Home Page  
Progetto Editoriale  
Poesia  
Narrativa  
Cerca  
Enciclopedia Autori  
Notizie  
Opere pubblicate: 16841

-



Premio internazionale
IL FEDERICIANO XII


Presidente di giuria
Giuseppe Aletti, Dato Magradze,
REDDAD CHERRATI.

SCADENZA
3 agosto 2020

 


TUTTO QUELLO CHE HAI SEMPRE VOLUTO
PER I TUOI TESTI

vai a vedere quello che ha da dirti Alessandro Quasimodo
clicca sull'immagine

Le opere più interessanti riceveranno una proposta di edizione per l’inserimento nella prestigiosa Collana I DIAMANTI
Servizi prestigiosi che solo la Aletti può garantire, la casa editrice indipendente più innovativa e dinamica del panorama culturale ed editoriale italiano

 

*******************************


L'VIII Concorso Letterario

CET SCUOLA AUTORI DI MOGOL

Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500.

Ai primi 10 classificati saranno assegnati trofei e targhe personalizzate.





 
Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

LAURA LUMINARI presenta ai lettori il libro “Il verso della mia anima” - Aletti Editore

di Rassegna Stampa

LAURA LUMINARI presenta ai lettori il libro “Il verso della mia anima” - Aletti Editore


Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Il verso della mia anima”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?

Il titolo è nato come le mie poesie: di getto. Molti autori oggi scelgono il titolo in funzione della sua capacità attrattiva nei confronti del pubblico a cui si rivolgono, a volte ricorrendo ad una certosina attività di marketing. Il titolo è pensato per vendere. Io non condivido questa mercificazione della propria interiorità.
Nello scrivere, come nella vita, non voglio piacere a tutti a tutti i costi, e non scrivo per il pubblico, ma principalmente per me stessa. Certo, sarei ipocrita se dicessi che non ho piacere nell’essere letta o che un riconoscimento letterario non mi gratifichi, ma in prima istanza scrivo per me, perché lo scrivere mi fa stare bene.
Questo titolo non è nato quindi per suggestionare, ma per rappresentarne effettivamente il contenuto: la mia tensione poetica, la mia anima incisa su carta.
Perché ho usato la parola “verso”? Perché stavo leggendo un libro del prof. Piergiorgio Odifreddi - un logico matematico che apprezzo per intelligenza, arguzia ed ironia - su Charles Darwin e sull’evoluzione delle specie. Pensavo a come l’uomo si sia evoluto e quanto meraviglioso sia il linguaggio che è stato capace di darsi per comunicare con gli altri uomini.
Ogni animale ha il suo verso per comunicare con i suoi simili (il cane, il gabbiano, ecc.) e così l’animale più evoluto: l’uomo.
La poesia, è uno dei tanti modi con cui l’uomo comunica. Con la poesia il linguaggio si fa musicalità, assonanza, rima, onomatopea. Inoltre la poesia carica le parole di un significato più profondo. La poesia senza spiegare va dritta al cuore. È diretta come il verso di un animale. Con la poesia l’uomo sta comunicando la parte più profonda di sé: la sua anima. Ecco, direi che la poesia esprima non solo il verso dell’uomo, ma più specificamente quello della sua interiorità, della sua profondità, cioè della sua anima.
In questa raccolta non c’è un verso poetico anonimo ma il mio verso. Quello della mia anima, che ora si sdrucciola su tematiche esistenziali e metafisiche quali la morte, la libertà, l’amore, la leggerezza, l’ideale, la vecchiaia, i sentimenti per gli affetti più cari, ora si sofferma sui fenomeni della natura quali la neve, il vento, la notte, il tramonto e la pioggia, ora descrive esperienze e stati d’animo, sconfinando dalle buche alle stelle.


Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?

