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Info sull'Opera
Autore:
Aletti Editore
Tipo:
Poesia
 
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Il folgorante esordio di Marcello Simoni. Il suo thriller, “Il mercante di libri maledetti”, è stato a lungo in vetta alle classifiche dei libri italiani più venduti

di Aletti Editore

Articolo di Alessandra Stoppini (in collaborazione con www.ilrecensore.com), pubblicato sulla rivista Orizzonti n. 40


Nella pagina dei ringraziamenti de "Il mercante di libri maledetti" (Newton Compton), l’autore Marcello Simoni annota: “scrivere un romanzo è un lavoro solitario che richiede pazienza e raccoglimento”.
Parole che hanno dato i loro frutti giacché l’esordiente Marcello Simoni (nato a Comacchio nel 1975) è il dominatore della classifica dei libri italiani più venduti con un thriller concepito come una caccia al tesoro. Già pubblicato con successo in Spagna nel 2010 con il titolo El secreto do los 4 ángeles (Edizioni Boveda). Il volume uscito poi in Italia, l’8 settembre 2011, è già alla sua quinta edizione con novantamila copie stampate.
Ambientato nel XIII Secolo in piena epoca medievale dove frasi enigmatiche scritte in codice e foschi omicidi si susseguono incessanti nel testo per la gioia dei lettori appassionati di gialli storici. “Anno del Signore 1205. Mercoledì delle Ceneri. Folate di vento gelido sferzavano l’abbazia di San Michele della Chiusa, insinuando fra le sua mura un odore di resina e di foglie secche, e annunciando l’arrivo della bufera”. Il monaco Vivien de Narbonne credeva di essere al sicuro nel freddo Piemonte nell’Abbazia arroccata tra le Alpi, ma un emissario del Tribunale Segreto della Saint-Vehme era riuscito a trovarlo; l’uomo, che indossava una Maschera Rossa, cercava un libro custodito gelosamente dal monaco. Vivien de Narbonne, nel tentativo di fuggire dall’“oscuro cocchiere” che lo inseguiva, proprio mentre infuriava la bufera, trovò la morte cadendo in un burrone. “Il carro si fermò. L’oscuro cocchiere scese a terra e scrutò l’abisso. Ora l’unico a sapere è Ignazio da Toledo, pensò. Bisogna trovarlo”. Tredici anni dopo, la storia riparte proprio da questo personaggio, uomo affascinante e complesso, che ama coltivare l’arte del dubbio e che rappresenta il simbolo del pellegrino medievale i cui “lineamenti moreschi, ingentiliti dalla carnagione chiara, parlavano fin troppo dei cristiani vissuti in Spagna a contatto con gli arabi”.
Marcello Simoni, dalla mente fervida e brillante, ambienta una storia mozzafiato e avvincente, concepita con rigore storico e competenza, tra Spagna, Francia e Italia, al centro della quale c’è un libro prodigioso Uter Ventorum (Oltre dei Venti) antico manoscritto che contiene il metodo in grado di vincolare gli angeli, di costringerli a manifestarsi”. Gli angeli, cioè quei messaggeri spirituali ovvero “intermediari fra Dio e gli uomini”. Attenzione però, perché come avverte un personaggio di questo libro che si legge tutto di un fiato “certe porte devono rimanere chiuse… ”.
«Da adolescente sono stati formativi per il mio stile autori quali H. P. Lovercraft, Italo Calvino, Hermann Hesse, Jules Verne, Emilio Salgari e Jack London. In questo periodo preferisco Valerio Evangelisti, Fred Vargas, Arturo Pérez-Reverte, Wu Ming, Joe Lansdale e molti altri» ci ha dichiarato Marcello Simoni che abbiamo intervistato sull’onda del meritato successo che ha avuto.
“Questo è quello che gli angeli mi hanno mostrato, ascoltai tutto da essi e tutto conobbi, io che vedo non per questa generazione ma per quella che verrà, per le generazioni future.” (Libro di Enoch, 1, 2)

Domanda - Marcello, ci tolga una curiosità: com’è nata l’idea del libro?

Simoni: «Volevo scrivere un thriller che avesse connotati un po’ particolari che lo distanziassero da una precisa collocazione di “genere” senza distaccarlo completamente dalla scia letteraria del “romanzo popolare”. L’intera trama poggia sul profilo del protagonista, un “Ulisse medievale” a metà strada tra l’antieroe e l’avventuriero disposto a tutto, pur di appagare la propria curiositas. Ignazio da Toledo è in sostanza l’antitesi della fede, il prototipo dell’uomo moderno proiettato verso la scoperta pseudo-scientifica del mondo e del divino».

Domanda - È vero che Il mercante di libri maledetti fa parte di una trilogia che ha già scritto?

