scultura e Pittura e altre "moderne" in particolare) che abbisognano comunque di "spiegazioni ulteriori approfondite" (anche "verbali"... ma molto meglio se "scritte"...) da parte dell'autore per essere a pieno e/o totalmente comprese e chiarite su ciò che l'autore stesso vuole (o vorrebbe...) significare. La Scrittura chiarisce perfettamente (e intrinsecamente per sua natura...) sé stessa senza ulteriori stampelle intellettuali/intellettive. La Scrittura, specie se elevata a "Letteratura", più di ogni altra delle "Canoniche Arti", rappresenta la Sintesi esplicativa di tutto l'Umano Sapere e senza la Quale tale "Sapere" sarebbe inevitabilmente monco. Il ruolo della Scrittura è insostituibile perché testimone che Passato Presente e Futuro sono "senza tempo" ovvero fluiscono senza interruzioni. Essa rende eterno il Tempo, che in altri termini significa la Immortalità del Reale... ma aggiungerei, ancor di più, della Umana Fantasia… Credo di aver risposto, con poca sintesi, alla domanda.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Silloge Eclèttica in Variànti Stròfe”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Mah... difficile domanda ad un Autore che per sua fortuna (o precedente “impegno”) ha molta scelta e dunque ha inserito solo “episodi” per lui positivi e dunque “favorevoli”. Se però proprio devo rispondere non genericamente, mi hanno particolarmente soddisfatto le “parafrasi in versi” di testi di due Autori molto noti, Alessandro Manzoni con il “rifacimento” in endecasillabi e terzine “dantesche” de “Il 5 maggio” e Bob Dylan con la “traduzione non traduzione” di 2 sue note “ballate”.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Forse il fatto stupisce ma, escludendo Dante Alighieri di cui al punto 1., e molto parzialmente Giacomo Leopardi, non ho proprio alcun altro autore “di riferimento” nella mia “formazione culturale” (se “letteraria”, ovvio) e men che meno in quella “sentimentale”. I sentimenti nascono dall’intimo (come per tutti) e non credo dunque di aver bisogno dei “suggerimenti” altrui per quanto “letterariamente” altolocati. In sintesi sono un lupo/agnello (quasi) isolato.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - In tal caso rispondo affermativamente. Ne ho fatto già cenno al punto 1. ricordando la Musica che fin da bambino/adolescente mi ha profondamente appassionato con molteplici Autori, sia “Classica” che “Leggera”. Tale “passione” si riverbera nei miei versi, con la preoccupazione principale che risultino, oltre che “comprensibilmente logici”, anche e specialmente “musicali”. Mi piacciono anche la Architettura e la Pittura, ma non credo abbiano decisiva influenza sui miei versi.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Leggo molto, ma non precisamente “letteratura”. Testi scientifici e storici in senso lato, e giornali, a volte anche “sportivi”, per tenermi aggiornato sul passato e presente. Per il resto vale quanto scritto al punto 5. che precede.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Senza alcun dubbio quello tradizionale cartaceo. Pur essendo ingegnere e appassionato di computer, in particolare “personal”, fin dalla loro nascita, non sono affatto amante della “deriva digitale” spropositata a cui si assiste da qualche anno. Non possiedo per precisa scelta “smartphone” e sinceramente odio la I.A. quando utilizzata per la deficienza degli individui, in particolare proprio in “letteratura” con le varie “Chat tutto fare” per far nulla di memorabile da tramandare ai “Posteri”.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
Risposta - È stato un rapporto piuttosto difficile e complicato, ma non “con la scrittura” bensì “con la scelta” dei testi da inserire nella “Silloge”. Per il resto, il rapporto con i miei scritti è sempre molto positivo in quanto scrivo quando ne ho davvero voglia e non per imposizione altrui o per “dovere contrattuale”. Massima libertà ispirativa e compositiva.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Silloge Eclèttica in Variànti Stròfe”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Beh...intanto dal Titolo, non propriamente “comune”, che avrebbe “incuriosito” pure me. Inoltre, analizzandolo meglio, risulta essere un “endecasillabo canonico a minore” (4° 8° 10° sillabe accentate che “comandano” la accentazione ritmica del verso). Un chiaro “annuncio”, penso, del “contenuto” che il lettore troverà nel libro. Mi rendo perfettamente conto che risulta essere un “libro di nicchia” in quanto la “metrica classica” non pare, da almeno un secolo, essere ancora all’onor del “mondo letterario”, per cui l’eventuale compratore deve essere conscio (già dal Titolo) del “rischio” che corre, ma penso che alla fine si ritroverà “soddisfatto” e magari pure “stupito” per “forme letterarie” che non conosceva se non solo “antiche e obsolete”.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Avrei solo speranza al momento (che mi venga voglia...) di assemblare un libro di soli sonetti ma con esaustive mie spiegazioni sulla genesi e contenuto degli stessi e un altro invece che riunisca miei testi molto lunghi, altrimenti conosciuti come “canti”, in terzine a rima incatenata o “dantesche”, sempre con adeguate spiegazioni.

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