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Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
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PER LA POESIA DI ALBERTA TUMMOLO. Recensione del Prof. Chiodo Carmine docente di Letteratura moderna e contemporanea UniversitÓ degli Studi di Roma 'Tor Vergata'.

di Rassegna Stampa

PER LA POESIA DI ALBERTA TUMMOLO




La vera poesia nasce sempre da una urgenza interiore come questa di Alberta Tummolo, che si presenta come una poetessa autentica e originale fin da questa sua prima silloge poetica, introdotta stringatamente ma profondamente da Luisella Pasquali, la quale giustamente sottolinea il fatto che la poesia di Alberta Tummolo si configura, tra le altre cose, come un “dialogo delicato e continuo con alcune personali emozioni non estranee alle universali concezioni”.
Della Pasquali condivido anche le sue osservazioni sulla sintassi e sullo stile poetico del quale dirò diffusamente dopo aver messo in evidenza altri aspetti della poesia che mi è arrivata mediante la gentile amica prefatrice. Comunque per capire questa poesia sono da tenere presenti le parole che dice la stessa Autrice che parla di momenti magici per i quali “ci concediamo un'immersione nel profondo del nostro animo, ma poiché l'intensità delle emozioni che si provano può essere sopraffacente, risaliamo spesso troppo in fretta”. Le immersioni del resto implicano delle risalite durante le quali si lacera quello che si è vissuto e quindi non resta che un “debole ricordo”.
Effettivamente. Effettivamente ha ragione la Tummolo quando ancora nelle sue pertinenti dichiarazioni poetiche dice che è la “immersione che ci svela chi siamo” e perciò con la poesia noi ritorniamo a noi stessi.
Le immersioni poetiche di Alberta Tummolo, dedicate alle persone che ama, sono molto riuscite e attraverso di esse appare la natura, la sensibilità della stessa Autrice che significa o specifica queste sue immersioni con un linguaggio molto immediato, spontaneo, naturale. Al riguardo voglio citare nella loro interezza i versi seguenti:/”Cocci taglienti/ Muri aguzzi/ Sole cocente e/ Strade deserte/ Percosse dal vento/ Che secca le carni/ Ma nel mio cuore/ Buio e umido/ Un seme di speranza/ Sta” (Deserto, p.39) oppure: /”Arriva al cuore/ la voce silenziosa/ Ed io per parlare/ al tuo cuore/ vorrei imparare.../ dovrei imparare/ a tacere/ Da grande ricorda / le mie silenziose parole” (Silenziose parole, poesia dedicata Ad Alessandro). Una poesia, questa di Alberta Tummolo, che convince per temi e per stile, e poi i versi tecnicamente sono ben fatti, e coi quali l'Autrice manifesta le sue convinzioni sulla vita: /”La vita innescata/ esige se stessa/ neonata energia vitale/ che nulla può far/ arretrare”/ (Scissione, p.40).
Come non ricordare gli stupendi e ben concentrati versi di Valentina: “Sanno i tuoi piccoli baci/ accendere nel cuore/ scintille che dormono fra braci/ il tenero fuoco d'amore”/ (p.42), e ancora: /”Puoi guardare lontano/ se la tua meta/ è il cuore/ l'Umanità è l'abbraccio/ che vai cercando”/ (Scoperta, p.48); /”Un soffice respiro di vento/ luccichìo d'un esile filamento/Scompare, riappare/ di nuovo si perde/ alla mia vista/ così fragile/ tra le imposte socchiuse/ non so a che s'aggrappi/ quel flebile moto che pure è vita”/(Filamento, p.17).
Immersioni presenta tre sezioni: Oscillazioni nel buio; Nel proprio cuore; e poi ecco la sezione che dà il titolo alla stessa silloge poetica: Immersioni. Significativa appare l'ultima lirica di questa sezione: Linea di confine: /”C'è una linea dentro me/ segna un confine valicato/ sottile e trasparente/ come lastra di cristallo/ che lascia intravedere/ Io amo questo confine/ perché è un confine/ e non separazione/ consente il ricordo/ ma lo tiene lontano”/ (p.59) .
