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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Marina Multari che presenta ai lettori il libro“Jamie e il suo mostro” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Jamie, la protagonista del romanzo “Jamie e il suo mostro”, è una bambina molto particolare. La sua giovane vita si svolge come quella di tutte le sue coetanee, fino a quando un viaggio meraviglioso la porterà a ritrovarsi esattamente dove avrebbe dovuto essere, rivelandole (o celandole) i piccoli segreti della sua giovane esistenza. Per saperne di più della piccola Jamie e non solo, abbiamo intervistato la sua autrice, Marina Multari, che ha risposto alle nostre domande.

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Jamie e il suo mostro”?

Marina Multari - Ogni mio personaggio ha carattere proprio. Nasce dalla mia penna ma si sviluppa come una persona "esterna" a quello che potrebbe essere il mio intelletto. Una volta nato, ha vita propria.
Spesso "litigo" con i miei personaggi, perché, magari, decido di fargli fare o dire qualcosa che va contro il carattere che si sono, o meglio che abbiamo costruito insieme.
E, allo stesso modo, nascono i loro nomi.
Quando inizio a descrivere un personaggio, me lo ritrovo davanti a livello visivo ed è quasi come se mi dicesse: “Piacere, sono Jamie”.
Non ho mai pensato a che nome dare ai miei personaggi. In un certo senso, se lo sono scelto loro.
"Il suo mostro" perché la giovane protagonista si ritrova ad affrontare un mostro che in realtà è molto più legato a lei, di quanto il lettore possa immaginare, scorrendo le prime pagine del libro. Quello cui parlo è il suo, ma credo che ognuno, nella vita, debba affrontare il proprio mostro, che potrebbe essere, per citare il libro: "angoscia, stress, sfiducia, cinismo, chiusura mentale, debolezza, corruzione"… oppure tutt'altro. Ognuno ha il suo.

Domanda - Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Marina Multari - Quest'opera ha un'impronta chiaramente filosofica; una filosofia di tipo esistenzialista, che tratta, quindi, di grandi tematiche, con le quali credo che ognuno di noi si trovi "faccia a faccia", prima o poi, nella vita.
Solo che queste tematiche, sono viste, in questo caso, con gli occhi di una bambina, che vive un'esperienza importante.
Tra gli altri argomenti troviamo l'amicizia, il rapporto tra madre e figlia, la quotidianità di questo rapporto e la naturalezza con cui una madre si rapporta alla propria famiglia, anche quando, come in questo caso, il padre non è presente.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Marina Multari - Molti dei personaggi che troverete nel mio libro, si rifanno a persone che ho avuto davanti in treno, seduti vicino a me o di passaggio; persone attorno alle quali ho costruito una storia, ho attribuito un carattere proprio e una vera e propria immagine, basandomi magari semplicemente su cosa credevo che quelle persone potessero pensare in quel momento o su un dettaglio nel loro vestire, nel loro sguardo o nel loro modo di apparire da fuori.
Molti paesaggi descritti, invece, sono stati ispirati da un panorama che vedevo fuori dal finestrino; immagini che scorrevano, quasi come se mi chiedessero di cogliere alcuni dei loro particolari. Ricordo ancora perfettamente un raggio di sole che colpiva il lato di una montagna.
Quel momento era così perfetto, che l’ho immortalato nella mia mente e l’ho reso ambientazione di alcune scene e così si sviluppa, più o meno, tutto l’atto creativo che riguarda le ambientazioni e i personaggi.
Molti mi chiedono se questo libro sia autobiografico e se, quindi, abbia a che fare con la mia realtà.
Beh, io credo che tutti i libri siano un po’ autobiografici, nel senso che, se sono scritti da me, non possono che riflettere, anche se forse solo minimamente, quello che sono. Ma da qui a dire che il libro sia autobiografico, sicuramente no.
È vero che, chi mi conosce bene, potrebbe ritrovare in alcuni passi qualcosa che gli faccia pensare a me, così come è vero che mi sono divertita a introdurre piccoli dettagli fisici o caratteriali che potessero richiamare me o alcuni miei conoscenti, mescolandoli tutti per creare una gamma abbastanza particolare di personaggi con le loro caratteristiche proprie.
