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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Intervista ad Alessandro Morino che presenta il libro “Carcasse e Cemento” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Carcasse e Cemento”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Alessandro Morino - La raccolta tratta temi eterogenei perciò non è stato facile trovare un titolo. Alla fine ho optato per “Carcasse e Cemento” perché è anche il titolo di un componimento della raccolta, in particolare del primo componimento che ho scritto della raccolta. Così questo componimento riassume quello spirito che mi ha spinto a scrivere e che mi ha accompagnato e mi accompagna tuttora nella fase creativa.
Tuttavia, nonostante l’eclettismo dell’opera, si possono trovare diversi temi ricorrenti da cui, più o meno consapevolmente, vengo attratto e sono ispirato. Sicuramente un filo rosso dell’opera è il tema della perdita dell’identità e della disumanizzazione verso cui, a mio parere, sta volgendo l’individuo in questi tempi. Da ciò ne conseguono altri argomenti ricorrenti come l’atrofizzazione dei sentimenti, il ripiegamento in se stessi, l’inconsistenza dei ricordi e della coscienza.
Tutti questi argomenti sono in qualche modo correlati ad un ambiente ed un immaginario urbano che rappresenta per l’individuo un paesaggio ostile, spersonalizzante, come già notò Georg Simmel in “La metropoli e la vita dello spirito” (1903), definendo l’uomo metropolitano come blasé ovvero disincantato, distaccato, estraniato dalla realtà che lo circonda e che ai giorni d’oggi è ancor più vero che allora. Se da una parte, quindi, il paesaggio urbano è sinonimo di aleatorietà, evanescenza e sospensione, dall’altra un ambiente salvifico e consolatorio, come secondo l’antica tradizione letteraria risulta quello della campagna e del paesaggio rurale che porta con sé la concretezza e la materialità del reale, promettendo un nuovo patto, un nuovo legame tra l’uomo ed il mondo.
Suppongo che siano questi i temi ricorrenti all’interno di tutta l’opera o almeno, anche se non sempre esplicitati, ne hanno caratterizzato lo spirito.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Alessandro Morino - Molto. La realtà è sempre un punto di partenza. Non si può parlare di ciò di cui non si ha esperienza. Ogni componimento nasce da un’idea che a sua volta è sorta grazie ad un’esperienza o da un aspetto della realtà. In questo senso è stato anche un lavoro di archeologia dello spirito, nel senso che, tenendo nota e traccia di queste esperienze, ho cercato di scavare e salvaguardare ciò che rimaneva del mio rapporto con la realtà e dell’uomo con il reale.
L’amore per il reale, concreto, materico, tangibile mi ha sempre accompagnato nei miei lavori creativi e quest’opera può essere intesa anche come un tributo verso la realtà, il Mondo, sempre più messo da parte nell’era del digitale e della virtualità.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Alessandro Morino - Ultimamente stavo notando che una grandissima parte della mia vita interiore stesse andando perdendosi nell’oblio del tempo e della memoria e pensai che questo era un gran peccato. Penso infatti che ciò che succede dentro di noi, di cui solo noi stessi abbiamo coscienza, sia una parte fondamentale della nostra esistenza e della nostra identità. Emozioni, pensieri, fantasie sono ciò che ci caratterizzano e che orientano la nostra vita e lasciare che buona parte di essi vadano perduti tra i ritmi frenetici della vita è come lasciar andare una parte di sé, è come non vivere fino in fondo la propria vita. Perciò con questa opera è questo che ho voluto salvaguardare e custodire, una parte di me, forse la più importante, che altrimenti sarebbe andata perduta, dimenticata, fino a diventare estranea anche a me stesso.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Carcasse e Cemento”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Alessandro Morino - Questi episodi li definirei innanzitutto come emotivamente densi, carichi. Affinché io trovassi la motivazione ed il bisogno di annotarli e dar loro forma serviva che smuovessero qualcosa in me, destassero energie sopite o scatenassero potenti reazioni emotive. Per quanto riguarda il momento creativo quella tensione interiore si riversava sulle pagine trasformandosi in liberazione, in catarsi e quindi anche la fase creativa, successiva all’esperienza, in qualche modo, serviva a caricare ulteriormente di nuovi significati quelle stesse esperienze. In qualche modo questi episodi creano l’autore e poi lui, attraverso il suo lavoro, li ricrea, rinnovandoli e dando loro un nuovo senso.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Alessandro Morino - Sicuramente moltissimi autori, letterari e non, hanno contribuito alla formazione di questa mia sensibilità, alcuni senza che io ne sia forse pienamente cosciente.
