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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista ad Annunziata Bevilacqua che presenta ai lettori il libro “Il Coraggio di Bice”. ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Il coraggio di Bice"? Quali sono gli argomenti ricorrenti, e per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Annunziata Bevilacqua - “Il coraggio di Bice“ è un titolo che ha rappresentato per me il compendio del mio pensiero, del mio amore offeso di madre, dal 15 marzo 2011, giorno in cui ho visto mancare alla vita la mia primogenita.
Tale titolo gioca sui rimandi dei pensieri sospesi, sui gesti smarriti, sui volti cancellati, sulle scelte non fatte di una giovane donna, distrutta dal cancro e che si stacca dalla vita, senza un lamento, penetrata di coraggio, col cuore pronto alla fase finale.
Ricorrono nel libro argomenti fondamentali: nascita, sviluppo, crescita, esperienze di vita familiare, di scuola, di lavoro, paure, azioni di coraggio, Maratona di Roma del 2004.
I suoi legami familiari, l’amore per il marito, per il padre, per i figli.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Annunziata Bevilacqua - Scrivere della realtà e della vita di mia figlia è stato per me una catarsi e una rassegnazione dallo stato di depressione seguito alla sua morte.
Scrivendo di lei e delle vicende della sua vita, sono ritornata indietro nel tempo a quando è iniziata la mia esperienza di madre, di donna attenta alla cura della vita, che soffre per il dolore e lo condivide.
La scrittura è stata semplice, piana, ha cercato di non assumere toni esaltanti o drammatici nel descrivere la sua crescita, mentre di fronte alla descrizione dell’ultimo mese della sua vita, si è fatta tesa, drammatica, perché sentivo che ormai era finita, sopraffatta da un male terribile, impietoso, il cancro aggressivo, violento, devastante.
Ho saputo che era tale, quando già la TAC e gli specialisti l’avevano diagnosticato.
Il riflesso di tutto ciò: amore, disperazione, sentimenti, emozioni, traspaiono nella scrittura.
Il titolo dato alla seconda parte del libro è “Della deprivazione della sua vita”.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo libro?

Annunziata Bevilacqua - Questo libro è la seconda edizione, mentre la prima risale al 2013, stampata in proprio, sotto l’egida della casa editrice “Associazione Bice Fino” con sede a Corato in via Roma, 30.
Nella prima edizione c’era lo stesso titolo, ma l’immagine di copertina era diversa. Era rappresentata da una donna atleta, per significare l’amore per lo sport di Bice, che ha partecipato il 25 marzo 2004 alla Maratona di Roma, cioè 7 anni prima che morisse.
Alcuni suoi amici maratoneti hanno voluto ricordarla e dedicarle la 1 Maratona a Corato.
Ho voluto salvare, quindi, e custodire dall’oblio del tempo, l’impegno di vita, il suo coraggio, la sua vitalità, la sua determinazione nel perseguire un interesse.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Il coraggio di Bice”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Annunziata Bevilacqua - “Il coraggio di Bice“ è un libro che ho scritto a seguito della scomparsa della mia primogenita.
L’esperienza formativa che trasmetto rappresenta la mia personale tendenza ad amare la storia e soprattutto quella della vita di ogni persona, ma principalmente di mia figlia, che ha arricchito la mia vita e l’ha enormemente deprivata con la sua scomparsa.
Ho dovuto allora recuperare la mia identità, ricostruire la mia personalità, arricchendola di altri interessi.
Tra questi ho voluto e realizzato la fondazione dell’Associazione Bice Fino nel 2013, perché il mio dolore fosse compensato dal ricordo corale nei suoi riguardi.
La vita è sempre contrassegnata da una dialettica raffinata di vicinanza e distanza e fa sì che l’essere non si sbilanci e non ricada nel nulla.
A pagina 62 del libro evoco tale fondazione, per confermare il mirabile equilibrio di vicinanza e distanza tra madre e figlia, per affermare che l’amore, senza un legame e una memoria, oltre la morte, si vanificherebbe nel tempo che, inevitabilmente, passa.

Domanda - Quali sono le sue fonti d’ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua Formazione culturale e sentimentale.