Una dichiarazione di poetica ed effettivamente nelle sue poesie Alberta Tummolo si tiene distante da sé, e quindi guarda nell'insieme e appunto quel confine la sa proteggere e nel contempo – sto facendo una parafrasi della lirica prima richiamata – segna /”la differenza/ tra il dolore dominante/ e il dolore dominato”/. In conclusione: /”io amo questo confine/ gli devo la vita”/. Quest'ultima, la sua condizione, il suo essere è detto con un linguaggio sempre naturale, ma molto espressivo e intenso, che esclude l'uso di paragoni o di metafore o di stilemi cervellotici ed elaborati. Al riguardo non posso non citare la poesia dal titolo Di tanto in tanto in cui si nota un linguaggio ben misurato e calibrato che rende molto bene una situazione interiore: /”Di tanto in tanto/ l'idea della morte/ m'appare improvvisa/ ancora grondante/ s'aggrappa all'anima/ impadronendosene/ e s'affianca all'insofferenza/ di molti”/ (p.15).
Anche noi ci immergiamo negli attimi di vita, nelle emozioni che la poetessa di volta in volta specifica con linguaggio molto preciso ed efficace: /”mera potenzialità/ ora vagabondiamo/ per il nostro paese/ per la nostra città/ per il nostro circolo/ per la nostra casa/ per la nostra stanza”/. Orbene la nitidezza linguistica e di metafore, di immagini, di paragoni caratterizzano questa ben riuscita poesia della Tummolo che presenta, tra le altre cose, un ritmo costante che si articola in versi ben scanditi che hanno una misura stringata e breve: /”con veemenza vivere/ pur dolorosamente/ gli ultimi beati istanti/ d'amore”/ (Per te, p.18) oppure: /”nella profonda conca/ delle mie mani raccolgo/ per accogliere me stessa”/ (Alfa, omega, p. 19); e infine /”s'insinua fra le vie secrete/penetra nei meandri umani/ bagnando aerei capelli/ dona una lacrima/ per questo misero mondo”/ (Nebbia, p.20).
Le metafore, le similitudini, le comparazioni di volta in volta impiegate rendono quella che è la vita, il nostro essere, temi che sono di ogni poeta, ma la Tummolo li tratta con misura e maestria: /”Su vecchie strade invernali/ Incerti fruscii/ E nel vuoto, noi/ Nuvole rotolanti”/ (Senza titolo I, p.14); /”Signori/ Io non sono che un povero bimbo/ mal vestito, mal nutrito/ Non ho casa, non ho cibo/ non pane, non acqua/ (...)/ Son nato per morire a poco a poco/ (...)/ Oh signori/ non parlate/ non muovetevi/ non pensate/ non così/ siamo nati per morire/ fra i corpi dei nostri fratelli”/ (A voi, pp.34-35).
Insistiti si fanno i simboli nella poesia pur essa simbolica dal titolo Deserto: /” Cocci taglienti/ Muri aguzzi/Sole cocente e / Strade deserte/ (...)”/ (versi che ho già citato) (p.39).
Dalle citazioni fin qui fatte si comprende benissimo che la poesia di Alberta Tummolo è di sostanza e vale la pena di leggerla in quanto essa è originale e nei temi e nei contenuti, nel linguaggio che non ha nulla di ermetico o di cervellotico, ma esso fluisce rapido e incisivo e alimenta una poesia dalle varie tonalità e significati: /” All'eterno spumeggiare dell'anima/ gli umani sensi vanno frangendo/ antichi canti d'amore e ballate/ di tramonti solari”/ (Moto perpetuo, p.43); /”Il mondo insegue suoi ritmi/ io sospendo lotte infeconde/ e cedo a leggere incoerenze/ rallento i miei battiti/ ed onde ascolto profonde/ lontananze si fan presenze/ ed io volo”/ (Innamorarsi, pp.53-54).
L'amore occupa un suo posto nella poesia della Tummolo ed è espresso con un linguaggio molto chiaro e fortemente poetico: /” così come sei, amor mio/ con gli occhi tuoi grandi/ le mani premurose/ la bocca di piccole parole/ così come sei.../ti seguo nel fare operoso/ mentre mi illudo di fermarti/ col mio sguardo un momento”/ (Così come sei, p.56).
Ogni poeta dice se stesso, le sue emozioni, la sua vita, ciò che sente dentro, e la Tummolo dice tutto ciò – insisto su questo fatto che mi pare la nota dominante e più caratteristica della silloge – con un linguaggio che nasce da una profonda ricerca e riflessione; e si presenta limpido, appropriato, specifico e ben aderente alle situazioni o alle emozioni ( si vedano al riguardo i versi a p.50: La mia città). La poetessa si immerge nelle cose esterne e in quelle interne e poi le riporta alla luce poeticamente come ci è dato notare dalle liriche che formano la silloge che mostra già una poetessa dotata e sensibile, che è sulla giusta via poetica nel senso che ha un suo linguaggio personale, originale: /”Luminoso raggio di sole/ ti rivolgo una preghiera/ semplice quanto l'acqua/ che scorre a valle”/ (Il dì e la notte, p.58; e si veda pure p.47: Vento).
