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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
 -

Lilli Simbari presenta ai lettori il nuovo libro di poesie "Estetica di un amore" ( Aletti Editore )

di Rassegna Stampa

✔"Estetica di un amore", il nuovo e intenso libro di poesie di Lilli Simbari.
Con prefazione del Maestro Giuseppe Aletti.

Intervista alla poetessa:

☑Leggi l'intervista alla poetessa Simbari 👇

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Estetica di un Amore”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
• Simbari - Estetica di un Amore è la mia terza silloge edita Aletti e posso affermare che è un punto di arrivo di un lungo percorso intimo, relazionale e formale. Ovviamente parla di #Amore. Mi piaceva che sin dal titolo fosse evidente il “luogo”, seppure provvisorio, che i lettori avrebbero abitato con me nelle 72 pagine del libro. Sono pienamente consapevole del rischio insito già nel titolo. Amore: la “parola delle parole”, quella a cui tutti tendiamo, che nascondiamo, a cui ritorniamo, con cui ci arrabbiamo. Ecco, per uno strano caso del destino, si reitera anche nella declinazione verbale che sto utilizzando qua. In realtà il tema dell’amore com’è declinato nella silloge l’avevo ampiamente trattato già nei miei precedenti lavori. Forse in maniera inconsapevole. O forse quando dico che è un punto di arrivo è perché questo ha a che fare con me. Ho accettato l’amore nella mia vita. Ho deciso di prendermi lo spazio necessario per prestare attenzione a me. Credo, però, che la centralità dell’opera sia incastonata in Estetica, cioè nel recupero della corporeità anche nella scrittura. Ho accolto -Estetica di- in primis per il vero e proprio gusto etimologico e poi per ciò che assaporo nella parola stessa.
È giusto, però, che sottolinei l’episodio da cui è nato il titolo. Non per formalismo o buonismo, ma perché risponde ad un altro aspetto che nella mia poesia ritorna oltre la mia attenzione al contenuto e all’aspetto formale. Originariamente il titolo non era questo. In occasione di un reading poetico, un amico poeta, Enrico Vergoni, davanti a un caffè, ha sbirciato i miei fogli sparsi e mi ha letteralmente lanciato “Lilli, queste poesie possono essere contenute in un solo titolo: Estetica di un Amore”. La mia scrittura si nutre di queste occasioni, adoro la condivisione. Mi piacerebbe che leggendo la silloge si possa percepire la coralità dell’atto creativo, il mio sguardo “comunitario”. In questo mi sento pienamente un poeta federiciano. Non solo nel senso di attestato, ma di modalità, frequentazione e purtroppo oggi anche nella mancanza delle occasioni di incontro a Rocca Imperiale.
Detto questo, ci sono ovviamente poesie che parlano dell’amore di coppia come Vento o Parigi, ma la silloge è un inno all’Amore in tutte le sue sfaccettature. È un continuo scioglimento del proprio ego per incontrare l’intimità con l’Altro che non è solo “duale” (mi piace riprendere il tempo verbale squisitamente derivato dalla lingua greca), ma lavoro, figlio, amico, foto, parole di qualcun altro, un pallone da rugby, una telefonata. È difficile per chi scrive scegliere una poesia tra tutte. Ma questa dichiarazione non è la prima volta che la espongo. La poesia metafora dell’Amore della silloge, per me, è Semplice. Semplice brilla e cela il profumo di mia nonna materna. È un profumo di limoni con lo sfondo del mare della Calabria. La mia terra. Per me l’amore è sempre un ritorno, un fare pace, con le proprie radici. Mia nonna mi ha insegnato l’amore tant’è che anche in copertina avrebbe dovuto esserci la foto della casa di mia nonna. In fondo la scrittura, per me, è cura. Da sempre. Quindi, alla fine, in copertina ci sono “io-verso”. Sono soddisfatta di questa scelta.

