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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

V Premio Internazionale
Salvatore Quasimodo

Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


VII Concorso Letterario CET SCUOLA AUTORI DI MOGOL

Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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C'È ANCORA LUCE ( “Gazzetta di Mantova” del 28/10/2006 )

di Rassegna Stampa

L’avvocato-scrittore mantovano vive a San Diego in California

Il romanzo di Andrea
l’americano di Poggio


Da avvocato a scrittore. Da Poggio Rusco, dov’è nato, a San Diego in California, dove abita, passando per Bologna, sua città adottiva fin dai tempi dell’università. La vita di Andrea Bernardoni non è stata certo banale. In questi giorni è uscito “C’è Ancora Luce”, un libro sulla magia dei sentimenti e soprattutto sul grande mistero che li circonda. Un libro d’indagine, d’esplorazione del cosiddetto mondo affettivo. Il romanzo descrive con grande slancio, con durezza, dolore, a volte nero cinismo, ma anche con ironia, con passione, a tratti con leggerezza, l’intreccio delle vite e dei destini dei suoi protagonisti, a partire proprio dal personaggio principale – Gianluca – erede di un’antica famiglia dell’alta nobiltà europea e personaggio pubblico internazionale da sempre intrappolato nel suo stesso universo, che si trova coinvolto, suo malgrado, in un gioco di intrecci, di incastri e di segreti.

Perché un avvocato poggese-bolognese-americano scrive un romanzo?
Io ho scoperto molto presto che scrivere poteva riservare delle enormi sorprese, creare grandi emozioni, aprire orizzonti impensabili. Mi piaceva l’idea di suscitare in me gioie, entusiasmi, dubbi, insomma tutte quelle sensazioni che respiravo nel quotidiano. Così ho cominciato a scrivere e ho coltivato questa passione nel tempo. Perché poi, per me, scrivere è facile, mi viene spontaneo, è come respirare, cioè naturale. E se è vero che all’inizio scrivevo soprattutto per me, è anche vero che crescendo il mio scrivere è diventato un modo di dialogare con gli altri. Perché poi chi scrive parla agli altri e per gli altri, dà voce a ciò che gli altri sentono, perché siamo tutti della stessa natura e abbiamo sperimentato più o meno tutti le stesse gioie e gli stessi dolori. Difficile per me è stato, invece, decidere di inviare un manoscritto agli editori. Più volte nella vita mi era stato suggerito di considerare la pubblicazione, ma avevo sempre scartato l’idea, perché in qualche modo per me voleva dire esporsi. Non tanto a una critica – quelle si mettono sempre in conto, fanno parte della vita – ma piuttosto a un nuovo modo di vedere se stessi, cioè attraverso gli altri, in questo caso i lettori. Ed è stata proprio questa urgenza espressiva, questo groviglio inestricabile nella mia vita di incontri, trasferimenti,viaggi, studi d varia natura, e anche di un impegno culturale vario e differenziato che mi ha portato ad abbandonarmi all’idea della pubblicazione. È stato un po’ come una sfida irriverente a me stesso, come un invito a misurarmi con qualcosa di nuovo, che però al tempo stesso viveva da sempre dentro me.
È solo un hobby per lei scrivere o pensa che possa diventare la sua professione in futuro?
Ricollegandomi a quanto appena detto, scrivere per me è tutto meno che un hobby. È un’esigenza primaria, che ha a che fare con il mondo e con il mio rapporto con il mondo. Ha a che fare con le cose indicibili, con l’ignoto dei sentimenti, con il luogo oscuro delle passioni, insomma con il gonfiore dell’essere. E proprio perché questo scrivere è da sempre per me un continuo fluire, non escludo di proseguire su questa strada. In realtà ho già pronto un altro romanzo e ne ho iniziato uno nuovo da un paio di mesi, senza contare tutto il materiale scritto negli anni che preme per essere raccontato. In più alcune case editrici mi hanno contattato per sapere se ho ulteriori scritti da sottoporre in visione (il che non vuol dire certo garanzia di pubblicazione!) e le critiche sino ad ora ricevute sono più che positive. Questo è senza dubbio incoraggiante e mi invoglia a continuare questo percorso.
Perché un romanzo ambientato a Stresa, cosa la lega a questa splendida località?
Il romanzo dipinge l’intreccio di drammi interiori, interessi personali, slanci di vita, miserie esistenziali e meschine superficialità di un ambiente sociale internazionale e sofisticato, ma al contempo chiuso e – in un certo senso – schiavo dei propri stessi schemi: i luoghi che fanno da sfondo alla vicenda – Stresa e le Isole Borromee, ma anche Parigi e le Valli della Loira, nonché il Maine e la California negli Stati Uniti – in un certo senso amplificano quello che è il respiro stesso del romanzo. Stresa e le Isole Borromee, con la loro bellezza struggente e altera, mi sono sembrati luoghi perfetti per l’ambientazione principale, dato che riescono a trasmettere il senso del magnifico mantenendo comunque un profilo discreto. Vorrei anche aggiungere che si tratta di località che conosco piuttosto bene: sia negli anni adolescenziali (e anche prima) che in età adulta, la vita mi ha portato spesso in questi luogh magici e in qualche modo adesso mi appartengono, sono parte di me. (p.b.)

“C’è Ancora Luce” sarà presentato il 6 novembre a Stresa alle 21 al Distretto turistico dei laghi, il 7 novembre a Milano alla Libreria del Corso San Gottardo alle 19, il 10 novembre alle 21 in biblioteca a Poggio Rusco, il 12 novembre a Mirandola allo Spazio Libreria alle 17, il 14 novembre a Bologna alla Johns Hopkins University alle 21.
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