Annunziata Bevilacqua - Vorrei ricordare qui ed ora un grande poeta del passato: Giacomo Leopardi, che col suo amore per se stesso, per la bellezza della natura mi ha trasmesso molto, in cultura e sentimento.
Cito anche una fonte d’ispirazione più recente, una maniera di contemplare il Cielo, espresso dalla grande poetessa polacca Wislava Szymborska, premio Nobel per la Letteratura nel 1996.
Nella poesia “Il cielo” e nel verso ”Da qui bisogna cominciare: il cielo”. Oppure: ”Miei segni particolari: incanto e disperazione.”
In tal modo mi sono confrontata con una poetessa, che mi rimette su una via più umile, più alla portata di mano; i suoi versi fanno chiarezza, perché sono un antidoto all’apparenza, alla mancanza di discernimento, all’illusione. Sono versi che fanno guardare le cose con gli occhi del cuore.
Come sono significative le raccolte di poesie di Paul Celan.
La parabola del suo travaglio interiore, con la sua poesia che conduce a verità.
Afferma Celan: ”Dice il vero chi parla di ombre”.
Sono stati importanti gli autori e i libri della Resistenza Italiana anche: da Giorgio Caproni a Nuto Revelli, a Beppe Fenoglio, a Cesare Pavese.
Tali letture sono state una scoperta di come si possa sfidare e rischiare, oggi che la memoria si è quasi spenta.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Annunziata Bevilacqua - Sono stata sempre influenzata, in qualche modo, dalla musica, poiché ascoltando sonate di Johannes Brahms o suite di Johann Sebastian Bach, di Fryderick Chopin, di Robert Schumann, di Ludvig van Beethoven il mio spirito si emoziona e si ricrea.
Infatti ho prestato con piacere la mia voce, in un breve intermezzo letterario, in cui ho letto alcune mie produzioni letterarie poetiche, in occasione del sesto Festival pianistico città di Corato, nel 2016. Sono stata anche influenzata da letture e poesie del grande scrittore e poeta G. Leopardi, di G. Ungaretti, di B. Pascal, di F. Petrarca, che hanno interpretato la natura umana debole, ma pensante.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Annunziata Bevilacqua - Il genere letterario del libro è quello del romanzo-saggio, suddiviso in quattro parti, di cui le prime due sono di tipo narrativo, mentre le altre due parti rispondono ai miei interessi social-filosofici e pedagogici.
Prediligo inoltre il genere poetico, perché in esso intendo esprimere la mia insicurezza e i tentativi per il suo superamento, dinanzi al mistero insondabile della morte, come è stato nel libro “Il Coraggio di Bice”. Il genere poetico rappresenta per me l’esposizione del confronto interiore tra coraggio e sicurezza, tra vita e morte, tra generazioni.
Tutto ciò che ho scritto, mi è stato utile per sperimentare, in prima persona, il modo personale di esprimermi, ma anche la difficoltà di scrivere e pubblicare un libro. Sempre alla ricerca della verità, visto che oggi la verità è manipolata, volutamente e anche involontariamente.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Annunziata Bevilacqua - La preferenza va senz’altro al libro cartaceo, rispetto a quello digitale, perché la mia formazione scolastica e culturale è avvenuta sul primo. Ciò non m’impedisce di apprezzare anche il secondo.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Annunziata Bevilacqua - Il mio rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro, è stato di tipo emozionale, perché sentivo l’urgenza e l’obbligo morale di parlare di mia figlia, scrivendo.
Così è stato un rapporto sentimentale il momento in cui ho organizzato idee, sequenze temporali, riflessioni filosofiche, seguite a una deprivazione irrimediabile di mia figlia, assalita da male aggressivo, devastante, folgorante. La scrittura è divenuta drammatica nel diario a lei dedicato, che viveva l’ultimo mese della sua vita. Preannuncia, quindi, nuoti esistenziali, se non mentali, da colmare e riempire, cure altre da mettere in campo, interessi da sviluppare. Per poter continuare a vivere, ricordandola e facendola ricordare.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Il coraggio di Bice”, se non lo avesse scritto.

Annunziata Bevilacqua - Un motivo valido che m’indurrebbe a comprare il libro “Il coraggio di Bice” sarebbe rappresentato dal titolo e dalla parola <coraggio> lì inserita.
Per me tale parola rappresenta sempre un vero e proprio <dilemma sociale>, che sperimento in me e in chi osservo nel mio enturage.
L’amore per la vita è un forte elemento trasmessomi da educazione familiare, amorevole e costitutiva, per mantenere la continuità della specie umana.
Così <motivo> per comprare il libro sarebbe quello di leggerlo, quello di capire come si affronta tale <dilemma sociale>, posto tra lusinga dell’oblio e impegno etico di ricordare.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Annunziata Bevilacqua - Ho in progetto di scrivere poesie e pubblicarle, per saggiare la mia capacità di pensare e scrivere.
Infatti il mondo contemporaneo, figlio di modelli tragici della storia mondiale e locale, mi appare ricco di spunti e di emozioni, di riflessioni nuove da far emergere dallo spirito e dalla mente; capace di far emergere parole cariche di significati, in grado di rielaborare una poetica attuale, ma sempre valida, per comprendere la vita degli uomini contemporanei e lasciarle agli uomini di domani.


Collana Gli Emersi - Narrativa
pp.136 €12.00
ISBN 978-88-591-4352-9
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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