Domanda - Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
• Simbari - Proprio oggi ho ripreso da “da una feritoia osservo parole” di Giuseppe Aletti la rotta del 20 maggio sull’utopia di gestire la parola sporcandola di vita. La realtà ha inciso in maniera determinante sulla mia scrittura. Sia dal punto di vista biografico (origini, famiglia, lavoro, relazioni, poeti contemporanei conosciuti, immagini archetipe), ma anche nel processo stesso dell’atto creativo. Io scrivo ancora con la matita o pennino. Ovunque sono e con ogni strumento possibile. Poi ovviamente ci ritorno.
Bambini rubati e Aisha sono nate dallo sconforto a seguito di notizie di cronaca, Il mio amore è un ulivo l’ho scritta ad Ostuni dinanzi a una distesa di ulivi in occasione del funerale del marito di mia cugina, Moonshine sulle poesie di Ernesto Che Guevara inviatemi da un’amica della Panchina dei versi, Il Cielo è la finestra di casa, un profondo respiro durante il covid, Folate di verità insieme a donne speciali e Petali di gerbera durante il rituale del poeta e paesologo #FrancoArminio per i morti vittime di Covid a Parco Belvedere ad Ancona. E così altre.
Direi che incide.
Su questo vorrei aggiungere solo due precisazioni che questa domanda mi permette di sottolineare. La prima è il ritorno al titolo: l’amore è lì, nel filo teso della vita. Per me. La seconda ha a che fare ancora con la rotta di Giuseppe Aletti: la mia poesia sino ad Estetica forse era troppo sporca di vita. Nel mio percorso formativo sto crescendo. Ho imparato a spolverare quelle scorciatoie prima emotive e poi sul foglio che hanno a che fare con la fragilità del mio essere. Per fortuna.
Credo che il lettore, alla fine, in un testo poetico cerchi la luce della faglia, non la frattura. Le emozioni sono individuali e soggettive e vanno tutte rispettate. Le parole che dono in silloge devono, dovrebbero essere un ponte, una vision, un’alternativa, uno spazio di intima condivisione. Ecco io, grazie all’Accademia di scrittura poetica che prevede anche tanta lettura di poeti altri, sto lavorando su questo.

Domanda - La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
• Simbari - Una domanda difficile. A dire il vero ci penso solo adesso. Ringrazio quindi per questa meta-riflessione importante. Estetica di un Amore è una silloge che nasce e prende forma già con insita l’intenzionalità della pubblicazione, quindi già con questo valore testimoniale. Ho lavorato tanto sulla forma forse tralasciando il senso contenutistico dell’opera perché sono partita dal processo per me più complicato. Come dico sempre mi muovo con difficoltà tra apollineo e dionisiaco di nietzschiana memoria: tra contenuto informe e forma che è indispensabile per arrivare al lettore, ma sopratutto per custodire. È bello il significato della parola custodire. Presente in tante mie poesie. Vorrei custodire e condividere il cammino universale dell’amore. Non come un percorso obbligato o unico, ma come possibilità per ciascun essere vivente. Come oasi tra le intemperie delle vita, come sfumatura che ci arricchisce. Mi piace tanto la prefazione del poeta Giuseppe Aletti sopratutto quando sottolinea il calore della mia poesia. La forma, lo studio, l’attenzione alla parola e alla sua etimologia (cosa su cui sono fissata) alimenta il fuoco della creatività, della scrittura. Come in amore, la poetica lontananza, ma sopratutto quella che io chiamo “attenzione strutturata” nelle mie consulenze psico-pedagogiche. Inoltre, con questa silloge ho voluto custodire le radici, la mia vita da girovaga e da inquieta. Come con la mia precedente raccolta "Zingara, in transito". Con una sostanziale differenza che in "Zingara" è più forte il ricordare, mentre in questa silloge ho cercato di approfondire il rimembrare. Ho dato più spazio possibile alla corporeità delle mie parole e al ricordo con i sensi. Non è un caso che è forte la presenza dell’olfatto in questi testi, come nella mia vita. Si sente la mancanza degli sguardi e del tatto di questo periodo. E rimembrare è come guardare metaforicamente gli alberi di ulivo della mia poesia. Toccare le rughe, accarezzarne i rami, custodire la sua storia come la nostra. I miei ricordi più belli e più brutti sono odori.

