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18 DICEMBRE 2018


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Daniela Ferraro ha presentato le sue poesie dentro il Comune, Locri ha scoperto la sua Musa - Su www.calabria24ore.it

di Rassegna Stampa

Presentati ufficialmente al pubblico, nella Sala Consiliare, i due capolavori della poetessa locrese: Icaro (Rupe Mutevole, La Quiete e l'inquietudine);Cerchi concentrici sul cadere dell'alba (Aletti Editore), a cura del poeta, scrittore e saggista Vincenzo De Angelis…Esistono fortunatamente persone a questo mondo che scrivono poesie…La marea di immagini si distilla lenta e a voragine, un vulcano che si apre con immense braccia e cerchi dalle quali entrano ed escono emozioni trasformate, prima livide e poi finissime, delicati, a tratti inaccessibili, eteree, meravigliose. Sulle pagine candide spiccano come folgori le trafitture, quei pensieri, resi poesia…
DANIELA FERRARO, LA MUSA DI LOCRI
Domenico Salvatore
Su invito della professoressa, poetessa, saggista e scrittrice, Daniela Ferraro, a bordo di una privata autovettura abbiamo viaggiato stavolta, verso Locri. In compagnia della professoressa Franca Evoli e del suo consorte Vincenzo Zema. A Locri, un comune italiano di 12 487 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria, riviera jonica, sono presenti vari istituti di istruzione superiore: Liceo Classico (Ivo Oliveti), Liceo Scientifico (Zaleuco), Istituto Alberghiero (Dea Persephone), Liceo Magistrale/delle Scienze Umane(G.Mazzini), Liceo Artistico, Istituto Tecnico Commerciale, un corso di Laurea di primo livello in Servizio Sociale (sezione distaccata della facoltà di Scienze Politiche di Messina), ecc..A parte: il tribunale penale e civile, la sede vescovile, le banche, un grande ospedale, 3 farmacie, l'archivio di Stato, l'ufficio delle imposte, la Casa Circondariale, la Compagnia dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ecc. Il che, sta a significare, che ogni anno sforni, centinaia di diplomati che nel tempo formano migliaia; e di converso di laureati…magistrati, medici, avvocati, ingegneri, architetti, professori, geologi, archeologi e chi più ne abbia, più ne metta. La cultura, dovrebbe occupare il gradino più alto della scala dei valori. È sede dell'omonimo circondario amministrativo, culturale e religioso del territorio della Locride, che comprende 42 comuni con una popolazione di circa 135.000 abitanti. Sul lungomare è presente un monumento a Nosside, poetessa magno-greca locrese, scolpito da Tony Custureri. Ma la cultura, non solo in questa zona, rimane la cenerentola di tutti i comparti. In attesa di diventare principessa, casomai dovesse incontrare un principe azzurro. Ma di che cosa stiamo parlando?

Ci troviamo sul parquet del Consiglio Comunale di Locri, la piccola capitale dell'intera jonica reggina. Un pezzo d'archeologia planetaria; mentre fuori dalla finestra, Baldassarre, Melchiorre e Gasparre, tre Re Magi, seguendo la Stella Cometa, si stanno dirigendo verso la grotta di Betlemme, alla ricerca di Gesù, Giuseppe e Maria, la mangiatoia, la paglia, il bue e l'asinello, i pastori e le pecorelle smarrite… Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,/ e vieni in una grotta al freddo e al gelo./ O Bambino mio divino,/ io ti vedo qui a tremar;/ o Dio beato !/ Ah, quanto ti costò l'avermi amato !/…Locri capitale della sterminata Locride. Noto fino al 1934 come Gerace Marina, l'attuale nome deriva dall'antica Locri Epizefiri, città magnogreca i cui scavi si trovano parte nel comune di Locri parte nel comune di Portigliola, alcuni km a sud dall'odierno centro abitato. La storia di Locri, fonte Wikipedia, è strettamente legata alla storia di altri due centri sorti nella zona circostante: Locri Epizefiri, polis della Magna Grecia fondata nel VII secolo a.C., e Gerace, città medievale costruita nel IX secolo. Dopo la conquista romana di Locri Epizephiri e a seguito sia delle scorrerie saracene e turche che della piaga della malaria, il sito fu progressivamente abbandonato e gli abitanti si spostarono verso le più sicure colline dell'entroterra dove sorse Gerace.

