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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Pietro Calise che presenta ai lettori il suo ultimo libro: “La nave gigante inabissa nelle tenebre!!! ( l’ortensia e il calicantus)”(Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “La nave gigante inabissa nelle tenebre!!! (l’ortensia e il calicantus)”

Pietro Calise - Non ha nessuna attinenza con i singoli poemetti dell'opera. Diciamo che volevo qualcosa che li contenesse tutti, una nave gigante appunto, una nave gigante che contenesse tutte le cose accadute in un intero anno, belle e brutte e curiose e simpatiche e imbarazzanti. Una nave gigante che contenesse i tanti pensieri d'amore per il mio gatto, che purtroppo non è più con me da gennaio 2015 ma che quando ho scritto il libro mi era sempre accanto, nel bene e nel male. Approfitto anche di questa occasione, di questa intervista, per nominarlo ancora il mio amatissimo Ed che sempre mi manca. Insomma la nave gigante contiene tutte le mie emozioni più forti. Mi ha sempre affascinato il Titanic, e l'ho usato come immagine di copertina in forma di fumetto (o cartone animato). Perché questa nave inabissa nelle tenebre? perché il Titanic inabissò proprio nelle tenebre di un bell'aprile, e perché era gigante davvero per il 1912, gigante come tutte le sensazioni provate da me. Inoltre l'abissamento notturno trasmette qualcosa di tetro, e tante volte, anzi molto spesso, la mia indole, che vi piaccia o no, è tetra. Ancora due parole per il sottotitolo in parentesi. Quando una nave affonda inevitabilmente qualcosa da essa contenuta risale a galla, come ad esempio piatti e bicchieri, oppure vasi con fiori. Ho immaginato che nel terribile affondamento atlantico risalirono solo due vasi, uno contenente un'ortensia e uno contenente un calicantus. Quando ho fatto la stesura del titolo del libro frequentavo una donna che adorava molto il fiore calicantus. Questo è quanto.

