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Info sull'Opera
Autore:
Narrativa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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C'È ANCORA LUCE - Andrea Bernardoni ( “Gazzetta di Modena” )

di Narrativa

Dalla “Gazzetta di Modena” del 27/10/2006

Bologna. Da avvocatoa scrittore. Da Poggio Rusco, dov’è nato, a San Diego, dove abita, passando per Bologna, sua città adottiva fin dai tempi dell’università. La vita di Andrea Bernardoni non è stata certo banale.
In questi giorni è uscito “C’è Ancora Luce”, un libro sulla magia dei sentimenti e soprattutto sul grande mistero che li circonda. Un libro d’indagine, d’esplorazione del cosiddetto mondo affettivo.
Il romanzo sarà presentato il 10 novembre alle 21 in biblioteca a Poggio Rusco, il 12 novembre alle 17 a Mirandola allo Spazio Libreria, a Bologna il 14 novembre alle 21 alla Johns Hopkins University in via Belmeloro 11.

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Dalla “Gazzetta di Modena” di sabato 28/10/2006

L’avvocato-scrittore mantovano vive a San Diego in California
Il romanzo di Andrea
l’americano di Poggio

Da avvocato a scrittore. Da Poggio Rusco, dov’è nato, a San Diego in California, dove abita, passando per Bologna, sua città adottiva fin dai tempi dell’università. La vita di Andrea Bernardoni non è stata certo banale. In questi giorni è uscito “C’è Ancora Luce”, un libro sulla magia dei sentimenti e soprattutto sul grande mistero che li circonda. Un libro d’indagine, d’esplorazione del cosiddetto mondo affettivo. Il romanzo descrive con grande slancio, con durezza, dolore, a volte nero cinismo, ma anche con ironia, con passione, a tratti con leggerezza, l’intreccio delle vite e dei destini dei suoi protagonisti, a partire proprio dal personaggio principale – Gianluca – erede di un’antica famiglia dell’alta nobiltà europea e personaggio pubblico internazionale da sempre intrappolato nel suo stesso universo, che si trova coinvolto, suo malgrado, in un gioco di intrecci, di incastri e di segreti.

Perché un avvocato poggese-bolognese-americano scrive un romanzo?

Io ho scoperto molto presto che scrivere poteva riservare delle enormi sorprese, creare grandi emozioni, aprire orizzonti impensabili. Mi piaceva l’idea di suscitare in me gioie, entusiasmi, dubbi, insomma tutte quelle sensazioni che respiravo nel quotidiano. Così ho cominciato a scrivere e ho coltivato questa passione nel tempo. Perché poi, per me, scrivere è facile, mi viene spontaneo, è come respirare, cioè naturale. E se è vero che all’inizio scrivevo soprattutto per me, è anche vero che crescendo il mio scrivere è diventato un modo di dialogare con gli altri. Perché poi chi scrive parla agli altri e per gli altri, dà voce a ciò che gli altri sentono, perché siamo tutti della stessa natura e abbiamo sperimentato più o meno tutti le stesse gioie e gli stessi dolori. Difficile per me è stato, invece, decidere di inviare un manoscritto agli editori. Più volte nella vita mi era stato suggerito di considerare la pubblicazione, ma avevo sempre scartato l’idea, perché in qualche modo per me voleva dire esporsi. Non tanto a una critica – quelle si mettono sempre in conto, fanno parte della vita – ma piuttosto a un nuovo modo di vedere se stessi, cioè attraverso gli altri, in questo caso i lettori. Ed è stata proprio questa urgenza espressiva, questo groviglio inestricabile nella mia vita di incontri, trasferimenti,viaggi, studi d varia natura, e anche di un impegno culturale vario e differenziato che mi ha portato ad abbandonarmi all’idea della pubblicazione. È stato un po’ come una sfida irriverente a me stesso, come un invito a misurarmi con qualcosa di nuovo, che però al tempo stesso viveva da sempre dentro me.

È solo un hobby per lei scrivere o pensa che possa diventare la sua professione in futuro?

