 | 👉“Po’e sia” come un pianto liberatorio. Per ritrovarsi nello specchio delle emozioni.
Nella sua raccolta “Po’e sia”, Piera Aricò compone un mosaico di emozioni, ricordi e riflessioni che restituisce al lettore un’umanità vibrante e autentica. I versi - pubblicati nella collana “Le Perle Audiolibri” dell’Aletti editore - si muovono con naturalezza tra la dimensione intima e quella universale, offrendo una lettura che è, al tempo stesso, specchio interiore e osservazione lucida del mondo quotidiano. Momenti di pura umanità e semplice interesse per l’altro, fotografie di emozioni e sentimenti.
«Il titolo - spiega l’autrice che vive a Roma - è frutto di un gioco di parole: "po’" che in realtà sta per “poco” e "sia", ossia, tipo concessione». L’opera nasce dal bisogno di scrivere, nero su bianco, emozioni e sentimenti, fotografarne le risultanze, fissare nella memoria e sulla carta delle “istantanee di pensiero”.
«Leggere e scrivere poesie, per me, è un momento molto intimo e, a volte, molto sofferto. Ma non una sofferenza urlata. Piuttosto, quella sofferenza che a volte strugge dal di dentro, quasi corrode e l’unico modo che trovo è scriverla. Di getto, senza quasi correggere nulla, come un pianto liberatorio, come una risata liberatoria». Versi liberi ma decisamente sentiti, ispirati dalla vita stessa e da esperienze di terze persone, raccontate con il dono della creatività, per poterle rendere accessibili a tutti.
Piera si definisce una «investigatrice di anime, di situazioni e soluzioni, trovate, apprese, ascoltate». Al centro del libro si stagliano i grandi temi dell’esistenza: l’amore nelle sue contraddizioni, il fluire del tempo che trasforma e segna, la memoria che protegge ma può anche ferire, la maternità come approdo e rinascita, l’amicizia e il rapporto vitale con la natura. Piera Aricò affronta queste dimensioni con una voce personale, capace di unire tenerezza e profondità, ma anche ironia e leggerezza quando la vita sembra chiedere uno sguardo più disteso. «Nelle mie poesie il tempo passato ha una funzione di primo fotogramma per la “foto” finita. I sentimenti, i dolori in genere, ma anche le gioie, sono proprie dell’umano vissuto. E, secondo me, deve essere l’umana esperienza quella che potrà salvare sé stessi dall’essere un piccolo microcosmo nel quale vivere in sospensione con gli altri microcosmi».
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