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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Giovanni Giudici, che presenta ai lettori il libro “Doppi destini” ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Doppi destini”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Giovanni Giudici - Il titolo del libro sintetizza il senso della domanda che si intreccia con sfumature intriganti nella lettura del romanzo e che tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita, ovvero: siamo in grado di influenzare il destino, nostro o degli altri, oppure lo subiamo a prescindere dalle azioni o dalle scelte, sia personali che altrui?
Inoltre un ruolo determinante dell’ispirazione che ricorre nel testo, sfiorandolo senza rallentare il ritmo dell’avventura, è la passione per l’arte. Infatti nel racconto è grazie all’energia pura della vera Arte che si creano le condizioni indispensabili per rendere possibile le connessioni spazio tempo, rendendo originale ed imprevedibile la storia.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Giovanni Giudici - La fantasia di ciascuno di noi ha punti di riferimento ben saldi nella nostra esperienza di vita reale. Da lì la mente è capace di proiettare scenari complementari alla realtà vista e vissuta fino a quel momento. Inevitabile quindi che la condizione di ciò che si è vissuto sia spesso un punto di riferimento per la scrittura del libro.
I fatti accaduti nelle nostre vite sono lo stimolo per immaginare un futuro o un passato diverso a seconda di come abbiamo scelto di vivere il presente. Anche quando a scegliere la realtà del presente non siamo stati noi. O forse, non solo noi.
Quindi questo romanzo, nel suo scorrere del tempo, racconta la vita del protagonista vissuta in epoche diverse, riprendendo emozioni o istanti del passato dal quale sono tratte le ispirazioni o emozioni che le parole cercano di sprigionare.
A volte cercando di azzardare un dipinto con le frasi, come immagine viva e vissuta dallo scrittore, per introdurre scenari immaginari che nessuno aveva ancora potuto vedere.
Indispensabile è stato partire da quelle immagini vere, dentro l’anima e dentro la mente, per arrivare a spaziare in terreni non esplorati prima, cercando di condividerli poi con le semplici parole di questo romanzo.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Giovanni Giudici - Ognuno vive la propria vita, giorno dopo giorno.
Spesso ci scorre addosso e, senza accorgercene, pensando di essere in grado di galleggiare sulla corrente di un fiume impetuoso, somma delle vite che stanno vivendo questo nostro pianeta negli stessi anni in cui ci è concesso di viverlo anche a noi, sprofondiamo.
Ognuno misura la propria linea di galleggiamento con elementi che ritiene più utili o più influenti, ma tutti insieme, come gocce con le gocce agganciate tra loro, ci trasciniamo e spingiamo tra rapide e mulinelli in un sotto sopra continuo che rende il galleggiamento un concetto labile e instabile.
Ogni goccia, ovvero ognuno di noi, cerca un livello di galleggiamento accettabile. Possibilmente stabile e sicuro, che permetta di vivere col sole in faccia, oppure puntando l’orizzonte verso le stelle, sperando di poterle riconoscere in ogni istante, per poter pensare che siamo noi a sapere dove stiamo andando.
Ma tutte le gocce sono in eterno subbuglio, e quel costante turbinio del fiume non può risparmiare nessuna minuscola quantità di acqua. Ed è così che ci ritroviamo sotto, nelle profondità di abissi sconosciuti, magari pensando ancora di guardare il cielo.
Da questa riflessione è sbocciata l’idea del romanzo Doppi Destini.
Stavo camminando per le strade di Manhattan, tra una folla indifferente, sempre di fretta, sempre di corsa, apparentemente indaffarata.
Quel giorno guardai verso l’alto perché non vedevo la luce del cielo. Tra quei palazzi altissimi mi sentii una goccia, piccola parte di un fiume impetuoso, Una goccia privilegiata, ma nonostante tutto, sommersa, in fondo, troppo in fondo. E dove era il sole? Come avrei visto le stelle per orientarmi?
Sapevo che le gocce che mi sono più care, che si erano staccate da una parte di me, galleggiavano anche loro. Ma era possibile che non sapessi dove?
Allora ho cercato di ritrovarle, o almeno desiderato e provato ad essere una goccia diversa, pur sempre infinitesimale e piccola, ma diversa.
Una goccia che le mie gocce avrebbero almeno potuto capire che era passata di lì, che, anche se non ero più riuscito a riversarmi dentro loro, almeno loro avrebbero potuto cogliere impercettibili indizi per capire che avevo lasciato una traccia di me per loro. Non volevo essere una semplice goccia che fa quel che deve fare e poi si scioglie. Volevo lasciare una traccia. Per loro. Per me. Per riflettere ancora un po' di sole.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Giovanni Giudici - Diamine! Domanda difficile! La mia mente affollata per rispondere ne vorrebbe citare almeno 100 di autori:
il primo? Ken Follet.
Il secondo? Il prossimo autore che leggerò. Ognuno ti arricchisce.
“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…” (Umberto Eco).

