 | 👉 Intervista a Noti Vincelli, che presenta ai lettori il libro “Parlavamo lingue diverse”
Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai, “Parlavamo lingue diverse”. Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - In un paese del sud Piemonte, #Ovada messa tra Piemonte e Liguria, si incontrano due fiumi: l’Orba e il Serio.
Due fiumi che si incontrano sono due lingue, due attraversamenti di esperienze che confluiscono, diventano uno scorrere insieme.
Una antica leggenda indiana dice che dove si incontrano due fiumi, lì si danno appuntamento i saggi per trovare le risposte a domande che sono lì ad aspettare.
Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - Per questo libro, la realtà è quella che si vive a Ovada: i suoi contenuti culturali, i mercati e le fiere che portano gente da varie parti a confluire e l’incontro tra culture diverse.
Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - Nel luogo che descrivo c’è molta cura della propria storia e della tradizione e molta apertura a nuove realtà, molti cinesi, magreb, nigeriani, macellerie islamiche/iddish e così via…
Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Parlavamo lingue diverse”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Mi sono impegnata a osservare e a parlare con i protagonisti che arrivavano e si sedevano con me al tavolo della prima colazione, tutto è iniziato con Michela Murgia che mi compariva in continuazione, se stessa ma diversa (ovviamente è
una signora che le assomiglia, ma mi faceva pensare a lei). Poi tutti gli altri, Paolo Sottocorona, Margherita Hack, e ancora altri… E poi andavo in giro a fare fotografie, a conoscere quelli che mi aiutavano a trovare l’immagine.
E’ stata una esperienza di contatto col territorio in cui sono arrivata negli ultimi venti anni della mia vita.
La stesura del libro è stato un modo per entrare in contatto senza affondare, mantenendo la curiosità di chi cerca, interroga, scopre, si stupisce.
Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione, altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Tra gli altri autori c’è Mario Canepa (autore di “Storie storte” e “Faresù”). E’ un intellettuale ovadese, pittore e scrittore, amico di Marcello Venturi, serio, onesto, scanzonato, irriverente, visionario ma sempre dentro le righe, che nel libro fa da padrone di casa, riceve gli ospiti.
Poi ci sono le canzoni: Franco Battiato, Amedeo Minghi, Pino Daniele, tutti quelli che aiutano a capirsi quando sembra difficile.
La musica, le canzoni aiutano ad andare oltre ai discorsi.
Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Dicevo musica, canzoni, Johannes Faber, che nel libro racconta la storia del Jazz, e poi la poesia, l’arte del togliere, dire meno, evocare emozioni e sentimenti (Giuseppe Aletti docet, onore al merito).
Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Tutti quelli che mi stupiscono e mi distraggono da Penia (mancanza) e Fobos (paura).
Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - Cartaceo.
Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?
Risposta - Ero sostanzialmente curiosa di vedere che fare, come fare, come andava a finire.
Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Parlavamo lingue diverse”, se non lo avesse scritto.
Risposta - E’ un libro che ha un tema importante, consistente, in pratica sottile, poche pagine, poesie, illustrazioni, si fa presto a leggerlo e va bene averlo in giro per casa.
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📘Parlavamo una lingua diversa è un'opera poetico narrativa che intreccia memoria, mito, filosofia e vita quotidiana. Al centro del #racconto c'è #Ovada, città reale in cui due fiumi si incontrano. Attraverso le figure di Mario e Amrita, Margherita Hack e Paolo Sottocorona, Michela Murgia e Burt Lancaster, e tanti altri, avviene l'incontro dei saggi, come in un Cumbamela indiano, si crea una nuova lingua nell'incontro tra lingue diverse.
Chi legge ha l'impressione di un dono ma anche di qualcosa da continuare, se lo desidera.
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