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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Intervista a DANILO CAGNO, autore del libro di poesie "Libercolo rosso"(Aletti Editore ) - a cura di Marina Lovato per ARTeMUSE

di Rassegna Stampa

Domanda - Ciao Danilo, tre aggettivi per descriverti ai nostri lettori.

D. Cagno - La tua domanda presuppone un approccio assoluto alla visione che si ha di sé. Io faccio molta fatica a individuare degli aggettivi che durino più di una giornata e tanto meno definizioni che risultino durare per sempre su me stesso o su ciò che ci sta intorno.
Se proprio dovessi scegliere, in questo momento direi: caparbio, intraprendente e imperfetto. Caparbio perché se ho una cosa in mente difficilmente ci sono ostacoli che mi impediscono di raggiungerla. Intraprendente, perché altrimenti, da caparbio, diventerei solo inutilmente ostinato. Imperfetto, perché la perfezione, per fortuna, non mi ha mai sfiorato.

Domanda - Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni?

D. Cagno - Per gli hobby ci vuole tempo e di tempo ce n’è sempre troppo poco. Se parliamo di sport, che mi ostino a praticare, adoro giocare a calcetto, non certo perché ritenga di avere un talento particolare, ma perché mi piacciono le sfide impossibili (vista la mia età) e il fatto che posso costruire un gruppo ogni volta diverso, cercando di capire la natura di chi mi sta intorno e fare team per diventare la squadra vincente, spesso partendo da gruppi eterogenei, multietnici; una sfida impossibile da coprire in tutti i ruoli. Bellissimo.
Altre passioni? La bicicletta: essere solo contro te stesso, sapere dove vuoi arrivare e dosare a piccole gocce le forze per arrivarci è una sensazione meravigliosa che non ha eguali, e ogni volta è qualcosa di incredibile, anche solo per il gusto voltarsi indietro, guardare in basso e vedere tutta la strada percorsa.
Inoltre suono da 22 anni la chitarra da autodidatta, sono appassionato di fotografia (la copertina del libro è un mio scatto) e da un po’ di tempo scrivo quello che mi viene di scrivere, se mi viene di scrivere e se sento che scrivere ha un senso in quel momento; ma penso che siamo qui a parlare proprio di questo, no?

Domanda - Tu viaggi molto per lavoro, cosa ti rimane nel cuore dopo ogni viaggio?

D. Cagno - Niente, nel cuore niente, i miei viaggi di lavoro sono un concentrato tipo “dado star” di azioni, obiettivi e risultati, quindi si rischia di non avere nemmeno la percezione di dove si è stati, non si riesce a vivere veramente il luogo che ti circonda. E rimane l’amaro in bocca della delusione, al pensiero che sarebbe bastato fare un passo di lato, prendersi un attimo di tempo, vedere e sentire, per averne un ricordo intero, per non portare con sé solo qualcosa di vissuto di striscio, per caso, passando.
Vorrei dirti due cose invece del mio ultimo viaggio, che è stato di piacere, ed è stato un viaggio in Italia che ho fatto con mia figlia e la mia compagna, di quattro tappe soltanto; la prima Roma, l’eterna e non c’è altro da dire. Far vedere a mia figlia l’immensa Bellezza che abbiamo a Roma, simbolo primo dell’Italia, non ha eguali; poi la Calabria, a Rocca Imperiale, per partecipare al Federiciano, esperienza che meriterebbe un po’ più di tempo per essere raccontata; poi Recanati, ed è facile immaginare perché… e infine Verona che si racconta da sola e, direi, a un passo da casa tua, no?

Domanda - Poesia è…

D. Cagno - Un lampo nel cielo che taglia il buio della notte.
Tutto ciò che riguarda te stesso nel più intimo recondito ambito e che sa parlare e dire qualcosa al mondo intero, senza saperlo.

Domanda - Di recente hai pubblicato la silloge poetica Libercolo rosso; qual è il filo conduttore della raccolta?

D. Cagno - Beh, innanzi tutto che dopo tanti anni alla fine abbia deciso di uscire allo scoperto, fuori dal cassetto, come mi piace dire ironicamente, è una gran cosa, almeno per me. Inoltre che a questa decisione abbia corrisposto la fortuna di trovare un editore illuminato come Giuseppe Aletti che ha voluto offrirmi una possibilità e dare voce a quello che avevo scritto è stato proprio il connubio perfetto.
Come avrai capito, Marina, è una storia lunga che è nata da sola tanto tempo fa, ed è successo, sarà un po’ banale ma è stato così, per una donna. Tante cose scritte con veemenza, con impeto e rabbia e altre, invece, frutto di un pacato scrivere quieto nell’angolo privato del letto solo per sé e cioè per tutti.
A onor di cronaca questa è la seconda raccolta di una prima che non ha mai visto la luce; e, se potessi suggerirti io la domanda, mi chiederei: “E perché?” e la risposta, tanto innocente quanto presumibilmente sagace sarebbe: “Non lo so”.
Ed è vero, non lo so… ti posso solo dire che cinque anni fa mi sono messo a spulciare fra tutto quello che avevo scritto e stavo continuando a scrivere cercando di mettervi ordine e ho capito che, in tutto quel marasma, c’era un senso che in fondo avevo presente già da tanto tempo, ma che non sapevo o non volevo vedere.
Così è nato il libercolo rosso figlio di questo ordine caotico di cose e fratello di qualcosa che era già nato da tanto tempo, ma in realtà non ancora sorto. E, nel mio percorso, ho capito quanto inintelligibile sia la mia calligrafia, portandomi giocoforza a essere in vita l’archeologo di me stesso. Mi vien da dire, chissà, se fu vera gloria… ai posteri l’ardua sentenza.

Domanda - Nella Quarta di copertina scrivi: “In fondo ho sempre pensato che il mondo si divida in persone che si fanno domande ed in persone che si chiedono perché altri si fanno domande, ed io ho sempre sperato di appartenere alla prima categoria”. Questa frase mi ha colpito molto. Il poeta ha, quindi, la capacità di porre e porsi interrogativi che altri ignorano?

D. Cagno - Per me la domanda è il sale della vita. E più è difficile e più è necessaria. Chi non si pone domande non solo non è poeta ma, secondo me, non è nemmeno degno di appartenere al genere umano.
Senza domande mancherebbe quasi tutto il patrimonio dell’umanità, letterario e non.

Domanda - Prima di salutarci, ci regali una poesia tratta dal tuo libro?

D. Cagno - Certamente, ci ho pensato un po’, poi ho scelto questa:

Che sono io

In tanto
ancora
il domando m’assale. Sempre uguale
banale
mi blocca al muro
del dubbio.
La porta chiusa
d’anni bussata
ancor non fa cenno d’aprirsi.
Che sono io,
sono solo tu
versi al vento

domanda inquieta
di giorno in giorno
di porta in porta
di bocca in bocca
di pensiero in pensiero

la ricerca del vero

eterna
s’avvinghia
all’umano destino.



Link diretto dell'articolo:
http://artemuse.altervista.org/intervista-danilo-cagno/

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