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per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
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Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


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Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
 -

Intervista a Francesco Sargenti, che presenta il libro “La ballata di Sleepy Jackson” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “La ballata di Sleepy Jackson”?

Francesco Sargenti - Il titolo mi è venuto ascoltando il brano "The Ballad of Stagger Lee" nella versione di Mississipi John Hurt. Si tratta di una vecchia ballata di country blues di autore ignoto, conosciuta anche con altre varianti del titolo e ripresa negli anni da numerosi artisti e interpreti. Ho pensato che ben si addicesse al tipo di racconto, permeato da un'atmosfera malinconica e sofferente ma che alla fine lascia spazio anche alla speranza. Una sensazione simile a quella che si prova dopo aver ascoltato una ballata alla radio o ad un concerto, con un senso di piacevole spensieratezza che permane nonostante i toni sommessi e dolenti della canzone.

Domanda - Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Francesco Sargenti - Il racconto è nato dalla mia passione per la storia della musica, con particolare riferimento al Blues, al Rock e a tutte quelle forme di musica popolare americana che sono andate sviluppandosi e influenzandosi a vicenda fino ad arrivare ai giorni nostri. Un periodo fondamentale in questo senso è stato l’inizio del XX secolo, con la progressiva diffusione delle incisioni su disco, i race records e la nascita dell’industria musicale moderna. “La ballata di Sleepy Jackson” si inserisce in quel contesto storico-sociale, ed è una sorta di omaggio personale al Blues, con riferimenti a vicende, situazioni, leggende e personaggi propri di quel mondo. Tuttavia il cuore della storia gira attorno alle emozioni e agli stati d’animo del protagonista, un ragazzo con il talento e la passione per la musica cresciuto in povertà in una delle tante piantagioni di cotone nel Sud degli Stati Uniti. Una serie di sfortunati eventi lo costringeranno a dover rinunciare a ciò che aveva di più prezioso, trovandosi a dover affrontare le ingiustizie e le restrizioni di una società ostile e opprimente, oltre ad un passato pieno di rimpianti e di ricordi dolorosi. Si tratta di una sorta di battaglia personale che il protagonista intraprende su due livelli complementari: da un lato vi è il tentativo di sopravvivere in un paese sconvolto da importanti trasformazioni economiche, politiche e sociali. Dall’altro, il tentativo di non scendere a compromessi con la propria dignità di uomo, conservando la parte più pura e incontaminata del proprio animo.


Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Francesco Sargenti - Personalmente ritengo che scrivere un romanzo o un racconto sia un modo per fissare concretamente visioni e interpretazioni della realtà essenzialmente soggettive, ma che poi in molti casi trovano riscontro e conferma nel lettore. Ciò è valido sia ad un livello più ampio, che comprende le esperienze personali dell'autore utili a dare vita a personaggi e situazioni, che nelle piccole osservazioni della realtà di tutti i giorni. Detto questo, vi è necessariamente un riferimento a vicende, fatti e persone reali che servono come spunto per sviluppare la trama o per calare il racconto in un determinato contesto. Nel caso de “La ballata di Sleepy Jackson” fondamentale è stata la lettura di “La terra del blues” di Alan Lomax. Si tratta di un resoconto dei viaggi, delle registrazioni e delle interviste sul campo fatte negli anni ‘30 dall’autore, un etnomusicologo che ha voluto conservare le tradizioni e la cultura musicale afroamericana del Sud degli Stati Uniti.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Francesco Sargenti - La Storia è fatta dalle persone, dai sentimenti che animano i loro intenti e le loro azioni, non solo in riferimento ai grandi avvenimenti riportati nei libri o nei documenti ufficiali e che vedono protagonisti grandi personalità e nomi conosciuti, ma anche per quanto riguarda episodi marginali e all’apparenza insignificanti. Il Blues ha avuto un’importanza fondamentale nello sviluppo della musica popolare americana, influenzando negli anni diverse forme musicali, mischiandosi ad altri stili e dando un contributo notevole a quello che oggi chiamiamo Rock (nel senso più ampio del termine). Se si guarda alle radici di questo movimento, si arriva a conoscere storie di persone vissute in povertà, emarginati o vagabondi abituati a convivere con la miseria e senza prospettive per un futuro migliore. Spesso si trattava di personaggi poco raccomandabili o veri e propri criminali, quasi mai musicisti professionisti. Eppure erano in grado di cantare o suonare uno strumento con una naturalezza sorprendente e una sensibilità unica. Alcuni di loro sono diventati famosi, altri sono stati scoperti molti anni dopo o quando ormai erano già morti.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “La ballata di Sleepy Jackson”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Francesco Sargenti - Sicuramente partecipare ad un corso di scrittura creativa è stato fondamentale, oltre che stimolante.
Ho scritto il racconto nei ritagli di tempo al di fuori degli impegni lavorativi, impiegando parecchi mesi durante i quali frequentavo il corso una volta a settimana, trovando importanti spunti e riflessioni utili a proseguire la scrittura. Inoltre, proprio in quel periodo, ho iniziato a documentarmi maggiormente sulle vite dei bluesman e sulla storia di questo genere musicale, frequentando biblioteche e librerie per procurarmi biografie o saggi sull’argomento. Un altro episodio particolare è legato ad un festival di musica blues in cui ho suonato ad ottobre scorso, dove era presente anche una mostra di fotografie scattate nei luoghi e nelle città in cui questo genere è nato e si è diffuso. Una di queste stampe mi ha colpito particolarmente e ho deciso di acquistarla, rivelandosi poi utile ai fini del racconto in quanto utilizzata come spunto per una descrizione presente all’interno della storia.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Francesco Sargenti - Non ci sono autori che preferisco, di solito mi lascio guidare dall’istinto, dai consigli di altri lettori o dalle recensioni, per cui passo da Umberto Eco ai romanzi di Jack Whyte, da Murakami a Jostein Gaarder, da Noam Chomsky a Dino Buzzati, da Stefano Benni a Cormac McCarthy.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Francesco Sargenti - Sicuramente la musica rappresenta la mia principale passione. Sono batterista in diverse formazioni umbre, e ho la fortuna di suonare e collaborare con molti musicisti di talento. Il Blues, in tutte le sue forme e nei diversi stili in cui si è andato evolvendo, è uno dei miei generi preferiti, ma ascolto con piacere anche il Rock, il Folk, il Country, il Soul, con particolare riferimento agli anni ’60 e ’70. Credo che questa mia passione abbia influito in maniera significativa nella stesura del racconto, che in un certo senso cerca di riportare attraverso parole ed espressioni scritte sensazioni ed emozioni sperimentabili solamente attraverso la musica. Anche una fotografia evocativa o il testo in versi di una canzone, se riescono a colpire le corde giuste, possono essermi d’aiuto nel trovare l’ispirazione o un’idea per una storia.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Francesco Sargenti - Come dicevo non ho un genere letterario che prediligo rispetto ad altri. Lavorando in biblioteca ho l’occasione di poter ascoltare pareri e consigli degli utenti, oltre a visionare parecchi titoli e novità, anche se poi il tempo materiale da dedicare alla lettura non è mai quanto uno vorrebbe e la lista dei libri da leggere continua ad aumentare. In generale mi lascio guidare dall’istinto, tuttavia vi sono generi che leggo maggiormente, quali romanzi, biografie di musicisti e di personaggi famosi e saggi storici o di attualità.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Francesco Sargenti - Senza dubbio preferisco il libro tradizionale, seppur vi siano diversi vantaggi derivanti dall’utilizzo degli e-book. Sfogliare un libro cartaceo ha a che fare anche con il tatto e l’olfatto, il che contribuisce maggiormente a fissare impressioni e ricordi personali derivanti dall’esperienza di lettura. Ciò è valido anche in ambito musicale, in cui il supporto fisico (vinile, CD o altro) riveste per me un’importanza notevole, in quanto è in grado di ampliare l’esperienza dell’ascolto con foto, immagini, testi e poesie.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Francesco Sargenti - Se devo essere sincero non è stato facile, anche se non sono mancati momenti piacevoli e belle soddisfazioni. Da bambino mi divertivo a scrivere storie e racconti ma crescendo ho abbandonato quest’attività per dedicarmi ad altri hobby e passioni. L’idea di scrivere un romanzo però è rimasta, e si è concretizzata grazie alla frequentazione del corso di scrittura creativa, decisione presa quasi per caso dopo alcune vicende personali. Nel corso dei mesi ho abbandonato e ripreso il racconto più volte, a seconda degli impegni lavorativi o dell’ispirazione utile a proseguire la storia. Se si considera che era la prima volta che mi cimentavo nella stesura di un racconto lungo, e che ho un modo di scrivere molto “ragionato” (a differenza di chi preferisce fissare di getto idee, trame e sviluppi della storia per poi perfezionarli in un secondo momento), trovare il tempo e le circostanze necessarie a proseguire nella scrittura non è stato semplice.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “La ballata di Sleepy Jackson” se non lo avesse scritto.

Francesco Sargenti - Mi sono sempre piaciute le storie che raccontano di viaggi, sia intesi come ricerca di nuove emozioni, avventure e speranze che come percorsi introspettivi volti a indagare nell’animo del protagonista e a scavare nel suo passato. Credo che questo racconto sintetizzi questi due aspetti, oltre ad essere ambientato in un’epoca che, sia per quanto riguarda gli aspetti socio-politici che per quelli riguardanti l’industria musicale, ha fatto da spartiacque tra due differenti mondi.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Francesco Sargenti - L’intenzione è quella di continuare a scrivere, sia che si tratti di racconti brevi che di un romanzo maggiormente articolato. Ho iniziato ad abbozzare qualche riga di una nuova storia ma ancora si tratta di un’idea astratta che va sviluppata concretamente, per cui ancora non mi sento di poter dare anticipazioni.



Collana Gli Emersi - Narrativa
pp.76 €12.00
ISBN 978-88-591-3537-1
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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