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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Ermanno Andrea Rosa, che presenta ai lettori il libro "Ai margini della curva di Gauss" ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai "Ai margini della curva di Gauss"? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Ermanno Andrea Rosa - Il titolo è frutto di un'amicizia. Una sera un mio amico mi espose la sua personale teoria della curva di Gauss e tra un discorso e l'altro constatammo di vivere ai margini della suddetta curva. Con il titolo non ho voluto indicare tanto un evento ma una condizione esistenziale in cui si ritrovano a vivere i giovani d'oggi. Infatti sono sempre a un passo dal diventare adulti senza mai divenirlo completamente. Ciò avviene a causa di una società che ha la pretesa di volerli sempre pronti, sempre all'altezza di tutto, sempre in forze, senza lasciar loro mai un momento di riflessione. Sebbene facciano esperienze formative – scuola, lavoro, vissuti personali, ecc... – hanno sempre la sensazione di non essere mai arrivati e gravitano costantemente attorno a un punto indefinito di una società pronta a dare loro certezze il giorno prima e a smentirle il giorno dopo.
Altri temi che si affacciano nel romanzo sono le infatuazioni amorose, le feste, l'incomunicabilità giovanile e il disagio che ne consegue, le promesse mancate, la difficoltà contemporanea del rapporto con sé stessi e con l'altro. Temi che ho cercato di descrivere a tratti in modo ironico e a tratti con note amare.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Ermanno Andrea Rosa - Sono del parere che tutte le forme di scrittura, soprattutto la prosa e la poesia, siano autobiografiche, nel senso che l'autore non può prescindere dal contesto in cui vive, o ha vissuto, ed esserne influenzato. Nel mio caso devo la composizione del libro agli anni che ho vissuto in uno studentato con l'intento di conseguire una laurea magistrale in filosofia. Erano gli anni dei calici di Gin Lemon più gin che lemon, delle ragazze frivole tutte tette, delle grandi notti a dormire non ci vado, delle musiche e delle danze irriverenti, delle ebbrezze pseudo-filosofiche, delle letture pantagrueliche e anacronistiche, del consorzio giovanile cripto-comunista, dei deliri emotivo-trascendentali, della fiaba dell'andiamo all'estero che là tutto va bene, Naturalmente ho preso solo spunto dalle esperienze che ho vissuto, o che hanno vissuto altri. Per il resto ho aggiunto, tolto, deformato, ingigantito o rimpicciolito tali esperienze. Insomma ho attuato quel processo che si dà sempre nella scrittura, quello di travisare la realtà per comprenderla meglio e tornare in seguito alla realtà stessa.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Ermanno Andrea Rosa - Ho voluto salvare i momenti affascinanti e magici che fanno parte della gioventù, compresi i moti interiori dell'animo umano, e custodire le esperienze di quel periodo come un tesoro inesauribile per gli anni a venire.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro Ai margini della curva di Gauss se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Ermanno Andrea Rosa - Vorrei ricordare come ho iniziato a scrivere il libro. Rovistando tra i miei file del computer trovai un racconto di poche cartelle che avevo inviato a un concorso dove era stato scartato. Il racconto parlava di una delusione amorosa che riceveva un giovane ragazzo. Decisi di ampliare il racconto, così per gioco, perché mi divertiva. Pian piano scrivendo vidi come nel racconto entravano nuovi personaggi, come si affacciavano nuovi intrecci e come si proponevano altri temi. Dopo la scrittura sparsa di cinque o sei capitoli mi accorsi che c'erano le basi per un romanzo. Così decisi di scriverlo e portarlo a compimento.