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Info sull'Opera
Autore:
Aletti Editore
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Su «LaVoceDelNisseno.it»: Intervista a Daniela Ferraro che presenta il suo terzo libro di poesie «Piume di cobalto» ( Aletti Editore )

di Aletti Editore

Intervista di Michele Bruccheri alla poetessa calabrese, già al suo terzo volume «Piume di cobalto» (Aletti Editore). Sono sessantuno liriche pubblicate con Aletti Editore. In calendario vi sono diverse tappe per presentarlo nella sua terra.

“Piume di cobalto” è un viaggio nel tempo, è un racconto della vita e dell’amore. Sessantuno liriche a firma di Daniela Ferraro, poetessa calabrese, che ripubblica con Aletti Editore. Laureata in Lettera Classiche, proviene dalla Locride e insegna. Questa sua nuova pubblicazione, è la terza raccolta di poesie. La prefazione è affidata al critico letterario Lorenzo Spurio, direttore generale presso la Rivista di Letteratura Euterpe di Jesi (in provincia di Ancona). L’immagine di copertina è un pastello su carta di Antonio De Blasi.
Daniela Ferraro è un fiume in piena. Fa sgorgare, copiosi, i suoi pensieri e le sue emozioni. Dà “voce” ai sui sentimenti. Sta presentando il volume lirico nella sua Calabria e sta pianificando altri meeting per farlo conoscere meglio. Mostra una tenacia solida e una sensibilità delicata. Raccoglie il meritato successo con umiltà e i vari apprezzamenti, di lettori e della critica, la incoraggiano ad andare avanti. Quotidianamente e costantemente, il suo impegno culturale le fornisce un prezioso “carburante” per raggiungere tutti e per sensibilizzare gli operatori della zona.
Ho letto il volume con insaziabile curiosità e grande piacere. Lo trovo assai interessante, profondo e bello. “A Michele, con tanta stima e simpatia”: questa la dedica alla mia copia. Grazie Daniela anche per la citazione iniziale, scolpita nel libro: “Ha dato un senso alla mia vita lo scrivere del suo non senso”. Daniela Ferraro ci presenta generosamente la sua nuova fatica letteraria, ospite della versione online del periodico d’informazione La Voce del Nisseno.

Domanda - Da circa due mesi hai pubblicato un nuovo libro: “Piume di cobalto”. Qual è il filo conduttore di questa nuova fatica poetica?

Daniela Ferraro - Come scrive Lorenzo Spurio all’interno della sua splendida prefazione al libro “…da un punto di vista meramente tematico, risulta quanto mai difficoltoso sviscerare nella loro singolarità le motivazioni dalle quali questa poetica parte”. Si può, comunque, identificare come filo conduttore di questa mia opera lo sforzo di un’accurata indagine che spazia dall’Io interiore al mondo circostante con le sue problematiche, determinanti stati di ansia e di prostrazione che degenerano, a volte, in “terrori di vita” nella consapevolezza che “nulla è la fuga” da tale condizione in cui anche la Vita finisce con l’apparire un “fallace miraggio”. Né l’Amore è più capace di offrire un salvifico appiglio, al contrario. Fin troppo spesso ingannevole anche quando prega, dà luogo, nel corso del libro, a stati d’animo controversi che vanno da un suo, nonostante, vagheggiamento (“immenso il favo/ da cui suggere ingorda) all’autoinganno nel disperato bisogno del potersi appoggiare, almeno, al suo ricordo (“in affanni di luce / finge il mio giorno”) all’irata rivolta contro di lui (“e maledico il giorno / in cui odorosa / l’anima soggiacque”) alla più distaccata consapevolezza di averlo, ormai, perso per sempre (“è ora di andare / col mio bagaglio stanco”).

Domanda - Prosegui.

