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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Poesia
 
Notizie Presenti:
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Recensione del libro di Antonio Scommegna "Nell'aria c' qualcosa di te che non riesco a trattenere" di Antonio Scommegna ( Aletti Editore ) a cura di Maria Genovese

di Rassegna Stampa

✔Intervento di Sabato 06.11.2021 di Maria Genovese (nella foto) durante la presentazione del libro "Nell'aria c'è qualcosa di te che non riesco a trattenere" di Antonio Scommegna (Aletti Editore)

“NELL’ARIA C’È QUALCOSA DI TE CHE NON RIESCO A TRATTENERE”
«Nella poesia di Antonio domina incontrastata la natura con i suoi colori, i suoi odori i suoi sapori, la sua armonia e i suoi cicli che coincidono con quelli umani: la nascita, la crescita con l’esplosione della giovinezza fatta di passione, di eccessi, di energia e ahimè, poi il lento, ma inesorabile decadimento fino a giungere alla morte.

In primis domina il mare ora quieto con le onde che si inseguono a richiamare le fasi serene della vita, ora impietoso con i suoi cavalloni che incutono la paura di annegare, così come le traversie della vita incutono la paura di soccombere, ora talmente salato da annebbiare la vista, così come le lacrime umane impediscono di avere una visione chiara delle cose nei momenti più difficili.

Il mare per Antonio è dunque innanzitutto metafora della vita “quante volte ho bevuto il mare quante volte ho sfidato il mare quante volte mi sono lasciato trascinare dal mare quante mi ha rigettato sulla battigia quante volte ho vinto e poi perso”.
Ed è sempre il mare che assurge altresì a simbolo di quella fatalità che inevitabilmente dirige e, talvolta, ahimè, travolge la vita umana.

Come meglio esprimere il ruolo che il destino gioca nella vita di ciascuno di noi se non con queste parole: “e non mi è per niente dolce naufragare nel mio mare perché mi sballotta su scogli che lasciano lividi sui piedi, sulle gambe, sulle mani, sul petto, sulle braccia perfino sulla fronte tanta è la salsedine che non riesco più a vedere la riva, la battigia, le dune fatalmente annaspo cerco di galleggiare forse un’onda mi spingerà chissà dove sarò vivo morto dolorante chissà la fatalità o il destino cosa decideranno per me”?

E sempre attraverso l’immagine del mare e delle sue onde Antonio descrive quella fugacità che costantemente aleggia nelle nostre vite e a cui noi umani inevitabilmente dobbiamo soggiacere: “Avevo scritto qualcosa di importante sulla battigia ma tu non hai fatto in tempo a leggerla perché l’onda l’ha cancellata del tutto” o ancora “quel po' d’acqua di mare sugli scogli sotto il sole estivo partorisce cristalli di sale lucidi, acuminati, e sapidi ma la pioggia scioglie e tutto si dissolve”.

Così come in natura l’armonia può tuttavia essere stravolta dagli eventi imprevisti (ma altrettanto naturali), la pioggia, la tempesta, il vento che tutto sconvolgono e stravolgono. Allo stesso modo nel naturale fluire della vita umana, i momenti di serenità, di bellezza, di passione (e quanta passione, non solo carnale, straripa dalla poesia di Antonio!) possono venire cancellati da quell’incomprensione umana che tutto distrugge: la bellezza generata dai sentimenti più forti, più solidi, più appassionanti e appassionati. Ne ”L’immensità” il poeta così recita: “Potevi leggermi domarmi modellarmi così come tu desideravi ma non sei riuscita a percepire l’immensità del mare” e, poi, ne il “Vocabolario”, abbandonando la metafora del mare, semplicemente scrive “Non hai saputo aprire il vocabolario né leggere né capire le parole”. E come meglio descrivere l’amara delusione che sempre segue all’incomprensione umana se non con queste espressioni: “Il tempo conserva le parole le ferite i silenzi i gesti i sorrisi gli sguardi le carezze le promesse le foto di questo amore inquieto. Io, ci avevo creduto.”?

La poesia di Antonio, prendendo spunto dalla natura, scandaglia altresì le emozioni e i sentimenti umani e non solo quelli negativi come la delusione o la paura che spesso blocca le spinte vitali più forti, impedisce alle emozioni più coinvolgenti di esprimersi, agli amori di sbocciare, alle idee geniali di estrinsecarsi, ma scandaglia anche e soprattutto le emozioni e i sentimenti positivi. Ora è la natura a prestarsi a similitudini con i sentimenti e le emozioni umane, ora sono questi ultimi a richiamare la natura. In primis la poesia di Antonio è intrisa d’amore, di quell’amore immenso e colorato come il mare, tant’è che la vita sfrattata dall’amore è come un mare incolore.

