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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Giovanna Iammucci, che presenta ai lettori il libro "Memorie di una strega" - Aletti Editore

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Memorie di una strega” Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Giovanna Iammucci - Questo libro non poteva avere titolo migliore. “Memorie di una strega” espone le vicissitudini di una janara Isabetta, in maniera semplice e autentica, confessioni di una donna che, malgrado appartenga ad un'altra epoca, ha le stesse paure e gli stessi bisogni di una ragazza dei giorni nostri. Gli argomenti che si ripetono in questo volume, oltre alla magia, sono la libertà, il coraggio, la passione, la fede. E la protagonista li racchiude tutti: ha un carattere forte, è ardimentosa, lotta per conservare la sua vera essenza, malgrado rischi spesso di trovarsi in situazioni pericolose. È una lussuriosa, una lasciva, ma anche ingenua, generosa, amabile, una donna scomoda per quella società ricca di pregiudizi ed ignoranza e per questo deve essere eliminata. La libertà per lei è farsi il bagno nel fiume, viaggiare, studiare, amare chi desidera e non chi le impongono, ma soprattutto svolgere la sua attività di guaritrice.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Giovanna Iammucci - Molto, in quanto io per tutto il tempo della stesura sono stata Isabetta: ho pensato come lei, mi sono immedesimata nelle sue angosce, cercando di dare voce a tutte le Isabette che furono uccise in nome di una in-giustizia divina. Difatti il mio personaggio è basato in particolare su Bellezza Orsini, presunta strega di Collevecchio, che per sfuggire al boia si suicidò in cella, conficcandosi un chiodo in gola: questa storia mi ha colpito tantissimo. Ho cercato di sgravare la narrazione includendo personaggi fantastici come demoni, angeli, fate e folletti proprio per rendere il libro comprensibile a tutti.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Giovanna Iammucci - La scrittura è un ardito testimone del nostro passaggio nel mondo. I libri sono forzieri che contengono doni pregiati. Io non ho la presunzione di dire che ho salvato qualcosa, ma sto provando a custodire dall'oblio del tempo l'autenticità dell'essere. Al giorno d'oggi vediamo tante copie di copie venute pure male: non ci accettiamo, vogliamo sempre più assomigliare agli altri. Spero che riuscirò, attraverso Isabetta, a dare il mio piccolo messaggio: “siate sempre voi stessi, lo so che costa tanto, che questo significa pianti, rinunce, addii, costernazioni, ma l'ingiustizia più grande che possiate fare è quella di vivere accontentando gli altri. Non abbiate vergogna di dire ciò che pensate. Si vive per migliorare, per lottare anche se non si vince, che voi siate streghe, scrittori, falegnami o spazzini dovete essere fieri di voi.”

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Memorie di una strega”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Giovanna Iammucci - Ricordo con particolare affetto l'episodio del processo della protagonista, e in una sola parola direi che è toccante. Toccante perché ogni volta ci penso, riesco ad immaginare cosa può aver provato una persona torturata e poi giustiziata. Per esempio, ho saputo che un corpo sul rogo impiega 17 minuti per carbonizzarsi del tutto: una crudeltà che purtroppo è avvenuta davvero. Poi c'è l'episodio dell'addio fra Isabetta e Padre Tommaso,il protagonista maschile, che credo sia il più discusso del libro: una sorta di altalena fra sacro e profano, dove non nascondo che una lacrima l'ho versata pure io.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Giovanna Iammucci - Quando scrivo non mi ispiro a nessuno in particolare, è come se le mani andassero da sole sulla tastiera poiché libero soltanto la mia fantasia. Ma ho letto, per esempio, libri di Silver RavenWolf, Brian Weiss, Marguerite Duras, Clarissa Pinkola Estes, Alessandro Baricco, Oriana Fallaci, Ada Merini, i classici della letteratura. Amo leggere diversi autori per attingere da essi qualcosa sempre di nuovo. Per scrivere questo libro ho guardato documentari, letto testi esoterici, ascoltato racconti popolari, ma credo che la mia migliore fonte di ispirazione sono state mia madre e mia nonna, che mi hanno aiutato a credere in me e in quel pizzico di magia che è in ognuno di noi.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Giovanna Iammucci - Il ballo, la musica, la pittura, racchiudono ciò che sono e mi hanno incoraggiata a scrivere, influenzando incoscientemente la mia scrittura. Il ballo popolare della tammurriata, tipico del Sud, che io danzo, prende le radici dalla terra, trasformando la danza non solo in un momento di allegria ma anche in un rito magico: il ritmo del tamburo ci riporta al suono primordiale, dove un tempo si venerava la Grande Madre seguendo i cicli lunari.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Giovanna Iammucci - Non ho un genere prediletto, ma leggo poco i gialli e i libri d'amore, quelli troppo drammatici.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Giovanna Iammucci - Senza dubbio il cartaceo. Il digitale non può sostituire la sensazione che si prova nel tenere un libro fra le mani o l'odore della carta o il voltare la pagina, soprattutto l'ultima; pur essendo l'ebook più immediato e comodo. A questo proposito cito Zafon: “Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.”