Domanda - A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Estetica di un Amore”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
• Simbari - No, dare questa risposta mi consentirebbe di scrivere un libro di altrettante 72 pagine e più.
Estetica di un amore non è solo edito Aletti. Come le altre sillogi. Nasce materialmente dopo la formazione del primo livello dell’Accademia di Scrittura Poetica, dopo 6 anni di frequentazione del Federiciano, la foto scelta accanto alla mia biografia ha la Panchina dei versi, volutamente. Non c’è nulla che è un caso. Io nel caso non ci credo. Meglio ancora ritengo che questo libro sia esso stesso sincronicità.
Diciamo che Estetica è la risposta della vita alla mia attenzione verso tutti i segnali sincronici legati alla scrittura. Con tutto ciò che questo comporta a livello emotivo. Ci sono stati momenti che ho pianto di gioia, momenti di delusione, momenti di stupore, momenti di rabbia. Ma il sottofondo è sempre stato un'accettazione incondizionata dell’accaduto, la gratitudine per quanto emerso e lo stupore per l’inaspettato. È bello sentirsi al posto giusto, al momento giusto. E il libro, che mi è arrivato da solo una settimana, sembra continuare a “fare poesia” e sporcarla di vita e sincronicità. Il sacro e profano racchiudibile solo nella multidimensionalità dell’entaghlment. Purtroppo o per fortuna guardo al prodotto concluso anche con lo sguardo del counselor umanistico esistenziale. "Estetica" mi restituisce un’esperienza che nella gestione dei gruppi io definisco “comoda”. E conferma la mia convinzione che la verità è nell’esperienza del corpo. Anche nella scrittura e accogliendo tutto ciò che c’è come apprendimento esperenziale.

Domanda - Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
• Simbari - Non è un segreto, oramai, che la mia ispirazione o meglio quelli che io ho scelto come maestri della mia scrittura poetica sono il poeta editore Giuseppe Aletti e il poeta paesologo Franco Arminio. Di entrambi ho letto tutto più di una volta e ogni volta che è stato possibile ho partecipato alle masterclass. Al di là dell’apprezzamento formale delle loro opere (da una feritoia osservo parole di Giuseppe Aletti e l’infinito senza farci caso di Franco Arminio sono sempre con me) l’approfondimento della loro scrittura nasce dalla mia capacità acquisita dalla formazione di counseling del modellamento del maestro. Con Aletti condivido l’amore per il culto della parola, la quasi maniacalità per la pregnanza semantica e ritmo che nasce dalla mia antica convinzione che con le parole noi creiamo il nostro mondo interiore e la realtà che ci circonda. Di Franco Arminio condivido la ricerca della luce nella parola e nel mondo attuale anteponendo la morte in senso heideggeriano del termine per esprimerne ancora più la bellezza, l’importanza etica e civile della parola poetica come sguardo di gentilezza e condivisione. Ma entrambi, seppure diversissimi, hanno segnato il mio cammino formativo per la loro generosità che risponde al bisogno collettivo di vivere poesia. Sopratutto oggi.
Se poi parliamo in termini non propriamente contemporanei, ma culturali, a volte mi stupisco del patrimonio della nostra letteratura (insegnando lettere). Dopo anni di insegnamento ogni giorno è una nuova scoperta sopratutto da quando ho intrapreso il percorso di scrittura.
Se per i nostri Svevo e Pirandello e per i romanzi del ‘900 ho sempre avuto un debole, mi sono scoperta in quest’ultimo anno ad amare con la stessa forza con cui l’ho odiato, nell’ illo tempore da studente, Gabriele D’Annunzio. Adoro Pierpaolo Pasolini e Ungaretti. Conosco a fondo il teatro e sopratutto il teatro greco e ogni volta che posso ritorno all’INDA a Siracusa dove vengono rappresentati testi delle tragedie e commedie greche. Sofocle ed Euripide hanno, spero, lasciato il segno se non nella parola almeno nella mia filosofia di vita che sicuramente ha tracciato un segno nella mia formazione. Ogni tanto ritorno, se mai abbandonato, alla lettura di testi legati alla mia formazione psicologica di stampo prevalentemente junghiano. Il lavoro di formazione e di autoanalisi mi ha aiutato anche nella scrittura e sopratutto nella scrittura come cura. L’attenzione alla parola mi nasce dalla formazione letteraria e greca, ma anche e sopratutto professionale, se parliamo di “parola che cura” grazie ai meravigliosi testi dello psichiatra Eugenio Borgna che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui ho letto praticamente tutto. Nelle consulenze uso le parole che curano di Borgna, mi piacerebbe che ci fosse la stessa delicatezza e capacità di di-svelamento anche nella mia poesia. In ogni caso nei poeti che leggo io cerco questo. In questi ultimi mesi sto approfondendo la parola poetica nelle scrittrici donne. La mia ricerca ha avuto origine da due autrici: Saffo e Cumani.

