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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

V Premio Internazionale
Salvatore Quasimodo

Scadenza
3 Giugno 2019
 



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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Presentazione del libro: "Gocce di rugiada d’amore rubate al tempo" di Rolando Perri, Ed. Aletti, 2012, a cura di Mario De Bonis

di Rassegna Stampa

Cosenza, 22 giugno 2012

Centro Socio-culturale “Vittorio Bachelet”


***



Introduzione


Mi pregio di avere conosciuto personalmente il Dirigente scolastico Rolando Perri, proprio nello svolgimento delle sue mansioni, in ambito scolastico. In quella circostanza ho apprezzato la sua serietà professionale, il grande impegno per una scuola che fosse all’altezza della situazione.
La lettura del suo romanzo riflette in pieno quelli che sono i suoi pilastri di vita: amore, fede, scuola, tre tematiche presenti e trattate con molta sensibilità e conoscenza.
Quasi ogni capitolo è scandito in due momenti: un primo, preliminare, traccia un sintetico quadro del contesto culturale, storico, tradizionale del periodo descritto; un secondo, proporzionalmente più vasto, accoglie le vicende dei personaggi che, in quel contesto, si sono formati ed hanno operato.
Prima di entrare in scena, i protagonisti vengono collocati, contestualizzati con ampie e precise descrizioni, per quanto è afferente l’aspetto fisico e morale, il loro alveo familiare, sociale. Niente è lasciato al caso, anche il nome di una via, Cernaia, o il numero civico, il diciassette, sono esaminati accuratamente.
Il titolo del romanzo, come viene spiegato nel VI capitolo, si riferisce ai sentimenti d’amore adolescenziale, che unisce i due protagonisti: Carola e Valerio. “Dopo quell’incontro del tutto occasionale e non programmato, Carola veniva a trovarsi in uno stato d’animo di grande fibrillazione, inspiegabilmente…”
I due – nei giorni a seguire- si cercavano spasmodicamente, desideravano incrociarsi, ancora una volta, negli sguardi l’uno per l’altra…”
Viene descritta la gradualità del cambiamento di Valerio, che determinerà il completo distacco da ciò, che invece programmava, sognava la giovane Carola: “In lui si profilava un cambiamento in toto, di idee, azioni e comportamenti.Una crisi di identità che è sempre il tallone di Achille per ogni adolescente..”.
Il giovane segue, tra molte difficoltà, soprattutto da parte della madre, la sua vocazione sacerdotale. Ma il suo impegno per una chiesa innovativa, militante, missionaria “veramente cattolica”, nella sua pregnante accezione etimologica, sarà vessata da esponenti di un clero ritualistico e routinario. Dal suo esilio, nelle intenzioni censorio e punitivo, Don Valerio preconizza l’azione meritoria e esemplare di Don Lorenzo Milani.: ” Il religioso apriva, di lì a qualche giorno, una scuola non autorizzata da alcuna autorità competente, ma nei fatti da far funzionare di più e meglio di quella pubblica…L’apertura di quella scuola aveva innescato un meccanismo con effetto domino al punto tale che il prete, contro ogni rosea previsione, era stato costretto a ricavare locali di fortuna per accettare i tanti ragazzi di famiglie con dimore in case sparse di diverse contrade…”
E proprio nell’intreccio di una storia sentimentale, vengono esaminati tre stereotipi di scuola, di istruzione, campo agevole per le conoscenze e le esperienze professionali dell’autore.
Lo stile “tradisce” la profonda cultura classica, nelle varie citazioni, nelle figure retoriche, nel lessico ricercato: in loco, maitre à penser, Deus ex machina, forma mentis, ab origine, in fieri, sic et simpliciter, focus, curriculum, a latere, annus horribilis, mutatis mutandis, tertium non datur , redde rationem, status quo, ante litteram.
Il romanzo è consigliato a chi ama la buona lettura, quella che lascia una traccia nel profondo del cuore, tanti spunti di riflessione, il sapersi ritrovare in persone o situazioni presenti almeno una volta nella propria vita. Il libro, pur avendo una precisa collocazione temporale, è sempre attuale, perché la grande “fatica” della coerenza ai propri ideali di vita, la fiducia nei sentimenti più veri, il grande amore dell’autore per quello che ha rappresentato la scuola ideale, traspaiano, anzi sono molto evidenti in ogni pagina.
Il lettore può cogliere lo stretto rapporto che in ogni messaggio culturale caratterizza il momento formale e quello contenutistico: l’autore, nella tessitura dell’opera, si è servito di determinate forme linguistiche (vocaboli, costrutti, figure retoriche) e tali procedimenti espressivi sono gli unici adatti ad esprimere quei particolari contenuti: descrizione, cenni storici, emozioni, sentimenti, riflessioni, polemiche, critiche velate.


