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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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"SUL MIO CORPO CHE TREMA", la raccolta poetica di Stefano Giuseppe Scarcella ( Aletti Editore). Recensione di Antonio Sacco.

di Rassegna Stampa

RECENSIONE A «SUL MIO CORPO CHE TREMA» DI STEFANO GIUSEPPE SCARCELLA

A cura di Antonio Sacco

Le trentanove liriche che costituiscono la silloge «Sul mio corpo che trema» (Aletti Editore, 2019) possono essere considerate, a pieno titolo, come veri e propri oggetti comunicativi: una sorta di dispositivi letterari atti a riprodurre nel lettore delle precise emozioni. È evidente come Stefano Giuseppe Scarcella abbia profuso molti sforzi per costruire, parola dopo parola quasi come se le parole fossero «mattoni lessicali», tali oggetti comunicativi in modo che potessero agire con il loro massimo grado di efficacia possibile. L’Autore, dunque, non si limita a trascrivere le proprie emozioni e stati d’animo bensì si spinge a percepire fino in fondo, con tutto se stesso, ogni singolo verso che fa tremare il suo corpo ogni qual volta si accinge a comporre una poesia, chiedendosi: «e se fosse l’ultima?»
Nella poetica di Scarcella emerge chiaramente tutta la pregnanza del suo personale modo di concepire e di fare poesia: un atteggiamento comunicativo essenzialmente evocativo. In altre parole, l’Autore si limita ad accostare descrizioni e/o emozioni senza suggerire un racconto o una tesi evidente, per cui il lettore stesso è chiamato a ricostruire il discorso poetico. Nei suoi versi l’Io lirico ha una presenza fluttuante: c’è il sentore che è presente, ma molto spesso non si manifesta in maniera diretta, restando sullo sfondo mentre in primo piano vi è il susseguirsi delle evocazioni. Tutto questo ha la diretta conseguenza di lasciare al lettore la sensazione di aver recepito qualche cosa di più rispetto a quello che effettivamente ha letto e compreso: una percezione vaga e indistinta che è proprio nel non detto il luogo dove si realizzerà la vera esplosione lirica.
Propria della sostanza lirica di Scarcella è l’attitudine di imperniare l’impianto poetico delle sue liriche su sensazioni e non direttamente su sentimenti, di attuare un costante lavoro sulla sintassi e sul ritmo muovendolo e creando sorpresa pur restando nella semplicità. Da questo scaturisce un tipo di poesia pulita, lavata e nitida frutto di anni di lavoro e studio che di certo hanno trasfigurato l’Autore e fatto sì che egli potesse trovare e perfezionare il proprio stile.
Altro leitmotiv della silloge, che è anche un suo elemento caratterizzante, è la scrittura per sofferenza, la quale mira al tentativo di allineare allo stesso orizzonte autore e lettore, puntando sulla risonanza emotiva e sulla ricerca delle medesime emozioni fra questi due coprotagonisti.

Nella lirica chiamata «Voragine di carta» si legge:

«(…) Dov’è quella felicità
che alle labbra volevo portare,
a berla tutto d’un fiato
con le mani a cucchiaio? (…)»

Ciò fa comprendere, insieme ad altre poesie, che certamente la raccolta non è avulsa da quel ruolo catartico e curativo proprio della poesia (e della scrittura a un livello ancor più generale) intesa come strumento terapeutico dell’anima: questo è vero sia per il poeta sia per il lettore perché la poesia stessa accarezza, con delicatezza, i sentimenti e le sensibilità più recondite del proprio Io. È come se, avendo scritto una qualsiasi poesia di questo libro, l’Autore abbia voluto scindere se stesso da quel brivido senza eguali derivato da una paura, dall’ansia, dal pavor vitae: qualcosa che fa tremare le mani, la terra sotto i piedi e le palpebre:

«(…) Prendo il dolore di ogni cosa
mentre la felicità siede fuori la porta
e tutto è davanti, senza far niente

ma non fa niente (…)»

A conti fatti ne «Sul mio corpo che trema», Scarcella dà prova di una grande maturità poetica, di un ricco e variegato repertorio immaginifico – espressivo e di una salda, sicura padronanza della propria sostanza lirica grazie alla quale ha pienamente meritato il primo posto al II Premio Internazionale di Poesia «Il Paese della Poesia», dal quale nasce questa silloge poetica.

«(…) Fotografato su questo intonaco
consumo una vita, affacciato alla finestra
sognando di scrivere l’unica poesia

che di eterno ha solo una lacrima»


(Antonio Sacco)


Link del libro:
http://www.alettieditore.it/Il%20Paese%20della%20Poesia/scarcella.html

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