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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
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Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


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Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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ANNA MARIA ALGIERI, Il giardino di Dida ( Le sette fantasie), Aletti Editore, 2011, pp. 45 [ collana “Gli emersi – Narrativa”]. A cura di fra Giovanni Spagnolo.

di Rassegna Stampa

Con questo volumetto Anna Maria Algieri si avventura nei territori sconfinati della narrativa, dopo una lunga frequentazione dell’universo poetico di cui sono testimonianza le numerose raccolte pubblicate dal 1982 a oggi.
In una lunga e articolata Presentazione, Rinaldo Longo ripercorre i racconti dell’Algieri, con gli affinati strumenti del suo mestiere di esperto indagatore di “poesia, scienze del linguaggio e discipline sociali” e li passa al setaccio di una critica scientifica, e perciò obbiettiva, che li restituisce al loro habitat naturale, per quel che sono: “figli delle contraddizioni del nostro tempo”.
C’è, naturalmente, nei racconti di Anna Maria Algieri, una struggente quanto nostalgica rievocazione dell’infanzia, vissuta nel pascoliano “nido” di Acri, avvolta dall’affetto e dalle cure premurose di “Mamma Rosa” e di papà Vincenzo protagonista, in qualche modo, di “Al crepuscolo della Pasquetta”.
Si potrebbe tuttavia dire che questi racconti trasudano innocenza e semplicità, non solo a livello linguistico ma anche attraverso l’ambientazione di quelle che l’Autrice definisce “fantasie”, grazie agli elementi tipici della favola
in cui trovano posto e spiegazione “Riccioli d’oro”, “Le mie bambole”, “Lo sguardo innocente” e – soprattutto – “Il giardino di Dida” con il variopinto dispiegarsi di rose, garofani, viole del pensiero e lillà che parlano a chi ha il
cuore puro.
L’ultimo racconto, “L’amore impossibile” ci restituisce - come scrive Rinaldo Longo - la fanciullina dai “Riccioli d’oro”, diventata ormai adulta, “sola, disperata”, che “accetta di convivere, fra tanti sensi di colpa, con un
uomo sposato”, attratta dai suoi “ modi garbati, gentili, capaci di placare la disperazione”.
“Tra sì e no” è la posizione in cui si trova la Marta de “L’amore impossibile”, metafora, in qualche modo, di ogni vicenda umana che si dibatte sempre, nel profondo della coscienza, tra questi due arcaici e ancestrali monosillabi
sinonimi di bene e male, luce e ombra, amore e morte, inestricabilmente congiunti nel cuore dell’uomo.

fra Giovanni Spagnolo

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