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3 Giugno 2019
 


 

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5 APRILE 2019

 



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Info sull'Opera
Autore:
Comunicati Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Nel futuro dell’energia c’č la risoluzione del tema sociale dei rifiuti solidi urbani ( RSU )

di Comunicati Stampa

QUALE CHE SIA LA RISOLUZIONE DEL TEMA DEI RSU E DELL’ENERGIA, VA IMMAGINATA IN “MANO PUBBLICA” O DOVREBBE ANDARE AI MANAGERS PRIVATI ?
PROPOSTE OPERATIVE

INTRODUZIONE

Sono stato un consulente del Presidente della Regione Sicilia (On.le dottor Raffaele Lombardo), mi onoro di collaborare nel settore Energia da due anni, durante i quali mi sono adoperato, assieme ad altri autorevolissimi colleghi alla definizione: -del PEARS (Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano del 2008), -del grande ed importante accordo tra la Regione Siciliana e l’Enel per l’investimento di circa 4 miliardi di Euro in Sicilia nel campo energetico (ristrutturazione delle Centrali termo-Elettriche; l’impianto di Rigassificazione del LNG (Liquid Natural Gas) di Porto Empedocle; lo stabilimento per i pannelli fotovoltaici a film leggero mod. Sharp di Catania ed altre interessanti iniziative nelle tecnologie delle fonti riciclabili. Mi rendo conto che il tema Energia sconfina abbondantemente con il settore della raccolta e trattamento dei RSU (Rifiuti Solidi Urbani e degli Speciali). Sono certo che la creazione dell’Assessorato Regionale dell’Energia sarà nella condizione di coordinare congiuntamente i due inscindibili temi e che verranno individuate dalla “Politica” le giuste risoluzione degli annosi problemi connessi con la “Spazzatura” e con L’ “Energia”.
Il dubbio che mi assale è quello di considerare le ipotesi risolutive in mano “Pubblica” o in quella “Privata”. Di certo ambedue i settori sono di estremo interesse per il cittadino ed insistono pesantemente sul bilancio degli Enti e delle socialità oggi responsabili della loro gestione ed erogazione. E’ anche vero che la tendenza dei Governi centrali che si sono succeduti negli ultimi anni, propendono verso la privatizzazione delle organizzazioni preposte alla gestione dei due attualissimi temi. Il mito della managerialità privata sembrerebbe il punto finale delle risoluzioni sul tappeto. Ma è proprio così ? Me lo sono chiesto pescando nella visione del prossimo futuro ma anche pescando nella mia esperienza trentennale nella gestione privata di grossi gruppi industriali nel settore della Metalmeccanica. Il dubbio resta e si ripropone con veemenza in questi tempi.



