 | 👉Intervista ad Antonio Siciliano, che presenta ai lettori il libro "Le mie prigioni".
☑️Opera in duplice lingua: Italiano e Arabo.
Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Le mie prigioni”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Il titolo del libro “Le mie prigioni” si chiama così perché ritengo che la realtà equivale ad indossare degli occhiali con un determinato colore e questi ne determinano la percezione. Più semplicemente: siamo tutti chiusi nella cerchia delle nostre impressioni, dunque la realtà è una gabbia determinata da come percepiamo il mondo. Gli argomenti più ricorrenti sono l’amore e l’ironia.
Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - Il mio libro prende le mosse dalla realtà, dunque molto.
Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - Ho voluto salvare la memoria, dunque il ricordo di alcuni eventi reali, mentre altri fittizi così da non commettere più certi errori, prendendone le distanze dopo averli interrogati.
Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Le mie prigioni”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Esorcizzanti. Scrivere su carta le proprie percezioni ha un forte effetto catartico, almeno su di me.
Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Un grosso tributo lo devo ad alcuni autori: Kant, Nietzsche e Dostoevskij.
Il filosofo tedesco Kant per quanto riguarda la percezione del nesso causa – effetto. Nietzsche per quanto riguarda il tema del nichilismo o meglio come l’uomo senza valori cerca di fondarne dei nuovi, non si tratta dunque di un vuoto assoluto o di un soggetto avulso dal sensibile.
Apprezzo invece molto Dostoevskij per quanto riguarda la concezione morale dell’uomo e Dio, dunque l’interrogativo: “Se Dio non esiste tutto è concesso”.
Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - La musica e la pittura. Sia la musica, sia la pittura amplificano le emozioni, mi fanno sentire vivo.
Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Senz’altro il genere filosofico.
Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Cartaceo. La carta è materia e mi consente di ottenere una presa diretta sull’oggetto, mentre il digitale risulta essere due volte distante dalla realtà.
Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
Risposta - Immediato. Forse perché è il mio primo libro. All’inizio, quando ho iniziato a scrivere questo libro le parole uscivano come fulmini e riuscivo a sbatterle facilmente sul supporto, poi ho alternato qualche momento di silenzio alla fase creativa.
Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Le mie prigioni”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Sia per la forma originale che per il contenuto coinvolgente, dunque per la tecnica narrativa originale e profonda.
Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Ho in mente altre idee per un altro libro, spero di darvi mie nuove a breve.
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