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Giovanna Iammucci - Il mio rapporto durante la stesura di questo volume è stato conflittuale: giorni in cui la storia andava da sola e giorni in cui ero lì immobile al pc e non mi piaceva niente. Ma quando sono arrivata all'ultima pagina, una sensazione di malinconia si è impadronita di me. Così ho compreso che amavo questo libro e potevo pubblicarlo.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Memorie di una strega” se non lo avesse scritto.

Giovanna Iammucci - Innanzitutto per la copertina (ride, ndr) anzi ne approfitto per ringraziare una mia cara amica che si è prestata come modella. E sfogliandolo, come mia abitudine, per la prefazione. (Ringrazio l'attore, autore e regista della Compagnia del Bianconiglio, Bruno Di Donato per averla composta). Comprerei il libro perché ha una quarta che incuriosisce, perché la stregoneria mi ha sempre affascinato, perché non è costoso, perché non è il solito fantasy, e perché i libri ti insegnano sempre cose nuove. Ma visto che l'ho scritto io, compratelo e basta!

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Giovanna Iammucci - Sicuramente ci sarà il seguito di Memorie di una strega, già ho iniziato a buttare giù qualche rigo, ma nella mia testa compongo ogni giorno un nuovo episodio. Le avventure di Isabetta continueranno, sempre fra magia, passione e amore. E... colpi di scena!

*****

Dalla quarta di copertina di "Memorie di una strega":

Un racconto in un tempo indefinito, mescolato di magia e sangue, di orrore e piacere, fra streghe, fate, demoni ed incantesimi, dove una giovane donna Isabetta, iniziata all'arte della Stregoneria, è combattuta fra l'amore per un sacerdote Padre Tommaso, e la sua natura di janara. "Memorie di una strega" è un romanzo visionario, crudele, coraggioso, che vi condurrà in un'epoca dove la superstizione si nutre dell'ignoranza, ma è anche la testimonianza di una donna che combatte per tenere viva la sua essenza primordiale.

Giovanna Iammucci (Torino, 1980). Scrittrice attiva nell'ambito culturale e sociale, partecipa a vari concorsi poetici fra cui i rinomati "Il Tiburtino" ed "Il Federiciano" (Aletti editore) dove si aggiudica un posto nelle antologie. Partecipa al concorso nazionale di narrativa "9 settembre 1943 Operazione Avalanche" con il racconto "Fra sangue e coraggio" (Centro Culturale Studi Storici il Saggio) e ai concorsi internazionali di poesia "L'Angelo" ed il "Cardile" sempre della stessa casa editrice, dove viene premiata rispettivamente con il quarto ed il secondo posto.
Collabora scrivendo articoli per il giornale "Il Saggio".
Da poco si cimenta in monologhi teatrali ed uno di questi è stato portato in scena durante una mostra pittorica.
"Memorie di una strega" è il suo secondo libro, preceduto da "L'altra metà dei miei occhi" (Aletti Editore).


Collana Gli Emersi - Narrativa
pp.152 €12.00
ISBN 978-88-591-3793-1
Il libro è disponibile anche in versione e-book


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