Home Page  
Progetto Editoriale  
Poesia  
Narrativa  
Cerca  
Enciclopedia Autori  
Notizie  
Opere pubblicate: 16276

-



Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

V Premio Internazionale
Salvatore Quasimodo

Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


VII Concorso Letterario CET SCUOLA AUTORI DI MOGOL

Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


á
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
 -

( Due interviste ) Non credevo di trovarti su facebook-Un libro interessante e coinvolgente, che analizza i rapporti interpersonali vissuti dalla societÓ del nostro tempo, spesso affidati proprio ai social Network.

di Rassegna Stampa

Non credevo di trovarti su facebook

di Andrea Coco

Un libro interessante e coinvolgente, scritto dal collega Stefano Pietri, che analizza i rapporti interpersonali vissuti dalla società del nostro tempo, spesso affidati proprio ai social Network.

Il personaggio principale del libro è un quarantenne che attraverso facebook ritrova una giovane ed affascinante donna, Ylenia, che, all'epoca in cui erano bambini, era stata la “sua prima fidanzatina”. Le “chiede l'amicizia” ed inizia lo scambio di messaggi che porterà i due a rivedersi dopo tanti anni.

Il racconto si sviluppa sul rapporto che, inaspettatamente, nasce davvero e si sviluppa in un'altalena di emozioni, sensi di colpa e mistero. Il protagonista si trova a vivere un'ambivalenza di azioni e sentimenti in bilico tra la sua compagna, Luna, e Ylenia, la bellissima e misteriosa fidanzatina che non gli ha detto tutta la verità…

“Non credevo di trovarti su facebook” analizza in modo intelligente la trasformazione dei linguaggi e dei comportamenti sociali indotti dalla diffusione sempre più ampia di specchi virtuali, fatti di ritocchi continui alla rappresentazione di se stessi. E Stefano ci spiega perché.

Stefano, come è nata l’idea e quanto c’è di vero nell’opera?
L’idea è nata quando ho ritrovato un’amicizia che si era persa nei ricordi d’infanzia. Lo scambio di messaggi è stato molto piacevole e simpatico. Da lì ho pensato ad immaginare come sarebbe stato rincontrare dal vivo questa persona della quale avevo un ricordo di tanti anni prima e avevo potuto vedere solo un paio di foto pubblicate su facebook. Quindi, a parte lo scambio dei messaggi iniziali, tutta la storia è frutto di pura fantasia.

Perché ha scelto di scrivere il romanzo utilizzando l’io narrante?
Appunto perché all’inizio mi è venuto facile pensare ad una storia come l’avrei vissuta io. Quindi mi sono immedesimato nel personaggio e… non ne sono più uscito!

C’è una colonna sonora che accompagna tutti i momenti più importanti della storia. Che cosa significa la musica per te?
La musica ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella mia vita. Dalla prima chitarra strimpellata, alla band formata con amici tutti autodidatti con i quali suonavo in un garage, ai testi scritti cavalcando le emozioni e le esperienze giovanili, all’emozione dei concerti dei gruppi rock italiani e stranieri, alle canzoni legate agli amori o ad altri episodi significativi della mia vita, piacevoli e non.

Leggendo il libro emerge una profonda differenza psicologica tra il modo di pensare degli uomini e delle donne. Come sei riuscito a tratteggiare così bene questi aspetti (spero di non essere smentito dalle colleghe)?
A me piace molto ascoltare le persone. Sono molto incuriosito dai caratteri, dalle storie, dalle singolarità delle personalità con le quali vengo a conoscenza. Di conseguenza mi colpisce molto la differenza di approccio alle varie situazioni che hanno gli uomini rispetto alle donne, la diversa sensibilità con cui vengono vissute alcune situazioni della vita. Spero effettivamente di essere riuscito nel romanzo a tratteggiare dei caratteri verosimili, anche perché, se pur frutto di fantasia, la storia che racconto è fatta di alcuni personaggi nei quali ho condensato, fuso, mescolato le caratteristiche di alcune persone che ho realmente conosciuto o che tuttora frequento.

