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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Monica Laurendi presenta ai lettori il libro “Come le foglie d’autunno” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Come le foglie d’autunno”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Monica Laurendi - Credo che il titolo sia esplicativo di una delle tematiche più importanti dell’esistenza, quella della “fragilità umana”. L’uomo oggi, più di ieri, è profondamente fragile, fortemente segnato da un tempo, che lo rincorre e che non gli permette di sostare, di fermarsi, di riflettere. Nella sua corsa disperata, si abbandona a una vita robotica, a una vita che non gli consente di soffermarsi sulle piccole cose, che non gli consente di assaporare i veri sapori dell’esistenza: un abbraccio, stringere la mano a un bambino, osservare due cuccioli che giocano; sono le piccole sensazioni, le piccole visioni che ci dovrebbero fare amare la vita, perché sono esse i tasselli fondamentali su cui poggia l’esistenza umana. “Come le foglie d’autunno” esprime questo: la foglia cade dall’albero, si stacca, ma noi non ce ne accorgiamo; allora le piccole cose passano, il tempo le consuma, le porta via e poi ci rimane poco, perché noi non abbiamo dato il giusto peso a ciò che è caduto, che è andato, che è trascorso. Nello stesso tempo questa fragilità che ci circonda è la fragilità anche dell’animo umano.
Purtroppo l’uomo oggi è portato a nascondersi dietro le apparenze, è spinto verso le cose materiali, e proprio in questo consiste la fragilità umana: nel porgere attenzione verso ciò che non è, senza curarsi dell’essenza. Pertanto la nostra anima diventa una “foglia”, una “foglia tremante nella notte”, come ho citato nel testo che chiude la raccolta; diventa una foglia ingiallita, bruciata dal sole, “riarsa”, se vogliamo adoperare un termine caro al grande Eugenio Montale. L’uomo deve oggi osservare le piccole cose, deve attenzionare ciò che al mondo intero appare insignificante, perché solo così riuscirà a costruire qualcosa di grande; l’uomo stesso è una foglia; se muore ciò che è dentro l’uomo, perché l’uomo non ne dà valore, muore, praticamente, l’uomo. Nel binomio vita-morte, che è fondamentale, ed è uno dei binomi che hanno un posto privilegiato nella mia filosofia di vita, nel passaggio dalla vita alla morte esiste una sottile lamina: la morte può essere subitanea, o può giungere dopo una malattia, quindi essere un evento preparato, di cui si ha coscienza, ma l’uomo comunque cade e cade in un attimo; è per quest’attimo che ciò che viviamo deve acquisire un senso, ogni esperienza umana deve acquisire un senso; se noi non diamo importanza a tutte le esperienze della vita, quelle piccole e quelle grandi, se non gioiamo per ciascuna di esse, la vita se ne andrà lasciando il nulla, senza un segno. Adesso potrebbe sembrare che io mi contraddica, se affermo che ogni uomo lascia un segno, bello o brutto che sia, però è chiaro che, se il segno è profondo, non si cancella e rimane il ricordo, rimane l’amore di chi ci è stato vicino; se invece l’uomo non lascia un segno profondo, ma lascia un segno che sparisce al primo soffio di vento, non rimane nulla della sua vita. Il messaggio che voglio lanciare è questo: è vero che la vita e la morte sono due realtà contrapposte, la vita è sensazione, amore, passione, emozione, esperienza, la morte è la fine di tutto quello che c’è nella vita; però noi dobbiamo vivere con l’obiettivo di lasciare qualcosa, di testamentare un ricordo di noi, e ciò avviene solo se con pienezza, saggezza, equilibrio godiamo di ogni attimo dell’esistenza. L’uomo cade come una foglia, però nello stesso tempo la foglia può non essere calpestata, io penso che noi non moriamo davvero, se continuiamo a vivere in chi resta. Pertanto la fragilità umana, la fragilità interiore dell’uomo, si può combattere, può diventare una non-fragilità, una forza. Da ogni esperienza può nascere una forza che possa travolgere persino la morte. È vero che cadiamo come le foglie, per una fragilità fisica e morale, ma se la fragilità morale si annulla, la fragilità fisica sarà smorzata, e quindi da ciascuna foglia caduta nascerà un germoglio, una pianta sempreverde, che lascerà un’eredità a chi verrà dopo di noi. È questo il senso del titolo del mio libro.
