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16° CONCORSO INTERNAZIONALE
DI POESIA INEDITA


DEDICATO A... GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

entro il 21 marzo 2021
(Festa dei poeti)
Partecipazione Gratuita!


 

 

Sta per uscire il nuovo attesissimo libro di Giuseppe Aletti

“Da una feritoia osservo parole – 365 rotte per il nuovo giorno”

salito fino al 3° posto nella classifica dei bestseller di Amazon.

Il libro uscirà il 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia.

Il libro più amato da chi scrive poesie, una bussola per un cammino più consapevole.

È prevista una dedica per i primi mille
Con una riflessione di Giuseppe Aletti.

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TUTTO QUELLO CHE HAI SEMPRE VOLUTO
PER I TUOI TESTI

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Le opere più interessanti riceveranno una proposta di edizione per l’inserimento nella prestigiosa Collana I DIAMANTI
Servizi prestigiosi che solo la Aletti può garantire, la casa editrice indipendente più innovativa e dinamica del panorama culturale ed editoriale italiano


 
Info sull'Opera
Autore:
Aletti Editore
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Verrà il mattino e avrà un tuo verso vol. III

di Aletti Editore

ISBN 88-7680-93-X pp. 244 Euro 15.00

Introduzione: 'Alterità e koinonia nella Poesia d’amore'
di Andrea Giuseppe Graziano

Poesia come dono in questa raccolta, che scorre nel senso della comunicabilità e della freschezza di versi sui quali vigila in modo attento la scelta di parole e di figure di confronto che iniziando sempre da una pulsazione intima, sgorgano limpide e serene, per volgersi all’altro, quel “Tu” che da oggetto d’amore si estende al lettore, e all’uomo tout court.
È lecito rinvenire l’eco della “poesia al femminile” di Maria Luisa Spaziani, Miranda Clementoni, Elena Clementelli, Patrizia Valduga, nelle loro rispettive venature sentimentali e oblative, ma in un corpo di stilemi virili, che non si lasciano avvincere dai “topoi” del lamento di certi imitatori pedissequi del tardo romanticismo, del poeta che grida sventura, vedendosi perseguitato dai numi avversi, che canta e ri-canta tutta la schiera delle cure e degli affanni, o, diversamente, dell’eroe borghese che non resiste a mettere costantemente a nudo le pieghe d’un’anima afflitta, malinconica, viziata dai chiari di luna.
Qui ci troviamo di fronte a versi che fanno del nitore il loro punto di forza: non vi sono fronzoli e orpelli, non v’è autocompiacimento -e d’altra parte non vi potrebbe essere, essendo state bandite la ricerca e le fantasticherie linguistiche-, ma piuttosto affiora una poetica sia pure univoca, ma ordinata alla coerenza dell’esser-ci, quel dasein heideggeriano che qui si estrinseca nell’unica dimensione esistenziale “autentica” qual è quella dell’uomo che s’infutura nell’amore, e nella poesia, nel pro-gettarsi ontologico che genera meraviglia, e -per dirla con il filosofo personalista P. Ricoeur- diviene scoperta del “sé come un altro”.
“Una spina mi ha punto/ Delle tue rose rosse/ Perché succhiassi al dito,/ Come già tuo, il mio sangue” scriveva Ungaretti in ‘12 SETTEMBRE 1966’, ch’apre la penultima raccolta della sua vasta produzione: DIALOGO (1966-1968).
È ritorno, ferita e canto anche la poesia che qui si snoda in versi-fanciulli, si osi dire, che lasciano evidenziare l’innocenza che talora permane nelle anime volgenti, come il girasole, all’origine della loro stessa vita: quel bisogno d’amore, d’amare ed essere amati, che proprio davanti all’abisso di asperrima quotidiana violenza diviene ancora il senso e la misura d’essere umani.
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