Cosa differenzia un uomo da una donna (ci riesci facendo un esempio con una situazione)?
Premesso che non piace dare dei giudizi che possono far pensare a preconcetti e non è mio costume generalizzare, trovo che a volte gli uomini siano più facilmente prevedibili, anche nell’accezione positiva del termine, quindi è più facile instaurare con loro rapporti più diretti. Con le donne, invece, bisogna essere molto attenti alle sfumature, bisogna dare il peso giusto ad alcune parole e situazioni, per non incorrere nella suscettibilità che molte di loro hanno e che noi uomini spesso non siamo in grado di interpretare. “Dolcemente complicate” ha scritto Enrico Ruggeri in una canzone per la Mannoia e credo che mai definizione più giusta sia stata data delle donne. Inoltre, quasi sempre, di certi argomenti viene più facile parlare con una donna, sicuramente dotata di un tipo di sensibilità che raramente gli uomini hanno o comunque mostrano. Non parliamo poi della rivalità tra donne, la competizione anche inconscia, che nell’uomo praticamente non esiste. Mi chiedi un esempio… non saprei… forse nel caso di un apprezzamento o giudizio sull’aspetto fisico o sull’abbigliamento, anche se può sembrare banale: un complimento ad una donna le fa immediatamente salire l’autostima, come un giudizio negativo potrebbe farla correre a casa a cambiarsi d’abito (esagero, naturalmente), un uomo dopo due minuti invece l’avrebbe già dimenticato… Oppure in una situazione in cui c’è da decidere o da imporsi, l’uomo cerca di rimandare, di lasciar perdere, mentre una donna ha una determinazione tale che la porta ad affrontare la cosa, andando fino in fondo subito.

Il personaggio principale (maschile) è consapevole di commettere un errore frequentando di nascosto Ylenia, ma allora perché lo fa? Ti sai posto questa domanda, mentre scrivevi la storia?
Penso che sia una situazione abbastanza comune. Lui continua a vederla perché in quel momento della sua vita apparentemente tranquilla, evidentemente c’è qualcosa in lui che gli fa sentire il bisogno di avere un certo tipo di contatto con quella donna, e non parlo tanto dell’aspetto materiale, quanto della gratificazione, della novità, della sensazione di vivere un’avventura che forse, dopo tanti anni di convivenza con la sua donna, ha necessità di avere, perché lo stimola, gli fa salire l’adrenalina, si emoziona insomma, che è quello che in genere le persone cercano. Banalizzando, anche guardando un film o leggendo un libro è l’emozione che ci suscita la storia a farcelo apprezzare, figuriamoci se i protagonisti siamo noi! Voglio comunque aggiungere una cosa: nonostante l’errore “morale” del protagonista, questi vive per gran parte del libro un senso di colpa micidiale che lo fa soffrire e, in alcune situazioni, lo snatura. Non è la classica storia di un tradimento o di un’avventura con una donna, in questo caso molto bella.

L’empatia è un sentimento tipicamente femminile o maschile?
Beh, tornando al discorso fatto precedentemente sulla sensibilità che le donne hanno sicuramente più degli uomini, verrebbe più facile ed immediato accostare l’empatia ad una donna piuttosto che ad un uomo. Però io non credo che sia sempre così, anzi, spesso si crea empatia proprio tra un uomo o una donna o con qualcuno che condivide con noi una passione particolare o, più spesso, che troviamo simile a noi.

Secondo te è possibile che s’instauri un’amicizia tra un uomo ed una donna?
Qui si potrebbe aprire un dibattito senza fine. Quindi, cercando di sintetizzare, io credo che un sentimento come quello dell’amicizia vada visto su più livelli. Perciò ritengo che un’amicizia non profonda, una simpatia, una complicità possa esistere anche tra un uomo e una donna, mentre un rapporto più radicato, senza secondi fini, un’amicizia vera, come quella che può esistere tra due uomini o due donne che si conoscono da bambini o adolescenti, tra un uomo e una donna sia veramente un’eccezione. Credo che, anche a livello inconscio, pur se magari non verrà mai esternata, almeno uno dei due nel rapporto che ha con la persona dell’altro sesso, non possa prescindere da una naturale attrazione, fisica o globale che sia.

La storia finisce in un modo “realista”. Non credi ai sogni o credi di più alla realtà?
Io sogno sin troppo, ma ormai non ho più vent’anni e credo che in molti casi è giusto che il sogno ceda il passo alla realtà.
Nelle ultime pagine affermi che le amicizie su facebook non sono vere amicizie Perché? Che idea ti sei fatto di Social media in genere?
Chi è su facebook ha diversi tipi di amicizie. Quindi, a parte gli scambi con gli amici che si hanno anche nella “vita reale” il resto preferirei definirle “conoscenze”. Certo, poi può anche succedere che nel tempo qualcuna di queste conoscenze diventi una vera amicizia. Ma uno che è a Bolzano ed è amico di un altro che è a Trapani, non credo possa definirsi suo amico solo perché ad entrambi piacciono gli U2!

Qual è messaggio che vuoi comunicare al lettore?

(Io l’ho trovato nelle ultime 4 pagine ed in particolare nell’ultimo periodo).