CONSIDERAZIONI
Il mondo anglosassone e parte dell’Europa, sono oggi orientati verso la gestione dei servizi sociali a “Mano Privata”. In Inghilterra la spinta iniziale avvenne con la Lady di ferro (Thatcher) ed oggi il Premier si orienta verso quello che fu il pensiero di Toqueville che vedeva (ben due secoli fa) una “Grande Società” di gestione con limitato intervento sociale pubblico. In USA il Presidente Obama ha iniziato la sua “guerra” contro il conservatorismo dei suoi predecessori ed anch’esso è orientato verso la grande società prevista da Toqueville. Anche la Germania della Merkel si è dimostrata “molto interessata” al tema della privatizzazione dei servizi sociali in questione e tutto lascia prevedere che ci saranno orientamenti misti nella conduzione dei servizi sociali a prevalente conduzione privata.
In Italia il governo Berlusconi ha fatto le sue scelte e non da ora, propende per la conduzione privatistica dei servizi sociali facendone quasi un mito. L’incalzare del “Federalismo” della “Lega” sta ponendo sul tavolo del Governo in carica il ponderoso compito della decisione sulla ristrutturazione dei servizi sociali e della loro guida. Grava sul “Governo delle Regioni” l’onere della attribuzione del “Federalismo” il quale chiederà proprio ai “Governatori” di prendere decisioni di tipo legislativo anche sulla conduzione delle società di servizio. Prevarrà la mano pubblica o quella privata ?
Se tale problema in Europa e nel mondo anglosassone vale cento difficoltà, in Italia i problemi valgono il doppio perché il nostro cittadino è troppo individualista e ciascuno, considerandosi molto diverso e migliore del vicino, considera il “Bene Pubblico” in modo troppo distaccato da se e lontano da casa sua perché appartenente ad altri. Manca spesso di una coscienza comune specie al Sud. Al centro nord d’ Italia è maturata da molti anni una coscienza comune, nata dal “Cooperativismo” iniziato con il sogno comunista dei tempi di don Camillo e dell’On.le Peppone e sfociata oggi nel “Socialismo Reale” prima e nel partito riformatore dopo. Questo principio permea tutta la società del centro-nord amalgamando il tema politico/legislativo con l’industria, l’agricoltura ed il commercio. La socialità, i Servizi Pubblici e quindi il bene comune, è cresciuto assieme al DNA sociale delle popolazioni. Su questi principi svetta il grande tema della “Ecologia de territorio” e con esso il tema attualissimo della “Energia” e della “RSU” che in qualche modo sta trovando una possibile risoluzione.
Purtroppo nel nostro sud la cosa è diversa e peggiore. Non alberga la coscienza della appartenenza del cittadino alla “Cosa Pubblica” e viceversa. Il bene pubblico non è cosa di tutti. Il principio dominante nel nostro sud è: “ciò che è fuori della porta di casa mia non è mio, gli altri devono pensare a gestirlo”. La casa del cittadino del sud è linda e pulita al suo interno, ma fuori del proprio portone di casa è il caos; infatti se non ci pensa il Sindaco spesso la spazzatura ed il disordine regna sovrano sotto il gradino della sua soglia (Napoli Docet). Solo oggi, con il crescere delle nuove generazioni si comprende che la buona organizzazione del “fuori di casa mia” significa anche “bassa tassazione per il cittadino” ovvero riduzione della esosa TARSU. Si comincia a capire cosa sia il bene comune ed a chi appartiene la Cosa Pubblica). Si fa strada il principio che tutto intorno a noi è territorio di tutti e ciascuno si deve far carico del suo mantenimento in decenza ed efficienza. Si comincia a capire che la gestione del territorio è di interesse individuale prima che pubblico. Il territorio lo dovremo consegnare alla fine della nostra misera storia ai nostri figli che ci giudicheranno sulla base delle condizioni in cui lo troveranno.