Gli argomenti ricorrenti sono proprio i binomi dell’esistenza umana: la vita e la morte, il dolore e la gioia, il presente e il passato, l’essere e il non essere. Questi temi sono evidenziati attraverso la realtà oggettiva che ci circonda: i frutti della terra, l’amore per la natura, le sensazioni che possono nascere da un profumo, da un colore, gli affetti familiari, le passioni, un uomo sofferente nella solitudine, una notizia appresa dai mass-media. Per farla breve: il quotidiano.


Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Monica Laurendi - La realtà ha inciso nella scrittura in modo fondamentale, ogni esperienza umana si riflette nella mia scrittura, tutto ciò che io ho trasferito nei versi non è altro che esperienza di vita, esperienza che colgo nel mondo che frequento, nel mondo lavorativo e familiare, per fare un esempio. Io sono un’insegnante e sono una mamma, a contatto con i ragazzi scopro lati del loro mondo, riesco forse a percepire su quali basi poggerà il futuro della nostra realtà, della nostra società, e cerco di modificarlo, cerco di educare i miei ragazzi, i miei figli, mi sforzo di dar loro soprattutto insegnamenti di vita. Certo la realtà su cui gravita la mia scrittura è quella del quotidiano, è il vissuto, può essere l’esperienza negativa, o quella positiva, può essere una passeggiata, come può essere un duro lavoro, può essere stare accanto a qualcuno che soffre e soffrire con lui, può essere la sofferenza dei lutti che ho vissuto. È questa la realtà che ha inciso nella mia scrittura, la realtà che però subisce una disamina profonda, è questo l’oggetto della mia scrittura. La realtà quindi ha inciso tantissimo sulla mia produzione, indubbiamente.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Monica Laurendi - Questa domanda è bellissima! L’oblio del tempo! Io ho voluto salvare una parte di me. Una parte di me e una parte del mondo. Ciascuno di noi è foriero di una realtà, di un qualcosa di unico, perché ciascuno di noi è diverso dall’altro. È bellissima la diversità: la diversità umana, la diversità dell’animo, la diversità caratteriale, la diversità dell’io. La diversità è una cosa fondamentale. Penso che ciascuno di noi abbia un qualcosa da offrire all’altro, un qualcosa da custodire in un bauletto, cosicché ciascuno, quando vuole, può scoprire ciò che contiene e trarne un qualcosa, un consiglio, un incoraggiamento. Ho voluto salvare qualcosa per i miei figli, probabilmente anche per chi leggerà il mio testo, ho voluto salvare una parte di me, che comunque può essere comune all’umanità, è comune all’umanità, perché, anche se siamo diversi, i sentimenti universali sono uguali: l’amore, la gioia, la pazienza, la verità, la verità che “giace al fondo”, per citare Umberto Saba. Per me, la testimonianza della poesia è qualcosa di fortissimo, è importante anche la testimonianza che offre un romanzo, un’opera teatrale, la musica; però, la poesia, laddove è compresa, laddove è sentita, lascia un segno indelebile nell’animo. La mia scrittura ha un valore testimoniale. Il valore testimoniale nasce dalla rivelazione di un’anima, un’anima nuda, senza infingimenti, senza veli, un’anima nuda di fronte ai valori umani, di fronte alla realtà, di fronte a tutte queste piaghe sociali che ci logorano, ci annientano, di fronte all’automatismo in cui viviamo, di fronte alla violenza, di fronte all’esasperato consumismo. In una poesia dissi che lascio in eredità la consapevolezza di “chi sa di non sapere”, perché è vero! Io posso riflettere e lasciare la mia riflessione agli altri, ma non posso lasciare il sapere, perché il sapere ciascuno lo costruisce da sé, lo costruisce attraverso l’aiuto di un’esperienza vissuta, ma ciascuna esperienza è individuale e porta un sapere diverso. Allora la mia poesia ha un valore testimoniale, in quanto lancia un messaggio, si offre come input, come spunto di riflessione; ma la cosa importante qual è? È che riflettere significa tastare con intelligenza la realtà, costruire qualcosa di efficace per te e per gli altri. Il valore testimoniale della poesia è un piccolo tassello che si associa agli altri saperi, a dei saperi non aridi, a saperi che hanno una grande umanità dentro. In conclusione, ho voluto salvare una parte di me, delle mie esperienze di vita, dei valori che vorrei condividere con gli altri.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Come le foglie d’autunno”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore, come li descriverebbe?