Daniela Ferraro - Sì, andare… affrontare la vita senza la compagnia del suo sostegno vivificatore confondendosi tra la gente che “ha fretta” mentre l’”arsura” svigorisce le forze e noia ed incertezza dilagano, distruttive trasformandoci in “mendicanti d’ombre”. Ma la consapevolezza del duro cobalto di tale condizione, espressa in versi ora decisamente fluidi e leggeri culminanti nella musicalissima “Ninna nanne”, ora in versi più corposi ma che mai rifuggono un andamento musicale (la musica è già, di per sé stessa, una consolazione aleggiando, leggera come una piuma, tra il sordo cobalto) non esclude assolutamente la possibilità di una palingenesi che trae il suo punto di origine proprio dalla stessa. Ed ancora una volta (come in Icaro e in Cerchi concentrici) il mondo della natura, violento e tempestoso all’interno di un’osmotica partecipazione ai nostri conflitti interiori, riesce a porgere, anche, calore e conforto (“E’ straripato il sole / dentro questi orti….Felicità / di una colomba stanca”), la natura che ci insegna che, dopo l’infuriare della tempesta, segue sempre la bonaccia, la natura capace di offrire placidi crepuscoli in cui “trepida sete/ s’acquieta…”, la natura che vive anche nella solidità di una quercia che, proprio perché tanto ha visto e sofferto, “indura il guardo” ergendosi sempre più solida e forte contro le intemperie. Ed è così che, alla fine di questo viaggio che si svolge, come in un racconto, dalla prima all’ultima poesia (arricchendosi anche della ricerca all’interno del mondo dei ricordi amorosi ed infantili), l’approdo viene offerto dall’acquisizione di una maggiore capacità di vita rinvigorita proprio dallo stesso lungo travaglio di fallimentari esperienze.

Domanda - Delle sessantuno liriche presenti nel volume, a quale poesia ti senti maggiormente legata e perché?

Daniela Ferraro - Ognuna delle poesie costituisce un importante tassello all’interno dell’architettura del libro come pure, a livello emotivo e sentimentale, parte importante del mio mondo interiore. Difficile, perciò, la scelta. Comunque, desiderando (come poi ottenuto) realizzare un video su una di esse grazie alla disponibilità, in tal senso, dell’artista siciliano Alessio Patti, mi sono ritrovata a scegliere la poesia “La casa dei gelsomini”. Perché? Forse in quanto è la poesia che mi ha dato la grossa soddisfazione di un primo premio all’interno del concorso letterario “Paleaghenea” di Roghudi (il mio primo, primo premio di contro le terze, quarte classificazioni, menzioni d’onore e premi dalla critica ricevute dalle altre) ma anche, più probabilmente, perché è quella più legata ai miei antichi ricordi d’infanzia, alla casa d’origine, alle illusioni e alle speranze di un’età lasciata ormai da tanto tempo alle spalle ma che, all’improvviso, è ritornata a rinverdire tra i miei versi scorrendo giù, leggera, dalla mia penna all’interno di un inaspettato momento di pur sofferta quiete.

Domanda - Nella prefazione, il critico letterario Lorenzo Spurio scrive, tra le altre cose: “Piume di cobalto è anche un invito a saper cogliere l’attimo, a far dono non solo dei propri successi, ma anche delle proprie sconfitte”. Ci spieghi meglio questo concetto?

Daniela Ferraro - “Piume di cobalto” è un libro che, scavando attraverso le sconfitte passate e presenti, conduce poi il protagonista (e, assieme a lui, chi lo segue) a fare tesoro delle medesime per affrontare meglio la vita. La ricerca è attenta e minuziosa, arretra a volte fino all’infanzia e senza mai temere di affrontare, per questo, anche i più paurosi fantasmi del passato (“E ritornano ancora / i ricordi inumati”). Del resto, come già affermato in una mia precedente intervista, non si può raggiungere il Paradiso se non si comincia, emuli danteschi, l’ascesa dall’Inferno.

Domanda - Dove hai presentato il libro?

Daniela Ferraro - Ho di recente, precisamente nel gennaio 2015, presentato il libro all’interno del Caffè letterario Mario La Cava (gestito da Domenico Calabria) a Bovalino (Reggio Calabria, ndr). All’interno di questo circolo avevo incontrato, già nel corso della presentazione del mio secondo libro (Cerchi concentrici), un ambiente colto ed intellettualmente raffinato di cui serbavo un ottimo ricordo. Ho voluto, perciò, ripetere anche con “Piume di cobalto” questa esperienza di primo approccio al pubblico sperando che mi porti fortuna, come è stato per il libro precedente.

Domanda - E dove lo presenterai?

Daniela Ferraro - Organizzerò, senz’altro, altre presentazioni in zona dal mese di marzo in poi. Ho in progetto di portare il libro a Vibo Valentia, Catanzaro, Gioiosa Marina… Poi vedrò ancora, a seconda anche degli inviti ricevuti. Ho in programma anche alcune interviste televisive cui parteciperò, come in precedenza, molto volentieri.

