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21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Giuseppe Fraschetti che presenta il suo nuovo romanzo “I saguari” ( Aletti Editore), una storia di fantascienza nella genetica

di Rassegna Stampa

Nel romanzo: Una super razza umana che secondo le intenzioni degli scienziati genetisti che l’hanno progettata, e la continuano a progettare, dovrebbe assicurare allo stato, che si è voluto chiamare “Nuova Sparta” (nell’intenzione di rinnovare i fasti militari dell’antica Sparta), il dominio sul mondo intero.

*****

L'INTERVISTA

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “I saguari”?

Fraschetti - I saguari sono delle piante cactacee originarie e tipiche dell’Arizona. Molto alte, fino a tre o quattro metri, ed anche molto longeve (le più antiche fino ad uno o due secoli) sono dotate di grosse spine. Popolano (è proprio il caso di dirlo) i costoni delle montagne desertiche dell’Arizona ed anche le pianure. In talune zone sono talmente numerose da dare l’impressione di una vera e propria popolazione di esseri viventi dall’aspetto minaccioso quasi terrificante. Lo stesso nome, poco noto, farebbe pensare, a chi non lo conosce, a belve feroci. Ed infatti, nella finzione del romanzo, sono proprio, più che esseri umani, delle belve feroci, che hanno scelto per se stesse questo nome, proprio allo scopo di incutere terrore e spavento.

