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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

V Premio Internazionale
Salvatore Quasimodo

Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


VII Concorso Letterario CET SCUOLA AUTORI DI MOGOL

Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Menuccia Franchino “Caro papŕ Geppetto….” “e le stelle stanno a guardare..”. La recensione di Gianni Mazzei.

di Rassegna Stampa

Questo libro, dal duplice titolo, si presenta come una sinfonia, per il ritmo e gli slarghi mentali che sa dare, con una partitura possente, sofferta e drammatica nel cuore, la prima come organo solenne in chiesa; la seconda sfumata, elegiaca e lirica, da violino. Entrambi i titoli sono seguiti da puntini sospensivi, come un dialogo e necessità di apertura subito chiusa nel romanzo, con l’icasticità che l’amore arrivato è proibito (“il suo primo amore, ma non era quello giusto: celebrava messa”), simile per potenza espressiva a Manzoni per la monaca di Monza o a Dante per la vicenda di Paolo e Francesca; e nella seconda, quella poetica, ad indicare l’indifferenza della società e della natura dinnanzi a immani tragedie come l’Olocausto. Possono, questi puntini sospensivi, essere visti anche come flusso e la varietà della vita, singola e collettiva, che non può finire con un punto. La prima parte è un romanzo, con undici capitoli di cui il quinto e l’undicesimo sono i più lungi e rivelatori: il quinto svela la radice della crisi del coprotagonista, il prete (e in lui la chiesa ufficiale dinnanzi al malessere della gente che soffre) e l’undici l’epilogo finale. Il numero undici non è casuale, a mio avviso. Dagli studi cabalistici e teologici l’undici è la somma di cinque e sei: essi rappresentano il microcosmo e il macrocosmo, il cielo e la terra. Nella sua totalità dunque, questo numero costituisce la via del cielo e della terra, e, essendo numero dispari, si configura come viaggio asimmetrico, pieno di insidie, asperità, dubbi. Rappresenta da una parte l’assoluto, l’infinito, l’orizzonte mentale a cui tendere e i brividi e la passione del corpo e dall’altra è costituivo del finito, dell’inespresso, della tensione sopita. Nel quinto capitolo si rivela questa contraddizione, metafisica e umana: Geppetto viene ad essere visto come colui che vuole imporre il suo modus vivendi a Pinocchio (come avviene per la protagonista nell’asfittico paesino del Sud e al prete per i legami canonici sulla castità), sradicandolo dalla sua stessa essenza, albero secco e incapace così di portare gemme, foglie, frutti. Questo aspetto può essere visto anche come un fertile motivo pedagogico, nel non snaturare la psiche della persona (l’autrice è stata anche docente) e politica, per quanto concerne la pretesa del mondo occidentale di imporre la propria cultura e visione della vita ad altri popoli. La seconda parte è composta da venticinque poesie (con variazioni per i temi dell’olocausto e dell’apartheid ad indicare la complessità tematica, portando le poesie al numero di ventotto), una compiutezza che va dalla vita del singolo (nei vari sentimenti, dalla realtà quotidiana, ai riti, ai sogni, all’utopia, all’amore) fino ai grandi problemi della storia, tragici e irrisolti, come l’apartheid e l’olocausto. Anche qui c’è quest’attenzione alla natura, a quel fondo comune che, se rispettato, ci mette in comunicazione di poter dialogare, come dice Apel nell’interpretazione dell’episodio di San Francesco e il lupo di Gubbio, superando le differenze di cultura, religione, lingua ecc. In apertura del libro, una poesia che dà il tono a tutta l’opera, sia in prosa che in versi, un sigillo alla Cioran: si vive l’esilio e lo sradicamento, psicologico,sociale e metafisico e anche le bellezze della natura (il mare, la solarità, le viuzze vivaci del centro storico, la giovinezza) o della cultura (l’incanto di una processione), sono solo una pausa in questa partitura della vita, terribile nel disagio di sentirsi spaesati. Il libro è godibile anche per la pulizia della parola, elegante, il grande pudore del dire e per sapienti variazioni di ritmo a seconda delle scene trattate nonché per perizia nel sapere strutturare la materia e la trama, creando attese e curiosità.

(Gianni Mazzei)

Menuccia Franchino “Caro papà Geppetto….” “e le stelle stanno a guardare..”, Aletti Editore, pp. 114, Euro 13,00

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