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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

da ( La Repubblica - www.bari.repubblica.it ) di Giancarlo Visitilli - Dora Luiso, il fascino filosofico della poesia.

di Rassegna Stampa

Dora Luiso è originaria di Cassano delle Murge (BA). Classe ’65, insegna Filosofia al Liceo. Alla sua prima avventura editoriale, dopo che alcuni suoi componimenti sono stati selezionati per altre pubblicazioni con Aletti Editore e il Premio Mario Luzi, ora “senza la pretesa di dirsi poetessa si mette nelle mani dei suoi probabili lettori”, come è scritto nella quarta di copertina della sua raccolta, dal titolo “Solchi emotivi”, si concede in un’intervista esclusiva.

Infatti, scelti due suoi componimenti, le ho chiesto alcune curiosità. A cui, sarebbe bello ce ne fossero altre fra voi lettori, da richiedere direttamente a Dora.

Dora, perché “Solchi emotivi”?
Il titolo della silloge è legato al ricordo di una chiacchierata con un amico carissimo. Ci raccontavamo di quelle emozioni che sono tanto intense ed autentiche da solcare indelebilmente le nostre vite. E’ infatti nel silenzio della coscienza che queste continuano a vivere senza essere minimamente scalfite da nulla, tanto meno dal tempo. Si tratta di emozioni relative a vicinanze tanto profonde da creare fili indissolubili che possono rischiare di diventare anche cappi mortali.

Nella nota al lettore, tu scrivi “Potremmo darci la morte ma dobbiamo scegliere la vita”. Perché il “dobbiamo”?
Perché, anche e nonostante le ferite, il legame più forte che ho è con la vita. Pure nei momenti di massimo sconforto, tipici non solo della mia esperienza personale ma dell’esistenza di ogni uomo o donna che ha una sensibilità raffinata, si può avere la tentazione di darsi la morte. Invece voglio credere in un’altra opzione: esperito il dolore, penso si debba tornare alla vita e gustarne ogni frutto. Mi piacerebbe che il dolore non ci fosse, ma tenuto conto che è una delle componenti insopprimibili di questo mondo, insieme alla gioia, non ci resta che viverle entrambe. Solo che, come abbiamo il diritto ad esprimere la nostra felicità, abbiamo il diritto innegabile e sacrosanto di dire la nostra sofferenza, di elaborare le morti continue, di riaffermare la dignità negata, di gridare il nostro disappunto e il nostro delirio.

Perché scusarsi per la “franchezza dell’espressione”?
Perché certe volte la comunicazione rischia di addolcire con forme stilistiche ovattate la reale pesantezza della realtà. Essere franchi in questo libro è significato anche dire cose che bruciano non solo a chi scrive ma anche a chi legge. Forse feriscono riaprendo ferite faticosamente dimenticate e me ne dispiace. Ma la crudezza è realismo, mitigare è illusione o falsa difesa.

Cos’è, quindi, per te la poesia, oltre che “terapia”?
Mi dispiace, a questa domanda non so rispondere. So solo che il pudore per questa pubblicazione mi ha spinta a chiedere a diversissime persone se fosse stato il caso di fare questo passo. Quando hanno letto le poesie e vi hanno trovato significati che non avevano più l’intensità delle mie emozioni ma la forza delle loro ho capito che forse stavo dando parole in prestito agli altri. Allora ho pensato: posso farlo! Sarà questa la poesia?

“ansima”, “incredula”, “futuro che vedo sola nel buio”: nei tuoi componimenti c’è un continuo e affannoso ricercare e non trovare… Cos’è questo nella tua vita?
E’ il disagio di provare a vivere con le idealità in cui si è cresciuti e che invece ci rendono soli e inadattabili a un mondo che ha riferimenti troppo minimi e spesso superficiali.

Mani, gambe, braccia che sembrano voler afferrare, stringere, quel che si rivela, poi, un vuoto, una mancanza, occhi che catturano volti perduti, pensieri di abbandono, desidero morte a finire il dolore, desidero vita a spegnere il pianto, mani fredde e svuotate…
E’ molto presente la fugacità delle relazioni. E’ un motivo molto ricorrente. Cosa manca agli uomini e alle donne oggi, secondo Dora poetessa?
Forse manca il rispetto e la responsabilità. Non è tutto permesso e non è tutto accettabile. La propria sacrosanta libertà non contempla l’offesa, il maltrattamento, l’uso degli altri a proprio vantaggio, la vuotezza e la falsità delle parole. Le relazioni autentiche non possono essere fugaci, legano nelle profondità della interiorità di ognuno e ci rendono responsabili di quelli cui siamo legati. Ogni nostra scelta dunque non è un indifferente. Purtroppo però si deve mettere in conto il rischio della perdita e del lutto che ne consegue. E’ vero pure che se invece sono vissute in modo epidermico e leggero non c’è rischio di farsi male. Cosa è meglio? Io conosco la risposta per me e invidio chi è in grado di fare diversamente.

