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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Intervista ad Annalisa Mingioni, che presenta ai lettori il libro di poesie “Versi spifferi” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Versi spifferi”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Annalisa Mingioni - È una combinazione di parole il cui suono mi piaceva e racchiudeva il senso della mia raccolta: essendo poesie scritte in un arco di tempo di più di dieci anni, ognuna di esse rappresenta qualcosa che torna alla memoria, che si infiltra, magari per essere riletta e rivista con occhi diversi e la mente cambiata nel processo di crescita. “Spifferi” è usato qui più come aggettivo che come sostantivo, quasi a qualificare una caratteristica dei versi, come essi “si comportano” con me. Tra queste pagine si parla in modo vario di giochi di parole e suoni, di momenti presenti e di ricordi, di singole emozioni, dello stupore per qualcosa di semplice, talvolta di persone presenti, assenti, e di come spesso la “presenza” e l’“assenza” di qualcuno non siano assolutamente concetti legati all’essere in vita.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Annalisa Mingioni - Dalla realtà credo parta qualsiasi stimolo: se un sentimento lo immaginiamo, non è reale, l’ispirazione è più debole e di conseguenza la rielaborazione dello stimolo può risultare inefficace. Quando la realtà invece ti colpisce nel profondo, l’onda d’urto di quello che senti e il “come” lo senti, scatenano l’arte. A volte sembra che ciò che stai vivendo sia una macchina che corre a velocità folle, una macchina che si schianta e i cui vetri vanno in mille pezzi… Ecco, quei pezzi di vetro sono le mille idee che mi ritrovo in mano molto spesso quando la tensione emotiva si alza oltre il limite, e che non sempre riesco a limare e smussare per fissarle nella mente prima e riprodurle come vorrei, rielaborate, poi.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Annalisa Mingioni - Sinceramente, ero stufa di avere fogli, foglietti e fogliettini di ogni forma e colore per tutta la casa. Quando ho bisogno di scrivere non sto a pensare al… “supporto”. In tal modo riesco a salvare le idee e le immagini, ma spesso comunque dopo le perdo! È una raccolta che quindi mi ha salvata un po’ dal disordine, anche se ad essere onesta, non ho buttato nessuna delle versioni originali, neanche le più pasticciate. Una cosa che tra l’altro mi accadeva (e accade) spesso è di modificare una poesia già “compiuta”, nel momento in cui vado a rileggerla dopo del tempo (quando la recupero)! Possono esser cambiati il gusto ed il sentire nel frattempo, oppure semplicemente mi è venuta un’altra immagine, un’altra idea, e ce la abbino. È un po’ come pretendere che un gusto di gelato vada a nozze solo con un altro. Le combinazioni sono molteplici e spesso mi tormentano proprio per questo: pubblicare qualcosa arresta il processo, dà una definizione, chiude un periodo sennò perennemente aperto e disposto al cambiamento. Potevo forse andare avanti rielaborando uno stesso materiale altre dieci volte, ma non sono sicura che sarebbe stato “andare avanti”. A volte bisogna lasciare le cose come stanno, e questo per me è difficile da fare anche nella vita, non solo nella scrittura. Avere un libro tuo davanti al naso è come dirti “capitolo I”, iniziare a numerare. Numerare, girare pagina (o scrivere un altro libro, chissà), andare avanti.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Versi spifferi”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Annalisa Mingioni - In genere parlo (e scrivo) molto per immagini, le metafore mi vengono sempre naturali, ma per rispondere a questa domanda vorrei cercar d’essere più diretta: il momento col maggior sorriso è stato quello in cui ho ricevuto la bozza con l’impaginazione e la copertina. Ho avuto la possibilità di proporre qualcosa di mio gusto, ma ho deciso di affidarmi al responsabile dell’editore. Durante l’attesa mi son chiesta come avrebbero scelto l’immagine, ho temuto che sarebbe stata… malinconica. Invece no. In copertina un cielo pieno di piccole nuvole che mi ha ispirato un senso di pace immediato, come a dirmi: “Quello che hai fatto, scritto, va bene: ci saranno sempre “difetti” ma non ne muteranno il colore complessivo”.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Annalisa Mingioni - È difficile limitare la lista, penso che ogni autore lasci un segno, in positivo o in negativo. Mi fa sorridere pensare che mi vengono in mente gli stessi nomi ai quali mi sono affezionata durante il periodo del liceo. Per quanto riguarda la narrativa citerei Kafka e Pirandello, il primo per l’uso/abuso che ha fatto della realtà ed il secondo per la moderna sincerità, drasticità con cui ne ha saputo parlare. Mentre per la poesia, Montale e la sua scrittura pura, vera, mi continuano a commuovere. Mi piacciono moltissimo anche Hesse, Neruda, e una piacevole scoperta per me recente la polacca Wisława Szymborska.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Annalisa Mingioni - Amo l’arte in generale, la maggior parte dei lavori che sognavo di fare da piccola riguardavano l’ambito appunto artistico. Ho disegnato per anni per ore, ho imparato tante cose da sola e facevo soprattutto disegno dal vero. La voglia di controllo, di fissare la realtà viene fuori in maniere diverse ma è sempre stata una costante. Avrei voluto fare la pittrice, l’attrice, la pianista: del piano ne avevo imparato i rudimenti e mi sarebbe piaciuto arrivare a saper comporre, ma intraprendendo poi un percorso professionale nell’ambito della danza son riuscita a tenermi la musica forse nemmeno “vicina”, direi proprio dentro, ho imparato a saperla “portare”. Tutto quello che vedo e riesco a cogliere, me lo ritrovo poi come bagaglio mentre scrivo… Come fossero penne e pennarelli in una valigetta, per dar sfumature alla calligrafia.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Annalisa Mingioni - Mi piacciono i libri che parlano di cose reali, delle cose di oggi, cioè quelli che purtroppo nella scuola italiana spesso vengono snobbati, lasciando gravi lacune nella formazione delle persone (prima ancora che degli alunni). Apprezzo il giornalismo serio, le inchieste, chi lotta per portare alla luce il sommerso. Mi piace anche il testo teatrale, antico e più recente. In genere comunque è il libro che compra me, a seconda del titolo e della copertina che mi attira.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Annalisa Mingioni - Assolutamente il libro cartaceo, e possibilmente rilegato!