Domanda - Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Pietro Calise - Non ci sono argomenti fondamentale voluti, e se ci sono, sono casuali. È un libro di poesie, anche se molto in forma narrativa, e le immagini delle poesie nascono casuali. Come ho già detto può capitare d'imbattersi più volte nel mio gatto Ed, o nel mio cane pastore Butch, ma solo perché loro hanno fatto parte della mia vita di quel periodo (e uno ancora ne fa parte anche adesso mentre scrivo). Può anche capitare che nomini spesso il vino, da me tanto amato, specialmente il buonissimo Vermentino di Sardegna (adesso sto mangiando con lui ottimo nasello). Ma per il resto non c'è niente di ricorrente. Sera dopo sera mi accadevano e mi accadono cose diverse, le più strampalate, e le mettevo sul foglio così come le incido sul foglio adesso. Questa è la mia passione, il mio rifugio contro i problemi della vita e continuerò a farlo e rifarlo ancora, per non sentire il peso degli anni che passano, per sfogare le frustrazioni, per combattere la solitudine e la monotonia costante di questa esistenza. La mia esistenza e l'esistenza di tutti.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Pietro Calise - La realtà incide sempre nella scrittura, ha inciso moltissimo nel mio caso, forse più che negli altri. Narro di situazioni vissute e persone incontrate, di animali visti respirare e salvati. La parola poetica nasce da quello che vediamo intorno, e da quello che proviamo attimo dopo attimo. Quindi la risposta è tanto, la realtà ha inciso tanto nella mia scrittura.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Pietro Calise - Un po' tutto quello che mi è accaduto nel corso di mezzo anno, giorno dopo giorno. La scrittura si evolve, ora non scrivo più così di getto, sono più calcolato. Ma quando ho scritto ''La nave gigante...'' no. Scrivevo a raffica in quell'inverno, sera dopo sera, cena dopo cena, bicchiere dopo bicchiere. Non mi chiedevo affatto cosa salvare dalla dimenticanza del tempo, eppure l'ho fatto, involontariamente. E non me ne rammarico. Tra vent'anni qualcuno leggerà e scoprirà il mio gatto, il mio scarafaggio, il mio ragno, il mio cane, uno stronzo che mi ha fatto incazzare una sera che avevo 35 anni, un altro che me ne ha resa una felice. Cosa ho voluto salvare quindi? tutto questo, tutto il mio essere di quel periodo. Non è detto che sia piacevole per qualcuno anche in un futuro lontano, ma a me è servito e mi ha divertito e rilassato. È quanto basta. Solo questo conta.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “La nave gigante inabissa nelle tenebre!!! (l’ortensia e il calicantus)”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Pietro Calise - Sì, ci sono alcuni episodi che ricordo con piacere, non tutti. Alcuni sono alquanto spiacevoli, altri ancora imbarazzanti. Mi limiterò a sforzarmi di ricordare i piacevoli dato che sono trascorsi quasi tre anni. Ad esempio una sera scoprii un cinema, che già avevo tanto amato da bambino ma che per diversi anni poi restò chiuso. Scoprii che aveva riaperto quella sera, mi ci fiondai dentro e vidi un bel film. Uscii appagato e contento e a casa scrissi una poesia accontino, quello fu un bel momento. Un altro sicuramente fu quando riuscii a salvare il mio gattino Ed, era stato morso tra la coda e la schiena da un cane e non tornava a casa da due giorni, lo trovai inzuppato fradicio fin nelle ossa (quella notte pioveva) e lo asciugai per un'ora con il phon, la sera dopo scrissi una poesiola. C'è stato l'incontro con una diciottenne bionda e una fantastica notte, anche in quel caso scrissi. Un'altra volta incontrai una ragazza alla pompa di benzina e l'aiutai, anche in quel caso ne uscì una poesia. Non posso raccontarveli tutti perché ci vorrebbe un altro libro, ma ci sono stati. Così come ci sono stati, come ho già detto, quelli brutti. La poesia è una cosa che resta, sta a voi del futuro interpretare le mie emozioni, io non ho fatto altro che metterle sul foglio.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Pietro Calise - Beh, ci sono senz'altro i francesi: Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Mallarmè, Hugo. I poeti maledetti hanno inciso molto sulla mia crescita e ad alcuni di loro mi sono più volte ispirato. Ma ci sono anche poetesse, come Emily Dickinson che ho letto molto da ragazzo, ma anche più recenti come Edna St. Vincent Millay che amo moltissimo, Silvia Plath la suicida e Anne Sexton (morta anche lei suicida). Si potrà notare da queste righe una mia attrazione per il maledetto, il marcio, il macabro e io dico che c'è sicuramente. Le figure estreme mi hanno sempre affascinato in quanto hanno un ''non so che'' di sublime. Non nascondo di essere anch'io un trasgressivo, prima da giovane molto di più, adesso con l'età un po' più redento ma comunque l'indole rimane. Le mie fonti d'ispirazione poi si rinnovano di continuo, dipende soprattutto da quello che leggo, che vedo al cinema o che ascolto. Se scopro un nuovo autore che m'intriga molto probabilmente proverò a rubargli qualcosa e, perché no, a superarlo. Ecco, rubare, questa è la parolina magica. Io ho sempre rubato, mai copiato o imitato. Credo che questa sia una regola esemplare che tutti gli artisti dovrebbero perseguire.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Pietro Calise – Sì credo di sì. Ad esempio la pittura. Le grandi opere di Picasso e Modigliani, di Van Gogh e Renoir. Più che altro le loro personalità mi hanno influenzato, non potendolo fare i loro quadri sulla parola scritta dato la diversità del genere. Però mi ha influenzato il loro modo di lavorare, le loro tecniche e perfino i loro vizi; amo il vino come Modigliani, fumo le stesse sigarette che fumava Picasso (le gauloises), sono bizzarro come Van Gogh, ovviamente sempre con tutto il rispetto azzardo questi paragoni. In effetti è che cerco di rubare anche in questo caso, sono un nostalgico, mi affascinano queste personalità così forti e delineate. Io adoro la Francia, la trovo affascinante, adesso e nel passato. Anche Henri Charriere mi ha influenzato (il famigerato Papillon), che non era un artista e non centra niente con l'arte, però i suoi continui tentativi di scappare dalla Guyana francese e l'isolamento e l'evasione finale, mi hanno affascinato fin da piccolo e influenzato nel modo di scrivere, certo. Naturalmente sono stato influenzato anche da artisti molto più contemporanei, ma sono ancora vivi, alcuni, e non mi va di citarli.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Pietro Calise - Io prediligo tutti i generi lettarari, che tra l'altro sono pochi. Sì tutti, mi viene da dire tutti e tre: poesia, racconto, romanzo. Per il romanzo non mi sento ancora pronto a dire il vero, ma di raccontini ne ho un bel po'. Poesie tantissime. I generi letterari mi piacciono tutti e tre, peccato che non so disegnare, altrimenti dipingerei.

Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Pietro Calise - Preferisco decisamente il libro cartaceo, mille volte, anche se sono consapevole del continuo avanzare del formato digitale e non ci sputo sopra se il mondo va in questa direzione. Ma comunque l'odore della carta, di stantio, di muffa del libro tradizionale e il toccarlo tra le mani e il senso di pace che ti dà leggerlo alla luce di un lume fioco, sono tutte cose impareggiabili. E tra l'altro il libro cartaceo ha più vita e dura di più nel tempo, invecchiano le sue pagine, passa per mani di persone vive o finisce in un cassetto rotto con i tarli che lo mangiano. È molto più affascinante il libro cartaceo. Dunque preferisco di gran lunga il libro tradizionale cartaceo.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del
libro.

Pietro Calise – È stato come lo è sempre per me, catartico, come una terapia adiuvante. Vedevo (e vedo ancora adesso) la scrittura come una bella donna, capace di trasmetterti emozioni nuove, di rinvigorirti una moscia serata, di farti battere forte il cuore ma di un sano battito, di risollevarti dalle fiamme dell'inferno. Il mio rapporto con la scrittura è vitale, m'impedisce di morire, mi fa vedere quello che c'è di ancora bello al mondo (se c'è), non mi fa avvertire il passare degli anni, sentirne meno il peso. Tre anni fa il mio rapporto con la scrittura di tutte queste poesie è stato così: vedevo svolazzare qualche pelo di cane nell'aria, e immaginavo che questi si sarebbero raggruppati in un malloppo e avrebbero formato un arancino di riso accanto al mio cuore.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “La nave gigante inabissa nelle tenebre!!! (l’ortensia e il calicantus)” se non lo avesse scritto.

Pietro Calise - Perché mi piace leggere nuovi poeti e scrittori contemporanei, perché sono curioso delle novità e della letteratura che si evolve. Perché è un libro duro ma anche divertente e non ha la pesantezza di una classica raccolta di poesie; e allo stesso tempo non ha bisogno di essere letto come un romanzo non avendo né trama, né filo conduttore. E ancora non è una raccolta di racconti complicati e articolati; bensì un insieme di raccontini quasi eccentrici in forma però poetica che si leggono appunto ''uno alla volta'' e soprattutto in pochi secondi. Un altro genere insomma, un ibrido, qualcosa da scoprire. Per questo lo comprerei.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Pietro Calise - Sì, una raccolta di racconti. Però questa volta veri racconti, con una trama e un finale. Non brevissimi, ma comunque brevi, di tre pagine ciascuno, per non annoiare. Racconti di facile lettura. Racconti erotici, anzi sconci. Domando scusa, ma mi ha portato a scriverli così questa volta non so chi oltre la penna e le mie dita, ma li ho scritti così. Mi auguro di non traumatizzare troppo qualche puritano ma comunque sono sicuro che anche chi si scandalizzerà avrà fatto queste cose almeno una volta nella vita. Oltre ad esserci molto sesso sono storie di diversi, di emarginati, come puttane e ubriaconi, adolescenti disadattati, vecchi subnormali. Mi sono divertito molto a scriverli, inserendoci anche un po' di faccende personali chiaramente facendole vivere ai diversi personaggi, e quindi spero di divertire anche voi. Questi racconti sono venuti così, ma non è detto che la mia scrittura prosegua sempre su questa linea. Cambierò, sperimenterò, magari diventando più perbene... chissà. Per il momento buona lettura a tutti voi, sia per ''La nave gigante..'', sia per il libricino di racconti non ancora partorito ma che affiderò presto alle stampe.


Titolo: La nave gigante inabissa nelle tenebre! (L'ortensia e il calicantus)
Autore: Pietro Calise
Prezzo di copertina: € 14,00
164 pagine
Editore Aletti (collana Gli emersi poesia)
Disponibile in eBook a € 5,49

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