“Malata di tua perdizione” come Alda Merini a cui dai molto spazio nella tua produzione e considerazione. Qual è il tuo rapporto e la tua conoscenza del mondo della Merini?
Amo Alda Merini da sempre. Mi piace il suo scrivere lucido, diretto e semplice al punto da essere disarmante. Di lei amo la forza della resurrezione e la passione per la vita. Ho letto tutte le sue produzioni.

“Rompo i coglioni, rabbia, invidia”: sembrano rappresentare un momento particolare della tua vita/produzione….
Si, la passionalità che mi distingue passa anche attraverso l’incapacità del silenzio e l’irriverenza. Mi hanno detto che ho la guerra in testa. E’ vero. Non posso ammettere che si manipoli l’evidenza, che si stia in silenzio davanti all’ingiustizia, che si diventi remissivi di fronte al male. Altrimenti è connivenza o bugiardo bigotto perbenismo. So anche che esagero e fatico a contenermi. Ma non dire ciò che penso o nascondere edulcorandola la mia verità sulle cose è per me come offendere le persone che amo. Dovrei forse imparare la forma. Ma senza la verità la pace è impossibile.

Quanto spazio e importanza ha la musica nella tua vita?
Ha tutto lo spazio. La musica è la mia memoria crudele, il mio spazio di quiete e di bellezza.

“Domani” è una delle poesie in cui metti in evidenza tutta la tua profetica potenzialità di donna, femme fatale. Ci dici del tuo essere donna, insegnante, poetessa, oggi.
La mia potenzialità profetica la sento. E’ l’intuito che anticipa tempi e risposte. Non è propriamente una condizione piacevole. Grazie per il ‘femme fatale’ ma non lo sono affatto. Il mio essere donna è la mia natura che continuamente scopro e imparo a conoscere e ad apprezzare. Il mio essere insegnante è il lavoro più bello che mi poteva mai capitare di fare. Il titolo di poetessa mi mette in imbarazzo. E’ troppo per me. Mi sento solo come chi, a un certo punto della sua vita, follemente, ha deciso per contingenze impensate di esprimere se stessa in questo modo. Se poi è poesia, lo vedremo.

Perché è “stupido il cuore pentito”?
Un cuore pentito è stupido quando crede di non poter rimediare agli errori. L’aggettivo ‘stupido’, in questo caso, non vuole essere spregiativo, piuttosto esprime la tenerezza di fronte a chi pubblicamente afferma che ‘non è vero che a tutto c’è rimedio tranne che alla morte’. Basta fare il primo indispensabile e semplicissimo passo: mostrare di avere il cuore veramente pentito, riconoscendo gli sbagli. Per il resto chi è che può dirsi perfetto?

In “Grigio”, scrivi: “petto rabbuiato da nuvole nere…parole e speranze svanite”. Finisce la raccolta con un pessimismo ch’è non solo esistenziale, ma onnisciente. Sei d’accordo?
E’ il segno della sconfitta che il cuore ferito deve accettare e di cui gli sembra che partecipi l’intera natura. Non è che il pessimismo è l’essenza delle cose, loro sono neutre. Piuttosto è che le guardiamo con la luce dei nostri occhi. E se quella luce è spenta e scura vediamo tutto scuro.

Cos’è “ordire machiavelli”?
Mi riferisco ad un termine utilizzato per tradurre, nel mito della nascita di Eros del Simposio di Platone, il modo di essere del padre di Eros, Poros. Lui è scaltro e furbo e ricco di espedienti. Mi piace perché esprime questa capacità degli amanti di ordire tranelli machiavellici pur di ottenere ciò che vogliono. Solo una speranza, visto che non sono in grado di farlo. Piuttosto ho preso di più dalla madre di Eros, Penia (la povertà, l’indigenza).

Progetti futuri?
Ho un progetto che sta per realizzarsi con una mia amica, la prof.ssa Claudia Lorusso. Stiamo per inaugurare una mostra con mie poesie e sue foto del nostro viaggio in India. In verità due di queste hanno già fatto parte di una installazione curata dal mio amico artista Nico Sciacovelli qualche settimana fa presso I luoghi di Pitti ad Altamura. Poi forse verrà un’altra raccolta sui miei viaggi, chissà!

DOMANI

Quando tu sarai grande
e il ricordo di me
si farà più disteso,
che la tristezza t’invada
e il pentimento ti tormenti
Io t’avrò già
dimenticato

LA PROSSIMA VOLTA

Se un’ultima volta ancora
verrai da me, Amore
non lascerò
che m’abbandoni

Imparerò tranelli
e ordirò macchiavelli
Mi eserciterò
alla battaglia contro chi
mi dichiarerà la guerra.

E combatterò.

Catene saranno
i miei sguardi
languidi
Corde le mie parole
insinuanti
Gabbie le mie gambe
potenti

Confonderò i tuoi pensieri,
rovescerò la tua mente,
peserò i miei silenzi
e deciderò le mie assenze,
sarò avara di baci
e del dono dei miei seni
sicché tu possa impazzire
alla mia mancanza
e rimanere intrappolato
nel groviglio delle mie vene




Fonte: (La Repubblica - www.bari.repubblica.it)

http://in-cattedra-bari.blogautore.repubblica.it/2011/02/26/dora-luiso-il-fascino-filosofico-della-poesia/
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