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Annalisa Mingioni - Come accennavo prima, è stato un rapporto un po’ di lotta: rielaborazione perenne dei materiali. Difficile mettermi un freno, tuttora potrei prendere il libro e mettermi a corregger qualcosa con la penna rossa! Ad un certo punto comunque ho deciso di smettere, anche per rispetto di quella che ero a 16-17 anni: sentimenti, vissuto, ovviamente anche il lessico, erano molto più acerbi di adesso. Andare a ritoccare opere che allora erano il meglio che potessi produrre, sarebbe stato darmi un’ulteriore conferma del mio essere troppo pretenziosa e severa con me stessa.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Versi spifferi” se non lo avesse scritto.

Annalisa Mingioni - I libri di poesia hanno sempre dei bellissimi titoli, ho quasi paura di leggerli perché poi vorrei comprarli tutti! Comprerei questo libro… se mi stesse cercando, in virtù di quello che ho detto sopra (il fatto che sia il libro a comprare me). Ci sono situazioni nella nostra vita in cui una data combinazione di parole, un’immagine, persino il nome ed il cognome dell’autore, posson indurci a fare quella che sembrerebbe una scelta “casuale” di acquisto. Non so per quale motivo comprerei questo libro, ma spero che l’acquirente lo possa trovare da solo, al suo interno. Cioè che ne sia valsa la pena!

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Annalisa Mingioni - Ah sì, sicuramente, solamente che già per questo ci ho messo un po’ di anni! Vivo molto di progetti e castelli per aria. Qualcuno di essi ogni tanto scende di livello e riesco a posarlo, instabilmente, nelle mie giornate, ma per la maggior parte continuano a volare a velocità supersonica nella mia testa. Il prossimo libro potrebbe essere “Paraspifferi”… Forse è quello di cui ho bisogno!!!

Collana Gli Emersi - Poesia
pp.56 €12.00
ISBN 978-88-591-4083-2
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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