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Info sull'Opera
Autore:
Narrativa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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“LETTRISMO e SITUAZIONISMO”

di Narrativa

Martedì 20 marzo alle ore 16,00 presso la sala conferenze della LABA Libera Accademia di Belle Arti, via Don Vender, 66 a Brescia, in occasione della presentazione del Volume “Lettrismo e Situazionismo” (edizioni Peccolo Livorno), si terrà un incontro dal titolo:


“LETTRISMO e SITUAZIONISMO”
(alle origini dei progetti artistici dei due maggiori movimenti artistici nell’Europa del dopoguerra)

CONFERENZE - DOCUMENTAZIONE- PROIEZIONI - INCONTRI - DIBATTITO -


All’incontro parteciperanno:

Roberto Peccolo, Editore e Gallerista

Bruno Corà, Direttore del CAM di La Spezia

Sandro Ricaldone, Critico d’Arte

Gérard-Philippe Broutin, Artista lettrista

Claudio Scalzo, Direttore dei tellusfolio, www.tellusfolio.it



Nei quartieri intellettuali della Parigi del secondo dopoguerra, tra la fine degli anni ’40 e la fine degli anni ’50 si assisteva ad un fiorire e proliferare di gruppi artistici e letterari che si incontravano, si scontravano, rifondandosi e contrapponendosi gli uni con gli altri.

In questo clima di febbrile fermento e di continua ricerca culturale si fece strada un’avanguardia artistico-letteraria e filosofica che rovescerà i principi dell’arte e distruggerà, anche con la violenza dello scandalo, tutti gli elementi culturali preesistenti nella società artistica francese, ed europea, di quegli anni. Il Lettrismo artistico, creato da Isidore Isou nel 1950 con il manifesto “Elementi di pittura lettrista” a cui aderirono subito altri artisti quali Gabriel Pomerand, Maurice Lemaitre, Roland Sabatier ed altri giovani. Ma è con il libro “Trattato di economia nucleare” del 1949 e il saggio “Soulevement de la jeunesse” (La rivolta della gioventù), oltre che con il suo famoso film sperimentale del 1949 “Traité de Bave et d’Eternité”, che il movimento attirerà l’attenzione sulle condizioni di marginalità della gioventù e lo scontento giovanile, stimolandone il desiderio di rivalsa e poi di rivolta. Una “compagnia” di adepti, quasi una setta di cospiratori, che si costituì in “gruppo” riunendosi nei café parigini e discutendo animatamente nel preparare e realizzare: le teorie, i proclami, i libri, le riviste,le opere, i film, ecc..

Tutto un materiale di idee e di proposte utili alla costruzione e alla propaganda per la diffusione della teoria e del pensiero di Isidore Isou e della sua creatura il “Lettrismo” il cui tema generatore era la Lettera e la Poesia-Parola.

Dal gruppo iniziale di I. Isou si staccheranno poco tempo dopo, e definitivamente, Guy Debord, Gil Wolman, François Dufrêne, Jean Louis Brau e altri che, dopo la scissione del 1952, fonderanno nel ‘57 l’Internazionale Situazionista. I Situazionisti, dalle cui idee si svilupperà alcuni anni più tardi negli Stati Uniti il movimento “Fluxus”, furono fondamentalmente contrari alla produzione di opere artistiche –considerandole: “…una ulteriore merce nel mondo già stracolmo di merci”- ma più inclini ideologicamente a promuovere una creazione artisticamente effimera, momentanea, di comportamenti o di situazioni e di stravolgimenti (usando spesso le armi dell’ironia e del sarcasmo) della visione quotidiana della vita. Anche attraverso il binomio arte-vita, essi cercheranno di attuare, con le loro “effimere” azioni (famose furono le ri-appropriazioni del quartiere o delle strade della propria città attraverso il “panegirico” notturno) una più profonda e radicale coscienza critica nei confronti della società moderna definita: “La Società dello Spettacolo” (titolo del libro e del film di G.Debord). Società che in quegli anni, come denuncia G.Debord, stava già avviandosi verso una forma di vita reificata e adatta solo ad un vuoto, sfrenato consumismo. Riprendendo alcuni spunti provenienti dalle avanguardie culturali del primo novecento (Futurismo, Dadaismo e Surrealismo), quella dei Situazionisti fu una visione di critica alla società paragonabile alle odierne teorie della sinistra radicale. Cercarono di creare e sviluppare una nuova concezione artistica per far assumere all’arte l’ambizioso compito di detonatore sociale e di rivolta affinchè potesse promuovere una diversa e migliore visione della vita e della società. Guy Debord sosteneva che il superamento de “l’arte per l’arte” fosse da compiersi attraverso un vivere e un operare “artistico” in modo da inserire nella vita quotidiana, attraverso il comportamento, una trasformazione estetica e una più profonda rivoluzione, anche marcatamente politica, della società moderna.

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