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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

Intervista ad Aida Gangemi che presenta ai lettori il libro “Il prisma dei passi”

di Rassegna Stampa

👉 Intervista ad Aida Gangemi che presenta ai lettori il libro “Il prisma dei passi”

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Il prisma dei passi”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Ho scelto come titolo della mia opera: “Il prisma dei passi” perché credo che il camminare sia l’atto conoscitivo per eccellenza.
Ogni passo attraversa il cristallo dell’esperienza, rivelando i colori nascosti della realtà e mostrando che il cammino non è una linea retta, ma una rifrazione infinita dell’anima.
“Il prisma dei passi” è l’arte di tradurre la terra in luce.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - La realtà è la sostanza stessa dei miei versi: ogni mio componimento esprime un’esperienza di vita.
Non c’è verso che non sia passato attraverso il filtro del vissuto. La poesia, per me, è il modo in cui il dato reale attraversa il prisma dell’anima per rivelare quei significati e quei colori che, nel rumore del quotidiano, resterebbero invisibili.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - Con questo libro ho voluto salvare dall’oblio l’irripetibilità dell’istante.
Scrivere è per me l’atto di fermare il passo per custodire e proteggere la memoria dei sentimenti, le sfumature degli incontri e quella luce particolare che solo un’esperienza vissuta sa sprigionare. In questo prisma, ogni poesia diventa una traccia indelebile: una testimonianza che trasforma il passaggio effimero dei giorni in un valore che resta.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Il prisma dei passi”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Isolando gli episodi di questa esperienza, li descriverei come improvvise rifrazioni di luce sul sentiero. Ricordo con particolare favore quei momenti in cui la realtà, solitamente grigia o
silenziosa, si è improvvisamente aperta davanti a un mio passo lento, rivelando un significato inaspettato. Sono stati gli istanti di stupore autentico: un incontro, uno sguardo o un silenzio che hanno attraversato il mio prisma interiore chiedendo di diventare parola. Questi episodi non sono solo ricordi, ma sono le pietre miliari che hanno segnato il ritmo del libro, le scintille di vita vera che ho voluto sottrarre all’oblio per trasformarle in testimonianza.

