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14 settembre 2020

 


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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista ad Alessandro Ciuffetelli, che presenta ai lettori il libro “Il Sogno di Federico” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Il Sogno di Federico”?

Alessandro Ciuffetelli - Iniziamo dalla prima parte del titolo: il Sogno. Sognare indica un desiderio o una speranza che per alcuni versi può sembrare qualcosa di vano, irrealizzabile, ma che, se adeguatamente sostenuto dalla volontà e dalla tenacia di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, può diventare realizzabile. Ecco. Il “Sogno di Federico” è appunto un racconto basato sulla tenacia dei protagonisti di non arrendersi mai alle avversità della vita, continuare a lottare per poter realizzare i propri sogni. Come tutti i romanzi storici i protagonisti agiscono in un tempo reale, in un contesto reale, all’epoca dell’Imperatore Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, animati dalla volontà di lottare, pro o contro la volontà del re di Sicilia, nel contesto della lotta tra guelfi e ghibellini, tra Papato ed Impero.
Nel “Sogno di Federico”, l’ineluttabilità del destino, percorre tutto il libro fin dalle prime pagine, coinvolgendo non solo la figura dell’Imperatore ma anche il protagonista del romanzo fin nei suoi affetti più cari. In questo caso Federico, il grande enigma dell’epoca medievale, non è che un personaggio, sia pure fortemente dominante, di una vicenda complessa e vorticosa che coinvolge molti comprimari. Un incrocio di destini che spero sia avvincente per chi lo legge.

