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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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RECENSIONE di FERNANDA CAPRILLI della silloge “TRA I SOLSTIZI” ( Aletti Editore ) di Franca Canapini

di Rassegna Stampa

“Tra i Solstizi”, l’ultima raccolta di poesie di Franca Canapini, apre una stagione nuova nel percorso poetico di questa Autrice che raggiunge qui esiti molto felici e per molti aspetti inediti.
Già il titolo offre una prima indicazione di lettura: il percorso allegorico che si delinea è quello che va dalla piena maturità, indicata appunto dal solstizio d’estate, al lento, inesorabile declinare della vita verso il suo inevitabile esito. Ma, se breve è la vita dell’uomo, “il tempo finito”, come dice l’Autrice, che ci è stato assegnato, c’è per tutte le creature una rinascita, una speranza di vita e di continuità che il solstizio d’inverno porta con sé e che si legge nei limpidi versi de Il Traguardo, posti alla fine della raccolta.
La ricerca di Franca Canapini si snoda sostanzialmente su due direttrici: da un lato il solitario “viaggio nello spirito, alla ricerca di una inconoscibile presenza”, come dice nell’Introduzione; dall’altro, la conquista di una consapevolezza nuova del proprio essere qui sulla terra, che la porta a riaffermare la “meraviglia dell’esistenza”, pur segnata dalle sue numerose contraddizioni, dall’alternarsi di luci e ombre, di amore e di dolore, fino a concludere che “Ora / tenero e lieve / è il mondo”.
Il Tempo, la Memoria, la Natura costituiscono i temi attraverso i quali si sviluppa la ricerca interiore con cui l’Autrice mette a fuoco la propria condizione esistenziale e continuamente s’interroga sul senso della vita, sul “chi siamo”, sul destino cosmico di un’esistenza destinata a perdersi “in questo lento andare / di formiche di galassie”, come si legge in “Crono”. E sempre in Crono, una delle poesie più significative della raccolta, si legge: “E pungente si ripete / il consapevole dolore /di essere in insensati giri / che ci rapiscono / e che non riusciamo a rappresentare./ Poveri i nostri sensi aperti / a percepire; / armi spuntate / in questo mostruoso universo / che sempre figlia / e sempre ci divora.” E non è un caso che il tema ritorni, simbolicamente mediato dal mito, anche in “Giocasta”, dove la luce della mente che la madre ha donato al figlio dopo averlo privato della vista, diventa “la terza luce / della sapienza umana” che porta l’uomo ad oscillare continuamente “tra il niente e il tutto”, senza riuscire ad accettare lo scandalo del destino che ci è stato imposto: “cercare senza placarsi mai / e faticosamente ascendere / senza certezze”.
Traspare, come si vede, da questi versi la condizione “caotica” del nostro esistere, come era solito osservare Luzi parlando del rapporto che il poeta moderno ha con il mondo, con la società in cui vive: un rapporto che non è più drammatico come in passato in quanto siamo, diceva, “in una condizione in cui tutto è in questione, tutto è di nuovo richiamato in causa, tutto è alla ricerca del proprio fine e destino”.
In questa dimensione il Tempo agisce dunque come elemento di trasformazione, nella perpetua metamorfosi del Tutto in cui sono coinvolti la materia e gli esseri viventi e solo quando la Memoria riesce a creare un invisibile schermo fra il presente e ciò che nel tempo finito ci appartiene, solo allora, quando i ricordi “impressi nell’anima” ci restituiscono il senso dell’eterno, la furia implacabile del Tempo si placa e “senti che il tempo non c’è / ti pervade la grazia”, come si legge in “Sacralità”.
La Memoria è, appunto, l’altro grande tema che si snoda lungo tutta la raccolta. Memoria significa conservare il senso delle proprie radici, dell’appartenenza a una terra: è ciò che siamo e ciò che saremo nel ricordo di ciò che siamo stati. A volte, è il volto di una persona cara “che guarda al futuro da una foto” a riportare alla luce il senso di un’immane tragedia; altre volte, invece, è la continuità della vita che fonde passato e presente e si mostra in tutta la sua inesauribile forza.
Infine, il grande tema della Natura che oscilla nella Canapini fra panismo e misticismo, in una dimensione cosmico-esistenziale che presuppone l’ “hic et nunc”, ma, allo stesso tempo ingloba tutte le creature della terra in una visionaria ascesa verso l’altrove, verso il mistero che ci circonda: “Sperduti, tutti insieme / piante, animali, umani / dentro l’aria densa degli umori / ignari della nostra sorte / SIAMO, ora”, si legge nella poesia che apre la raccolta, “Verso il solstizio d’estate”. E ancora: “La resa alla natura / è in tutti gli animali / anche in me / che mi nutro di assenza / prima di schiudermi / in parole”, come si legge in Assenza. Ed è l’invito di “Canto del ritorno”in cui la Canapini chiede di uscire dalla babele di lingue e di suoni in cui siamo immersi per tornare a riscoprire il messaggio eterno che la natura manda all’uomo, perché solo in questo ritrovato contatto con la Madre di tutte le origini “sarai – dice la poetessa– come un grano sereno nella sua storia smemorata.”
C’è nella poesia di Franca Canapini la consapevolezza di una donna che ha saputo cogliere i nodi profondi della sua fragilità e, insieme, della sua forza, rinnovandoli attraverso un linguaggio terso, limpido, che mai scade nel prosaico, ma anzi è ricco di assonanze, di scelte stilistiche preziose, ed utilizza un lessico raffinato e di rara forza incisiva. Ma, soprattutto, traspare dalla sua poesia un senso di serena armonia che pacifica con se stessi e col Tutto: è la gioia della ritrovata parola, è il senso di non essere vissuti invano, è l’accettazione della vita nella sua continuità, è la capacità di non porsi domande che rende tutto più semplice e chiaro…In quest’ottica, si legge in “Presenza” “non mi chiedo il futuro / il futuro è quest’ora / questa polvere d’oro / che danza e sorride / sul ponte precario / del fiume del sogno”.


(Fernanda Caprilli)

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