Dipende dall’accezione che diamo alla parola realtà.
Da un punto di vista filosofico o scientifico in molti si sono interrogati sulla realtà, dandone nel tempo definizioni e spiegazioni diverse. Generalizzando, direi che la filosofia tende ad avere una visione della “realtà” più ampia di quella della scienza, che invece la indaga nell’ambito dei fenomeni fisici offerti all’evidenza dall’indagine strumentale.
La filosofia indaga la realtà da un punto di vista ontologico e nella ricerca di “ciò che è” si interroga sul legame dell’essere con la verità, sull’esistenza o meno di qualcosa di diverso dal soggetto che conosce, sull’esistenza di qualcosa che appunto esiste ma che non è “res”, cioè che non è una cosa tangibile come una idea.
Io posso dirle, senza fornire una definizione di realtà ma solamente esemplificandola, che nella mia scrittura ha inciso tanto ciò che è materiale e quindi tangibile come i libri, i paesaggi, i tramonti, i pianti e i sorrisi, quanto ciò che non lo è, come un ricordo, un pensiero, una sensazione, un grido che mai si è fatto suono restando soffocato tra la laringe e il petto. E soprattutto direi che ha inciso l’esperienza, che non si identifica né con il libro letto, né con il paesaggio ammirato o con le sensazioni provate. Ha qualcosa di più. Dentro l’esperienza di un individuo c’è il fattore tempo che ordina e integra la realtà tangibile e intangibile vissuta. In altri termini voglio dire che la realtà vissuta ha una sua cronologia e l’esperienza ne tiene conto. Certe gioie o dolori vissuti in età diverse lasciano segni diversi e vengono rielaborati in modo diverso. Nelle mie poesie pertanto è stata fondamentale la cronologia con cui la realtà (materiale e immateriale, vissuta o sentita) si è presentata, cioè il mio percorso di vita nella sua evoluzione ed in particolare l’esperienza della maternità a 33 anni, la scoperta dell’amore totalizzante per una nuova vita che dipendeva da me dopo anni di egoistica dedizione allo studio e al lavoro nel settore più arido dell’economia.


Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?

La mia anima.
Ho voluto custodire la mia anima dalla pendola d’argento. Io invecchierò e, citando Roberto Vecchioni, il mio campo di azione si restringerà passando “dal letto alla finestra, dal letto alla poltrona e poi dal letto al letto”, finché non ci sarò più.
E mentre lo spazio fisico si ridurrà, la mia memoria e le mie forze seguiranno quella strada che si fa via via sempre più stretta ed impervia. E la mia anima è l’unica cosa che posso lasciare integra su carta a mio figlio e a chi mi ha voluto bene.
A mio figlio in particolare ho dedicato questa raccolta poetica, perché possa ascoltare il verso della mia anima anche quando non udrà più quello della mia voce.


Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Il verso della mia anima”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?

Sicuramente i momenti salienti in cui si è estrinsecato l’intero progetto.
Innanzitutto, il momento in cui ho aperto e letto la missiva con cui la casa editrice mi offriva questa opportunità e poi, la parte più bella di ogni progetto: la condivisione con le persone care e poi il coinvolgimento nello stesso di persone significative nella mia vita.
Questo libro è dedicato al mio amore più grande: mio figlio Matteo Primo, contiene componimenti per i miei familiari e una lirica per il mio migliore amico Alberto.
Inoltre, la copertina e la prefazione sono state curate da due persone davvero speciali e coinvolgerle nel progetto mi ha permesso di condividere con loro il mio entusiasmo e di avere anche io per sempre tra le mani qualcosa di loro.
Nella prima è raffigurato un quadro realizzato dal mio amico Lorenzo Bonini, professore di arte a Milano, grande pigmalione e intrattenitore, e la seconda è stata scritta, con la partecipazione emozionale che lo contraddistingueva, da un professore del liceo che frequentai - Antonio Ramini - un uomo che da poco ci ha lasciati, e che ha vissuto la sua vita all’insegna della passione per la cultura classica e la voglia di trasmetterla agli altri fino alla fine, da ultimo lasciando in eredità alla comunità Jesina i suoi libri. Un legame di profonda stima mi lega ad entrambi.


Domanda - Ci sono autori o discipline artistiche che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?