Grazie agli ultimi provvedimenti di questo governo in Sicilia è partito di recente un programma di “Efficienza Energetica” (convegno regionale di quattro giorni a Villa Malfitano e Confindustria in Palermo ai primi di marzo 2010 edito da “Roma Informa”) . Dagli atti del convegno è uscita una visione quinquennale che prevede poderosi interventi nel campo energetico da fonte riciclabile che privilegia i piccoli/medi investimenti nel campo: del fotovoltaico, del recupero di energia, delle costruzioni a zero emissioni, del mini-eolico, dell’utilizzo delle biomasse, delle maree, dell’energia termica dei vulcani etc. Il convegno ha radicato il concetto che per tentare di dare risoluzione al tema della raccolta e del trattamento del rifiuto urbano, bisogna contemporaneamente pensare all’ incremento energetico del territorio. Guai a pensare di poter dare risoluzione al tema RSU scisso dal tema energetico o viceversa.
In Sicilia la produzione di RSU è e rimarrà nei prossimi 5 anni intorno ai 2 milioni di tonnellate all’anno. La raccolta differenziata è oggi pari al 6,7 % che pone la Sicilia agli ultimi posti della graduatoria delle regioni. I rifiuti purtroppo vanno prevalentemente in discarica con le note vicende della gestione delle discariche e con le aggravanti del Percolato, dell’inquinamento ambientale, della trasformazione del territorio, delle emissioni in atmosfera di gas nocivi e di tutte le implicazioni di tipo “sociale” che aggravano il compito delle comunità preposte alla gestione delle RSU.
Sul cittadino grava sia il costo sempre crescente delle tasse sulla spazzatura che produce, oltre al disagio delle discariche nel suo territorio. Il costo sociale di questo servizio sta toccando limiti eccessivi ed insostenibili. Questo malessere potrebbe sfociare in “reazione” e creare seri problemi ai Comuni che dovranno provvedere a breve ad una gestione autonoma del problema così come imporrà la applicazione del federalismo alle porte. Il cittadino si sta accorgendo che il tema RSU ed Energia è suo e non di altri. Non sono più procrastinabili i provvedimenti risolutivi. Bisognerà agire in diversi modi intimamente legati al fatto energetico. Una classificazione del tema potrebbe essere:
-Gestire l’immediato con provvedimenti emergenziali risolutivi della “Crisi”, questi sono temi di competenza diretta del Governo Regionale che sta assumendo la guida dei servizi in maniera coordinata con Ato, Province e Comuni.
-Programmare l’immediato futuro per dare definitiva risoluzione al tema RSU con decisioni prese in linea con i dettami imposti dalla Europa e dei provvedimenti nazionali orientati su quelli presi dal resto delle nazioni europee. Occorre chiarezza e managerialità nella applicazione dei dettami politici regionali.
-Dare un programma regionale a medio raggio (con visione almeno quinquennale) che funga da binario sopra il quale sarà necessario far scorrere la locomotiva delle varie iniziative pubbliche e private in campo energetico e gestionale del RSU. Bisogna pensare ad un preciso indirizzo politico interessante tutti i provvedimenti agevolativi previsti e prevedibili (Fondi Europei compresi) nei settori interessati dai due temi di competenza di tutti gli Assessorati interessati. Occorre che le decisioni da prendere siano chiare e convincenti per tutti, sia per chi le dovrà promuovere che per coloro che le dovranno utilizzare. Di esse va data ampia e diffusa informazione.
Una ipotesi di trattamento dei due milioni di tonnellate di rifiuti che la Sicilia produrrà ogni anno dovranno essere trattati (da qui ai prossimi 5 anni) nel seguente modo:
a)- Raccolta differenziata (e recupero) 50 %) pari a 1.000.000 tons.
b)-Incenerimento con produzione di Energia 10 % “ 200.000 “
c)-Selezione del RSU per recupero 20 % “ 400.000 “
d)-Rifiuti nocivi, speciali, amianto etc. 15 % “ 300.000 “
e)-Discarica qualificata 5 % “ 100.000 “