L’amore in Antonio non è solo sconfinato come il mare, ma è anche taumaturgico: “Mi lenisci, medicina che non mi guarisce ancora”. È calamitante e totalizzante “Ad un tuo cenno slaccio istantaneamente tutta la zavorra che complica la mia vita così disancorato mi lascio attrarre come una calamita”.

Nulla di meglio della natura con le sue forme, i suoi colori e i suoi sapori riesce peraltro a descrivere la persona amata (reale o ideale?) che talora assume tutte le caratteristiche della frutta autunnale e allora sarà succosa come l’uva, le pere, i kiwi e i cachi, dolce come i fichi, pastosa come le castagne, rosso ardente come i melegrani, fresca come le mele, resistente come le noci e ahimè anche aspra come gli agrumi, ma pur sempre colorata e saporita. Talaltra, avrà un viso ovale, una pelle liscia, il colore verdastro degli occhi, le gote arancioni così come un cantalupo.

Onnipresente è altresì la nostalgia, verso il paese natio con il suo sole, il suo mare, le sue spiagge, la sua buona cucina e i ricordi di quando ragazzino il poeta giocava in spiaggia e gli sembrava di volare come un aquilone irrequieto.

La poesia di Antonio tuttavia non è solo poesia intimista ma è anche poesia di denuncia sociale. È innanzitutto denuncia di quel perbenismo, di quell’ipocrisia, di quel conformismo e, al contempo, di quel consumismo che vanificano i valori più veri e profondi. Quanta tristezza, rabbia e, al contempo, rassegnazione emerge in “Sbandieramenti”: “Intanto…iniziava la stagione degli acquisti per un Natale sempre più festaiolo con l’abito e le maschere da indossare per il solito appuntamento degli auguri da sbandierare a destra e a manca con un sorriso a 360 gradi”.

È denuncia delle pratiche umane distruttive della natura: “Ho regalato conchiglie che echeggiavano nenie di mare all’unisono al battito dei cuori. Ora quel canto non risuona più in quelle conchiglie cariatidi stipate in qualche teca.”

È denuncia dell’indifferenza del mondo ricco verso il mondo più povero in guerra perenne, dell’indifferenza del mondo asservito alla pubblicità verso i problemi sociali e politici dell’attualità storica, “Non sono gli alberi a fare il Natale ma le persone martellava la pubblicità mentre d’intorno continuavano a cadere bombe …”

È denuncia di quell’indifferenza umana che ormai è divenuta modus vivendi, pratica quotidiana: “Alla fermata del tram vedo tanta gente accalcarsi come isole che sguazzano in mari aperti ognuno con gli sguardi persi intenti nelle loro cose mai nessuno ti guarda negli occhi specchi di quell’arcobaleno che non attraversa più l’umanità”. È un’indifferenza che ha reso gli uomini sprezzanti, li ha disabituati ad amare, li ha resi diffidenti l’uno dell’altro: “Cuori induriti, ostinati, sprezzanti, protetti da doppi vetri.”

È ancora denuncia della società dell’immagine in cui in molti vivono intrappolati dalla stessa immagine che cercano di imporre agli altri attraverso social network, blog, reality show senza curarsi affatto se quell’immagine corrisponda o meno con il proprio vero essere e rimanendo finanche vittima essi stessi della finzione da loro creata per piacere a tutti i costi: “Blog e social network un karaoke di parole suoni, immagini che permette di esibirsi senza veli in attesa dell’applauso d’insignificanti follower”. Ad essere accusata è quella società dell’effimero priva di spiritualità in cui bisogna essere sempre fighi, trend, seppure maledettamente vuoti di valori, privi di empatia umana e di coscienza.

La poesia di Antonio, in conclusione, è vita vissuta con passione, partecipazione, impegno ed entusiasmo ed è soprattutto invito a vivere la vita con altrettanta passione, partecipazione, impegno ed entusiasmo e grazie al linguaggio semplice, immediato, chiaro di questi calorosi versi che, talora impietosamente, talaltra delicatamente, sprigionano profumi, sapori, colori l’invito non potrà che essere accolto e il coinvolgimento non potrà che essere totale.
Grazie al poeta e a tutti voi».

Maria Genovese


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