Monica Laurendi - Gli episodi che ricordo con particolare favore? Ce ne sono tantissimi! La poesia “Roccia su roccia” forse racchiude uno dei momenti che ricordo con particolare gioia, eppure non ho visto nient’altro che mio marito che giocava in acqua con mia figlia, una cosa giornaliera, d’estate capita spesso. Quel giorno quell’esperienza mi ha dettato dei versi, perché mi ha fatto apprezzare le cose belle della vita, come questi momenti di serenità. Nulla di eclatante, di forte, ma qualcosa di grande, l’amore tra una figlia e un padre, il gioco tra una figlia e un padre, è una cosa meravigliosa; i rapporti umani tra una figlia e un padre, tra genitori e figli sono poi la base di quello che è il tessuto su cui si dirama l’esperienza sociale. Altri episodi che ricordo favorevolmente sono le mie passeggiate a cavallo, i miei trekking, l’immersione nella natura, queste sono le cose che ricordo davvero con favore. Nel libro ho descritto spesso la natura, i frutti della terra, e non solo nel senso di appartenenza alla terra, ma nel volere attribuire un significato che va oltre la realtà terrena. Nulla di così bello può esistere, se non esiste qualcosa di così grande che l’ha creato, quindi io considero questi i miei ricordi più belli.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Monica Laurendi - Gli autori sono tantissimi. Quelli che ritengo fondamentali sono sicuramente i poeti. I poeti decadenti, gli ermetici, anche se amo pure il Neorealismo. I miei preferiti sono lo stoico Seneca e l’ermetico Montale. Quest’ultimo è per me l’autore di riferimento. Il “correlativo oggettivo”, per esempio, è qualcosa che io seguo tantissimo nel lavorare, l’osservare la realtà sensibile, trasferirla nei versi e poi generare una filosofia esistenziale fortemente legata al mio “io”. Di questo poeta apprezzo molte tematiche, una di quelle a me maggiormente care è il motivo della memoria; se citiamo “Cigola la carrucola nel pozzo”, non possiamo non amare l’immagine del volto riflesso nel secchio che emerge dal pozzo, che rappresenta proprio la memoria, il ricordo sfocato, non chiaro, come velato da una patina. Quando il poeta accosta il volto alle labbra dell’immagine femminile che crede di vedere riflessa, muove la superficie dell’acqua e fa svanire l’immagine. Montale vuole evidenziare l’effimero, persino il ricordo dei volti amati è un’illusione che si spegne. Pessimismo o consapevolezza? Entrambe le cose, credo.
Di Seneca amo la saggezza, l’equilibrio, il valore della vita, quello stoicismo che l’aveva reso forte e che gli diede la saggezza di una moralità fatta di dedizione ai giovani. Prediligo un’affermazione rivolta al suo discepolo Lucilio relativa alle sue riflessioni sul tempo: “dum differtur, vita transcurrit”, “mentre si rinvia, la vita se ne va”, perché la ritengo molto attuale, coincidente con il comportamento dell’uomo contemporaneo, utile messaggio da trasmettere all’umanità.
