Home Page  
Progetto Editoriale  
Poesia  
Narrativa  
Cerca  
Enciclopedia Autori  
Notizie  
Opere pubblicate: 15239

-



PARTECIPA ALL'IMPORTANTE
PROGETTO CULTURALE

ALESSANDRO QUASIMODO
LEGGE
"I POETI
ITALIANI CONTEMPORANEI"
 

 

PARTECIPA ALLA MASTERCLASS
IN LETTERATURA, POESIA E MUSICA
DI MOGOL, ALESSANDRO QUASIMODO E ANASTASI






PARTECIPA AL SEMINARIO E LABORATORIO
DI SCRITTURA POETICA
DI FRANCESCO GAZZÈ E GIUSEPPE ALETTI

 


 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
 -

Intervista a Giada Costa che presenta ai lettori il libro "Gemma" - Aletti Editore

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Gemma”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Giada Costa - La parola “gemma” ha due significati: uno è legalo allo sbocciare, metafora dell’approdo della nostra Gemma al mondo degli adulti, o più semplicemente alla definizione della propria identità al di là delle proiezioni familiari; l’altro significato è quello di pietra preziosa e porta con sé la responsabilità dello splendore. A questo nome è legato il controllo costante di sé, del proprio corpo e del proprio comportamento, in altri termini, il conflitto della protagonista.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Giada Costa - Tantissimo. Ho scritto Gemma con una gamba nel mondo dell’Università e una nel mondo del teatro, condividendo la casa con persone che percorrono strade diversissime dalla mia, eppure il cibo resta paradigma di vita per tutti. Mangiare è molto più che alimentarsi, è nutrirsi a tutto tondo, è condividere, e a volte anche supplire; nel Simposio si discute d’amore attorno ad un banchetto, nel Convivio si passano in rassegna i massimi sistemi in una cornice simile. Ahimè non sono né Platone, né Dante, ma ho avuto prova anche nella mia tavola che il pane incoraggia l’assimilazione dei pensieri. Quanto al “supplire”, mangiare tende a saziare la fame, la domanda è: fame di cosa?

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Giada Costa - Non ho pensato all’oblio del tempo prima di adesso, ma spero di custodire il ricordo che non c’è niente di male a sentirsi male, che ogni passaggio porta con sé un conflitto e che per risolverlo bisogna accettare di affrontarlo, senza temere di perdere “splendore”. Voglio salvare l’essere a pezzi, un’immagine ricorrente del testo, cioè la possibilità di riassemblarsi, possibilità che non conosce la pretesa (vana) di una fissità perfetta.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro “Gemma”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Giada Costa - Gemma è stata figlia di molti e tutti gli episodi riguardano questa sensazione di familiarità. In quel periodo ero in scena con uno spettacolo e ogni giorno in camerino c’era un “Ciao Giadina!” seguito da un immediato “Gemma che dice?”. Allora, preparandoci, parlavamo di questa ragazza che lentamente esisteva. A casa, le mie coinquiline si informavano sugli sviluppi, venivano a dissotterrarmi dalla scrivania per cenare, mi raccontavano storie e quando sono arrivate le bollette mi hanno anche proposto di dividere il totale per sei piuttosto che per cinque.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Giada Costa - La mia ispirazione, lo ammetto, deriva più dagli incontri che ho fatto che dai libri che ho letto. Fondamentale per me è stato quello con Annamaria Guzzio, una Teatroterapista che mi ha insegnato il valore del “contatto”, su cui ruota tutto quello che scrivo, e che mi ha introdotto alla lettura di Massimo Recalcati o dei manuali di Teatroterapia di Mariagiovanna Rosati Hansen e Salvo Pitruzzella. Prima di scrivere Gemma ho letto molto sul rapporto tra arte e riconciliazione, quindi Rebecca Blocksome, Johan Galtung e Clelia Gerard. Per il resto, la mia è una formazione classica, ho amato il teatro a partire dalla tragedia e tutto il grande teatro è un bagaglio che porto gelosamente con me.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Giada Costa - Certamente il teatro e la musica, che mi danno i tempi e il movimento delle parole e dei gesti. Dalla drammaturgia di Stefano Massini accolgo la sfida di portare in scena temi poco battuti in teatro, lui lo fa magistralmente con l’economia o la psicoanalisi, io provo a farlo con i disturbi alimentari, un tema sociale meno affrontato della migrazione o dell’uguaglianza dell’amore, ma secondo me altrettanto importante.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Giada Costa - La poesia è una musica che mi accompagna sempre. Invidio ai poeti la capacità della sintesi e sogno un giorno di riuscire ad imparare da loro l’essenza dell’ordine e della delicatezza.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Giada Costa - Avevo un pregiudizio nei confronti del digitale fino a qualche anno fa, ora ho più ebook che cartacei e mi accorgo che da quando ho i libri nel cellulare leggo il doppio.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Giada Costa - Ho scritto mangiando! Ed è stato un percorso quasi totalizzante durante la prima stesura e più rilassato nella correzione che è arrivata dopo una pausa di qualche mese.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Gemma”, se non lo avesse scritto.

Giada Costa - In primis perché in copertina ci sono tre donne su un water (grazie Roberto Collodoro, amico e artista straordinario) e questo, secondo me, vale già il prezzo del viaggio. Poi perché si parla di cibo e io, come tutti, mangio e sento che potrebbe riguardarmi. Infine perché con un po’ di dramma e un po’ di ironia si tratta di un’identità che litiga con se stessa e anche in questo mi sentirei invitata a nozze.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Giada Costa - Ho già scritto Adam, che è il padre di Gemma e ho in progetto Olga, madre di Adam. Il sogno è quello di una "Trilogia dei Nomi Propri” in cui, dato il nome, che è la prima etichetta dell’identità, si indaghi la sua definizione: cosa accade alle porte della prima età adulta in Gemma, cosa nel bilancio del padre di mezza età e cosa nel confronto tra i sogni dell’infanzia e l’esperienza della vita della nonna.


Collana Il Sipario
pp.48 €12.00
ISBN978-88-591-4844-9
Il libro è disponibile anche in versione e-book

Seguici su Facebook
www.facebook.com/alettieditore

e su Twitter
www.twitter.com/alettieditore

Visita il nostro Canale Youtube
www.youtube.com/alettieditorechannel
Segnala questa opera ad un amico

Inserisci una nuova Notizia
Notizie Presenti