***



Linguaggio figurato


Sono presenti diverse metafore e similitudini.

Metafore

1) “una carta da giocare sul tavolo verde di gioco della vita” (p. 36) Quando Carola intravede qualcosa di diverso della vita borghese a cui appartiene.
2) “allo scorrere inesorabile delle lancette dell’orologio della vita” (p. 84) Quando Carola incontra Valerio nella sua dimora per la prima ed ultima volta.
3) “enigmatiche capriole dell’animo umano” (p. 95) Quando Valerio riflette sull’incontro con Carola e sulla vita in seminario.
4) “periodo oscuro di siccità morale e aridità relazionale… i ghiaghiosi e poco perlustrati viottoli della buona riuscita” ( p. 103) Quando don Valerio inizia la sua vita pastorale a Montefiorito.
5) “ conosceva bene la grammatica e la sintassi dei sentimenti” (p.33). Carola al capezzale di Valerio moribondo.

Similitudini

1) “simile a musicista che prima del concerto guarda, accarezza e mette alla prova il suo flauto, ma non riesce negli iniziali tentativi ad accordare lo strumento per le vibrazioni e per i suoni stonati… Carola alla lettura del biglietto di Valerio, sconvolta e fuori di sé prendeva la penna per scrivere un interminabile filotto di lettere…” (p.82) Carola alla notizia del biglietto di Valerio “ho deciso di cambiare vita” .
2) “Gli sguardi compenetranti di Valerio e di Carola si incrociavano dolcemente come i raggi del sole tiepido di primavera accarezzano i fiori nascenti e si adagiano sui docili pendii della collina…sguardi prolungati senza parole, emblematici di un tepore interiore che vorrebbe essere fuori passione ardente, ma ogni stagione ha il suo tempo”(p.132). Incontro di Carola e Valerio nella scuola di Montefiorito dove Carola va a fare volontariato.


