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Edizione Straordinaria
per le celebrazioni del 60° Anniversario dell'assegnazione
del Premio Nobel per la Letteratura.

V Premio Internazionale
Salvatore Quasimodo

Scadenza prorogata e definitiva al 30 Settembre 2019
 


VII Concorso Letterario CET SCUOLA AUTORI DI MOGOL

Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500



Scadenza
21 ottobre 2019


á
Info sull'Opera
Autore:
EBook Aletti Editore
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

In eBook: "La felicitÓ Ŕ una fontana" di Stefania Ferrajolo - Aletti Editore

di EBook Aletti Editore

Il #libro è disponibile in versione #ebook a soli Euro 3,99!
Riportiamo di seguito la prefazione a cura del marito della compianta Stefania e le parole di Giuseppe Aletti.

PREFAZIONE di Giovanni Frucci

Per quello che mi è dato sapere, tutto cominciò nel 2010.
Era luglio e stavamo rientrando da Pavia; mentre viaggiavamo veloci, attraversando la Pianura Padana, Stefania mi chiese: “Secondo te è più rilevante il filo d’erba o il prato”.
La mia risposta fu un po’ ‘sessantottina’: “Il prato, l’insieme è più rilevante del singolo. Difficilmente senti qualcuno dire ‘Che bel filo d’erba!’; più spesso si sentono esprimere giudizi sulla bellezza o meno di un prato.”
E lei: “Ma senza i singoli fili d’erba…”.

A settembre scrisse la sua prima poesia, UOMINI:

Fili d’erba, cangianti
sotto nuvole e sole.
Inconsapevole armonia
che risuona solo nel silenzioso
rigoglio di un campo.


E questo è rimasto il tema centrale che ha sviluppato nel tempo: “…ho continuato a viaggiare strenuamente nella mia umanità…”.

In verità, Stefania ha sempre creduto nella forza della parola.
Sin dal nostro primo incontro (ci siamo conosciuti nel novembre del 1972, nell’androne della Facoltà di Economia e Commercio di Napoli, di fronte a Castel dell’Ovo) mi ha sempre rimproverato di parlare poco e di dare poco peso all’uso delle parole. E così, pian piano, mi ha insegnato ad esprimere e far comprendere agli altri quello che avevo dentro di me.
La sua creatività era notevole e, soprattutto, gioiosa.
Era attratta da ogni forma di espressione della creatività umana ma, allo stesso tempo, era estremamente selettiva: aveva un’innata capacità di percepire ciò che aveva veramente valore, anche in campi e settori a lei poco conosciuti.
Il suo legame con l’essere umano e con il creato era intensissimo!
Ha sempre scritto tanto, sin dalla fanciullezza: diari, emozioni, pensieri, aforismi, commenti, racconti, filastrocche, canzoncine.
Tutto con il solito obiettivo: comprendere, se stessa e quanto la circondava.
In casa, in una cassetta di truciolato che costruimmo insieme, abbiamo conservato decine di quaderni o agende contenenti i suoi scritti dal 1962 in poi.
Quando sul finire del 2009 la consapevolezza della gravità della malattia cominciò a farsi strada vivemmo stranamente un periodo di quasi silenzio durante il quale, senza dirci molto ma insieme, partimmo alla ricerca di un nuovo equilibrio, un nuovo cerchio:

Siamo giunti uniti
al cuore del bersaglio
superando frattali, ostacoli ed errori
per cerchi sempre più limitati
nel tempo e nello spazio.


E a mano a mano che questo equilibrio si configurava, lei ha aggiunto la malattia tra le cose che facevano parte della sua vita: non per rassegnazione o abbandono, ma per consapevolezza del dono della vita.


Tu offri la materia che ti forma
al sole e al vento e lasci
che la loro opera continui
perché questa è cosa buona.

Già, perché considerava la vita il grande dono del nostro Creatore.
La sua fede era totale; Dio era presente in ogni atto della sua vita:

… tutto è stato
come Dio ha per me desiderato.


Ha vissuto in unione con Lui:

Vivi in me Signore
ché da me non so farlo.


Ed attraverso Lui è giunta (e mi ha guidato) all’essenza: l’amore.

Siamo tutti figli Tuoi.

…..
La lotta ci chiama
e non c’è altro scudo
che l’Amore,
l’essere completamente esposti.

***
INTRODUZIONE di Giuseppe Aletti

Ho conosciuto nella redazione della casa editrice Giovanni Frucci, curatore della raccolta, in una delle mattine redazionali affollate e diverse di persone, e-mail, telefonate. Ma ho scoperto di averlo già incontrato mesi prima durante il Festival Il Federiciano; una presenza attenta e silenziosa, per me oggi inconfondibile anche tra decine di migliaia di persone (Il Federiciano ha questa portata di presenze) o alcune centinaia radunate per la premiazione di qualche concorso o manifestazione.
Conversando ho imparato a conoscere una storia piena di amore e rispetto, un dialogo con presenze silenziose e vivide: una archeologia dei sentimenti che avevo avuto modo di apprezzare già in Alessandro Quasimodo.
L’autrice di cui raccogliamo i versi in questa silloge è venuta a mancare, ma grazie alla cura del marito, Giovanni appunto, possiamo restituire al lettore la produzione dell’intero arco vitale di Stefania Ferrajolo.
E attraverso la conoscenza di questi componimenti è possibile ricostruire la visione del mondo poetico dell’autrice, che dialoga con i lettori e i suoi cari, i quali continuano la conoscenza particolareggiata delle sue idee ed emozioni.
Quello che mi ha colpito è la presenza viva dell’autrice che continua il suo discorso attraverso le poesie, che alimentano la conversazione con il marito, il quale grazie a questi componimenti affina la conoscenza della moglie. Un lavoro delicato, di catalogazione cronologica per comprendere meglio e appieno, con il pudore di chi sa di addentrarsi nella sensibilità di un essere umano.
E partendo da questo presupposto Giovanni partecipa ai Festival, ai concorsi letterari, cura le edizioni, ben sapendo che con la diffusione e condivisione di queste poesie la figura della moglie è viva e presente.
Credo che l’attraversamento di questa raccolta non possa prescindere da questo preambolo che consente di contestualizzare un percorso nobile, che merita di essere testimoniato.
Ogni qual volta incontreremo Giovanni, sapremo che è lì sempre per e con Stefania.

***

Stefania Ferrajolo
Nata a Caserta, figlia di Salvatore, burattinaio storico del teatro partenopeo, ha vissuto per oltre trent’anni nell’amatissima terra toscana.
Laureata in Economia con lode presso la Facoltà Federico II di Napoli, ha svolto la professione di funzionario di banca.
La forza della parola ha sempre esercitato su di lei un grande fascino e così, liberata dal lessico economico imposto dalla sua professione, si è consegnata ad un’avventura conoscitiva inaspettata, vero combustibile di vita: la Poesia.
Ha pubblicato “Campione di miliardi” e “Resa Libera”.
Con quest’ultima silloge ha conseguito un Riconoscimento di merito all’XI edizione del Concorso Internazionale di Poesia – Premio Vitruvio ed alla II edizione del Premio Internazionale Salvatore Quasimodo ed è stata finalista all’XI edizione del Premio Internazionale Mario Luzi.
Si è classificata al 2° posto al Concorso di Poesia in ricordo di Giorgio Bassani ed è stata finalista alla III edizione del Premio Internazionale S. Quasimodo.

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