Perciò mi limiterò a citare quelli che hanno ispirato più direttamente e consapevolmente la mia opera. Innanzitutto sicuramente Andrea Zanzotto, venuto a mancare pochi anni fa, e colgo qui l’occasione di rendergli un omaggio, la cui poesia mi ha insegnato quanto possa essere significativo il legame tra una persona ed il “luogo”, l’ambiente che la circonda, in cui essa abita e da cui è abitata. Esiste una corrispondenza, un legame ancestrale tra noi e il paesaggio che ci circonda, ognuno in qualche modo appartiene all’altro ed è impossibile districarli.
I miei interessi letterari si sono mossi, così, lungo questa sorta di scrittura “di paesaggio”, che teneva conto dei luoghi reali oltre che dell’animo e perciò ritengo autori fondamentali anche Gianni Celati, da cui ho appreso anche la possibilità di uno stile libero, svincolato dalla tradizione, ed infine Franco Arminio, che, come Celati, scrivendo di luoghi comuni, sconosciuti ed insondati, mi ha permesso di capire che la profondità si può trovare anche e soprattutto sulla superficie, nella quotidianità, sotto i nostri occhi.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Alessandro Morino - Io in realtà non ho una formazione prettamente letteraria ma essendo uno studioso di cinema ed arti visive, sono più vicino appunto all’arte cinematografica ed alla pittura.
Di queste discipline se dovessi dire quali sono stati gli autori che hanno più influito sulla mia scrittura direi Vittorio de Seta per quando riguarda il cinema, che, con i suoi documentari degli anni 50, riprende in un certo senso lo stesso discorso sul paesaggio che facevo poco fa per quanto riguarda l’ambito letterario.
Per quanto riguarda la pittura penso di essere stato in qualche modo influenzato dalle opere enigmatiche di Giorgio De Chirico. Esse, sebbene più lontane da una rappresentazione fedele del paesaggio, mi hanno aiutato ad inquadrare quel particolare rapporto, quella corrispondenza diretta tra mondo interiore e mondo esterno.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Alessandro Morino - Per quanto riguarda la narrativa mi interessano soprattutto romanzi gialli, thriller e fantasy. In generale mi interessano le storie che riescono a suscitare o manipolare le emozioni nel lettore e che fanno dell’emozione la materia prima del racconto. Al di fuori della narrativa mi interesso di filosofia e di testi di divulgazione scientifica.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Alessandro Morino - Nonostante non sia reazionario in lotta contro il progresso, preferisco il libro tradizionale cartaceo. Rimango dell’idea che quello digitale abbia portato notevoli vantaggi alla lettura, tuttavia penso che l’esperienza che se ne ricava sia diversa essendo i media diversi. Sarebbe come paragonare la visione di un film al cinema con quella dello stesso film in televisione o sul tablet. Il testo rimane lo stesso ma cambiando il mezzo cambia anche l’esperienza di fruizione. Ecco, io a parità di testo preferisco l’esperienza possibile con quello cartaceo poiché è un'esperienza più concreta, aptica, tattile. Puoi toccare le pagine, sentire il fruscio delle pagine o anche sentirne l’odore. Tutti dettagli che arricchiscono l’esperienza dal mio punto di vista.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Alessandro Morino - Come già accennato, la scrittura è stata per me sia una valvola di sfogo sia un mezzo per salvaguardare ciò che ritenevo importante. Si può dire che essa ha avuto un valore terapeutico. La possibilità di trasmissione e di contatto con il lettore in realtà non era tra i miei interessi, inizialmente. Ho iniziato a scrivere per me stesso, per dare forma ai movimenti interiori ed elaborarli, come si fa per un trauma. Solo dopo averli metabolizzati si è aperta la possibilità di diffusione.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Carcasse e Cemento” se non lo avesse scritto.

Alessandro Morino - Se non lo avessi scritto lo comprerei come stimolo per tentare una nuova presa di coscienza. Il mio testo non è che un tentativo di riappropriazione del sé che riguarda me, ovvero l’autore, ma che può comunque toccare corde dell’anima di chiunque e, chissà, forse stimolare la nascita di qualche nuovo pensiero o consapevolezza. Per qualcuno che è in cerca, come me, di risposte, insomma, questo testo ovviamente non dà risposta ma potrebbe, nel migliore dei casi, indicare una via per una possibile risposta…

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Alessandro Morino - Sì, oltre alla stesura di altri componimenti dello stesso genere di quelli che troverete in questa raccolta, sto progettando un racconto che non definirei né romanzo né poesia ma che si situa dall’incontro tra questi due. Un testo dalla forma molto personale e ambiziosa che tenti di coniugare i movimenti dello spirito alle esigenze di una narrazione d’ispirazione joyciana (come ho detto un progetto molto, forse troppo ambizioso...). Per ora è tutto quello che so dirvi.


Collana Gli Emersi - Poesia
pp.84 €12.00
ISBN978-88-591-4619-3
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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