Domanda - Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Fraschetti - Questo romanzo è il secondo volume di quella che secondo le mie intenzioni dovrà essere una trilogia: il titolo del primo volume, già pubblicato, è “Anno 2207 - La Nuova Sparta”. Dovrà seguire un terzo volume che concluderà la storia. Si tratta di una storia di fantascienza nella genetica: una super razza umana che secondo le intenzioni degli scienziati genetisti che l’hanno progettata, e la continuano a progettare, dovrebbe assicurare allo stato, che si è voluto chiamare “Nuova Sparta” (nell’intenzione di rinnovare i fasti militari dell’antica Sparta) il dominio sul mondo intero. Ma, come scoprirà chi leggerà i due romanzi, le cose andranno in modo ben diverso da come si aspettavano gli scienziati progettisti ed i dirigenti del nuovo stato. La natura che ci circonda è un sistema troppo complesso il funzionamento del quale, a mio avviso, non potrà mai essere interamente posseduto da mente umana. Metterci mano, cercando di modificarlo per ottenere certi scopi, è cosa estremamente rischiosa: si rischia di causare danni anche irreparabili. Come se una persona poco esperta di meccanica tentasse di riparare i freni di un’automobile sulla base di conoscenze al riguardo acquisite in modo parziale ed approssimate. Il risultato potrebbe essere catastrofico. Ed infatti una catastrofe hanno causato gli scienziati genetisti della Nuova Sparta nei loro esperimenti ed azioni volte a modificare artificialmente il DNA di essere umani.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Fraschetti - Nella realtà ciò che è descritto nel romanzo avviene già: per ora soltanto nei vegetali, come a tutti è noto. Il mondo è completamente invaso dai prodotti cosiddetti OGM. Mi risulta che la sperimentazione sia avviata anche su animali (clonazione) e, addirittura, sia pure in modi molto limitati, anche su esseri umani (si veda ad esempio l’uso delle cellule staminali per aggredire malattie terribili che si ha paura anche a nominarle). Ma il cammino della scienza (chiamiamola scienza) è inarrestabile, anzi implacabile: prima o poi queste cose si faranno anche sull’animale uomo. Questo romanzo vorrebbe essere fantascientifico, ma a vedere bene non lo è tanto: il futuro che vi è descritto non sembra tanto lontano.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Fraschetti - Oblio: parola molto intensa! oblio del tempo, oblio della morte! come dice il poeta:
“Vero è ben Pindemonte
anche la speme fugge i sepolcri
ed involve tutte cose
l’oblio della sua notte”.
Nessuno si accorge di pensarci, ma di certo inconsciamente ci si pensa, ci pensiamo tutti. Cosa rimarrà di noi dopo? solo polvere, delle ossa “che in terra e mar semina morte” ?
La scrittura è una forma d’arte, forse la più nobile. Benedetto Croce parlava dell’universalità dell’arte, quasi come un criterio per “misurare la qualità” dell’opera d’arte. Un’opera d’arte è universale se piace in ogni tempo ed in ogni luogo; e tanto più lo è quanto più questo avviene. Consideriamo ad esempio Dante: dopo ottocento anni ancora parla al cuore degli uomini. Cosa che non si potrebbe dire per tanti autori anche molto più recenti. Possiamo dire che Dante ancora vive nella sua divina poesia: attraverso l’arte si continua a vivere anche dopo. Al riguardo vorrei riportare un episodio di Michelangelo che, tra l’altro, mette bene in evidenza il suo carattere caustico ed orgoglioso: ad uno sprovveduto che gli aveva fatto notare come il ritratto del defunto presente in un monumento funebre prodotto dal grande artista (mi pare quello dedicato a Giuliano de Medici, fratello di Lorenzo, assassinato nella congiura dei Pazzi) non fosse affatto somigliante al volto del defunto, Michelangelo sembra abbia risposto:”Tra mille anni nessuno se ne accorgerà”. L’arte, la vera arte, vive in eterno: perché veramente ,vince l’oblio del tempo e della morte.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “I saguari”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Fraschetti - Gli episodi più terrificanti che meglio interpretano l’ispirazione alla base del romanzo: come l’attraversamento della foresta mostruosa, il percorso nei sotterranei di Sparta, infestati da topi giganteschi e da altri animali non meno spaventosi; ed anche la presenza dei “wildboy”. Questi erano i risultati dei primi fallimentari esperimenti degli scienziati genetisti. Ma anche l’inaspettata ed antica ma ancora accesa passione tra i due capi supremi avversari (un uomo ed una donna), a testimoniare che l’uomo, nonostante tutto, rimane sempre uomo con le sue risorse, ma anche con tutte le sue passioni.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Fraschetti - Vorrei distinguere tra fonti di ispirazione ed autori che ritengo fondamentali per la mia formazione. Le fonti di ispirazione possono essere le più diverse: forse le più frequenti sono fatti di cronaca, come è ad esempio per il romanzo che sto scrivendo ora. Ma anche degli “incipit” che mi sono pervenuti per dei concorsi per racconti, ma dai quali a volte ho iniziato un romanzo. Dire quali sono gli autori fondamentali per la mia formazione culturale e sentimentale non è facile: ho letto di tutto. Se dovessi fare un elenco degli autori che ho letto sarebbe lunghissimo: non saprei neppure da quale incominciare. Potrei limitarmi a quelli che hanno lasciato un’impronta nella mia mente e nel mio cuore: il padre Dante (mi piace talmente che so a memoria molti versi della commedia), il suo maestro Virgilio, Omero, e, in tempi meno lontani Foscolo (so a memoria una buona parte de “I sepolcri”) e Leopardi, D’Annunzio (precursore ed innovatore) e Pirandello (per la magia e la poliedricità delle sue storie). Prima di passare ai contemporanei citerei molti autori del diciannovesimo secolo non italiani, russi come Dostojeskij (giustamente da molti critici considerato il fondatore del romanzo moderno), francesi come Victor Hugo (per la profonda commozione che ho provato nella lettura dei suoi romanzi “Notre dame”, “L’uomo che ride”, “Novantatre”. Quando ci si avvicina al termine di qualcuno di questi romanzi, si comincia già ad intuirne la fine altamente drammatica e si vorrebbe non finire di leggerlo per non venirne pienamente a conoscenza), Honoré de Balzac, dei quali ho letto moltissimo. Dei contemporanei Gabriel Garcia Marquez, Isabel Allende, sudamericani notevoli per la estrema vitalità dei loro personaggi fortemente legati alla terra nativa, Saramago, Bulgakov e King, da un romanzo del quale ho preso una idea per il romanzo che sto scrivendo ora. Debbo confessare che spesso ho ripreso degli spunti da altri autori: ma del resto questa è cosa che anche i grandi hanno sempre fatto. Ad esempio l’incontro di Dante con le ombre di Paolo e Francesca non ricorda forse quello di Enea con (ancora) l’ombra della moglie Creusa, morta durante la caduta finale di Troia? non per niente il maestro di Dante era proprio Virgilio.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Fraschetti - Citerei senz’altro la musica, sinfonica ed operistica, ma anche la musica leggera, moderna, ma non modernissima: diciamo fino agli anni 80, 90. Forse mi fermerei anche prima. I Beatles hanno inventato uno stile nuovo ed originale: ma dopo loro a mio avviso nessuno ha saputo porsi al loro livello. Mi piace scrivere in un sottofondo musicale: cullare la mia mente, la mia sensibilità, la mia anima nella musica. Però se dovessi dire in che modo la musica abbia influenzato il mio modo di scrivere mi troverei in difficoltà.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Fraschetti - Mi affascina la saggistica storica. Mi piacerebbe poter scrivere un romanzo storico, ma sarebbe un impegno notevole: ricostruire un ambiente antico lo trovo molto difficile e anche costoso come tempo da spendere nelle biblioteche per trovare notizie dell’epoca d’interesse. Ho scritto un romanzo ambientato alla fine del secolo XIX (“L’altro innocente”) ma in questo caso è stato facile, trattandosi di un’epoca molto vicina a noi. Ma ricostruire un ambiente medioevale o addirittura del tempo dell’antica Roma o ancora più antico sarebbe sicuramente molto più difficile. Si rischierebbe di scrivere cose sbagliate e ridicole.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Fraschetti - Anche da professore d’informatica devo dire che preferisco senz’altro il libro cartaceo. Per tanti motivi: il primo fra tutti è la maggiore praticità. Se devo cercare un capitolo o una certa pagina faccio prima sulla carta che non sul file elettronico: nonostante sul file elettronico siano disponibili molti ausili alla lettura ed alla ricerca che sul cartaceo non esistono né potrebbero mai esistere. Oppure potrebbe darsi che questa mia preferenza sia dovuta soltanto ad un fatto abitudinario, se non addirittura sentimentale. Però forse non è solo una mia posizione personale: perché mi sembra che il formato elettronico non abbia preso poi tanto piede nel mondo della lettura. Forse bisognerà aspettare ancora del tempo prima che gli utenti vi si abitueranno e sceglieranno questo nuovo formato.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Fraschetti - Il mio rapporto con la scrittura è sempre lo stesso: io penso la storia, in linea di massima, traccio i personaggi, ognuno col proprio carattere ben definito. Ma poi sono i personaggi a condurre la vicenda, io mi trovo come davanti al palcoscenico ove loro inventano e vivono la loro storia che io descrivo così come mi appare. Più di una volta mi è successo che il personaggio ha cambiato la storia che io avevo già pensato e deciso per lui: di fare quello che avevo stabilito per lui non gli passava proprio per la testa. E così ho dovuto cambiare. La storia che scrivo risulta, alla fine, sempre molto diversa da come l’avevo pensata io all’inizio.
A volte invece comincio a scrivere senza avere, all’inizio, neppure la più pallida idea di come si svolgerà la vicenda. È così quando parto da un “incipit”, così come viene dato ad esempio in un concorso letterario, in genere per racconti e non per romanzi. Anche in questi casi sono gli stessi personaggi a correre in mio soccorso e ad inventare la storia.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “I saguari” se non lo avesse scritto.