Ricollegandomi a quanto appena detto, scrivere per me è tutto meno che un hobby. È un’esigenza primaria, che ha a che fare con il mondo e con il mio rapporto con il mondo. Ha a che fare con le cose indicibili, con l’ignoto dei sentimenti, con il luogo oscuro delle passioni, insomma con il gonfiore dell’essere. E proprio perché questo scrivere è da sempre per me un continuo fluire, non escludo di proseguire su questa strada. In realtà ho già pronto un altro romanzo e ne ho iniziato uno nuovo da un paio di mesi, senza contare tutto il materiale scritto negli anni che preme per essere raccontato. In più alcune case editrici mi hanno contattato per sapere se ho ulteriori scritti da sottoporre in visione (il che non vuol dire certo garanzia di pubblicazione!) e le critiche sino ad ora ricevute sono più che positive. Questo è senza dubbio incoraggiante e mi invoglia a continuare questo percorso.

Perché un romanzo ambientato a Stresa, cosa la lega a questa splendida località?

Il romanzo dipinge l’intreccio di drammi interiori, interessi personali, slanci di vita, miserie esistenziali e meschine superficialità di un ambiente sociale internazionale e sofisticato, ma al contempo chiuso e – in un certo senso – schiavo dei propri stessi schemi: i luoghi che fanno da sfondo alla vicenda – Stresa e le Isole Borromee, ma anche Parigi e le Valli della Loira, nonché il Maine e la California negli Stati Uniti – in un certo senso amplificano quello che è il respiro stesso del romanzo. Stresa e le Isole Borromee, con la loro bellezza struggente e altera, mi sono sembrati luoghi perfetti per l’ambientazione principale, dato che riescono a trasmettere il senso del magnifico mantenendo comunque un profilo discreto. Vorrei anche aggiungere che si tratta di località che conosco piuttosto bene: sia negli anni adolescenziali (e anche prima) che in età adulta, la vita mi ha portato spesso in questi luogh magici e in qualche modo adesso mi appartengono, sono parte di me. (p.b.)

“C’è Ancora Luce” sarà presentato il 6 novembre a Stresa alle 21 al Distretto turistico dei laghi, il 7 novembre a Milano alla Libreria del Corso San Gottardo alle 19, il 10 novembre alle 21 in biblioteca a Poggio Rusco, il 12 novembre a Mirandola allo Spazio Libreria alle 17, il 14 novembre a Bologna alla Johns Hopkins University alle 21.



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Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Mantova Domenica 12 novembre 2006


“San Diego? È come Poggio, conta la gente”
Incontro affollato per Andrea Bernardoni, partito avvocato e tornato scrittore

Poggio ha accolto il suo figlio “americano” con grande affetto. Ben più di cento persone si sono accalcate l’altra sera nella sala conferenze della biblioteca circondando Andrea Bernardoni con un grande abbraccio. Lui, partito avvocato e tornato scrittore, ha ricambiato trasmettendo un contagioso amore per la vita. Incalzato dalle domande dell’assessore Alda Barbi, Andrea Bernardoni ha descritto il suo romanzo “C’è Ancora Luce” (Aletti Editore) come un “libro sulla magia dei sentimenti”. “Ho scelto il linguaggio dell’anima, il mondo delle emozioni che è strettamente connesso con l’indicibile. Ho voluto toccare il silenzio dei sentimenti. Tutti i personaggi vivono pienamente questa dimensione perché sono profondamente immersi nella propria realtà”.
Andrea ha parlato anche di come vive la propria “poggesità” in California, dove vive da tre anni. “La mia fortuna è stata nascere in un piccolo paese, perché questo mette tutto in prospettiva – ha detto – non c’è differenza tra San Diego e Poggio Rusco, se tieni la mente e il cuore aperti, perché i rapporti con le persone sono ovunque la prima cosa”. Tanti gli applausi, anche per Renata Razzaboni, che ha letto alcune pagine del libro.
Oggi Bernardoni sarà a Mirandola, alle 17 allo Spazio Libreria (in piazza Mazzini).
Roberta Bassoli
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