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Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
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Intervista a Bonifacio Damiani, che presenta ai lettori il libro "A volo di poiana" - Aletti Editore

di Rassegna Stampa

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai "A volo di poiana". Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Bonifacio Damiani - Le montagne che caratterizzano l’ambiente che fa da sfondo al romanzo sono l’habitat naturale di questo rapace. Lo si vede volteggiare anche sull’abitato del mio paese, spiraleggiando a cerchi sempre più ampi, man mano che si alza nel cielo per abbracciare un territorio di caccia più vasto.
Ho immaginato che la preghiera di mia nonna materna, che costituisce l’incipit del romanzo, rivolta al Signore per dare la sua vita in cambio della salvezza di tre dei suoi figli in guerra, corresse verso l’alto come il volo della poiana. Gli argomenti trattati dal romanzo sono, quindi, legati ad alcuni episodi del secondo conflitto mondiale ed alle ripercussioni di questo sulle vite dei miei tre zii e su quella di mio padre, soprattutto a seguito delle vicende disastrose succedute all’armistizio Badoglio.


Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Bonifacio Damiani - Le storie narrate sono vere. Da ragazzo mi piaceva ascoltare i racconti delle disavventure dei miei parenti stretti sui vari fronti di guerra. Alla mancanza di notizie sulle peripezie di mio padre sopperiva mia madre, cui esternavo pressanti richieste per avere ragguagli dettagliati. Ero incantato da quei racconti.
La ricostruzione fantastica ha inciso nel romanzo, laddove la carenza delle mie informazioni gettava un velo di mistero nei dialoghi, soprattutto, e nella descrizione delle località toccate dai personaggi.


Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

Bonifacio Damiani - Molti libri sono stati scritti sulle vicende della seconda guerra mondiale. Le virtù esaltate sono quelle della libertà, della solidarietà e dell’amore. Principi che si ritrovano nel romanzo "A volo di poiana". Il valore che, però, vorrei venisse colto nella lettura della mia opera è la coralità dei personaggi che hanno compiuto atti di eroismo nel decorso storico. Non un solo eroe determina lo sviluppo degli eventi, non un solo mito.
Credo che non esiste l’eroe che rimane tale per la vita o il mito che si tramanda inalterato nel tempo. La storia crea e disfa tali entità. Garibaldi, ad esempio, ha compiuto molti errori e se non ci fossero stati i generali corrotti dell’esercito borbonico non sarebbe mai arrivato a Napoli. Così come i grandi scienziati, nessuno escluso, non solo ebbero la strada spianata da altri studiosi meno noti, ma hanno preso grosse cantonate, a cominciare da Galilei per finire ad Einstein.
È l’esempio del perseguimento dei valori universali che fa sì che questi vengano custoditi nel tempo.


Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito il libro "A volo di poiana", se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Bonifacio Damiani - Ripenso volentieri a due episodi emblematici. Relativi a due personaggi molto contrapposti e interpreti della stessa battaglia tra la resistenza e le forze nazifasciste nei monti Sibillini, nelle Marche: un partigiano dal nome in codice Karl, in ossequio al filosofo Marx, da lui molto osannato e un gerarca di nome Horst delle SS tedesche, seguace fino al fanatismo della mitologia ariana. Descriverei la loro fine come un unico, identico sacrificio per la causa dei loro antitetici valori. L’uno muore per salvare colui che voleva trucidare come spia, mio padre, sorpreso malato in una piccola pieve di quei monti e diventato poi amico e inseparabile commilitone. Muore, convertito dal suo materialismo sfrenato, tra le braccia del compagno, recitando il paternoster.
L’alto ufficiale nazista muore ucciso da un semplice soldato italiano, ritenuto traditore e condannato a morte. Il primo si ravvede nel momento del trapasso, il secondo si contorce negli spasmi della fine, imprecando a lungo, come aveva fatto durante tutta la sua vita da grand’ufficiale della repressione nazista.


Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?