Simoni: «Assolutamente sì. Ignazio da Toledo ritornerà in altri romanzi per indagare su diversi e inquietanti aspetti dell’esoterismo medievale. Il continuum della saga verrà scandito non solo dalla progressione cronologica ma anche dalle vicende familiari a sfondo delle vicende».

Domanda - Chi è veramente Ignazio da Toledo, che “a volte fu giudicato saggio e colto, a volte infido negromante”?

Simoni: «Neppure Ignazio saprebbe rispondere a questa domanda, perché è caratterizzato da una psiche in perpetuo mutamento, proprio come le rughe della sua fronte che si increspano di continuo, mosse da una burrasca di pensieri. Ignazio è fondamentalmente una contraddizione ideale - essendo un “mercante di reliquie” diviso tra sacro e profano - ma anche un “cortocircuito emotivo”, nascondendo dietro l’apparente impassibilità, un’intensa vita emozionale. Dal punto di vista sociale è un outsider che però gode (all’occorrenza) di spiccate capacità di adattamento, sebbene la sua genialità e il suo interesse per l’arcano lo avvicinino alla figura del magus, termine medievale usato per definire stregoni e negromanti. Oggi come allora, i “liberi pensatori” non avevano vita facile…».

Domanda - L‘Uter Ventorum quel libro “in grado di sciogliere misteri inimmaginabili, al di là delle cognizioni di qualsiasi filosofo o alchimista” è esistito veramente?

Simoni: “L’Uter Ventorum è uno pseudobiblion, ovvero un libro che esiste soltanto perché ne parlano altri libri. Proprio come il famigerato Necronomicon. Ma allo stesso tempo, lo sfuggente manoscritto descritto nel mio romanzo si fonda su contenuti realmente documentati. Per “comporlo” ho attinto dalle principali fonti del sapere antico e medievale, soprattutto testi di matrice esoterico-orientale, e in un certo senso lo si potrebbe intendere come un capostipite del De philosophia occulta di Cornelio Agrippa. Perciò, a conti fatti, come potrei affermare con sicurezza che un libro del genere non sia mai esistito per davvero?».

Domanda - Considerata la sua professione di bibliotecario, quali fonti e documenti ha consultato per la stesura del volume che colpisce per la cura dei dettagli e per la perfetta ambientazione?

Simoni: «La documentazione per realizzare questo romanzo ha richiesto molto tempo. Tempo che non riuscirei a quantificare dato che ho alternato le fasi di scrittura a quelle di ricerca. La mia formazione di medievista mi è stata di aiuto, ciò nondimeno ho dovuto approfondire diversi aspetti della cultura magico-talismanica, della teologia (specie l’angelologia) e delle correnti ereticali e settarie del XIII secolo. Credo sia bene precisare che non mi sono limitato a consultare i “manuali”. Ho letto anche stralci delle fonti medievali, specie i testi dei Padri della Chiesa e le citazioni sull’ars diaboli e sulle pratiche evocative. Ma anche la ricostruzione degli “scenari” ha richiesto non poco impegno».

Domanda - L’Abbazia di San Michele della Chiusa richiama quella del monastero benedettino teatro delle vicende narrate ne Il nome della rosa di Umberto Eco. Che cosa ne pensa?

Simoni: «Mi sento molto lontano da Eco, uno scrittore che apprezzo ma che possiede stile e finalità talmente diversi dai miei da apparire quasi antitetici. Io scrivo thriller, non gialli. Nelle mie storie imprimo un ritmo totalmente differente, volto all’azione e agli inseguimenti, ben lungi dal voler dare sfoggio di erudizione. Per dirla in breve mi ritengo meno saggistico rispetto al noto semiologo, senza contare che i personaggi preferisco ucciderli in diretta e non farli trovare già morti… La mia è una vocazione al sangue, non solo alla storia. Credo in definitiva di aver scritto un romanzo popolare un po’ gotico, un po’ salgariano, che non c’entra nulla con Il nome della rosa se non per la rievocazione di libri perduti e di ambientazioni claustrali… Ma il mio è un racconto itinerante scritto soprattutto con la finalità di regalare qualche ora di svago».

Domanda - “Sapere. Potere. Udire. Tacere”, così scriveva Zoroastro. Per quale motivo il thriller medievale è un genere letterario che riscontra un grande interesse da parte dei lettori?

Simoni: «Perché il thriller possiede due componenti da sempre in grado di catturare l’interesse del lettore: il concatenarsi di omicidi e il tema della ricerca. Inoltre questo genere letterario ha la capacità di inglobare dentro di sé elementi propri di altri stili narrativi - il mistery, il gotico, il noir, lo storico e l’avventuroso - rimanendo sempre fedele a se stesso ma allo stesso tempo rinnovandosi di continuo e coniugandosi in una prospettiva quasi “assoluta”. Chi ha detto che la letteratura di genere deve per forza essere un prodotto di “serie B”?».


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