Domanda - Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
• Simbari - A volte la vita ci restituisce di più di ciò che abbiamo dato, con un tempo tutto suo. Non sono un’esperta d’arte, ma quest’anno insegno in un tecnico ad indirizzo di grafica e comunicazione. Mi sembra un sogno. I progetti multidisciplinari previsti mi hanno permesso di approfondire la luce in Caravaggio e nel cinema con la figura di Vittorio Storaro. Un ritorno alle origini della mia formazione universitaria.
Fintanto che è stato possibile ho partecipato a tante mostre come Picasso, Van Gogh, Mirò, Dalì. Dinanzi all’Ascensione di Dalì ho pianto quasi due ore senza sapere perché. Il Cristo crocifisso in posizione orizzontale mi ha catturato e sono rimasta fissa sulle mani pulsanti di vita in un corpo, ingiustamente, morto per un’ora sino a che l’operatore non ha chiesto spiegazioni.
Ho frequentato il conservatorio e sono diplomata in pianoforte quindi la musica sopratutto di Bach e Chopin mi fanno compagnia quando scrivo. Ho conosciuto Lucio Dalla, Ivan Graziani e Raphael Gualazzi: sì, credo che la città di Urbino negli anni ‘90, grazie alla presenza del rettore Carlo Bo, fosse una fucina di cultura e di possibilità che mi ha permesso di lasciarmi contaminare e di sentire una struggente nostalgia adesso.

Domanda - Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
• Simbari - Io dico sempre che il mio problema è la curiosità. Dico questo perché vado ad ondate, non a periodi. E fintanto che non soddisfo la mia curiosità senza limiti non desisto.
C’è stato un periodo che ho letto prevalentemente saggi di psicologia e ho svaligiato le librerie di tutto ciò che fosse Astrolabio edizioni, sia versione gialla che blu. La linea dedicata alla psicologia classica (quella gialla) e psicologia transpersonale e meditazione (quella blu). Mi piacciono i romanzi ad introspezione psicologica e di “formazione”, di Coelho penso di avere anche doppioni in casa. Dei testi teatrali in lingua originale greca mi piace anche fare le comparazioni sulle traduzioni. Non c’è un solo gesto che io abbia dimenticato della mia professoressa del liceo. E se oggi insegno è tutto merito suo.