Bonifacio Damiani - Direi che ho nutrito una grande ammirazione per D’Annunzio. Essendo abruzzese non poteva essere diversamente. Nello stesso tempo ho apprezzato molto il verismo italiano e letto molto Verga ed altri autori siciliani come Quasimodo, non solo per la mia curiosità verso l’ermetismo, ma anche perché collega del Genio Civile e Pirandello. Non so decidere quale autore abbia influenzato maggiormente la mia formazione. Credo che questa sia il risultato di studi e letture di ampio spettro dai classici greci e latini agli scrittori moderni italiani e stranieri. Ne ho letto e continuo a leggerne.


Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Bonifacio Damiani - A quattordici anni ebbi in regalo un piccolo telescopio. All’inizio scandagliavo il cielo alla ricerca di chissà che cosa. Finalmente individuai, con non poca difficoltà, Saturno ed i suoi anelli. E non riuscendo ad ingrandire le stelle seguivo con ostinazione le fasi della Luna, i pianeti più vicini e la galassia di Andromeda. Mi appassionai di conseguenza alla mitologia greca che classificava le costellazioni come il risultato delle bizzarrie del pantheon ellenico. Nella mia opera letteraria "A Volo di Poiana" ricorro spesso a richiami astronomici e mitologici. Non so se questa materia può essere classificata come disciplina artistica; di certo riveste un ruolo di magia nelle mie storie.
Un’altra magia che si riflette nelle divagazioni letterarie da me compiute è quella prodotta dalla musica orchestrale. Soprattutto la musica colta e il jazz scaturiti dall’opera di Gerswin.


Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

Bonifacio Damiani - Lo storico e il fantascientifico.


Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Bonifacio Damiani - Con il libro si riesce più facilmente a trovare la pagina che ha un particolare significato, allorché nel procedere della lettura si ritiene di dover rivisitare un episodio che colpisce. Inoltre è bello sottolineare, e lo si fa più velocemente che con il tratto telematico, le frasi da tenere a mente.


Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Bonifacio Damiani - Da giovane credevo che uno che ha frequentato il classico e trascorso la gioventù sui libri non dovrebbe avere difficoltà nella scrittura. Non è così. Almeno per me. Quando rileggevo questa mia opera mi ritenevo un ignorante, per gli errori, le ripetizioni, gli anacoluti contenuti nella bozza. Penso sia difficile rimanere pienamente soddisfatti di ciò che si scrive, anche se, per avere l’idea di pubblicare, una sottile soddisfazione per quello che si è creato rimane nella coscienza, pur nel timore del giudizio del lettore.


Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe "A volo di poiana", se non lo avesse scritto.

Bonifacio Damiani - Le storie raccontate nel mio libro sono forse comuni ad altri personaggi che hanno vissuto la seconda guerra mondiale. Avendo letto più di un libro sull’argomento ed essendo rimasto sempre contento di quelle letture, ho la segreta convinzione che potrà appassionare i cultori di questo genere letterario. Inoltre, così come la copertina, credo, faccia arguire, gli episodi narrati trattano argomenti riguardanti più fronti di guerra, per mare, nei cieli, non esclusa la montagna, quella soprattutto dell’Italia centrale, tra i colossi dell’Appennino, teatro di una battaglia che ha dell’incredibile tra nazifascisti e partigiani.


Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Bonifacio Damiani - Attualmente sto scrivendo delle commedie teatrali in vernacolo abruzzese. Ma, da appassionato di montagna e conoscendo molto bene la catena orografica che sovrasta il mio paese, dove si intrecciano storie vere di santi e di personaggi famosi del passato, come ad esempio Carlo Magno e meno noti del presente, sto preparando la raccolta di alcune vicende significative.
Storie che ho tratto dai vari paesi che costellano quella montagna. Il testo è pronto. Al momento sono in fase di rilettura per la correzione di errori. Il titolo è: “I Racconti di Mandra Murata”.
Sto, nel contempo, pensando di scrivere, come appassionato di astronomia, la biografia di uno scienziato poco valutato dalla scienza ufficiale, per essere stato un prete cattolico, il quale, tuttavia, indusse nientemeno che l’ipse dixit moderno, l’indiscusso Einstein, a riflettere sulle conseguenze della sua stessa equazione cosiddetta di campo, che prevedeva l’espansione dell’Universo, negata fortemente dal grande scienziato della relatività.


Collana "Gli emersi - Narrativa"
pp.448 €18.00
ISBN 978-88-591-5579-9
Il libro è disponibile anche in versione e-book

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