Ma il mio intento non era quello di trasformare Jamie nel mio alter ego, e non è così.
Jamie e il suo mostro parla di Jamie, non di me.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Marina Multari - Tra le prime pagine del mio libro si può leggere la frase: "affinché tutti ricordino che c'è sempre una storia a lieto fine da riscrivere" ed è proprio questo il messaggio che volevo lasciare.
In un mondo in cui la speranza la si conosce bene, ma solo per "sentito dire", e si tende troppo spesso a perderla o a sottovalutarne l'importanza, ho ritenuto necessario che da questa opera ne trasparisse il potere, per poter lasciare un messaggio positivo e propositivo, per spingere, chi lo legge, a combattere i propri "mostri", non in modo passivo, come molti purtroppo tendono a fare, lasciandosi vivere, più che vivendo, ma in modo libero e ottimista, con consapevolezza ma soprattutto, vorrei ribadirlo, con speranza.
Non so se si possa parlare, effettivamente, di messaggi o di valore testimoniale dell'opera.
Ed è proprio quello che volevo; lasciare che chiunque potesse trarre le proprie considerazioni personali e che questo libro possa essere letto da chiunque (religioso o non, profondo o più concreto, adulto o bambino) e che chiunque potesse coglierne un senso, magari diverso da tutti gli altri ma, in fondo, è il senso che gli diamo noi, che ci permette di affezionarci a una lettura.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Jamie e il suo mostro”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Marina Multari - Devo dire che l'esperienza in sé è stata un'avventura meravigliosa.
Il mio passare da scrivere un libro per me stessa, al ricevere degli apprezzamenti e l'incoraggiamento a pubblicarlo, è stato quasi magico e sorprendente.
Ad un mese dall'uscita del libro, ho già venduto molte copie e tutti coloro che l'hanno letto mi hanno lasciato ottime recensioni e tanti complimenti, che non mi aspettavo di ricevere.
È un sogno che s'avvera, quindi non me la sento di isolare dei singoli episodi di quest'esperienza meravigliosa che ho vissuto e che sto vivendo e che spero sia solo all'inizio della carriera che vorrei per la vita, perché va vissuta per com'è ed è perfetta così, senza bisogno di isolarne solo il meglio.
In fondo, anche le eventuali critiche negative, e so che arriveranno, prima o poi, non possono che aiutarmi nella mia crescita personale e "professionale", come studentessa di lingue per l'editoria.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Marina Multari - Essendo il Piccolo Principe il mio libro preferito, credo che questo abbia influito nella composizione della mia opera. Proprio come il Piccolo Principe, infatti, "Jamie e il suo mostro" è un libro che può essere letto a tutte le età, anche se credo che chiunque lo capirebbe meglio alla seconda lettura. Proprio come il Piccolo Principe, che leggo ogni anno da quando ne avevo dieci e ogni volta capisco qualcosa che l’anno prima non avevo colto. Sono passata dall’apprezzare una storia, al comprenderne il senso insito e più profondo; dal leggerla ad amarla, dal lasciare che parlasse alla mia mente, a far sì che parlasse alla mia anima.
Mi piace pensare che (chiaramente a livelli inferiori rispetto al favoloso lavoro di Exupéry) il mio libro possa parlare all'anima di chi lo legge e che si possa cogliere ogni volta un dettaglio in più forse solo crescendo, e che renda ogni lettura "nuova" rispetto a quella precedente, una scoperta di una cosa che già conoscevamo ma che ci appare ogni volta diversa.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Marina Multari - Spesso immagino i dialoghi e le scene dei miei libri, come opere teatrali.
Immagino il tutto a livello visivo, in un modo talmente forte, da poter immaginare quasi un film su quello che sto scrivendo in quel momento.
Quindi, forse, il teatro e il cinema influenzano il mio modo di immaginare le scene dei miei racconti.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Marina Multari - Come lettrice, apprezzo molto i libri filosofici.
Purtroppo, studiando molte ore al giorno, non riesco quasi più a ritagliarmi degli spazi per leggere, e i libri che leggevo non riuscivano quasi mai a coinvolgermi veramente.