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Ermanno Andrea Rosa - Fino a ora ho avuto due periodi fondamentali per quel che riguarda la lettura. Ho letto sin da piccolo, ma il primo autore che mi ha colpito veramente è stato J.R.R. Tolkien. Da lì ho cominciato a leggere molti libri fantasy fino a circa diciotto anni. Vi trovavo un rifugio dalla vita che mi appariva troppo caotica e con poche certezze. Poi ho avuto una svolta quando ho scoperto Dostoevskij. Nei suoi romanzi ho imparato ad apprezzare la vita in tutte le sue sfumature, buone e cattive. Questi sono i due autori che mi hanno influenzato di più credo. Altri autori che mi hanno formato sono Bukowski e Flaubert – in particolare con il romanzo L'educazione sentimentale – e per la poesia John Donne. Per quanto riguarda il panorama italiano devo senz'altro qualcosa ad Ammaniti. Apprezzo il suo stile narrativo e come in poco tempo sappia passare da passi comici a tragici, destando il riso e il pianto allo stesso tempo. Infine avendo una formazione filosofica hanno contribuito alla mia crescita anche Platone e Nietzsche, due filosofi molto distanti tra loro, ma che dalla mia prospettiva trattano in modo universale temi profondi e importanti.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Ermanno Andrea Rosa - Sicuramente la musica e il cinema. Per quanto riguarda la musica mi hanno influenzato artisti quali gli Articolo 31, Caparezza e Lo Stato Sociale. Mi piace il modo che hanno nelle loro canzoni di descrivere la società, in particolare quella giovanile. Poi credo di essere stato influenzato dalla musica commerciale, house e dance, la quale non ho mancato di citare nel mo romanzo. È la musica dei giovani, frenetica, fragorosa e fatua.
Per il cinema invece sono stato influenzato da Quentin Tarantino, I fratelli Coen e Christopher Nolan. Mi piace il loro modo di raccontare storie, talvolta in modo non lineare e lasciare magari qualcosa di incompleto, non risolto, non esaustivo per dare allo spettatore la libertà di interpretazione. In particolare per il romanzo sono stato influenzato da un film dei fratelli Coen, A Serious Man, una vicenda piena di filosofia che definirei cabalistica. Un altro film che mi ha dato spunti per il mio romanzo è il film E morì con un felafel in mano, una storia dove vengono trattati i problemi giovanili di uno studente universitario. Infine, indirettamente, credo di essere stato influenzato anche dal cinema italiano, in particolare di Antonioni, soprattutto per quel che riguarda i temi dell'incomunicabilità e dell'alienazione.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Ermanno Andrea Rosa - Come ho già accennato prima ho debole per la letteratura fantasy e un suo genere affine, la fantasia eroica.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Ermanno Andrea Rosa - Preferisco il libro cartaceo. Mi dà l'idea di un oggetto completo. Inoltre sono scettico sulla digitalizzazione della scrittura. I supporti di scrittura digitale infatti, a mio parere, sono meno resistenti e più facili da perdere, vista la loro enorme mole. Il libro invece è un oggetto che puoi toccare con mano, mettere in una scaffalatura, sfogliarlo, insomma qualcosa di più vicino alla realtà, non virtuale che per me è quasi sinonimo di irreale.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.

Ermanno Andrea Rosa - Il rapporto è stato molto intenso, sia da un punto di vista creativo, sia dal punto di vista della composizione tecnica. Mi ricordo che scrivevo a pieno ritmo, quasi non dormendo la notte e facendo solo le pause indispensabili per badare alle necessità quotidiane. Non mi ero accorto, tanto ero preso, di aver impegnato molte energie nella scrittura e ciò mi ha causato un forte stress, dal quale fortunatamente mi sono ripreso in fretta. Quindi direi che il rapporto con la scrittura, seppur ambivalente, è stato molto coinvolgente.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe Ai margini della curva di Gauss se non lo avesse scritto.

Ermanno Andrea Rosa - Lo comprerei perché incuriosito dal titolo dal sapore matematico. Inoltre è un libro che se letto attentamente induce a riflettere su sé stessi e sui rapporti personali.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Ermanno Andrea Rosa - Ho vari progetti in cantiere, alcuni già iniziati. Solo che sono un po' indeciso su quale portare avanti. Credo che nel prossimo libro deborderò nel genere fantastico, senza mancare di dare un taglio filosofico alla narrazione.

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