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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
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HA RAGIONE LA SABBIA A LASCIARE IL SEGNO - recensione di Rina Xhihani

di Rassegna Stampa

Ogni qualvolta il lettore si accosta alla poesia, nasce in lui il timore d'imbattersi in qualcosa di inaccessibile. Quando però prenderete in mano "Ha ragione la sabbia a lasciare il segno" e leggerete le prime righe di Filipponi vi assalirà una sensazione timidamente familiare... il segno di qualcosa di intimo, di semplice, di così magicamente semplice che vi chiederete: "E' possibile? Non sono il poeta ma comprendo il poeta?!"
Tutto questo perchè la poesia di Michele è inconsciamente in ognuno di noi. L'esperienza, il Passato, i ricordi, il presente, la sua ingombranza insieme al suo vuoto, porta l'autore ad esternare quella melodia muta che si cela nel contrasto tra pensiero ed esperienza.
Ecco, quando finirete di leggere questi testi, vi accompagnerà a lungo il segno dell'introspezione.
La scrittura di Flipponi è un urlo, un urlo continuo di chi "non sa lasciarsi stare", di chi osserva il mondo scorgendovi la moltitudine, niente chiusura nel pensiero del poeta, solo una solitudine forzata sopra un tappeto-palcoscenico, nel silenzio rumoroso di una stanza senza pensieri: il minuscolo angolo della grande rivoluzione dell'artista.
Il risultato è un racconto enigmatico, pieno di "Casinò" dove giochiamo d'azzardo la nostra vita, pieno di strade che non abbiamo percorso, pieno di estati lontane, andate per non ritornare, pieno di sogni, e fate e bicchieri e parole di qualcuno che ha saputo dire le cose sempre meglio di noi... Tutto questo nella lettura diventa nostro, del lettore, grazie alla semplicità del linguaggio, profondo ma diretto, leggero ma riflessivo, intenso,vero, vero...
Il risultato è una poesia generosa, una poesia che è anima strappata a pezzi e messa su carta.
Il mondo è tale perchè noi ci siamo dentro, il mondo è tale perchè L'Io può dire che sia così. Filipponi lo cerca il suo Io, lo acclama, lo contempla, lo deride ma nello stesso tempo lo esalta.



"A me che sono un equivoco.
Un errore.
Uno sbaglio.
Un noioso giovedì sera.
Un miscuglio di istinti.
Uno scherzo del sedile posteriore."



Tratti dalla lirica "A me scappa da ridere", questi versi potrebbero indurre il lettore a pensare ad un decadente, ma attenzione a quel finale:



"Nonostante tutto vivo.
Nonostante il caso.
Non dovevo neanche esserci su questo palco.
Per questo mi scappa da ridere.
Perchè un giorno vi farò ballare."



In questi versi prende forma il vero senso della lirica: ESSERCI e ballare al ritmo del mondo, nonostante tutto, qualunque sia stato il motivo per cui ci troviamo su questo immenso palcoscenico.
Un tema ricorrente è quello del futuro, un futuro vagheggiato, sperato, sognato, un futuro desiderato nonostante il rimbombo di un passato troppo presente ancora, nonostante le perdite, le disillusioni, i pomeriggi in riva al mare, a parlar con le onde. Bisogna farci l'amore con i sogni, bisogna desiderarli con la crudele tenerezza dell'amante perfetto, con la costanza del fanciullo.



"Beh...
Vorrei svegliarmi a trent'anni e non essere solo...
ma soprattutto,
vorrei svegliarmi domani senza scoparmi più i sogni...
ma facendoci solo l'amore."



La ricerca è costante nei versi di Filipponi. La ricerca di sè, la ricerca degli altri, giacchè là fuori l'autore passeggia a piedi nudi lungo la riva, sentendosi Dio e sentendosi uomo, mentre crea e modifica segni fragili, estende lo sguardo e ci trova cappotti, amanti, figli, calcio, pescatori, cani... il mondo nella sua moltitudine. Ma questo mondo pare lontano, anche se lo sfiora come la brezza del mare, è come chiuso in sè stesso, e non parla al poeta, che vaga sperando in "nuove parole" che appesantiscano il cuore di calore, eliminando il senso di vuoto.
E l'amore? In poche poesie e racconti di Filipponi incontrerete questa parola, in TUTTO riuscirete a trovarla, nei silenzi, nelle canzoni, nella carne, nello sguardo, nell'asfalto bagnato, nell'erba secca lungo il guard rail. Perchè l'amore non può che essere non-parola, l'amore si può solo toccare... Oppure può essere assenza e allora si contempla:



"Solo
In bilico tra la morte e l’amore
Solo
In equilibrio sulla vita…
Cammino sul bordo."



Immaginatevi una lunga notte d'estate. Una banale notte d'estate sdraiati su una panchina, con il vento che vi accarezza i pensieri leggeri, e una bottiglia di birra giace proprio vicino a voi. Una di quelle banalissime serate perfette perchè non c'è nulla che vi manchi, e a voi scappa da ridere perchè ballate all'anima dell'universo. Allungate la mano e Lei è lì...tutto questo è la poesia di Filipponi, il sogno della notte perfetta.



Rina Xhihani
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