Domanda - Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Alessandro Ciuffetelli - Gli argomenti sono vari, a seconda delle sfumature degli occhi e dell’interesse di chi legge. Sarebbe riduttivo limitare gli argomenti ad uno solo. La Storia reale e la vita di Federico di Svevia fanno da cornice al destino che attende il protagonista. Ma le avventure del protagonista si affiancano ad un insieme di emozioni e sensazioni come l’amore, il desiderio di vendetta, il coraggio, la paura di sé, di scoprirsi come non si è mai pensato di diventare. Queste sono solo alcune esemplificazioni. Tutti insieme si incanalano, come nella vita reale e danno il segno di quello che è la nostra personalità ed in questo caso la personalità del protagonista.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Alessandro Ciuffetelli - Nel caso specifico di questo romanzo, molto. La città in cui vivo (L’Aquila), la sua fondazione, le leggende che su questa si innestano, che l’hanno posta anche al centro, a volte, di approfonditi e molto più spesso solo superficiali studi, hanno inciso notevolmente. In quanto leggendaria la fondazione della città, per chi la abita, per chi la vive o per chi ne parla o semplicemente ne visita i luoghi più o meno noti, ha sempre quel gusto ignoto, esoterico, imprescindibile per gli amanti del genere. Più in generale penso che la realtà incide sempre, aiuta a trasformare il pensiero in parole, in racconti, in storie. Naturalmente conoscere l’argomento di cui si parla, studiarlo, approfondirlo (specialmente in un genere come quello del romanzo storico in cui la realtà oggettiva della storia, degli eventi storicamente accaduti e riportati nelle fonti e da essi fino a noi giunti, si mescola alla fantasia), aiuta lo scrittore ad affrontare al meglio i temi che si propone di rendere espliciti agli occhi del lettore. Saper trasportare la fantasia nella realtà o prendere dalla realtà e portarlo alla fantasia credo siano due aspetti fondamentali per chi scrive.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Alessandro Ciuffetelli - L’idea che esista sempre una storia, una leggenda, un’origine di qualcosa, che vale la pena di custodire alla memoria credo sia un valore da conservare.
Di mio gli anni della mia formazione, dell’università, l’idea di poter (anche se in minima parte) portare un piccolo contributo, una sorta di continuazione, ai grandi maestri del passato e del presente della letteratura. Per produrre qualcosa di originale credo sia necessario partire da una base solida: base che solo la consapevolezza di sapere cosa hai alle spalle può darti, per poi elaborare un linguaggio personale e diretto. Ecco, con questo libro mi piacerebbe testimoniare l’idea che alle spalle di tutti noi, e particolarmente di chi scrive, c’è sempre qualcuno che lo ha formato e influenzato. In un’epoca come questa di “accelerazione storica” in cui tutto viene elaborato e digerito nello spazio di pochissimo tempo, vale la pena recuperare la lentezza della storia.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Il Sogno di Federico”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Alessandro Ciuffetelli - Isolarne qualcuno piuttosto che qualcun altro è complicato. Sicuramente fondamentale è stato il periodo iniziale in cui fantasia e realtà andavano mescolandosi in un unico fiume creativo. La curiosità di documentarmi, di prendere in considerazione più fonti, più punti di vista. Poi l’iter creativo piuttosto complicato: attingere alle vicende della Storia, quella vera con la S maiuscola, cercando di non cadere nella tentazione di rendere meno storico e più suggestivo il racconto è un processo che si dilata nel tempo. La suggestione deve venire dai ritmi, dai linguaggi, dalle atmosfere che devono adattarsi man mano che la storia avanza. Infine la parte conclusiva in cui il racconto si muove quasi in maniera autonoma.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Alessandro Ciuffetelli - La vocazione alla scrittura deriva immancabilmente dalla curiosità della lettura. In generale senza la curiosità, senza la volontà di imparare e perfezionarsi ogni volta leggendo ciò che altri hanno prodotto non credo si possa migliorare. Nella mia formazione personale ho sempre posto particolare attenzione ai racconti storici e epici, fin da quelli più antichi Omero, Virgilio, Giulio Cesare ma non solo, il verismo di Verga, o i grandi padri del genere come Walter Scott, Manzoni e pur con tutte le differenze del caso Elsa Morante ed Umberto Eco per citare quelli del periodo della formazione didattica. Personalmente poi sono sempre stato attratto dalla scrittura inimitabile di grandi personalità recenti come quella di Indro Montanelli o più propriamente legata al genere di romanzi che adoro leggere come sono quelli di Wilbur Smith, Valerio Massimo Manfredi, Franco Forte o Andrea Frediani.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Alessandro Ciuffetelli - L’arte per sua natura è multiforme e così il suo linguaggio. Soprattutto oggi vediamo che l’arte può, anzi deve mescolarsi, contaminarsi per dare vita a qualcosa di innovativo. Tralasciando il mio genere (molto legato al mondo cinematografico, penso ad opere d’arte o libri che sono diventati casi cinematografici di richiamo planetario, basti citare l’importanza delle opere di Leonardo da Vinci ne “Il codice da Vinci” di Dan Brown, o alla riscoperta di opere e autori poco considerati nel passato e che oggi sono tra i più seguiti e imitati, come “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien) penso alla poesia che oggi è molto legata all’arte rappresentativa pittorica o musicale. Questo genere di contaminazione rende ancora l’arte viva ed interessante.
Da ragazzino ho sempre amato i libri illustrati e più recentemente la scoperta del genere fantasy, che ha condizionato non poco l’esistenza di molti giovani di quest’epoca: mi riferisco ai milioni di ragazzi che con disprezzo qualche anno fa venivano etichettati come nerd e che oggi invece sono apprezzati scrittori, autori cui vengono dedicate pubblicazioni editoriali, serie TV, film ecc.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Alessandro Ciuffetelli - Molti sostengono che per essere un buono scrittore bisogna sapersi mettere in gioco, cimentandosi anche in altri generi per saggiare i propri limiti “artistici”. Di mio non ho una grande predilezione per la poesia propriamente detta, ma mi affascina l’idea di spaziare per altri generi di romanzi, come può essere quello giallo, o altri tipi di prosa.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Alessandro Ciuffetelli - Nel mondo moderno escludere l’aspetto tecnologico legato alla cultura credo sia particolarmente complicato. Per quanto io sia legato al libro inteso come l’insieme di fogli, l’immediatezza della tecnologia sta rendendo più facile la diffusione della cultura, limitando di molto le barriere dello spazio e del tempo (mi riferisco alla tecnologia e-book ma anche ai semplici siti dove con due click puoi scaricare sul tuo pc o prenotare il libro desiderato e averlo a casa in pochi giorni). Nonostante ciò, credo che il vero appassionato di lettura alla lunga finirà sempre per preferire avere per le mani un libro fatto di pagine da sfogliare piuttosto che uno schermo da osservare. Anche i libri che ingialliscono in una libreria possono aiutare a raccontare la vita di una persona.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Alessandro Ciuffetelli - La passione di scrivere un racconto è sempre stata presente in me. Certo, un conto è buttare giù idee, magari su un foglio o su un diario, altra cosa è dare al tutto un senso che possa attrarre un lettore. Il coraggio di condividere il proprio pensiero concretamente, prima con te stesso e poi con altri, non sempre si dimostra un passaggio rapido e facile da compiere. Bisogna combattere con il proprio io, con le proprie sensazioni interiori e colmare l’abisso che passa tra un foglio bianco semplice ed una pubblicazione editoriale. Nel mio caso ha aiutato molto la passione per l’epoca storica in cui è ambientato il romanzo, la voglia di documentarmi di prendere appunti sulla vita reale del medioevo, sui costumi, gli eventi grandi e piccoli.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Il Sogno di Federico” se non lo avesse scritto.

Alessandro Ciuffetelli - Trovo che l’immagine di copertina prima di tutto attirerebbe la mia attenzione sicuramente e l’idea che un sogno possa essere parte integrante del titolo e quindi della storia raccontata mi indurrebbe quanto meno a leggere la trama. Per il resto credo che molto sia lasciato al gusto di chi legge. Di mio ho cercato di preservare due aspetti fondamentali della storia raccontata, da un lato la rigorosità che impone la Storia (quella vera, fatta di date, eventi, battaglie, vittorie, sconfitte, ecc.) e dall’altro l’avventura coinvolgente del protagonista che in questa si inserisce. In un linguaggio che spero sia facile ma allo stesso tempo avvincente.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Alessandro Ciuffetelli - L’idea è quella di proseguire la storia iniziata con il “Sogno di Federico”, vedere l’evoluzione dei personaggi accennati in questo, seguirne il destino fino in fondo…



Autore: Alessandro Ciuffetelli
Titolo dell’opera: Il Sogno di Federico
Editore: Aletti
Collana Gli Emersi - Narrativa
pp.260 €12.00
ISBN 978-88-591-3065-9
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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