Nel XIX secolo, col ritorno della popolazione verso le zone costiere e grazie anche all'avvento della ferrovia, si sviluppò l'abitato di Gerace Marina, frazione appartenente al comune di Gerace. Gerace Marina acquistò sempre più importanza col trasferimento, da Gerace, di alcune importanti strutture amministrative e commerciali, tra cui il Tribunale e la Banca Popolare nel 1880, fino a divenire comune autonomo nel 1905. A dare ulteriore slancio furono la nascita e lo sviluppo di importanti attività commerciali ed industriali: ad esempio, le Officine Meccaniche Calabresi (OMC), nei primi anni trenta, impiegavano circa 150 operai. Nel 1934 il comune di Gerace Marina assunse l'attuale denominazione di Locri.Di particolare interesse è l'area archeologica che si trova circa 3 km a sud del comune. La distanza dalla moderna cittadina ha permesso di preservare quasi integralmente l'antica città greca, tuttavia nei secoli passati gli abitanti della zona hanno usato le pietre di questa città per edificare le nuove case.Gli scavi archeologici sono stati diretti da Paolo Orsi (1908-1912), Paolo Enrico Arias (1940-1941) e da Giulio Jacopi (1951).Di particolare interesse è la visita ai resti archeologici dei templi, dei teatri e delle mura di cinta di epoca magnogreca, e soprattutto la visita al completissimo Museo "Antiquarium" che espone migliaia di reperti archeologici di epoca preellenica, magnogreca e romana. Monumento ai cinque martiri di Gerace.

Davanti la piazza di Locri, fu eretto questo monumento dedicato ai martiri per l'unità nazionale fucilati l'11 ottobre 1847, lavorato da scultori carraresi nel 1872.Su di esso vi sono tali incisioni (rispettivamente frontalmente e dietro, dal punto di vista della piazza):« Bello Michele da Siderno, Mazzone Pietro da Roccella, Ruffo Gaetano da Bovalino, Salvadori Domenico da Bianco, Verduci Rocco da Caraffa morendo gloriosamente per fucilazione il 11 ottobre MDCCCXLVII resero sacre queste contrade. All'unità nazionale. Alla libertà.". "Compiuti i voti in Roma, grata, la Nazione risorta onora i suoi martiri dai cittadini liberi, ad esempio di propositi forti, a scongiuro di altri lutti per interne ed esterne perfidie. Con offerte spontanee questo monumento solennemente fu eretto. ". L'impalcatura lignea del civico consesso locrideo, che ospita l'incontro con la poesia di Daniela Ferraro, si presente in veste elegante. Al posto dei visi dei consiglieri comunali locresi, ci sembra di scorgere i volti delle muse. Secondo l'ordine di Erodoto (Storie), i loro nomi erano:Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano;Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto;Talia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera e un bastone; Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada e il bastone di Eracle (Ercole);Tersicore, colei che si diletta nella danza, la Danza, con plettro e lira;

Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira;Polimnia, colei che ha molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto;Urania, colei che è celeste, l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo;Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo. Ci siamo anche noi. E meno male, che non abbiamo resistito al canto delle sirene della poesia! Perché gli assenti, hanno sempre torto marcio. 'Pater, dimitte illis, quia nesciunt, quid faciunt… Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno; e che cosa si perdono. Ogni volta, non è mai la stessa. C'è sempre qualcosa da imparare, da apprendere, da arricchire. Non vorremmo mai, perdere certi appuntamenti con la cultura; con la poesia. Abbiamo conosciuto la poetessa per caso a Bova, in occasione delle venuta del rampollo del celeberrimo filologo ed antropologo Gerhard Rholfs. Ce la presentò, nelle more, un amico comune. Aveva con sé un piccolo tesoro di Alì Babà. Chiedemmo, a titolo di cortesia, che declamasse qualche verso…Petite et dabitur vobis, quaerite et invenietis, pulsate et aperietur vobis! E, restammo folgorati sulla via di Damasco.Se potessimo strappare la rima al mitico Giuseppe Ungaretti, diremmo…"