Domanda - Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
• Simbari - Decisamente il libro tradizionale. Mi piace l’odore dei fogli di carta. Mi piace toccare il libro. Credo che ciò abbia a che fare con il fatto che appena nata, essendo mia madre bibliotecaria, io abbia vissuto i primi mesi nella carrozzina in biblioteca. Se non facessi l’insegnante e psicologa avrei voluto fare la bibliotecaria. E ci sono andata vicino per un periodo della mia vita. Il libro cartaceo è vivo come un corpo. Non so chi lo ha scritto, ma da qualche parte l’ho letto: “dovrebbero inventare un profumo con l’aroma del libro”. Io lo comprerei.

Domanda - Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
• Simbari - “Disordinata come una risata” credo che questa frase dalla canzone di Irene Grandi sintetizzi perfettamente il mio rapporto. Il problema più grande è stato selezionare e ritrovare nel marasma del personal computer le poesie. Sempre con un sorriso, però. Ho preparato la silloge durante la pandemia e se non avessi avuto la poesia non ce l’avrei fatta. È vero che una poesia non cambia il mondo circostante, ho perso tanti amici che hanno speso una vita per gli altri e sono morti soli.
Ecco "Petali di gerbera" non mi ha restituito amici e maestri del sociale. La mancanza e la rabbia permangono ancora in me. Attraverso la scrittura ho reso semplicemente più leggero il dolore. L’ho sciolto e ho acquisito sopratutto il diritto di piangere. Ecco non mi vergogno più di dire che piango quando leggo la mia "Petali di gerbera", piango quando leggo una poesia di Franco Arminio, ho pianto quando ho ricevuto, il 21 marzo, la dedica sul libro di Giuseppe Aletti.
Quindi “disordinata come una risata”, ma vera e capace di credere maggiormente nel potere della sua scrittura. In Lilli. Questo potrebbe sintetizzare il mio rapporto con "Estetica". E non è stato assolutamente semplice. Questo, sì, il mio rapporto di scrittura con questa silloge.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Estetica di un Amore” se non lo avesse scritto.
• Simbari - Per darmi il permesso di credere nell’amore. Dapprima e veramente, verso sé stessi e poi verso il mondo. Altrimenti è una bugia. Una bugia bianca, ma pur sempre una bugia.

Domanda - Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
• Simbari - Sì. Ho già due sillogi da rivedere e tanti file sparsi ovunque. Utilizzerò la proposta di "Oltre il travestimento" che ha avuto l’importante riconoscimento del Dostoevskij e la corposa silloge "È tempo di poesia" inviata ad un altro premio di cui non conosco ancora i risultati.
Indipendentemente dai risultati concorsuali ci lavorerò in una duplice direzione: il ritorno della fotografia d’autore insieme al testo e il lavoro sulla limpidezza della parola e musicalità del verso.
"Estetica di un amore" è stato volutamente un mio mettermi alla prova. Ho eliminato le foto, come per esempio l’eccesso di sospensione che denotava la mia immaturità nella scrittura.
Adesso sono pronta a riprendere il mio connubio artistico con il fotografo Andrea Derogati che ha la pazienza di leggere con attenzione le mie poesie e fare foto proprio sul tema trattato. E viceversa. Perché Andrea è anche un caro amico e sente quando la mia matita (per eccesso di dolore) si blocca. Mi invia sempre una foto i cui colori o soggetti mi spingono a ritentare la lotta con il foglio bianco. "Lacrima", presente nella silloge, è nata così. Ho, inoltre, superato la mia diffidenza nei confronti dell’idea di una poesia solo catartica, ma intenzionalmente scritta per essere condivisa e pubblicata. Con un’alta qualità anche nella forma. Per questo mi sono già iscritta al secondo livello dell’Accademia di scrittura poetica.
Se c’è una cosa oggi, però, che ho imparato è lasciare andare la fretta.
Adesso voglio dedicare il tempo che si merita alla mia ultima creatura. A lei devo molto, io in primis.
Mi ha insegnato a credere nell’amore, mi ha fatto ritornare a casa.


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