Non posso risponderle con dei nomi e neppure posso scegliere una disciplina artistica: i primi sarebbero troppi e delle seconde non ho una gerarchia di preferenze.
Vede, io credo che ognuno di noi ritenga tutto ciò che vede, sente, o legge. I sensi, le conoscenze e la memoria sono collegati nel processo di apprendimento: le nostre sensazioni, le nostre nuove conoscenze, le esperienze, vengono memorizzate e, le più significative, passano dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine restando lì, in un capiente cassetto e, di tanto in tanto, vengono riesumate. A volte, direi anzi spesso, ciò avviene involontariamente, attraverso un semplice odore, un colore, un paesaggio, attraverso il corso della nostra vita.
Pertanto le direi che il mio intero percorso di vita, il quale comprende gli autori che ho letto, gli artisti che ho studiato, le musiche che ho ascoltato, i luoghi che ho visitato, i quadri che ho ammirato, le conoscenze e tutte esperienze che ho fatto, hanno nel loro complesso influenzato la mia scrittura. Non posso selezionarli attribuendo loro un ordine di importanza perché è la combinazione degli stessi e non la loro somma ad aver influito sulla mia scrittura. È come la differenza che c’è tra un’azienda e la somma dei beni che la compongono. Nei secondi manca la componente più importante: l’avviamento.
Ho amato ed amo qualsiasi forma di arte e di ogni autore che leggo ritengo qualcosa.
Il bisogno di scrivere però, cioè la molla che mi ha indotto ad iniziare a ritagliarmi la notte del tempo per scrivere, è frutto della maternità. La mia vita è stata stravolta quando ho iniziato a notare che mio figlio, a pochi mesi dalla nascita, aveva delle difficoltà visive e motorie. Il percorso interiore è diventato allora una necessità, una forma di evasione dalla realtà diurna fatta di esercizi, di terapie, di dedizione all’altro. Avevo bisogno di un mio mondo. Un mondo dove raccogliere le emozioni che stavo vivendo e che erano così tante e ingarbugliate che rischiavano di farmi esplodere.
La scelta della poesia come forma di espressione artistica è dipesa principalmente da due fattori.
Il primo concerne il fatto che il livello emozionale che avverto è alto ma estemporaneo (connesso ad una battuta di un film, ad una pagina di un libro che sto leggendo il quel momento, ad un ricordo riesumato da una pioggia, ad un tramonto o all’odore di un giardino) e il tempo che ho a disposizione per elaborare le mie sensazioni e trascriverle è poco. Questa diade non si presta alla stesura di un romanzo o di un saggio.
Il secondo fattore è che io ho una deformazione professionale: vengo dal mondo dell’economia e della matematica e perciò adoro l’intuizione, il momento creativo. La poesia in questo senso è molto vicina alla matematica perché dà sfogo all’immaginazione. L’affinità tra matematica e poesia non è solo nella originalità ma anche nel peso delle parole. In poesia ogni parola si carica di significato all’ennesima potenza, per esprimersi il poeta utilizza il linguaggio come fa il matematico: non una parola di troppo né una meno del necessario. Così operano le dimostrazioni e il meraviglioso linguaggio con cui viene enunciato un teorema. Io vedo poesia nelle equazioni, negli intervalli musicali, nelle forme geometriche e nell’equilibrio del cosmo. Tutta la nostra vita è immersa nella matematica e nella poesia.


Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?

La saggistica. Non sono una lettrice di romanzi o novelle.
Mi piace quando un argomento viene affrontato in modo sistematico ed analitico. E più ciò viene fatto con un linguaggio essenziale, profondo, efficace e chiaro, più trovo piacere nella lettura.
Potrei sintetizzare dicendo che adoro quei libri che pesano poco in tasca e molto nella testa. I miei autori preferiti sono sicuramente quelli che sono passati alla storia come grandi pensatori. Mi incuriosiscono i loro pensieri. Posso non condividerli, ma quando provengono da una grande testa, lasciano il segno nella mia. Penso ad Einstein, Nietzsche, Freud, Cartesio o Leonardo Da Vinci.
Non leggo mai un solo libro alla volta e non è detto che legga un libro nella sua interezza. In questi giorni ad esempio sto leggendo “La genealogia della morale” di Nietzsche e una raccolta di poesie di Emily Dickinson e sono reduce da poco dalla lettura de “L’Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam, che veste la sua intelligenza con il mio abito preferito: l’ironia.


Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?