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Giovanni Giudici - Doppi Destini non avrebbe mai potuto prendere forma se non fosse per la potenza e l’energia che l’Arte permette di percepire, consentendo di trovare vene ispiratrici.
Non a caso il romanzo termina con la citazione dell’universalismo: “manifesto di conoscenza per una Umanità più vicina al linguaggio di tutte le Arti, pittura, scultura, letteratura e musica, per un’idea di unione interiore, perché il mondo somigli all’essenza più pura dell’uomo”.

Domanda - L’artista che ha più influenzato questa esperienza?

Giovanni Giudici - Il maestro Rodolfo Viola, universalista. I suoi lavori sono stati ospitati in alcune delle più importanti gallerie nazionali ed internazionali. Dal 1966 espone permanentemente le sue opere in Galleria Strasburgo, nel centro di Milano.
Ha scritto di lui Andrè Verdet: "Rodolfo Viola va posto fra i pittori che hanno il senso del grande spazio cosmico e che ci hanno fatto percepire questo senso nell’opera che essi presentano ai nostri occhi, al nostro intelletto”…
A lui la mia riconoscenza e ragion della scelta del suo quadro per la copertina di Doppi Destini: l’immagine perfetta dell’istante di esplosione di Energia cosmica pura che nel romanzo trascinerà il lettore in un travolgente e imprevedibile racconto.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Giovanni Giudici - Chi ama l’arte e ha passione per gli oggetti antichi ha poca scelta: sarà un eterno sostenitore della carta. Della materia che crea energia nel tempo, e non materia che consuma energia per illuminare uno schermo. L’emozione di aprire un libro letto da altri, o da un amico, o da poeti del passato, oppure da uomini normali come noi che hanno lasciato su quella carta un’impronta indelebile del loro passaggio. Come potrebbe diventare palpabile tutto ciò senza una materia antica come la carta?
E il profumo della carta?
E la passione che emana una lettera d’amore vergata a mano a confronto di un messaggio su uno schermo? Lei quale preferirebbe porgere alla persona che ama?

Domanda - Qual è stato il suo rapporto con la scrittura durante la composizione del libro.

Giovanni Giudici - Scrivere è stato semplicemente naturale. Ogni nuova frase, tanto inaspettatamente quanto spontaneamente, apriva l’orizzonte ad altre ancora, trovandole spesso concatenate tra loro.
Talvolta nascoste appena sotto un leggero strato del subconscio. Non di rado già lì pronte, che chiedevano solo di prendere forma.
Scrivere è stata l’apertura di una porta in uno spazio da esplorare, dove i pensieri prendevano forma nella scrittura, concedendo così di darne loro un senso nel tempo. E di dare al tempo un senso.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Doppi destini”, se non lo avesse scritto.

Giovanni Giudici - Il libro ha un ritmo incalzante, che stimola tutti i sensi senza fronzoli, mantenendo l’interesse del lettore sempre sui binari dell’azione.
Motivi che appartengono a coloro cui leggendo piace l’imprevedibilità, che in questo romanzo si sviluppa su un asse del tempo mai lineare, ma coerente e sempre più coinvolgente, capitolo dopo capitolo.
Direi quindi che un motivo solo non basta.
Una storia originale. Una passione travolgete. Un finale imprevedibile.
E leggendolo ne troverete altri…

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Giovanni Giudici - Doppi Destini ha una trama che si presta ad una continuazione della storia, anche se il libro in sé è godibile in maniera compiuta.
Dipende dall’appetito che stimolerà la lettura della storia: a molti che lo hanno letto è venuta ancora più fame. Buon segno: antipasto e primo piatto qualcuno li ha definiti gustosi. E lo chef ha già pronto il secondo…
Se il pubblico vorrà un seguito, nel prossimo libro il protagonista dovrà tornare in Italia, ma molto più indietro nel tempo: nel 1499.
E poi? Riuscirà a tornare nel futuro? Oppure Leonard non farà più ritorno da Vinci?


Collana Gli Emersi - Narrativa
pp.124 €12.00
ISBN978-88-591-4625-4
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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