Domanda - Qual è stata, ad oggi, la reazione dei tuoi numerosi lettori?

Daniela Ferraro - Ho già ricevuto diverse, entusiastiche adesioni (compresa la tua, grazie!) a quanto da me pubblicato come pure recensioni positive da parte della stampa locale e ne sono davvero molto lieta.

Domanda - Tra le mie preferite, ci sono: “Stelle”, “L’amore è…” e “Non uccidere il vento”. Solo per citarne tre. Come ti poni con queste tre liriche?

Daniela Ferraro - “L’Amore è…” è una filastrocca (unica nel suo genere all’interno del libro) in cui, con ritmo martellante ottenuto anche dall’uso della rima “baciata”, si esemplifica il carattere dell’Amore inteso come qualcosa sempre di estremo all’interno di ogni sua contraddittoria manifestazione (“L’Amore è gelo, l’Amore è brace”), irrazionale ( “annega il senno, mutilo sogna”) quanto ineluttabile (“L’Amore è un viaggio senza ritorno”) fino all’asserzione finale dell’ultimo rigo in cui il tutto si compendia all’interno del ritrovamento di quella che ritengo sia la sua più calzante definizione.

Domanda - E “Stelle”?

Daniela Ferraro - Diversamente “Stelle” e “Non uccidere il vento” vanno lette a “mezza voce”, quasi in un lungo sospiro. Nella prima torna ancora il tema dell’inganno amoroso ma espresso senza accenti di ira o di non sopito dolore, al contrario. Il tutto scorre in modo fluido e pacato, le emozioni da essa sottese risplendono solo come “calore di fiamma lontana”. La particolarità di questa poesia consiste però principalmente nel fatto che in essa è l’uomo ingannatore e perciò dimentico del passato (“non c’è memoria quando l’Amore è inganno”) a finire col soffrire di più in preda ad un’inquietudine che non sa riconoscere a livello conscio e divenendo, di conseguenza, vittima del suo stesso, iniquo comportamento. “Non uccidere il vento” è in effetti più un soliloquio che, sotto l’apparenza di una preghiera rivolta all’uomo amato (o all’Amore in generale?), scorre leggera, quasi senza punteggiatura dall’asserzione iniziale “Non uccidere il vento” alla chiusa che sottende comunque un’inevitabile, ormai, rassegnazione pure se ancora protesa verso una sconsolata, quanto solitaria richiesta. Tre modi diversi, quindi, (pure se sempre abbastanza tra loro collegati) di trattare il tema amoroso che, comunque, viene sempre da me affrontato in base agli effetti più svariati, anche contraddittori, che esso esercita sull’animo di chi ama non più riamato sviluppandosi anche attraverso un racconto in versi di tali progressivi sovvertimenti interiori.

Domanda - Domenico Stranieri, giornalista e scrittore, scrive: “Quest’opera ci dimostra come i versi riescono ad illuminare la modernità”. In che senso, Daniela?

Daniela Ferraro - Le mie poesie sono in effetti un palcoscenico sul quale non si muove solo la protagonista (e all’interno della quale chiunque potrebbe agevolmente riconoscersi) ma trovano spazio anche personaggi (ad esempio il “Mendicante d’ombre”), difetti personificati (“Orgoglio”), meditazioni (“Dimenticati”) che illustrano chiaramente questo mondo d’oggi sempre più in preda alla fretta (“Ombre”) , all’inquietudine (“Fuga”), alla noia (“Incertezza”), alla mancanza d’Amore (“Visioni”) e tutto proteso nell’aspirazione ad un riscatto che non può, però, mai provenire dal di fuori, bensì solo da una pacata ricerca interiore.

Domanda - La Cultura, purtroppo, non sempre è valorizzata adeguatamente, dalle nostri parti. Cosa ne pensi?