totale 100 % 2.000.000 tons
Volendo inquadrare la previsione auspicata al 2015 in un disegno complessivo, si dovrà prioritariamente pensare alla raccolta differenziata della RSU (punto “a” del quadro), attraverso un programma che preveda l’adozione di sistemi agevolativi dati a “Società Pprivate” e finalizzati al rifornimento del prodotto selezionato agli artigiani locali del riciclo ed alla raccolta diretta verso l’utenza che riceverà dal sistema benefici di vario genere:
- “raccolta porta a porta”
- “automatizzazione della raccolta” con sistemi brevettati e ad oggi consolidati.
In sintesi l’utente attraverso la collaborazione della raccolta riceverà due diversi benefici e la collettività nel contempo riceverà un incremento di coscienza civile del cittadino:
- Il primo beneficio dovrebbe essere di tipo immediato. La consegna al “porta a porta” (in vigore con successo in molte cittadine del centro nord), ed il versamento del sacchetto di spazzatura selezionato al “Compattatore computerizzato”, vengono beneficiati con il rilascio di “Scontrini a valori” che produrranno reddito diretto ed immediato per l’utente.
- Un secondo beneficio di tipo progressivo si potrà apprezzare nel tempo del programma (5 anni). E’ facilmente immaginabile il beneficio per la comunità preposta al governo del RSU (gli ATO e derivati) che vedrà ridotto enormemente l’impiego di mezzi ed uomini rispetto all’attuale carico ed onere dei Comuni e raccoglierà i benefici di lavoratori in esubero che verranno destinati ad altre attività. Inoltre godrà dei benefici dei proventi dalle nuove e vecchie società artigianali impegnate nel riciclo con benessere per l’intera comunità ed anche per i nuovi posti di lavoro creabili per l’occasione.
Per il punto della tabella b) Incenerimento, non ci sono molti commenti pensando alla consolidata capacità di utilizzo del prodotto da RSU per la produzione di Energia elettrica e teleriscaldamento dei piccoli impianti localizzati per comunità di circa 70.000 abitanti. Questo fa già parte degli attuali programmi delle Regioni. Va considerato che alternativamente al materiale da incenerimento possono essere adoperate quantità di materiali di origine biomassa necessari a mantenere il piccolo impianto sempre in funzione (24 ore al giorno). Si pensa ad un inceneritore a recupero di energia di tipo medio capace di trattare 120/150.000 tonnellate anno di rifiuto.
Per il punto della tabella c) Trattamento e Recupero del RSU, non vanno fatti molti commenti perché il settore è sufficientemente consolidato e sfruttato in Italia centro-settentrionale e tutta Europa. Basterà uniformarsi ai loro parametri e risoluzioni tecniche adottate comunemente e coordinare la dissipazione con gli impianti del punto b).
Un discorso a parte lo merita il punto d) nocivi e speciali. Questa quantità di prodotti (stiamo parlando di circa 300.000 tonnellate all’anno) crea e creerà nel tempo enormi difficoltà e costi di ogni tipo per la dissipazione di veleni, rifiuti ospedalieri, medicine, prodotti chimici, Amianto, residuati da azioni nocive di ogni genere, pneumatici etc. Una buona risoluzione potrebbe essere la “Pirolisi” o trattamenti similari a zero emissioni. Questi trasformano ogni elemento immesso nel ciclo in “Singas” attraverso un riscaldamento indotto nel reattore ad altissime temperature (fino anche 2.000 gradi centigradi), in assenza di ossigeno (niente combustione) e sopratutto “Senza emissione in Atmosfera”, con residui insignificanti di inerte. Il Gas derivato dal ciclo serve per produrre Energia attraverso l’utilizzo di una turbina appropriata o altri usi civili.