Forse, ho iniziato a scrivere per creare il libro che avrei voluto leggere o, forse, più semplicemente, perché mi piace di più scrivere storie e raccontare avventure, inventarle e mettermi a confronto con esse, piuttosto che leggerle e basta.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Marina Multari - Il libro digitale ha diversi vantaggi.
Innanzi tutto l'incredibile comodità di poter portare sempre con noi i nostri libri preferiti, che siano due o che siano cento, poiché, se convertiti in file, non ne percepiamo il peso "cartaceo".
L'ebook risulta vantaggioso come lettore ma anche come scrittore.
È inevitabile notare come, eliminando tutte le spese di carta, stampa, impaginazione (tutte cose che può fare lo scrittore in prima persona), lo scrittore possa trarne profitti maggiori e possa decidere in prima persona come configurare le proprie opere.
Io stessa ho sperimentato entrambe le imprese editoriali.
Sicuramente questo non rende l'editore una figura superflua.
Credo, piuttosto, che stiamo assistendo ad un cambio epocale, così come vi assistettero a metà del '400, con la nascita della stampa e la sostituzione del manoscritto (che, più o meno, destò lo stesso scalpore e comportò le stesse "problematiche" che stiamo affrontando oggi con il passaggio all'ebook ed è il motivo per cui tendiamo a trasferire più caratteristiche possibili dal cartaceo al libro digitale) e che l'editore arriverà a trasformare il proprio ruolo, diventando non solo colui che tutela la qualità del prodotto letterario (potendo pubblicare da soli, infatti, potremmo imbatterci in un calo di qualità, poiché nessuno controllerebbe l'opera per decidere se valga la pena di pubblicarla) ma il suo ruolo diventerà più commerciale e gestionale, con una specializzazione nel campo dell'editoria online e nell'infinito abisso del web.
Anche io, finché un esperto non ha letto il mio libro e non ha deciso di pubblicarlo, non mi ritenevo all'altezza.
Insomma l'ebook è una grande innovazione.
Ma, vogliamo mettere la soddisfazione di trovarsi a stringere tra le mani il proprio libro in forma cartacea o di poter leggere i libri che amiamo toccandoli con mano, annusandone la carta, "vivendoli" scrivendoci il nostro nome o le nostre considerazioni personali?
Credo che la nostra società sia decisamente legata al concetto di libro come oggetto fisico.
Mi azzarderò a dire che, forse, esso rappresenta la nostra cultura e la nostra conoscenza che è stata trasmessa per secoli attraverso i libri che abbiamo amato, che abbiamo collezionato, che abbiamo portato con noi nelle nostre borse pesanti, pur di averli sempre con noi.
Credo, però, che sia inevitabile un futuro fatto di ebook.
Sperando che la fragilità dei dati telematicamente trasmessi non comprometta la capacità di conservazione delle opere, che potrebbero essere perse, semplicemente per dei guasti tecnici, al contrario dei grandi manoscritti, di cui conserviamo ancora le versioni su pietra dell'antico Egitto.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Marina Multari - Questo libro è stato scritto in treno, nei momenti di relax o durante le pause dallo studio.
Il mio rapporto con la scrittura è molto particolare.
La vivo come una passione e, allo stesso tempo, come un dono.
Forse ci sono nata, con questo talento, se talento lo si può definire.
Sta di fatto che la scrittura, è, per me, un istinto. Quando mi coglie l'ispirazione e magari non sono a casa, appunto quello che mi viene in mente su un piccolo taccuino, che porto sempre con me, che sia una poesia o una semplice impressione che poi decido di ripescare e di inserire, nel momento in cui scrivo un libro.
A volte, mi prendono in giro perché ho tre taccuini: uno per i libri che sto scrivendo, uno per i pensieri liberi o per alcune osservazioni che elaboro sui social network e che poi riscrivo, e uno per gli impegni. Semplicemente, credo che l'ispirazione, quando arriva, non dovrebbe mai essere ostacolata, tanto meno per "mancanza di mezzi".
Forse, non sempre mi vengono idee geniali e rileggendole non mi piacciono poi così tanto, ma mi piace ascoltare quest'istinto e scrivere, scrivere senza freni.
