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Info sull'Opera
Autore:
Aletti Editore
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Vito Massimo Pellicoro - ESTASI,RIFLESSIONI DI UNA MENTE PARALLELA

di Aletti Editore

Estasi rinvia ad uno stato mentale trascendentale. L’estasiato è colui che esce da sé, dalla propria condizione esistenziale per poter abbracciare la visione d’insieme del mondo, assoluta ed incondizionata. L’estasiato è una mente parallela, certamente. Due rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai. Due rette, due orizzonti infinitamente distinti. La maggior parte delle persone vive solo su di una retta, quella più rassicurante del senso. Solo alcuni, pochi a dir il vero, hanno la (s)fortuna di sollevarsi, di convertire i punti cardinali in alto ed in basso.
Cos’è, quindi, l’estasi? Un lampo, uno sguardo che vale tutta una vita racchiuso in un momento etereo, assoluto. L’orizzonte che si staglia di fronte all’estasiato, in questi momenti misterici, coincide, per chi ci crede, allo sguardo di Dio che investe di senso ciò che osserva. Ma se Dio è morto con Lui tutte le misere illusioni dell’uomo, ecco che l’estasi non diventa un momento di gioia e di benedizione mistica, bensì un peso, un fardello che, tuttavia, non affanna l’eroico furore di colui che si erge sui drammi esistenziali, sulle macerie dei vuoti idoli che gli uomini hanno edificato per dimenticarsi dell’ultima e grave verità: la mancanza di senso, il nulla. Signori, questo è nichilismo radicale ed il Poeta in questione sembrerebbe farsi cantore dell’inquietudine che esplode violentemente da questa nobile e sofferente conclusione. L’estasiato religioso parla con Dio, il quale gli proferisce la parola divina, l’estasiato nichilista, nel fulmine dell’intuizione trascendentale, non trova Dio ad aspettarlo lassù, ma solo se stesso. Così il dialogo con un Dio che non c’è si trasforma in un monologo con se stesso le parole poetiche diventano, così, echi del vuoto interiore. Echi che sbattono sul non senso della vita, ma che, paradossalmente, danno senso facendo poesia. Il poeta Pellicoro sembrerebbe farsi carico di questa ultima condizione, le sue sono poesie personalissime ed universalissime; personalissime perché riflettono se stesso, certamente, universalissime in quanto portano alla luce la condizione extratemporale e metapersonale di chi è consapevole che il mondo ha perso la propria stella polare, il suo orientamento: il nichilismo, appunto.

Denudato d’essere e sganciato da qualsiasi direzione ultima, il Poeta è vuoto, spaesato, intontito e per questo pronto ad accogliere le ferite della vita che si infliggono sulla carne, definendolo con una parola tutta nuova. La parola poetica diventa, così, una necessità ineluttabile, la parola dà un senso, una forma, un fluire indefinito e caotico delle emozioni, dei sentimenti, dalla rabbia all’amore, dal dolore alla gioia. Il Poeta non trova consolazione in ciò che fa, la malinconia è la sua “unica donna”: la parola, però, diviene un balsamo, il modo attraverso il quale definire se stesso, nella consapevolezza che l’effluvio vitale non potrà mai essere pienamente ingabbiato nelle parole. In questa raccolta di poesie troviamo la ricerca infinita, perchè destinata al fallimento, della consolazione cicatrizzante della poesia. Di fronte all’inutilità delle certezze non possiamo che trovare il caos. La parola abdica dinnanzi al “caos etereo”, lo manifesta semplicemente cantando, inneggiandolo dionisicamente.

C’è dialettica tra una mente parallela ed una mente unidimensionale. La prima, assalita da “dubbi porpora” scuote il senso del mondo demolendolo con passione autodistruttiva; la seconda vive ancora dell’illusione: la mente unidimensionale è la mente di coloro che “sanno, senza capire”, che “vivono e muoiono come burattini”. Le parole della mente trascendentale potrebbero apparire una vera e propria “invettiva”, pietre di parole che accusano gli unidimensionali di “rifugiarsi nella banalità di una monotonia fatta tua dall’altrui vita”. In questa dialettica il Poeta si avverte gettato in una solitudine cosmica ed ontologica, il mondo lo priva di chi gli è caro senza un motivo giustificante nonostante provi ad afferrare disperatamente dei ricordi sempre più deboli ed effimeri, tenti inutilmente di fermare “l’orologio che già intona i sei rintocchi”, gli altri vivono su una retta che, oramai, non gli appartiene più in quanto consapevole delle menzogne (“viaggiavo nel tempo di un mondo falso”), lui ha, infatti, assaporato l’angoscia e loro non conoscono “il profumo del male”.

In un mondo violentato dalle sue illusioni, consapevole della vacuità finale che attende sogghignando la nostra breve vita, sembrerebbe mancare totalmente la salvezza; non c’è redenzione. Probabilmente è così, ma il Poeta quasi ci vuole consolare con quel sentimento che, nella raccolta, appare frequentemente tanto quanto la malinconia: l’amore. “Io scrivo per chi ancora spera che un bianco destino celi amore per noi”, “credo che l’unica certezza che chiunque abbia sia solamente l’amore, che anche solo per un attimo ti rende migliore”,”ti amerò perchè avrai ucciso il mio dolore”. Forse è vero. La vita è tutta qui, come diceva il filosofo Schopenhauer. Si nasce, si soffre e si muore. Nulla di nuovo, sotto il sole. In questa landa desolata di sofferenza che è la vita, dalla quale i molti “sciocchi” sperano di sfuggire con altrettante sciocche illusioni, la mente parallela accetta fino in fondo il suo destino e per questo che apprezza infinitamente, più di qualsiasi altro, gli intervalli sfuggenti tra una sofferenza e l’altra. Intervalli che chiama “amore”, intervalli sì, ma infiniti come un “attimo d’amore”.

A cura del prof. Roberto Di Letizia

Collana "Gli Emersi - Poesia"
pp.40 €12,00
ISBN 978-88-7680-975-0
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