IPOTESI RISOLUTIVA
Una ipotesi concreta di risoluzione globale del problema RSU ed Energia, visti congiuntamente per un vasto territorio da circa 1 Milione di abitanti, potrebbe essere quello di immaginare un impianto installato in una area già industrializzata (tipo le Z.I. presenti in tutte le città a densità abitativa) e su questa installare due impianti di Pirolisi rispettivamente di 5 tons./ giorno e 25 tons./ giorno. La capacità di trattamento sarebbe inizialmente di 30 tons /giorno. Va detto che nel tempo gli impianti possono essere messi in parallelo con altri tre per tipo, ovvero, in una versione definitiva, ci potranno essere nel complesso 3 impianti da 5 tons./giorno e tre da 25 tons./giorno per un totale trattabile di circa 100 tons./giorno che per 350 giorni lavorativi annui danno una capacità di trattamento finale di 35.000 tons /anno che potrebbero dare una potenza elettrica di circa 30/50 Megawatt., a seconda dei materiali trattati. L’investimento previsto potrebbe aggirarsi intorno ai 10/12 Milioni di Euro complessivi.
Agli impianti di Pirolisi così immaginati, si dovrebbe abbinare in parallelo un secondo impianto di “incenerimento con recupero di energia” della potenzialità di circa 100.000 tons/annno in maniera da poter utilizzare contemporaneamente le strutture e la organizzazione imprenditoriale esistente, per tenere in funzione l’intero complesso a costi ridotti ed incrementando sensibilmente la produzione di energia elettrica (variabile tra 80 e 110 Megawatt di capacità produttiva più la fornitura di fluido caldo a 1.000/1.100 abitazioni in teleriscaldamento). L’investimento potrebbe aggirarsi intorno ai 60/70 milioni di Euro complessivamente.
A questi due impianti si dovrebbe immaginare di affiancare una terza linea di trattamento delle Biomasse raccolte come prescrive il PEARS da un comprensorio distante circa 70 Km. dall’impianto che sfrutterebbe i materiali disponibili nel bacino di competenza dell’impianto. Citiamo a titolo esemplificativo: i residui della spremitura delle olive e dell’uva, i derivati delle fabbriche alimentari, la plastica dei grandi iper- mercati, i derivati dalla spremitura degli agrumi etc. Anche questa terza linea convergerebbe nello stesso sistema produttivo elettrico con enorme recupero di manodopera, mezzi e costi di produzione. Dalla plastica si potrebbe derivare, sempre secondo il principio della pirolisi, del “Benzene” utilizzabile anche per la trazione di mezzi di trasporto o agricoli o altro e prodotti riciclabili con facilità quali residui carboniosi inerti etc. Le produttività in Megawatt ed il costo sono ormai noti e consolidati intorno a circa 0.5 milioni di Euro per Megawatt di potenza nominale istallata, si immagina di affiancare ai due impianti descritti altri 25/30 Megawatt di potenza istallata per circa 10/12 Milioni di Euro spesi.
Nella ipotesi descritta si avrebbe una “Grossa industria o centro di trattamento RSU e produzione di energia elettrica” che soddisferebbe le esigenze di una grossa comunità (circa 500.000 abitanti) in maniera ecologicamente significativa con una disponibilità di circa 100-150 Megawatt di corrente elettrica vendibile a prezzi concorrenziali contenuti venduta sul mercato libero. E’ prevedibile un investimento di circa 250 Milioni di Euro (escluso il valore del terreno), che darebbero lavoro a circa 150/200 dipendenti fissi nell’area di una città. Va evidenziato anche l’indotto dell’impianto con l’impiego di una massa di maestranze necessarie per il tempo della costruzione dell’impianto. Ovviamente sfruttando ogni agevolazione di legge del sistema per abbattere costi ed ammortamento degli investimenti da fare.
L’ entità associativa titolare dell’investimento avrebbe come proventi, non solo la Energia prodotta e fatturata, ma disporrebbe di introiti per l’utilizzo dei nocivi trattati e costo di materia prima recuperata e quasi azzerata grazie all’utilizzo dei rifiuti pagati da chi li produce (ospedali, industrie chimiche e dolciarie, produttori di olio e vino etc.).
L’Energia elettrica così ottenuta dall’investimento potrà essere venduta attraverso una “Convenzione” con le ASI e Confindustria/Confcommercio a prezzi ridotti rispetto al mercato libero dell’Energia, a tutte le industri della ZI (Zona Industriale) con beneficio sociale, economico ed industriale rilevante (accordo di cooperazione con utilizzo energetico dei componenti l’accordo stesso).
Il tema risolutivo proposto è applicabile alle provincie regionali che andrebbero viste tutte assieme con l’ottica descritta ed inglobate in un programma legiferato a livello Regionale. Va deciso aprioristicamente dove si dovrà realizzare ed ubicare un numero intelligente di impianti che risolvendo il tema della RSU, darà un contributo determinante per portare la quantità di energia prodotta (alcune centinaia di Megawatt), direttamente agli utilizzatori limitrofi all’area dell’impianto riducendo enormemente l’oneroso trasporto dell’energia. Si potrà così eliminare una parte consistente delle Centrali Termoelettriche esistenti che verranno così sostituite con benefici evidenti sulle emissioni e sul consumo di fonti fossili, rientrando nelle direttive europee e leggi nazionali pertinenti alla riduzione dei consumi e delle emissioni oltre che aver dato risoluzione al problema RSU. A questo programma si affiancherà anche la naturale applicazione del PEARS che andrebbe così ad incrementare sensibilmente i dati fin qui esposti con le produzioni di Energia del fotovoltaico, minieolico, biomasse etc. con una totale riparametrazione dei dati regionali rispetto al resto d’Italia e dell’ Europa.
Un altro dato sensibile sarà l’incremento di manodopera qualificata che accompagnerebbe il piano fin qui delineato ed il PIL (Prodotto Interno Lordo Regionale) con il reddito medio procapite beneficiato dai fatturati e l’aumento del gettito fiscale della regione.
A questo punto è lecito domandarsi: Chi governerà il piano industriale ipotizzato e come condurrà gli impianti in questione? Sarà a guida Pubblica o Privata o mista ?

