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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

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Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


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Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Su “La Nuova Sardegna, articolo sul saggio “Grazia Deledda. Un singolare romanzo ( quasi ) d’amore” ( Aletti Editore ) di Maria Antonietta Piga

di Rassegna Stampa

di Anna Saderi, per “La Nuova Sardegna”

In un articolo pubblicato su “La Nuova Antologia” dal titolo “Grazia Deledda cent’anni dopo”, Giuseppe Dessì, nel rivedere il suo precedente sprezzante giudizio critico nei confronti della scrittrice, disse che a ben vedere i soli due grandi uomini che la Sardegna avesse mai avuto erano due donne: Grazia Deledda ed Eleonora d’Arborea. A parte il maschilismo evidente di una tale affermazione, dove il termine di paragone attribuito alla eccezionalità femminile è l’uomo, rimane da parte di Giuseppe Dessì, non solo la revisione del giudizio sulla scrittura della Deledda, ma anche il forte apprezzamento verso la donna libera e volitiva, capace di rompere gli schemi e affrontare con determinazione tradizioni, mentalità consolidate e pregiudizi, per raggiungere l’obiettivo prefissato: diventare una grande scrittrice.
Ecco, il libro “Grazia Deledda. Un singolare romanzo (quasi) d’amore” (Aletti editore 14 euro) di Maria Antonietta Piga Martini, dà conto, oltre che della storia principale riguardante la relazione affettuosa tra la Deledda e il De Gubernatis, cui fa riferimento il titolo, anche di questo aspetto del carattere della nostra scrittrice: la sua eccezionale forza di volontà. Il libro è contemporaneamente un romanzo d’amore e un saggio critico. Infatti, non si limita a raccontare la relazione affettiva tra i due, ma, attraverso notazioni critiche, riferimenti storici, sistematiche chiose (circa 200 note in 187 pagine di romanzo), cerca di restituire la figura della Deledda a tutto tondo, sia come donna all’interno del suo mondo con la vasta gamma di sentimenti, paure, ansie, recriminazioni, sia come scrittrice con le relative ambizioni, tensioni e aspettative.
Il titolo è diviso in due parti. La prima reca solo il nome Grazia Deledda. Il romanzo-saggio infatti per una buona parte è costituito da una scelta di lettere scritte da Grazia Deledda e tratte dal carteggio intimo secretato che il De Gubernatis aveva donato con la clausola che fosse aperto solo 50 anni dopo la sua morte, pertanto si fonda in buona parte sulle parole stesse della scrittrice. Ella è quindi “eroina inconsapevole”, come la definisce Piga Martini, e per certi versi co-autrice del romanzo. Le lettere su cui si ricostruisce la storia di questa relazione erano rimaste sconosciute fino al 2008, quando Roberta Masini, bibliotecaria della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, curò la prima edizione completa del carteggio per la Cuec. La lettura di questo nuovo nucleo di lettere dal tenore più affettuoso, confidenziale, “quasi amoroso” appunto, ha consentito a Piga Martini, di ricostruire la storia della relazione tra i due in una sorta di ” singolare romanzo epistolare”.
Racconta la Masini che «De Gubernatis nei primi anni del Novecento donò alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze il suo imponente carteggio, separandone però una parte e vincolandola affinché non fosse aperta se non almeno dopo cinquanta anni dalla sua morte». La parte separata e vincolata era formata dal carteggio privato e intimo avuto con donne in vista del periodo: scrittrici, giornaliste, traduttrici, affascinanti modelle, insegnanti. Tra queste si trovano le missive della Deledda. Il tenore delle lettere tra i due dimostra che la loro amicizia si era approfondita a tal punto da spingere De Gubernatis a nasconderle per questioni di convenienza, anche se questo sentimento affettuoso fu soprattutto, per usare le parole della stessa Deledda, il risultato della vicinanza spirituale di «due anime tanto diverse eppur tanto unite».
La seconda parte del titolo “Un singolare romanzo (quasi) d’amore” ci introduce direttamente nel tenore della relazione. Il rapporto tra Deledda e De Gubernatis si tradusse, non soltanto in un sodalizio culturale destinato a svilupparsi e rinforzarsi nel tempo, ma rappresentò anche un costante scambio di confidenze, conforto reciproco, con momenti di assoluta affettuosità espressi da parole “quasi” d’amore. L’autrice commenta minuziosamente l’evolversi del rapporto tra i due, vissuto in una alternanza continua di dichiarazioni d’affetto imperituro e rimproveri, aspirazioni e consigli, preghiere e paure, in un turbinio di sensazioni antinomiche ora dichiarate, ora ritratte ora nuovamente affermate. Con chiarezza e cura espressive didattiche, Piga Martini ci conduce a scoprire i sogni e i tormenti della Deledda nella fase della sua giovanile formazione. Le lettere, infatti ci raccontano di una personalità ricca, di una storia affascinante, quasi avventurosa, vissuta con passione romantica e al contempo realistica. Rappresentano la preziosa testimonianza dell’itinerario formativo attraverso il quale si è plasmata la personalità umana e letteraria del futuro premio Nobel per la letteratura. Ci permettono di cogliere appieno la potenza della sua determinazione, la già chiara consapevolezza della funzione che l’arte poteva avere per liberarsi dai limiti imposti dal suo piccolo mondo. De Gubernatis, studioso di fama, collaboratore e direttore di numerose riviste, rappresentava l’interlocutore ideale per raggiungere l’obiettivo, sia per l’autorevolezza riconosciuta in campo nazionale e internazionale, sia per la fitta rete di relazioni a cui la stessa Deledda per suo tramite avrebbe potuto afferire, sia per la possibilità concreta di pubblicare i suoi scritti. Questo naturalmente non deve far dubitare della sincerità dei sentimenti della Deledda nei confronti del suo “caro Angelo”, ma certo, poter scambiare attenzioni, premure, complimenti, intimità confidenziali con un tanto illustre studioso, oltre a lusingarla, le consentiva di dare corpo alla speranza di mostrare al mondo le sue potenzialità e vedere riconosciute le sue capacità.
Il libro consta anche di ulteriori 50 pagine nelle quali sono riportate: la presentazione di Grazia Deledda scritta da De Gubernatis (egli infatti, tanto infaticabile seduttore quanto metodico collezionista, ad ogni gruppo di lettere delle sue corrispondenti aveva accluso una nota con informazioni sulla persona e sul genere di relazione, questa sulla Deledda non è solo una nota biografica privata ma un'acuta pagina critica); una poesia dedicata alla scrittrice e un’appendice di passi scelte dal carteggio già edito.

14 febbraio 2014


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