Domanda - Quali sono le fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Le mie fonti di ispirazione sono i maestri della parola essenziale, quegli autori che hanno saputo guardare oltre la superficie delle cose. La mia formazione si è nutrita di chi, prima
di me, ha inteso la poesia come uno scavo interiore e un atto di verità. Li ritengo fondamentali non solo per lo stile, ma per la capacità di trasformare l’emozione privata in un sentimento universale, guidando i miei passi verso una scrittura che sia, allo stesso tempo, memoria e profezia del cuore.
Per la mia formazione, ritengo siano stati fondamentali gli autori che hanno saputo estrarre la luce dall’oscurità del quotidiano. Penso a Giuseppe Ungaretti, per la sua capacità di rendere immensa una singola parola nuda; a Eugenio Montale, che ha cercato il “varco” e la verità nelle piccole cose; e a Umberto Saba, per la sua poesia onesta e legata alla vita di tutti i giorni. Accanto a loro, porto nel cuore la profondità di Alda Merini, che ha trasformato il dolore in
visioni luminose. Sono stati questi i miei compagni di viaggio: autori che non hanno solo scritto versi, ma hanno tracciato sentieri di consapevolezza attraverso il prisma della propria anima.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Sì, la mia scrittura è profondamente influenzata dalla pittura e dalla fotografia. Dalla pittura ho imparato a osservare come la luce cambia le forme e i colori della realtà; dalla fotografia, l’arte di fermare l’attimo, catturando quell’istante irripetibile che diventa poesia. Anche la musica ha un ruolo chiave: cerco nei miei versi un ritmo che somigli al battito di un passo lento, una melodia interiore che accompagni il lettore attraverso le sfaccettature del mio prisma.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri genere letterari predilige?
Risposta - Oltre alla poesia, prediligo la saggistica filosofica e la letteratura di viaggio. Amo la saggistica perché mi offre gli strumenti per indagare i misteri dell’esistenza, alimentando quel “prisma” attraverso cui osservo il mondo. La letteratura di viaggio invece, riflette la mia idea del cammino: mi affascina scoprire
come altri sguardi abbiano tradotto i loro passi in narrazione, trasformando il movimento fisico in un’esplorazione dell’anima.
Per la mia formazione, guardo a maestri come Nietzsche, che ha trasformato il cammino in pensiero, e a Thoreau, che mi ha insegnato a leggere la natura come un testo sacro. Sono profondamente legata a Tiziano Terzani per la sua capacità di trasformare la vita in testimonianza e a Sant’Agostino, che vedeva nel viaggio l’unico modo per leggere interamente il libro del mondo. Sono loro i guardiani della luce che cerco di riflettere nel
mio Prisma.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Senza dubbio, preferisco il libro tradizionale cartaceo.
Per me il libro è un oggetto vivo, un compagno di viaggio che possiede un corpo, un profumo e una voce tattile. Sfogliare le pagine è come compiere dei passi fisici dentro il pensiero: ogni segno lasciato sulla carta, ogni piega, è la traccia del mio passaggio.
Nel digitale la luce è artificiale; nel cartaceo, la luce attraversa la materia, rendendo la lettura un’esperienza sensoriale completa, specchio fedele della realtà che scelgo di raccontare.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
Risposta - Il mio rapporto con la scrittura è stato un esercizio di ascolto e di scavo. Durante la composizione, scrivere non è stato solo mettere parole su carta, ma fermarsi davanti a ogni frammento di vita per interrogarlo. È stato un rapporto paziente e fecondo:
ho lasciato che i miei passi rallentassero affinché le emozioni avessero il tempo di sedimentare e di riflettersi nel mio prisma interiore.
In questo libro, la scrittura è stata la bussola che ha orientato il mio cammino, trasformando ogni silenzio in una voce e ogni ombra in una sfumatura di colore.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Il prisma dei passi”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Comprerei “Il prisma dei passi” perché è un invito a rallentare e a guardare il mondo con occhi nuovi. Lo sceglierei perché non è una semplice raccolta di poesie, ma una guida
sensoriale per chi cerca la bellezza nelle pieghe del quotidiano.
In un tempo che corre veloce e appiattisce tutto, questo libro offre il coraggio di fermarsi e scoprire che ogni nostra esperienza, anche la più umile, nasconde uno spettro infinito di colori. Lo comprerei per ricordarmi, ogni giorno, che la mia vita è un cristallo capace di trasformare la terra in luce.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Sì, il mio cammino non si esaurisce con quest’opera: ho già nuovi passi in cantiere.
La scrittura è per me una necessità vitale e il mio prisma continua a raccogliere nuove rifrazioni. Sto lavorando a un progetto che approfondirà ulteriormente il legame tra l’interiorità e il paesaggio del mondo, cercando di dare voce a quei silenzi che ancora
attendono di essere tradotti in luce. Il mio viaggio poetico è appena iniziato: finché ci sarà vita da attraversare, ci sarà una parola pronta a custodirne la memoria.

NOTA DELL’AUTRICE:
“Scrivere è per me l’atto di fermare il passo per raccogliere ciò che la fretta del mondo vorrebbe cancellare”.
La poesia diviene strumento di conoscenza e scavo interiore, nutrita dalle parole dei grandi maestri del Novecento e guidata da una costante ricerca filosofica.
Ho fatto dell’esperienza vissuta la materia prima della mia arte.
Sono innamorata della luce e della terra. Vedo nella scrittura una bussola necessaria per orientarmi nel sentiero della vita: Il prisma dei passi è la mia testimonianza poetica: un invito a rallentare e a trasformare ogni frammento di realtà in una rifrazione dell’anima.
Vivo e coltivo la ricerca poetica tra il silenzio dei libri e il ritmo dei miei passi.

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