CONCLUSIONE

Immaginando di prendere un’area come la Sicilia Orientale e precisamente le provincie di Siracusa, Ragusa e Catania per un totale di circa 1.800.000 abitanti (fonte regionale) che produrrebbero circa 700.000 tonnellate di RSU di cui il 50 % andrebbe dissipato nel modo descritto dalla relazione, ovvero 350.000 tonnellate di RSU prodotta e da trattare. In zona baricentrica come Catania e precisamente in ZI (Zona Industriale); dove esistono già strade, raccordi alle autostrade, reti ferroviarie ed elettriche, metanodotto, aeroporto, porto, etc.; si dovrebbe utilizzare uno stabilimento fermo da anni con aree attrezzate e servo-mezzi già disponibili e su questo territorio si potrebbe innestare l’investimento esemplificato. In questo modo si vedrebbe quasi risolto il tema RSU-Energia di questo comprensorio.
La medesima cosa si potrebbe ipotizzare per le provincie di Messina, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Trapani, con un ulteriore impianto da ubicare (per esempio) tra Agrigento e Caltanissetta (comunità di circa 1.600.000 abitanti fonte regionale). La medesima cosa può essere ipotizzata per le provincie di Palermo e Trapani con un impianto al servizio di circa 1.700.000 abitanti (fonte regionale) da ubicare logicamente a Palermo in area industrializzata da definire con le autorità locali.
In definitiva occorrerebbe un investimento per 3 impianti simili che potrebbe richiedere circa 750.000.000 di Euro (escluso il valore dei terreni) che potrebbe godere di agevolazioni e finanziamenti pubblici in virtù delle norme e leggi vigenti. Facciamo riferimento alla massa di disponibilità di finanziamento europee inutilizzate per mancanza di progetti e che tornano in disponibilità della Comunità europea alla scadenza dei termini.
-Primo passo: Una ipotesi societaria da perseguire potrebbe essere quella di creare tre società simili che rappresenterebbero il primo passo risolutivo e che chiameremo (per esempio didattico) Alfa 1, Alfa 2 e Alfa 3. Ciascuna di queste vedrebbe la sua costituzione fondata dai principali agglomerati urbani del territorio, nel caso Sicilia orientale i fondatori potrebbero essere La provincia di Catania, la provincia di Siracusa, il comune di Catania ed il comune di Siracusa. Questi 4 soci formerebbero un “Patto di sindacato” degli azionisti aperto ai comuni interessati (sono esattamente 91) che dopo la fondazione di Alfa 1, entrerebbero in quota proporzionale alla quantità di abitanti, sottoscrivendo il 49 % della società lasciando così il 51 % in mano ai soci fondatori. Questa operazione darebbe vita ad Alfa 1. La stessa operazione avverrebbe per Alfa 2 ed Alfa 3 negli altri territori. Le tre società costituite darebbero vita ad una Holding formata da Alfa 1, Alfa 2,ed Alfa 3 che chiameremo per esempio “Beta Holding” con quote paritetiche 1/3 cadauna con funzione di coordinamento e controllo. In questo modo si avrebbe una società interamente a capitale pubblico che vedrebbe coinvolti tutti i comuni della Sicilia (ripartiti in 3 società distinte) con funzioni di soci, fornitori della materia prima RSU e titolari della energia prodotta dagli impianti.
-Secondo passo: A questo punto si dovrebbe aprire il pacchetto di Alfa ai privati (per esempio) Banche interessate, Industriali privati o pubblici, Commercianti, società fornitrici dei principali apparati degli impianti, concessionarie della trasmissione di energia elettrica, liberi cittadini etc., assegnando una quota globale del 49% delle azioni. La compagine scaturita da questa seconda operazione sarebbe:
-Soci fondatori: 26 %
-Soci pubblici 25%
-Soci Privati 49 %
Potrebbe iniziare a questo punto la creazione dei tre impianti che in due anni al massimo devono arrivare all’inizio della attività. Per Statuto le società Alfa dovranno nominare il “Presidente” con funzioni previste dal codice civile ma senza interferire nella conduzione che sarà affidata ad un “Amministratore Delegato” nominato dai soci privati con funzione di governo della società. I programmi ed i bilanci (preventivi e consuntivi) verrebbero così approvati dalla maggioranza pubblica ma realizzati dalla minoranza privata.