Daniela Ferraro - In un mondo in cui impera “l’idolo d’oro” e, in generale, la concretezza e la praticità, quella dei poeti appare spesso voce “al di fuori dal coro” e di scarsa o nessuna utilità. Non posso comunque non affermare la presenza, nella mia zona, di diversi circoli culturali che si autofinanziano pure… e questo è davvero molto bello pure se, sempre qui nella Locride, vedo più altamente considerati gli autori di storia locale o i poeti dialettali o coloro che scrivono racconti e romanzi ambientati in Calabria o nel Meridione in genere. Una poesia in lingua italiana e non legata all’ambiente di cui sopra ma che rechi in sé tratti universalistici in quanto più particolarmente ontologici, raccoglie minore plauso (fortunatamente, comunque, non da parte di tutti).

Domanda - Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Daniela Ferraro - Ho iniziato, tempo fa, a leggere l’intera saga di Shannara di Terry Brooks (formata da ben sette libri) e attualmente ne sto ultimando il settimo intitolato ”I Talismani di Shannara“. Leggo invero un po’ di tutto, però il mio amore particolare verso il genere definito “fantasy” è indiscutibile. Ho messo quel fantasy tra virgolette perché, pure se si tratta di romanzi frutto di pura immaginazione per quanto riguarda i personaggi e la trama in genere, in realtà essi sottendono, tra fitti velami, reali comportamenti umani e verità di vita. All’interno di questa saga mi affascinano, in particolare, due cose: l’eterna lotta tra il Bene e il Male (veritiera quanto sempre attuale) e il paesaggio descritto accuratamente all’interno di ogni sua vibrante, intima piega (e tu sai quanto io adori la natura!). Del resto, anch’io sono solita, nelle mie poesie, non esprimere quasi mai direttamente i miei stati emotivi; preferisco filtrarli attraverso il paesaggio, fenomeni naturali o altro. Decisamente è meglio il sotteso del chiaramente rivelato, lo trovo molto più poetico!

Domanda - C’è una poesia di altri che avresti voluto scrivere? E perché?

Daniela Ferraro - Tratto per certo, nelle mie poesie, numerosi temi cari alla tradizione lirica quali la Notte, l’Amore, la Noia, il Dolore… Si tratta comunque di temi che ogni autore riporta sulla carta relativamente alle personali emozioni ed esperienze. Ogni poesia è, perciò, solo e unicamente di chi la scrive; per tale motivo, non ho mai pensato di aver voluto scrivere io una poesia di altri, anche se di Grande autore. Preferisco scriverne, sullo stesso tema, una più brutta ma frutto dell’espressione della mia personale interiorità che non coinciderebbe con quella altrui.

Domanda - C’è un aforisma che rappresenta efficacemente Daniela Ferraro?

Daniela Ferraro - Tra i tanti che ho scritto, ce n’è uno in particolare che mi fai venire in mente: “La mia più vera realtà è la mia contraddizione”. Naturalmente, come per gli altri miei aforismi, ritengo comunque che si possa riferire a tutte le persone in genere. La vita ci può spesso condurre (anche se non vorremmo) ad alterare, più o meno coscientemente, il nostro vero modo di essere. Ma ecco che, all’improvviso, salta fuori un desiderio o un sogno o un bisogno non affatto allineato col tutto. I più si affannano subito ad eliminarlo nella subitanea preoccupazione di non turbare la meravigliosa coerenza conseguita come pure l’immagine che gli altri hanno di loro. Invece no. Io ritengo che quello sia il campanello di allarme che ti indica che stai vivendo come non sei… Attenzione! Io sono particolarmente felice quando incappo in una mia qualche contraddizione che mi avverte di un possibile, attuale allontanamento dal mio vero IO. No, ci tengo moltissimo ad essere sempre e completamente me stessa in ogni occasione, anche a costo di entrare in conflitto col mondo esterno. I conflitti interiori sono di certo, e di gran lunga, peggiori!

Domanda - Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali e culturali?

Daniela Ferraro - Spero di poter riprendere, appena possibile, la mia attività di giornalismo che ho dovuto – da un paio di mesi – interrompere a causa degli impegni scolastici che spesso pure ostacolano la mia attività letteraria richiedendo, quest’ultima, maggior tempo e concentrazione. Perciò, attualmente, mi limiterò a promuovere pubblicazioni di mie poesie su blog e riviste (ho avuto diverse richieste in tal senso), ad organizzare presentazioni del mio libro, a curare i miei gruppi culturali di Facebook, a partecipare ad incontri culturali come pure a nuovi concorsi di poesie all’interno dei quali ho sempre avuto gradite soddisfazioni. Per il resto… si vedrà! Un caro saluto, Michele, e grazie!


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