M'illumino d'immenso". Proferimmo qualche apprezzamento, ma lei ci guardò con diffidenza e sospetto, se non con scetticismo. Quei versi recitati a Bova, sul "Balcone dello Jonio", rivelavano anche a noi, la vena poetica della professoressa Daniela Ferraro. La professionista, vive e lavora a Locri, dove ha famiglia. Siamo rimasti scioccati nell'apprendere dai giornali e su Facebook, il vile attentato, subìto dalla stessa all'interno della classe dove insegna. Gestaccio di violenza, sic et simpliciter, che abbiamo fermamente condannato e qui ci ribadiamo, esprimendo al tempo stesso la piana, totale ed incondizionata stima e solidarietà alla professoressa. Non ci sorprende più di tanto la condotta della comunicazione ufficiale. Nella Locride, vi sono decine e decine di canali d'informazione, cartacea, radiofonica, televisiva ed on line. E qualche "foglietto" locale, che senza avere la pretesa di essere "La Zanzara" del Liceo Parini di Milano, riesce a capire il malessere giovanile, che serpeggia ondulatorio nella sterminata Locride. Lo stesso, per sapore ed intensità, che sarebbe sfociato nella contestazione del sessantotto. A parte le eccezioni blande, se non all'acqua di rosa o se preferite alla camomilla, non ci sembra che nessuno si sia strappato i capelli, né lacerato le vesti, di fronte ad un fattaccio di inaudita violenza.

Non restiamo di certo allibiti, turbati o sbigottiti perché il cosiddetto mondo femminile, associazionismo, volontariato, società civile, mondo della scuola, sindacati, politica, Chiesa e chi più ne abbia, più ne metta, sia rimasto impassibile spettatore a guardarsi la scena. Quando, invece, a nostro avviso avrebbe dovuto cogliere la palla al balzo, darsi una mossa, dare una scossa all'intorpidito ambiente locrese; completamente succube di una mentalità anacronistica; uno habitus mentis cadente, fatiscente e diroccato; una routine decadente. Conosciamo bene, quante e quali difficoltà, incontrino i lumi della ragione per illuminare le tenebre dell'ignoranza, che qui regna sovrana. Dopo la, rara avis in terris, di "E adesso ammazzateci tutti", sarebbe lecito e non solo auspicabile, un nuovo movimento ad ampio raggio, in grado di sollevare e scuotere le coscienze. Senza per questo, volerci ergere ad emulo di Marco Catone il Censore, per carità. Non facciamo di tutte le erbe un fascio O.K. Né possiamo gettare l'acqua sporca con il bambino dentro. Anche perché, per fortuna, nella patria di Zaleuco, considerato il primo legislatore del mondo occidentale, non mancano le belle intelligenze; il brain trust, abile e capace nell'indicare la strada maestra, per liberarsi dai condizionamenti del vivere quotidiano. Ma, non potevamo unirci al coro dei sordo-muti. Ai Don Abbondio è mancato il coraggio di mettersi contro 'Don Rodrigo'?.

Il padre Dante li manderebbe nel girone degl'ignavi, costretti a girare nudi per l'eternità inseguendo una insegna – che corre velocissima e gira su se stessa – punti e feriti sulle chiappe da vespe inferocite e mosconi insolenti. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi. dissi:… "Maestro, che è quel ch'i' odo?/e che gent'è che par nel duol sì vinta?"./Ed elli a me:"Questo misero modo/tegnon l'anime triste di coloro/che visser sanza 'nfamia e sanza lodo./"…"Questi non hanno speranza di morte,/e la lor cieca vita è tanto bassa,/che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte./Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/non ragioniam di lor, ma guarda e passa/…La donna non può essere considerata alla stregua di un oggetto, un 'numero', un soprammobile. Buona al massimo per…fare i figli, indossare i panni della sguattera dietro ai fornelli, rassettare i letti, pulire la casa, portare i bambini all'asilo, a scuola, al catechismo, a scuola di calcio, di danza, di musica, di teatro se non al fitness point. Salvo poi a lavarsi le mani come Ponzio Pilato l'8 marzo…Festa della Donna, Festa delle Mimose, festa della mamma, della nonna, bla-bla-bla.Questa è la nostra opinione. Non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta. I nostri maestri di vita, di scuola e di giornalismo, ci hanno insegnato a non rinunciare mai al dettato dell'articolo 21 della Carta Costituzionale; e di dare a Cesare il suo…

Reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi dèo. Riteniamo, che non ci possa essere libertà, senza la verità. 'La verità vi farà liberi' dice Gesù. Bello e prezioso valore morale ed ideale. Nemmeno possiamo dire "Dieu me l'a donnèe gare à qui y touchera" . Il dubbio…" to be or not to be, , that is the question-Essere o non essere, questo è il problema", che il geniale scrittore inglese William Shakespeare, mette in bocca ad Amleto, impone comunque una riflessione. Per dirla con Matteo:"Nemo potest servire duobus dominis" . Chiusa parentesi. Vincenzo Zema, ha corso più del Gatto con gli stivali, per essere puntuale all'appuntamento; Totò Belcastro, il re della comunicazione di Brancaleone ed il poeta, scrittore e saggista Vincenzo De Angelis, hanno indossato gli stivali delle sette leghe, per salire ai piani alti della 'Casa Rosada' di Locri, un tempo anche sede del Liceo Classico. Sabato sera all'ora dello struscio, la gente si riversa sulla Via Nazionale, dove non mancano le distrazioni ed i fenomeni da baraccone. Per le grandi firme, bisogna attendere tempi migliori. Non c'è trippa per i gatti. Il Governo centrale (ma la Regione, la Provincia e soprattutto i Comuni, spolpano meglio dei piranhas tropicali. Il povero travet, tira la carretta a stento. Alternativa all'angolo della strada. Ma non c'è più, una società opulenta che possa scialacquare, spendere e spandere.

La crisi economica, evoca fantasmi americani come Wall Street, che si pensava fossero morti e sepolti. Il popolo è sull'orlo di una crisi di nervi. Il tasso di povertà ha subìto un'impennata degna del Machu Picchu…tasse, balzelli, vessazioni, vacche magre, spighe vuote, austerity, pauperismo, 'pane nero'. C'è poco spazio per la cultura. Figurarsi per la poesia. In Calabria poi, residenza privilegiata dei santuari della disoccupazione e dell'analfabetismo strumentale e di ritorno, la percentuale di lettura è prossima allo zero. Tuttavia, gli editori imperterriti ed ostinati, non fanno una grinza; i poeti insistono incrollabili. Non si rinunzia al sogno nel cassetto, se non di mezza estate. Ma Daniela Ferraro non è una meteora. Non nasce come fungo dal bosco. Il talento parte da lontano. Come si evince dall'opportuno video, che coniuga le liriche con le moderne tecnologìe. In sottofondo dolce e gentile, ma che penetra nell'anima e conquista quanto la poesia, sua maestà la musica, fa capolino dolcemente. E rapisce. Del resto, le arie musicali di Giuseppe Verdi, Ludwig Van Beethoven, Sebastian Bach, Franz Liszt, Fryderyk Chopin, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo, tanto per citare, preferite alle moderne (non sono solo canzonette) di Madonna, Whitney Houston, Celine Dion, Joan Baez, Bob Dylan, Frank Sinatra, Beatles, Rolling Stones, Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè;

se non di Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Josè Carreras, Beniamino Gigli, Mario Del Monaco, Maria Callas, sono sempre accostate alla recitazione. La scaletta della serata è armonica e melodiosa. Nemmeno una 'steccata'. Dirige l'orchestra, "il maestro" Vincenzo De Angelis, medico, poeta, scrittore, saggista, splendido Anfitrione, con la bacchettina del senatore Claudio Abbado, super-star del teatro 'Alla Scala' di Milano; per la verità assieme all'altro famoso maestro Riccardo Muti. "Dipinge" con il pennello di Leonardo da Vinci per tutta la serata. E lo striminzito pubblico, che assiepa il parquet del civico consesso locrideo, dopo aver osato sfidare l'ira dei soffioni siberiani, che penetrano nelle ossa, sebbene imbacuccati nei loro pastrani, sciarpe, guanti e cappellini tutto di lana merina, mostra di gradire. Fioccano scroscianti, a scena aperta gli applausi, come la neve sul Cadore, quando apre bocca la graziosa poetessa Daniela Ferraro, che ha ceduto la poltrona centrale all'animatore della serata. Applausi sinceri e scroscianti, strappa pure la professoressa Franca Evoli, docente di Latino e Greco al Liceo Classico di Melito Porto Salvo, galvanizzatrice del Premio Letterario "Montebello", di cui vi abbiamo riferito nei mesi scorsi; e di cui ancore se ne parla negli ambienti della cultura, non solo locale.