Fraschetti - Troverei interessante un romanzo di fantascienza nella genetica, diciamo di fantagenetica. In questo campo mi pare che non sia stato scritto molto. Anche perché non penso passerà molto tempo prima che fatti di questo genere diventeranno attuali. E poi, qualora avessi letto il primo romanzo della trilogia (“Anno 2207 – La nuova Sparta”), che dovrei completare con il terzo romanzo, sarei curioso di conoscere il seguito della storia.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Fraschetti - Come ho già avuto occasione di dire in una delle risposte precedenti, il più delle volte prendo l’ispirazione da fatti di cronaca. La realtà molto spesso supera la fantasia, nel senso che avvengono fatti che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare. Prendiamo ad esempio l’attentato delle torri gemelle: ricordo di aver visto in televisione, dopo l’attentato, un film americano che trattava degli attentati di estremisti islamici in America, sicuramente girato prima dell’11 settembre. Notai che nonostante l’autore del soggetto del film avesse dato libero sfogo alla fantasia per immaginare gli attentati più spietati possibili, tuttavia nessuno era lontanamente paragonabile a quello delle torri gemelle. Questo per dire che la realtà, così come ci appare dai fatti di cronaca, è un’ottima fonte di ispirazione per uno scrittore di romanzi. Non vorrei anticipare il fatto di cronaca al quale mi sono ispirato, direi soltanto che ha fatto un certo scalpore anche perché se ne sono verificati nel mondo più di uno di fatti del genere. Si tratta di un caso di violenza sulle donne, uno dei casi dei quali purtroppo abbiamo sotto gli occhi un ampio repertorio.

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