Azzardo l’equiparazione della sensazione che provo nella lettura di un buon libro in formato elettronico a quella che provo nel vedere il corpo di una bella donna plastificato:
percepisco una bellezza che non respira, asfitticamente sotto vuoto, che sta lì come una anonima scatoletta di cibo senza scadenza in una qualsiasi credenza di una qualsiasi cucina.
Il libro “vitruviano”, sempre disponibile in tempo reale con un “click”, privato dei segni del tempo e di quelli del passaggio di testimone ad opera dei lettori che lo hanno preso in mano nella maratona culturale ha una sua utilità nella rapida diffusione dell’informazione ma toglie alle emozioni e ai pensieri il tempo per essere assaporati e soprattutto la voglia di essere riassaporati.
Io invece voglio invecchiare con i miei libri e la mia consumata libreria, un po' come si invecchia con i propri coetanei. Un libro che invecchia con te, come un compagno di giochi, di scuola, di lavoro, ti fa sentire meno solo nel processo di invecchiamento. Dentro le pagine ingiallite c’è la cromaticità variopinta della vita vissuta, ci sono le rugose sottolineature che la nostra mente impose alla nostra mano, c’è il nostro tatto, la prova che siamo esistiti insieme a quel libro e che lo abbiamo letto. Ma soprattutto che abbiamo letto quello e non semplicemente uno uguale a quello come tanti altri uguali.


Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?

Durante la stesura dei singoli componimenti (non avevo ancora idea che sarebbero stati raccolti in un libro) la scrittura era la penna che andava da sola ed segnava su carta un mio pensiero o una mia emozione prima ancora che li avessi introiettati, era il tentativo di arginare un fiume in piena, di contenere la mia mente e la mia anima, imprigionandole per sempre su un foglio che non le facesse più scappare e che le rendesse accessibili a chiunque si fosse trovato in mano quel foglio.
Non c’è stata nella fase di stesura una ricerca stilistica vera e propria. C’è stata piuttosto, nella fase di rilettura e rielaborazione, una ricerca linguistica: la parola che calzasse a pennello con l’idea, l’emozione o il ricordo. Ho cercato parole calzanti ma non sofisticate. Adoro la semplicità linguistica unita alla profondità di pensiero. I grandi poeti, penso a Leopardi, Montale, Quasimodo, Carducci, si caratterizzano per un linguaggio carico di significato ma mai manieristico. È un po' la differenza che c’è tra ricerca e ricercatezza. Io mi fermo alla prima perché per me è lì che risiede il valore semantico.


Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Il verso della mia anima”, se non lo avesse scritto?

Voglio essere sincera. Se non lo avessi scritto io, non sono sicura che lo avrei comprato. E non sono una buona promotrice di me stessa. Diciamo piuttosto che, se mi fossi trovata in libreria e sullo scaffale avessi visto questo libro, sicuramente lo avrei sfogliato perché sarei stata incuriosita dall’accostamento tra il titolo “Il verso della mia anima” e il suggestivo quadro in copertina: un eremo tra sassi e nuvole, tra acqua e cielo, illuminato da un raggio di sole che raggiunge anche l’eremita, un piccolo uomo solo che si confonde con gli elementi e i colori della facciata della casa in cui si è rifugiato.


Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?

Non ho mai smesso di scrivere di notte da quando ho iniziato, perché, come ho già detto sopra, scrivere mi fa stare bene. Continuo ad annotare pensieri serali e poesie, senza imbrigliarmi in progetti a priori. Nelle poesie non vale la regola del “business plan” ma quella della fantasia. Vede, ogni volta che guardo un cielo, quel cielo entra nei miei occhi, ogni volta che odo un suono, quel suono entra nelle mie orecchie, ogni volta che sento un profumo, quel profumo entra nel mio naso, ogni volta che tocco una mano, quella mano entra nel mio corpo e, per osmosi, tutto questo entra nel mio cervello alimentando la mia fantasia. E questa fantasia salta come un grillo impazzito, ora su questo ora su quello e non avrebbe senso ridurne l’amperaggio e impedirne la tensione verso la pazzia.

Collana "Gli Emersi - Poesia"
pp.84 €12.00
ISBN 978-88-591-6613-9
Il libro è disponibile anche in versione e-book

Seguici su Facebook
www.facebook.com/alettieditore

e su Twitter
www.twitter.com/alettieditore

Visita il nostro Canale Youtube
www.youtube.com/alettieditorechannel
Segnala questa opera ad un amico

Inserisci una nuova Notizia
Notizie Presenti