L'insegnante liceale, riesce ad emozionare e commuovere pure Anna Rosa Sofia, avvocato, assessore alla Cultura di Locri, in rappresentanza della città e del Comune, ma anche del sindaco Giovanni Calabrese, prontamente riavutosi dopo le bizze del 'battente' che ha mandato in fibrillazione le coronarie del primo cittadino locrese; e rischiato di fargli saltare il tappo della valvola mitralica; ma i sanitari dell'ospedale 'Guido Candida' e del Policlinico di Germaneto-CZ, tecnologìa avanzata, hanno messo le cose a posto. Ansia, stress, emozioni, quando non basta un personal trainer per controllare tachicardia ed aritmia. Non è facile per nessuno, governare in una zona ad alta densità mafiosa, se non, res nullius; un territorio infestato dalla bande di delinquenti della criminalità comune e di quella organizzata, che non fanno sconti a nessuno. Ne sanno qualcosa i vari ex sindaci Francesco Carnuccio, Giuseppe Armando Galasso, Domenico Speziali, Pepè Lombardo, Carmine Barbaro, Francesco Macrì, tanto per…destinatari, durante le loro tormentate consiliature, di 'attenzioni' non proprio amichevoli. Tipo l'aggressione subita dal sindaco Calabrese, la sera del 3 dicembre, intervenuto nei corridoi del Comune, assieme ad altri assessori e consiglieri per difendere l'assessore all'ambiente Alfonso Passafaro, malmenato da alcuni cittadini, già identificati;

se non banda di teppisti. Pare, tre giovinastri, su cui indagano i Carabinieri del Gruppo di Locri, diretto dal t.colonnello, Giuseppe De Magistris, coordinate dal p.m. e dal procuratore capo della Repubblica, Luigi D'Alessio, che non hanno esitato ad introdursi fin dentro le stanze del palazzo. Nelle more, si è parlato del "Mito di Orfeo" (ed Euridice). Il mito di Orfeo ed Euridice, che ha appassionato numerosissimi artisti, poeti e musicisti… Orfeo era figlio di Eagro, re della Tracia, e della musa Calliope (o, secondo altre versioni del mito, di Apollo e di Calliope). Ha preso parte alla spedizione degli Argonauti, cioè dei guerrieri che, guidati dall'eroe Giasone, a bordo della nave Argo erano andati alla ricerca del "vello d'oro", custodito da un terribile drago: però non sono state le battaglie e i pericoli di questa impresa che hanno reso famoso il suo nome, ma la musica e l'amore. Orfeo era un poeta e un musico. Le Muse gli avevano insegnato a suonare la lira, ricevuta in dono da Apollo. La sua musica e i suoi versi, erano così dolci e affascinanti che l'acqua dei torrenti rallentava la sua corsa, i boschi si muovevano, gli uccelli si commuovevano così tanto, che non avevano la forza di volare e cadevano, le ninfe uscivano dalle querce e le belve dalle loro tane per andare ad ascoltarlo. La sua sposa, era la ninfa Euridice, ma non era il solo ad amarla: c'era anche Aristeo e un giorno Euridice, mentre correva per sfuggire a questo innamorato sgradito, era stata morsa da un serpente nascosto tra l'erba alta ed era morta all'istante.

Orfeo allora aveva deciso di andare a riprendersela fonte www.scudit.net/ ed era sceso nell'Ade, nell'oscuro regno dei morti. Con la sua musica era riuscito a commuovere tutti: Caronte lo aveva traghettato sull'altra riva dello Stige, il fiume infernale; Cerbero, l'orribile cane con tre teste, non aveva abbaiato; le Erinni, terribili dee infernali (Aletto, Tisifone e Megera), si erano messe a piangere. I tormenti dei dannati, erano cessati (Tantalo non aveva più fame e sete...) e ogni creatura, compresi il dio Ade e sua moglie Persefone, aveva provato pietà per la triste storia dei due innamorati. Così Ade aveva concesso ad Orfeo di riportare Euridice con sé, ma a un patto: Euridice doveva seguirlo lungo la strada buia degli inferi e lui non doveva mai voltarsi a guardarla prima di arrivare nel mondo dei vivi. Avevano iniziato la salita: avanti Orfeo con la sua lira, poi Euridice avvolta in un velo bianco e infine Hermes, che doveva controllare che tutto si svolgesse come voleva Ade. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Orfeo temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò, ma subito la donna fu risucchiata; malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito e infine gli diede l'estremo saluto.". Orfeo, resterà fedele al suo amore per Euridice e morirà ucciso dalle Menadi, le sacerdotesse di Dioniso, che lo faranno a pezzi, gettando i suoi resti nel fiume Ebro.