Ho citato Montale e Seneca, ma non posso trascurare un Quasimodo o un Saba. Sono questi i miei autori preferiti.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Monica Laurendi - Sì, ci sono sicuramente altre discipline artistiche che hanno influenzato la mia scrittura. La musica è una di queste. La musica mi rilassa, mi dà gioia; amo molto la musica, perché associo ad essa persino una semplice parola, il pronunciare un nome può essere musica, la musica come parola, ma anche come strumento. Quella sensazione che ti può dare il suono di un violino, di un pianoforte, ma anche di una batteria. Questi strumenti della musica sono poi gli strumenti della vita, potremmo paragonare ciascuno di essi alle esperienze del quotidiano, per esempio un violino a una serata con l’uomo che ami, oppure un pianoforte a un pranzo con la tua famiglia, una batteria a un allenamento fisico. Gli strumenti possono essere riflesso di un’esperienza umana. Quando noi ascoltiamo la musica e tutti i suoi strumenti assieme, proviamo una sensazione liberatoria, è come se mettessimo in un calderone tutte le esperienze di vita e all’improvviso le liberassimo di colpo. Poi sono stata influenzata sicuramente dall’arte. È bellissimo osservare un dipinto, coglierne i colori. Il colore è un altro degli elementi fondamentali della mia raccolta. Ho scritto una poesia “Ho dato un nome alla mia vita”, dove nell’ultimo verso ho ribattezzato il nome “vita” con la parola “colore”, perché la vita è colore; ci guardiamo intorno e vediamo colori, sfumature diverse di colori, che poi possono essere le sfumature dell’animo umano. Un’altra disciplina artistica fondamentale per la mia ispirazione è poi la scultura. Quando io scrivo, immagino di plasmare con le mie mani un qualcosa, per esempio la sagoma di una figura umana e tutto cresce piano piano e cresce l’ispirazione fino a quando la sagoma arriva alla perfezione, quanto meno alla mia idea di perfezione, allora io produco il mio testo poetico. Indubbiamente, secondo me, nel lavoro del poeta qualsiasi forma d’arte converge. Almeno così è per me!

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Monica Laurendi - I generi letterari che prediligo sono sicuramente i testi teatrali e i romanzi psicologici o i thriller. Ho detto i testi teatrali, ma sinceramente amo l’opera teatrale di per sé. È bellissimo andare a teatro, ti immergi in una realtà differente, che è una fotografia di vita, ma che, in quel momento, ti sbalza in un mondo di sogno, in una dimensione che ti allontana momentaneamente dal quotidiano, che ti distrae per un po’, ma che poi, nello stesso tempo, quando esci dal teatro, ti fa riflettere sui valori dell’esistenza. Come dicevo, amo la lettura anche di romanzi dinamici, come i thriller, o riflessivi, come il genere psicologico, bei romanzi, che catturino, di quelli che hai voglia di leggere tutti d’un fiato, per scoprire presto come andrà a finire la storia.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Monica Laurendi - Sembrerà assurdo per una che ormai lavora al computer molte ore della sua giornata, lavorativa e non, ma io preferisco il libro cartaceo. La lettura di un libro cartaceo ti spinge di più alla riflessione. Leggere un libro cartaceo è un’emozione che non può essere paragonabile, secondo me, alla lettura di un libro digitale, anche se comunque oggi i giovani prediligono quest’ultimo; ben venga, purché leggano. Il libro tradizionale, però, l’odore dei testi antichi, è qualcosa di meraviglioso, dà una sensazione diversa.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Monica Laurendi - Il mio rapporto con la scrittura? Bellissimo! A me piace scrivere, scrivo di tutto, scrivevo poesie anche da ragazzina, poi in gran parte perdute, e quindi figurarsi se non ho avuto un rapporto sereno con la scrittura. La composizione del libro è stata un lavoro piacevole. Potrei affermare, veramente liberatorio.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Come le foglie d’autunno” se non lo avesse scritto.

Monica Laurendi - Io comprerei il libro per curiosità, oppure perché amo la poesia, oppure perché conosco l’autore, oppure perché mi è stato consigliato, oppure semplicemente perché vorrei leggere qualcosa in cui aleggi la vita, in cui si dispieghi un canto umano, semplicemente umano.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Monica Laurendi - Sì, sicuramente. È in itinere un romanzo, che sto scrivendo, di cui, però, preferirei non anticipare il titolo, vi informo sul genere, è un thriller. Ho scritto dei racconti di vario argomento, come la giustizia, la solidarietà, l’educazione dei figli, ecc., ancora inediti, perché ho in progetto una raccolta e dunque dovrò produrne altri. Infine, un’altra raccolta poetica, che è ancora un seme piantato nel terreno della mia produzione, in quanto sono pensieri sparsi sul mio P.C., senza un ordine preciso. Finanze permettendo, mi auguro di raggiungere gli obiettivi programmati e, soprattutto, di soddisfare le aspettative dei miei potenziali lettori.

Prezzo di copertina del libro: Euro 12,00

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