Io in realtà non voglio propriamente comunicare un messaggio. Il finale, senza anticipare niente, è una reazione che ha il protagonista e che, immagino, avrebbe la maggior parte delle persone. A me piace soprattutto scrivere, raccontare storie, emozionarmi quando scrivo. Se il lettore si emozionerà leggendo il mio libro, io sarò soddisfatto e più emozionato di lui!













Autore: Pietri Stefano
Editore: Aletti
Genere: letteratura italiana: testi
Collana: Gli emersi narrativa
Pagine: 272
Data pubbl.: 2011
Prezzo: € 15,50




Fonte: Intranet di Telecom Italia



*********************************




Il titolo "Non credevo di trovarti su Facebook" è quello di un libro che tratta temi alquanto attuali attraverso la riscoperta dei rapporti interpersonali vissuti dalla società del nostro tempo, i quali interagiscono spesso (troppo spesso) tramite Social Network.

Spesso, però, tali Social Network non solo permettono di restare in contatto con tante persone e di far conoscere il proprio mondo, ma anche di ritrovare, magari in modo inaspettato, dopo anni ed anni, chi non ci si aspettava.

E, infatti, in questa storia del giovane scrittore Stefano Pietri, si narra proprio di un uomo che, attraverso il più cliccato Social Network del nostro tempo, ritrova una compagna di scuola che non rivedeva da quando erano solo dei bambini.

Una storia che può capitare a tanti, ma che può anche sorprendere per le sue evoluzioni e per le aspettative che ruotano attorno a questo nuovo modo di comunicare.

Intervisto Stefano con la curiosità di chi aspetta di sapere come è nata in lui questa idea e soprattutto questa storia.

RISPOSTA:

L’idea è nata da uno scambio di messaggi con una ragazza (all’epoca bambina come me) che molti anni prima avevo conosciuto d’estate al mare e che, inaspettatamente, ho ritrovato su Facebook. Questi messaggi avevano qualcosa di particolare, di curioso, d’intenso. Allora ho pensato a questi due ex bambini che si sarebbero potuti rivedere così, per curiosità e mi è venuta in mente una storia, naturalmente frutto di fantasia, dove ho concentrato intensità di sentimenti, senso di colpa, situazioni divertenti e un po’ di mistero.

Tu racconti di un quarantenne che, attraverso il Social Network, trova casualmente la sua prima "fidanzatina", quando era solo un bambino ... e quali sensazioni scaturisce in lui quest'occasione?


RISPOSTA:

Innanzitutto sorpresa, perché non pensava che lei fosse un “tipo da facebook”, la ricordava infatti molto bella e un po’ snob. E poi emozione, perché quella ragazzina, rivista altre volte al mare nel corso degli anni, era rimasta per lui una sorta di icona, l’aveva in un certo senso mitizzata, per la sua bellezza e per le emozioni che gli aveva dato quando erano bambini.


Senza rivelarci troppo della storia, puoi dirci, come proseguirà questo suo ritrovamento?

RISPOSTA:

Può sembrare banale, ma cominciano subito a frequentarsi, con grande stupore e senso di colpa di lui, che ha una compagna e che è affascinato da questa bellissima e misteriosa donna che si è ripresentata all’improvviso nella sua vita. In seguito ci sono degli avvenimenti che trascinano il protagonista in una tormentata ricerca della verità e di risposte a quello che è accaduto nella sua vita.


Infine, ti chiedo se, secondo te, molte persone potrebbero riconoscersi nella storia da te raccontata o se, comunque, potrebbero ritrovare qualcosa della loro, attraverso le sensazioni che cerchi di trasmettere col tuo personaggio.

RISPOSTA:

Io credo di sì, anche perché parlando con amici e conoscenti ho sentito raccontare più volte di storie nate tramite Facebook ed anche terminate a causa di Facebook. E poi quanti di noi non ricordano il primo amore da bambini, quanti non vivono o non hanno vissuto storie sentimentali parallele, magari con grandi sensi di colpa? Inoltre, ora che esiste Facebook, quanti non sono andati a cercare le vecchie fiamme del passato? Magari solo per la curiosità di vedere una loro fotografia…

Ti ringrazio per la cortesia con la quale hai risposto alle domande di quest'intervista e invitiamo tutti a scoprire la storia di "Non credevo di trovarti su Facebook" (Aletti Editore) di Stefano Pietri.


Tiziana Iaccarino



Fonte: profumocreativo.blogspot.com



Continua a seguirci su facebook al seguente link

http://www.facebook.com/paroleinfuga.it
Segnala questa opera ad un amico

Inserisci una nuova Notizia
Notizie Presenti