La sua testa, caduta sulla lira, resterà a galla sull'acqua. Così Zeus, commosso, deciderà di mettere la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della Lira. I tre protagonisti della serata, Daniela Ferraro, Vincenzo De Angelis e Franca Evoli, si sono confrontati a lungo; un 'trietto', davvero interessante ed irrinunciabile. In cui si è parlato "veramente" di poesia e non per finta. Taluni, cosi detti 'critici d'arte', ignorando, che quando ci sia di mezzo l'anima, bisogna muoversi con la dovuta prudenza, cautela, esperienza e competenza, spesso e volentieri, vanno a ruota libera ed a briglie sciolte; la strada giusta per prendere lucciole per lanterne e fischi per fiaschi. Nelle pieghe, si è parlato della venatura pessimistica, che emerge dalle liriche di Daniela Ferraro ,professoressa, docente presso le scuole superiori di Locri, laureata in Lettere Classiche all'Università di Messina.; e l'accostamento al geniale poeta, Conte di Recanati; il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del classicismo, ispirato alle opere dell'antichità greco-romana, era inevitabile e scontato. Giacomo Leopardi pessimista, se non precursore dell'esistenzialismo;al pari di Arturo Schopenhauer e Franz Kafka.

Ma la poetessa, smussando gli angoli, ha chiarito di non ritrovarsi in nessuna delle ipotizzate teorie leopardiane:" Pessimismo Storico" ( "Teoria delle Illusioni); "Pessimismo Psicologico" ("Teoria del Piacere"); "Pessimismo Cosmico" ("Teoria del Patimento")…nel massimo del dolore, si esprime il massimo del sentimento…si inizia a scrivere per se stessi e piano piano si va avanti. La professoressa Franca Evoli…un po' mi sento locrese; il mio mare dell'infanzia, che Ugo Foscolo chiamò il "greco mar"; si risveglia qualcosa di familiare, di vissuto. Qui a Locri, ho trascorso diversi anni della mia vita, dove ho studiato al Liceo Classico. E il medico, De Angelis…La vera poesia? Ể ispirazione ma anche arte. Ể una creazione, ma l'ultima parola spetta al lettore. Ferraro…esprimo attraverso la natura; il silenzio, non ruba le parole…"Eppure Icaro osò/-irriducibile ardore-/Nel rogo imperituro fissa al cielo di gomme/l'indomita bandiera, /e svetta/alto, /l'urlo d'amore/Tutte le liriche della poetessa trasmettono un'emozione e meriterebbero la citazione ed il commento. Tipo,'Senza fine'…Profili di silenzio./È stanco il tatto/ma gli occhi mai…/e scrutano tra pieghe/del sazio amplesso/nuova energia profonda/chè Morte nell'Amore/è mai appagante/. Cala il sipario sulla splendida serata. Il grande pubblico ha scoperto un altro talento naturale. La città di Locri, ha sfornato un'altra poetessa, che finalmente ha acquisito il diritto di cittadinanza. L'uditorio applaude sinceramente, ma prima di sfollare, vuole stringere la mano. Parte qualche abbraccio.

A parte i complimenti (per niente di facciata e scontati, ma anzi spontanei e strameritati) dell'assessore alla cultura Anna Rosa Sofia. Questo è il momento della consegna della copia omaggio ai presenti. Il contributo, è libero. Una sbirciatina alla copertina, che ritrae sull'ultima pagina anche il volto di Daniela Ferraro…"Ể scrittrice e poetessa per vocazione. All'interno della sua poesia, l'amore verso la cultura classica si fonde con la lucida consapevolezza del "male di vivere" dell'uomo moderno dando così vita a versi initimistici ora sommersi e pacatamente sensuali, ora accesi e vibranti, ma sempre perfettamente nitidi, equilibrati e permeati di una gradevole musicalità che stempera e appiana anche le punte più ardite e all'interno dei quali l'Io, superato l'autobiografismo, riesce a farsi interprete di sentimenti universalmente condivisi.".Anche noi riceviamo la copia. In realtà, un capolavoro poetico; se non un'opera artistica. Ancora un giretto per le meravigliose vie di Locri, dove abbiamo conosciuto fior di giornalisti. A parte Giuseppe Polifroni, Paolo Pollichieni, Pino Callipari, Francesco Barbaro… Un santuario della cultura. Sebbene, attraversi un momento di decadenza e di contraddizioni. Tuttavia il leggendario Eduardo De Filippo sentenziò…"Ha da passà 'a nuttata" .

Domenico Salvatore

Link diretto dell'articolo:
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