***


Principali tematiche


1) Contrasto tra società borghese: “Carola apparteneva ad una famiglia agiata del luogo, molto in vista, di quelle importanti per lignaggio d’origine nobiliare e per autorevolezza del blasone culturale della stirpe” – e società bassa: “che viveva in casupole plebee, smorte ed umide…(p. 9)
2) Profondità di stati d’animo: “ uno sgomitolamento dell’animo, quello di Carola, di sentimenti novelli e pervasivi, di emozioni vibranti e di apprensioni acute, di turbamenti adolescenziali, per lungo tempo repressi, di geometrie esistenziali, quali tessere di un mosaico cromatico e luccicante di speranze e di aspettative coltivate intimamente, inespresse, pronte a squarciare il velo quotidiano, avvolgente monotonia e ritualità di gesti”. (p. 17)
3) Superstizione: tre sono tipi prevalenti di categorie umane che affrontano questo tema preoccupante, raccapricciante e paranoico del numero 17: a) tale numero porta iella, b) non dice nulla, c) non è vero ma ci credo.
4) Educazione sentimentale che oscilla nella delega tra famiglia e varie agenzie educative, tra cui la scuola.
a. Il primo bacio: “ Carola si avvicinava a Valerio ed egli faceva la stessa cosa. In poco tempo i due stavano l’uno di fronte all’altra, cosi Valerio cingeva con le sue braccia lunghe ed amorevoli il corpo di Carola, lo stringeva a sé e le sfiorava le labbra tumide con un bacio voglioso che la giovane ricambiava immediatamente”. (p. 59)
b. Gocce di rugiada: “ per un reciproco scambio di sentimenti e di amore che, per quei tempi, risultava essere una proibizione assurda e innaturale. Le loro erano, alla fine, gocce distillate di rugiada d’amore rubate al tempo”. ( p. 61)
c. Secondo bacio: “Valerio accarezzava dolcemente e teneramente i capelli, le guance e avvicinava il volto di lei al suo per un bacio intriso di desiderio, di concupiscenza innocente”. (p. 62)
5) Ambientazione storica: sullo sfondo seconda guerra mondiale, anno scolastico 1939-40, annus horribilis per le sorti del mondo, senza esami di maturità “ per i rischi collegati alla situazione di sicurezza e di integrità fisica, complice la guerra”. (p. 67)
6) Scuola: festa degli alberi (21 novembre), terza decade di maggio, festa di commiato, cento giorni, docenti, dirigenti… scuola di Montefiorito (Barbiana): laboratorio-officina, scuola popolare per adulti analfabeti e semi-analfabeti: “veniva frequentata da numerosi contadini, braccianti e operai di quella zona, in orario pomeridiano inoltrato… alla fine dell’anno sostenevano gli esami dinanzi a una commissione nominata dalle autorità scolastiche e potevano così conseguire i titoli di studio minimi, che li avrebbero aiutati a crescere come cittadini sovrani di uno stato che ancora era nella fase più complicata della sua ricostruzione”. ( p. 123)
7) Il seminario: profonda conoscenza della pedagogia delle scuole seminariali, il Rettore, le aule, la cappella, la biblioteca, aspetto contenutistico delle discipline curriculari (dommatica).
8) Condizione della donna: Carola decide di mantenere la gravidanza, di non rivelare il nome del padre del nascituro, “in un contesto che la emarginava e la penalizzava a favore dell’uomo e della concezione prevalentemente se non unicamente maschilista”; (p. 89)
La “mammana” Agata nasconde la maternità, come suor Angelica che “riferisce che il neonato era stato lasciato in fasce davanti al portone del monastero e raccolto prontamente dalle suore” (p. 92). “Insomma, per la famiglia di Carola, la nascita di quel bambino avrebbe dovuto rappresentare un incidente da celare e da sotterrare agli occhi di tutti, ma, soprattutto, paradossalmente, alla vista e al ricordo della stessa artefice, che ne diventava vittima sul piano psicologico ed esistenziale, senza possibilità di aver affermato la sua libera scelta di tenerlo e di allevarlo o di recuperare, comunque, la sua dimensione materna, anche a posteriori” (p. 94)
9) Solitudine di Valerio per la sua scelta: “ L’assenza dei genitori del giovane era un grosso macigno sul suo morale, da cui si asservirà dopo un lungo periodo di riflessione e di presa di coscienza di una scelta, che, in sostanza, era unicamente sua e contestata da tutti” (p. 96).
Don Valerio era un prete di frontiera in parrocchie militanti: “la parrocchia, di sera, diventava un cenacolo attorno al quale si trovavano a discutere i cittadini adulti di entrambi i sessi, su temi attinenti ai loro destini di donne, di uomini e di lavoratrici… lo sfruttamento minorile e femminile, il significato etico e la dignità dell’uomo e della donna nelle attività lavorative e manuali…così i lavoratori riuscivano a trovare il tempo utile ai fini della loro formazione di cittadini sovrani e non di sudditi manipolati dalla volontà di pochi… Il suo capolavoro di ulteriore coinvolgimento diretto e di senso elevato di cittadinanza attiva lo metteva in campo, quando nelle elezioni politiche degli anni ’50, si schierava apertamente con i partiti che raccoglievano nelle loro liste persone dal passato trasparente e adamantino, contro, invece, i corrotti e i corruttori… Soleva rispondere a sua madre che egli lì si sentiva ed era, in fondo, sacerdote, vescovo, cardinale, e perfino papa” (pp. 97, 98, 99, 105).



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Conclusioni


La raccolta di tante trame, come mappe discrete che aiutano a ripercorrere il tracciato delle vicende, a far riemergere atmosfere ed emozioni, a far dipanare il filo privilegiato dell’intera matassa, risponde ad un criterio di pura funzionalità, necessaria perché si possa disegnare in toto la grande e complessa trama dell’animo umano.
Lo scrittore ha voluto raccontare una storia verosimile, costruita con diversi dosaggi di verità e di finzione, una storia bella, significativa, esemplare, capace di sostenere tutte le sollecitazioni, che ha voluto trasmettere a se stesso ed ai suoi lettori.
Un messaggio, dunque, che non lascia indifferenti, ma coinvolge dalla prima all’ultima pagina per l’originalità, la funzionalità , la coerenza, la genialità che il narratore ha saputo assegnargli.
La compattezza del discorso di insieme tende a ricondurre l’operato dei vari personaggi alla tematica umana, sociale e politica del loro tempo e ad individuare gli elementi vitali e stimolanti del passato in un quadro di confronto degli stessi con le aspirazioni della coscienza di oggi.
Gocce di rugiada d’amore rubate al tempo vuole essere un libro che educhi ad una lettura più privilegiata, ad affinare il gusto estetico, ma soprattutto a far riflettere su nuovi percorsi.



(Mario De Bonis)



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