 | 👉Intervista a Maria Cristina Mazzurco che presenta ai lettori "Il Soffio"
Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Il Soffio”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Il #libro raccoglie immagini visive molto legate alla natura, che per me è sempre stata un riflesso dello spirito. Ogni poesia nasce da un’esperienza introspettiva: il mio vissuto interiore, la mia crescita, le mie domande. La mia anima la immagino come una mano che si allunga verso la vita e verso la terra, la afferra e ne diventa parte.
È questo il filo che unisce tutto il volume: un dialogo continuo tra ciò che vedo e ciò che sento. Ecco perché ho scelto proprio questo titolo: poesie viste come semi, che possano germogliare.
Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - La realtà ha inciso profondamente nella mia scrittura, non in modo decorativo ma strutturale. Non è uno sfondo: è materia viva. Non nasce da un’idea letteraria, ma da un urto. Nelle mie poesie emerge una realtà ferita, una realtà vera.
Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - In sostanza, il libro diventa una capsula del tempo, una testimonianza che permette a chi legge di incontrare l’autore, la sua sensibilità e il suo contesto, anche a distanza di anni o generazioni. Con la mia poesia ho voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo le mie emozioni più intime, la mia crescita, la mia sensibilità e, attraverso di essa, un messaggio universale su cosa significa vivere, osservare e amare. Quando la mia penna scorre, diventa un flusso che percorre il tempo: ricorda le emozioni e le imprime come un pennello su un dipinto. Le salva dall’oblio, tracciando una memoria viva, seme per chi ne apprezza e ne legge il contenuto.
Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Il Soffio”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Ricordo con particolare affetto i momenti in cui un pensiero improvviso, un’immagine della memoria o un’emozione intensa hanno dato forma a versi quasi senza che me ne accorgessi. Ci sono passaggi nati spontaneamente, come se il libro scrivesse se stesso, e in quei momenti ho sentito la scrittura come un atto di pura autenticità.
Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Non solo Kafka, ma anche Ungaretti, Leopardi e molti altri poeti e scrittori hanno lasciato una profonda impronta sia sulla mia scrittura sia sul mio spirito critico e introspettivo. L’empatia ha avuto un ruolo fondamentale, guidandomi nella comprensione delle emozioni e nella capacità di trasformarle in parole.
Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - In particolare, la musica e il disegno hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso creativo. La fotografia, che amo profondamente, ha sempre aggiunto una marcia in più al mio modo di scrivere, insegnandomi a catturare dettagli, emozioni e istanti con la stessa precisione e sensibilità con cui si immortala un’immagine.
Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Oltre al genere trattato nel mio libro, prediligo la poesia e la narrativa che esplorano l’interiorità e le emozioni dell’animo umano. Amo anche saggi e racconti filosofici, così come la letteratura contemporanea che offre punti di vista inediti sulla realtà. In generale, mi attraggono le opere capaci di unire profondità e sensibilità, e che stimolino riflessione ed empatia.
Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Amo entrambi, cartaceo e digitale, ma il cartaceo ha per me un fascino speciale: sfogliare le pagine, sentire il loro odore e la loro consistenza rende la lettura un’esperienza unica e sensoriale. Ogni volta che entro in una grande biblioteca, quell’odore unico e avvolgente mi trasporta in un mondo di emozioni e storie da scoprire.
Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?
Risposta - La scrittura è stata un compagno di viaggio, a volte lieve, a volte impegnativa. Ho affrontato momenti di introspezione intensa e ho cercato di lasciare che i pensieri scorressero liberi, senza forzature, rispettando i tempi naturali della creatività.
Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Il Soffio”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Perché è un libro che invita a fermarsi, a respirare, a guardare dentro se stessi e scorgere la bellezza nei dettagli più piccoli della vita. Offre un percorso emozionale autentico, capace di lasciare un segno nel lettore.
Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Sì, sto lavorando a un nuovo progetto che esplora il concetto di memoria e di tempo, un libro che unisca poesia e prosa breve per approfondire le connessioni tra passato e presente, tra sogno e realtà.
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