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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
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Intervista a Loredana Ciferni, che presenta ai lettori il libro “Moṃ e Milua”

di Rassegna Stampa

👉 Intervista a Loredana Ciferni, che presenta ai lettori il libro “Momò e Milua”

• Partiamo proprio dal titolo, come mai “Momò e Milua”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
- Questo #libro parla della vita postuma di un personaggio di un'opera famosa di G. #Puccini "#MadamaButterfly", trattasi di suo figlio, il bambino che io ho chiamato Momó, che in giapponese significa "Mamma" vezzeggiativo con cui immagino Madama Butterfly chiamasse suo figlio, in attesa del ritorno di Pinkerton. Parla della vita di questo bambino, della sua crescita e dell'educazione che riceve, delle sue vicissitudini, in ultima analisi da quando viene portato in America da Pinkerton e Kate, dopo il suicidio della madre, al giorno del suo matrimonio con Milua.
Gli argomenti ricorrenti sono la ricerca della gioia e della felicità nel tempo ordinato dal qui ed ora che a seconda dell'evo storico in cui si vive rende più o meno impossibile e difficile tale ricerca.
L'incontro con Milua che vive sola con il padre, significa l'incontro salvifico, con il proprio simile in una sorta di similia curat similia, che ci introduce al riconoscimento e all'accoglienza di sé stessi nell'altro come salvezza del vitalismo necessario ad impedire il suicidio perché la vita continui.

• Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
- A tal proposito, per quanto riguarda la realtà del momento, quella che ci ha sorpreso tutti, quella che arriva quando meno te l'aspetti come una calamità naturale, mi viene in mente proprio l'aria del coro dei facinorosi che seguono le dame di carità della scena 3° del 2° atto che inizia con "Orsù fratelli... state a casa qui con noi" e che invitano i soldati a non partire, che credo sia stata proprio influenzata dal lockdown, che vivevamo tutti, a causa delle restrizioni statali a cui tutt'Italia è stata sottoposta, per tutelare la salute pubblica.
Per quanto riguarda la realtà concomitante alla scelta di scrivere questo testo, quella che vedevo accadere da un po' di tempo sia nel nostro paese che nel mondo, spiego bene nella prefazione e mi riferisco alle tragiche vicende che sono successe ai giovani, che venivano rapiti tolti ai propri affetti per sempre e a volte strappati anche alla vita stessa, seguendo l'illusione del momento sui social ed in altri settori. L'ottimismo con cui andavano incontro al nemico pensando che fosse il principe azzurro mi ha fortemente colpito, soprattutto nella scissione che si veniva a creare tra la loro bella illusione e l'amara realtà.

• La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
- I possibili carteggi che esistevano sempre fra uomini di cultura nei vari strati sociali, come testimonianza del tempo che vivevano e come soluzione dei problemi della società corrente, ma poi sparivano quasi sempre nel nulla. A questo proposito ho scritto una lettera apocrifa, non per fare un falso d'autore ma per indicare come nel passato gli uomini di potere usavano disfarsi di storie e avventure che potevano mettere a rischio la propria carica politica, o la carriera, e a volte si usava mettere in atto una sorta di trasmutazione della realtà in teatro, per allontanare l'opinione pubblica dal vero accadimento. Nella postfazione di genere spiego bene ciò di cui parlo.

• A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Momò e Milua”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
- Con Momò e Milua ho avuto la possibilità di incontrare nuove forme di intrattenimento, con Youtube e Facebook è stato quasi opinabile il fatto che non si potesse uscire e quindi prendere l'ispirazione dalla vita reale e ho avuto così la possibilità di ispirarmi ai grandi che si muovono sul canale di comunicazione dei social, e ci hanno fatto compagnia durante il lockdown, parlo dei nostri beniamini, delle stars preferite e quelle del momento ma anche avevo a disposizione la grande Enciclopedia degli autori del passato e penso all'incontro con le Variazioni sulla Follia di Spagna di Vivaldi, di Corelli, di Mauri, la lirica di Paisiello. Come avrei potuto ascoltare le marcette dei soldati della guerra di secessione americana, della prima guerra mondiale, la musica etnica del nord Europa, senza questo valido strumento di comunicazione?

• Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale?
- In quanto "eclettica" sono talmente tanti che non saprei da dove cominciare, Dante Alighieri e il Dolce Stil Novo, Leopardi, D'Annunzio.
Per questo libro in particolare:
la musica contemporanea di David Garret che interpreta Niccolò Paganini, la passione di Santana o nel primo anno di lockdown ascoltavo nella diretta dedicata alla poesia della pagina di Aletti editore "La panchina dei versi" la lettura de "Il Piccolo Principe".

• Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
- Certo, sono partita dalle arti figurative e fotografiche dopo i miei studi sia a scuola che in altro con autori che ho preferito da giovane, come Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Caravaggio, Reni, Monet, Manet, Cezanne, Engre, Man Ray, Burri, Storaro, De Chirico, Picasso, Polloc e non potrei mai citarli tutti, perché sono tanti ed infatti come ho già detto mi sono considerata spesso un'eclettica e io stessa mi diletto in creazioni d'arte e mi sento interiormente un artigiano.

• Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
- Il teatro di Moliere, di De Filippo, di Goldoni, e di Shakespeare.
I classici greci in generale, in particolare Apuleio.
Il giallo naturalmente, certo non quello noir o quello violento ma quello piuttosto intellettuale come ritengo la verve poetica di Agatha Christie, Conan Doyle, Alfred Hitchcok e il suo giallo psicologico, naturalmente includo Camilleri e anche i buoni gialli italiani delle relative serie televisive.

• Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
- Personalmente preferisco il cartaceo e solo se non ho altra scelta mi accontento del digitale.

• Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
- Ho preparato questo lavoro nel primo anno di lockdown iniziando con la poesia Momò che è diventata l'aria del prologo poi le cose sono venute fuori da se stesse con le parole che mi dettava il cuore, mentre tutto accadeva, avevo bisogno di speranza e di dare speranza di non morire d'angoscia e ho preso una tragedia che ci faceva piangere da sempre come Madama Butterfly di Puccini e l'ho "contaminata" tra la moralità scenica di Mozart nelle nozze di Figaro e la dolcezza di Bellini e la sua Norma tentando con il Barbiere di Siviglia di Rossini un lieto fine che non c'era stato mai.

• Un motivo per cui lei comprerebbe “Momò e Milua”, se non lo avesse scritto.
- Se fossi un musicista lo comprerei volentieri solo per provare ad essere io quel Socrate musicale che eredirà il compito di completare il mio libro.

• Ha in progetto altre #opere da #scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
- Mi piacerebbe scrivere un libro di aforismi e ne ho pronti alcuni e poi mi piacerebbe scrivere un altro libro sui Racconti del Bene, il libro che ha vinto il premio Salvatore Quasimodo VII Edizione, più completo e con più racconti.




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