A volte, mi ritrovo a scrivere quasi seguendo il metodo della "scrittura automatica" di Apollinarie; inizio... e vado come un treno, senza nemmeno guardare i tasti, senza nemmeno badare a ciò che scrivo, poiché intenta a cogliere gli impulsi e le impressioni del momento.
In un certo senso, lavoro come gli impressionisti. Scrivo senza riflettere troppo, per poter cogliere i colori, i profumi, i panorami, le sensazioni del momento. Lascio che il mio "invard eye" lavori per me e, come diceva il poeta inglese William Wordsworth, che apprezzo molto, lascio che tutte queste sensazioni vengano rielaborate in un secondo momento, quando ho l'ispirazione giusta, e mi trovo nel "pensive mood", ovvero nel momento di riflessione poetica, e scrivo, ripensando alle stesse sensazioni, rivivendole, addirittura, come se venissi trasportata nello stesso momento.
Chiaramente, non sono Dante o Petrarca e mi ritrovo a leggere e correggere tutto mille volte.
Sono una dannata perfezionista.
Eppure per me la scrittura è questo, un impulso vitale che può arrivare all'improvviso e che, quando arriva, bisogna ascoltarlo.
Un rapporto di profonda naturalezza, come camminare, respirare, sorridere. Ecco com'è il mio rapporto con la scrittura, durante la composizione di un libro e nella quotidianità.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Jamie e il suo mostro” se non lo avesse scritto.

Marina Multari - Beh, se fossi un lettore che entra in una libreria (supponendo che il mio libro fosse esposto) lo comprerei per la copertina.
Devo dire che sono molto soddisfatta della copertina, realizzata dall'amico Gianluigi Ferrari, poiché è proprio come l'avevo sempre immaginata: misteriosa e accattivante, capace di trasmettere, secondo me, l'atmosfera che si respira nell'intero libro.
Credo che la copertina significhi molto per l'acquisto di un libro, soprattutto di un autore sconosciuto.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Marina Multari - Ho iniziato a scrivere altre tre opere, contemporaneamente.
Sono un po’ folle, ma quando ho l’ispirazione, non mi ferma nessuno.
Una si intitola (per ora) "Alle sette e dodici" e raccoglie alcuni dialoghi tra due persone, che si incontrano, ogni giorno, alla stessa ora, alla fermata del bus e che discutono di tematiche che ritengono importanti e delle piccole avventure quotidiane che vivono da un giorno all'altro, sviluppando un rapporto molto particolare, che li porterà a non conoscersi, ma a conoscere molto l’uno dell’altra.
La seconda opera che sto scrivendo è molto complessa e non vorrei anticipare niente, perché ha ancora le vesti di un progetto. Per ora il titolo è “Una finestra per Noville” ma, essendo di difficile realizzazione, probabilmente lo leggerete fra qualche anno, dopo la laurea, presumo.
Il terzo progetto è una raccolta di racconti brevi significativi dal carattere filosofico-mitologico.
Nel senso che sto provando a comporre delle storie su quelli che sono i miti moderni e le tematiche esistenziali del giorno d’oggi, lasciando sempre una libera interpretazione a chi legge, perché non ho nulla da spiegare, non sono mica uno scienziato, anzi… ma ho, semplicemente, tanto da raccontare.
Nel frattempo proseguo con la raccolta di poesie che ho già pubblicato, aggiornandola ogni volta che ne scrivo una nuova, aspettando di pubblicarle insieme, magari in una raccolta personale.
Spero che questa mia esperienza sproni i giovani a dare il massimo e a rendere i loro sogni obiettivi, perché i sogni non si realizzano da soli. Ma con impegno e determinazione (certo ci vuole un minimo di quello che tutti chiamano “talento”) si può fare quasi tutto.
Come ce l’ho fatta io (che sono una di voi) può farcela ognuno di voi, qualunque sia il suo sogno.
Io ci credo. E se ci crediamo in due, puoi farcela.

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Prezzo di copertina: Euro 12,00
Disponibile anche in eBook a Euro 4,99

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