Alberta Tummolo conosce la sua anima. Emblematico ad esempio è un testo poetico fortemente metaforico come già svela subito il titolo: Sono venuta dal deserto: /”Sono un albero dalla chioma bruciata/ Che affonda le radici ostinatamente/ Sono un albero battuto dal vento/ Segnato da lunghi periodi d'arsura/ Sono venuta dal deserto/Ma so far germogliare dai miei rami/ Fiori vermigli”/ (p.57); il testo appena citato nella sua interezza fa parte della terza sezione della silloge poetica: Immersioni e qui si leggono altri testi come il già citato Linea di confine, Innamorarsi ad esempio e ancora Senza titolo IV.
In sostanza questa poesia dice come la poetessa, la donna Tummolo è fatta, sente, vive anzi ci restituisce tutta quanta la personalità della poetessa che talvolta è /”ferma” nella memoria di se stessa; altre volte gira intorno ad un centro vuoto e la vita è un vortice, ma qui poi ha ricostruito caparbiamente il suo centro ed esso /” si è fatto stella e le punte/ mille direzioni possibili/ strade percorribili/ misteriose, ma non spaventose/affascinanti, non diaboliche”/ (p.57). Poesia come conoscenza è questa di Alberta Tummolo, e si tratta di una poesia che convince e piace. Vale veramente la pena di leggere versi come questi perché sono versi sentiti e nascono veramente dal cuore, e Nel proprio cuore, come già detto si intitola una sezione del volumetto.
La Tummolo è poetessa che aspetta, ritrova, sente gridare, cantare e saltare, altre volte desidera una metamorfosi; o ancora talvolta langue la sua anima; altre volte desidera di non aver più nulla “se non la speme/ d'una disperata ribellione/ anch'essa defraudata” (Nebbia, p.20); altre volte “dolcemente” vive come si legge nel testo Similmente(p.21) o ancora osserva e canta la Carta straccia (p.23) e infine nasce in lei (nella poetessa) un ”disperato/ far niente”( Senza titolo II, p.25); altre volte se lascia le sue “stanche occupazioni/ viene il silenzio” o se si affanna “Solo rochi suoni / Vuoti e invadenti” e se abbandona “la sterile battaglia / le tenebre” (v. p.26).
Sono sequenze liriche che dicono l'essere, gli istanti, le sensazioni della poetessa che ad esempio vede “cadere/ dagli esausti rami/Foglie purpuree/ nell'aria turgida/ di tremuli raggi solari/ ed ombre buie/ Umide e rotonde/ Su di esse giacere” (Istanti, p.29) In altri momenti, in altre occasioni si lascia prendere “da un dolce straniar” (v. Ritrovarsi) oppure avrebbe voluto essere pietra “levigata dal tuo dolce/ muschioso fruscio” (v. Il mio Sacco, p.49) .
Si avverte pure come una “ostinata bambina”; una bambina dagli “amori cullati/ Solo nei sogni(v. Lungo il fiume, p.51). Lo è ancora “ostinata bambina”: tant'è che l'ha ritrovata e quindi l'accoglie, la riconosce: “T'accolgo ostinata bambina/ che sono stata, che sono ancora/che ho ritrovata”.
Orbene la poesia della Tummolo è anche ritrovarsi o ritrovare ciò che è stato o ciò che si è ancora, Poesia è riconoscersi nel fuori e nel dentro, sentire e trasmettere emozioni e sensazioni. Tutto sommato ci troviamo di fronte a una poetessa sostanziosa e che scrive versi che oggi come oggi è raro leggere (al riguardo si veda p. 22, ad esempio, o ancora altri testi come Di tanto in tanto e Filamento, per citarne alcuni).
La poesia di Alberta Tummolo è la poesia dei movimenti della vita , di sé e degli altri, dell'uomo “triste e vinto”; poesia di “attimi lontani” (v. p.37: Ritrovarsi). Ciò che realmente si prova, si sente e che puntualmente la poetessa ci presenta, ce ne rende partecipi. Ciò non è poco. La Tummolo è sulla via poetica giusta, e bisogna che la percorra fino in fondo, dandoci, e ne sono sicuro, altri pregevoli libri poetici.
Con questa ultima considerazione prendo congedo dalla poesia della Tummolo che mi ha sollecitato considerazioni, che potranno più o meno essere condivise, ma che certamente hanno cercato di mostrare la fisionomia di una poesia che occupa un suo posto rispettabile nell'affollato Parnaso contemporaneo.

Carmine Chiodo




Prof. Chiodo Carmine
docente di Letteratura moderna e contemporanea
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”



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