-Terzo passo: Con l’avvio della attività di produzione dell’impianto Beta Holding dovrebbe procedere con gli adempimenti d’uso per entrare nelle quotazioni di borsa, dando per disponibile, per fasi successive, fino al 60 % del pacchetto azionario e quindi lasciando libero sul mercato il rimanente 60 % (ovviamente riservandosi i diritti necessari al mantenimento delle finalità originali dello scopo sociale che dovrà rimanere immutato nel tempo). Procederà agli aumenti di capitale necessari nei tempi opportuni e provvederà al coordinamento delle tematiche regionali rimanendo sempre in stretto contatto con gli organi preposti al governo dei grandi temi nazionali in materia di Energia e RSU.

Il risultato finale sarebbe quello di aver creato una serie di strutture industriali guidate dai soci privati e coordinate dalle strutture pubbliche riunite che avranno il doppio vantaggio di fornire parte determinante della materia prima dell’impianto ma godranno dei benefici della Energia necessaria al territorio e nel contempo vedranno eliminati i problemi attuali della raccolta e trattamento della RSU con enorme abbassamento dei costi sociali , sia delle tasse da applicare: TARSU, che del recupero del personale che potrà essere proficuamente destinato ad altri incarichi (assottigliando nel tempo il numero dei dipendenti comunali con programmi concordati con i Sindacati sulla dismissione).
Il cittadino godrà di tre principali vantaggi:
-la città pulita e l’abbassamento delle tasse;
-energia termica (teleriscaldamento) ed elettricità a costi inferiori;
-aria più pulita ed enorme riduzione di emissioni nocive in atmosfera.
Per la collettività si potrà godere dei benefici accennati ma anche a quelli derivati dalla efficienza energetica uniti al fatturato di Alfa e Beta, del gettito e Tasse pagate dalle società con sede ed operatività nelle regioni e dall’incremento occupazionale e del PIL regionale.
Il piano proposto sembrerebbe aver definitivamente trasformato nel tempo un tema annoso, difficile e costoso per la collettività vedendo il RSU come un prodotto economicamente vantaggioso e produttore di profitti e benessere per il cittadino.

Antonio Moretta
(08.02.2012)


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